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Rimedi Omeopatici

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Ulcere varicose

Le ulcere varicose sono denominate anche ulcere da stasi o ulcere venose o ulcere trofiche o ulcere crurali. Sono lesioni della pelle causate da una difficoltosa e precaria circolazione venosa e costituiscono l’ultimo livello di insufficienza venosa. Possono presentarsi come complicazioni delle vene varicose e possono accompagnare la dermatite da stasi, che è un’infiammazione cronica della cute degli arti inferiori spesso associata a insufficienza venosa.

Sono ferite della gamba che guariscono con difficoltà o che non guariscono affatto vengono denominate ulcere venose della gamba. Spesso compaiono sul malleolo mediale, cioè sull’osso interno della caviglia. Di regola, colpiscono le persone anziane con diverse malattie di base, la loro insorgenza è favorita dal diabete o dall’insufficienza cardiaca. La causa principale è di solito l’insufficienza venosa di lunga durata e le donne sono più colpite rispetto agli uomini.

Modalità di formazione di un’ulcera venosa della gamba

A causa della difficoltosa e precaria circolazione venosa, le vene non sono più in grado di trasportare il sangue rapidamente dalle gambe al cuore. Il sangue ristagna e dilata le vene. Questa stasi danneggia i capillari, cioè danneggia i vasi sanguigni più piccoli. Di norma, i capillari riforniscono le cellule di ossigeno e sostanze nutritive e trasportano i prodotti della degradazione metabolica lontano dai tessuti. I capillari danneggiati non possono più svolgere adeguatamente questa funzione. Prima di tutto, la cute delle aree affette diventa più sensibile, perde la sua elasticità e diventa più dura e può assottigliarsi. Quindi anche il trauma più lieve e inavvertito può provocare una ferita aperta essudativa. A causa della compromessa circolazione sanguigna il processo di cicatrizzazione non è in grado di rigenerare la pelle ed i tessuti.

La ferita aperta è molto dolorosa.

I microrganismi che colonizzano la ferita e i tessuti circostanti causano la formazione di un odore sgradevole. In molti casi, le persone affette non vogliono uscire ed evitano il contatto con gli altri. I pazienti assumono una postura di protezione a causa del dolore e muovono l’arto affetto il meno possibile. Questa mancanza di movimento, a sua volta, disattiva il meccanismo di pompa che trasporta il sangue in direzione del cuore e inizia un circolo vizioso.

Le ulcere varicose generalmente sono di impossibile guarigione spontanea per la loro localizzazione su tessuti che non sono più nutriti in maniera adeguata.

La prevenzione consiste principalmente nel tenere sotto controllo il peso corporeo e nell’adottare una dieta bilanciata. Inoltre è bene fare una costante attività fisica e correggere eventuali difetti posturali che possono causare problemi circolatori. Sarebbero utili anche altri accorgimenti, come un’alimentazione ricca di frutta e verdura, il riposo, tenere le gambe in posizione orizzontale ed i piedi sollevati, facendo contemporaneamente dei movimenti con le gambe, la notte tenere le gambe alzate rispetto al piano del letto, ecc.

La problematica quindi richiede la sorveglianza medica e la scelta oculata dei rimedi specificamente adatti, seguendo attentamente sia la sintomatologia che l’evoluzione delle formazioni patologiche. Relativamente all’omeopatia i rimedi potenzialmente utili a trattare le ulcere varicose sono numerosi, diversi per caratteristiche e patogenesi.

I rimedi omeopatici più utilizzati in assoluto per tali problematiche sono Aesculus hippocastanum e Hamamelis, che si rivelano particolarmente adatti per il trattamento delle varici in qualsiasi sede, giacché irrobustiscono le pareti dei vasi sanguigni ed aumentano l’elasticità dei capillari, ma soprattutto perché espletano una spiccata azione vasocostrittrice ed antinfiammatoria che si concentra in modo particolare sul sistema venoso.

Ulcere varicose
Ulcere varicose

Tra gli altri rimedi maggiormente adoperati troviamo:

Arsenicum album: se l’ulcera è superficiale, è sanguinante ed ha i bordi rossi.

Calcarea fluorica: varici e varicosità, dilatazioni venose. Migliorano con il calore, con il movimento e con il massaggio.

Carbo vegetabilis: se l’ulcerazione ha un essudato maleodorante.

Fluoricum acidum: vecchie ulcere non dolenti dai bordi rossi e induriti. Il rimedio ha un’azione profonda sui tessuti venosi. I sintomi migliorano con applicazioni fredde e camminando all’aria aperta.

Graphites: in soggetti apatici, grassi e freddolosi.

Hydrastis: ulcere dolorose.

Kali bichromicum: se l’ulcera è profonda, ha i bordi netti e solitamente si presenta come coperta da una pellicola.

Lachesis: il soggetto generalmente ha colorito rosso e congestionato, è robusta e muscolosa, è gelosa, è diffidente, è depressa al mattino e nervosa la sera. I sintomi peggiorano con il caldo intenso.

Lycopodium: insicurezza, paura di non riuscire, debolezza psico-fisica, emotività, irritabilità, irascibilità, senso di responsabilità, ambizione che guida nell’agire e nel prendere le decisioni. La lateralità è prevalentemente destra o da destra a sinistra, peggioramento con il calore.

Lachesis e Lycopodium sono rimedi sinergici di forte grado, per cui la loro associazione rafforza e completa la terapia.

Mercurius solubilis: se l’ulcerazione è infetta ed è a bordi irregolari.

Mezereum: ulcerazioni con secrezioni purulente, coperte di croste bianco-giallastre, circondate da vescicole brucianti molto pruriginose, ogni vescicola è circondata da un’aureola rosso brillante.

Nitricum acidum: ulcera con bordo irregolare.

Sepia: è pallida, è debole, ha forte pesantezza alle gambe, è aggravata da tutto ciò che peggiora la sua congestione venosa (come ad es. nella fase premestruale).

Sulphur: Miglioramento con il tempo secco e caldo, stando coricato sul lato destro. Odore sgradevole della pelle.

Tra i rimedi omeopatici spesso utilizzati ci sono anche Carbo animalis, Cardus marianus, Clematis vitalba, Poeonia e Silicea.

In diversi casi vengono utilizzati, in associazione o da soli, dei gemmoterapici M.G. D1 come Aesculus hippocastanum che è un flebotonico, per cui particolarmente indicato nell’insufficienza venosa e nella fragilità capillare e/o Castanea vesca, o Sorbus domestica, che sono indicati nelle turbe della circolazione venosa in generale e delle vene varicose in particolare. Sorbus domestica M.G. D1 è anche un tonico linfatico, per cui particolarmente adatto nel trattamento delle manifestazioni di insufficienza venoso-linfatica degli arti inferiori

Per quanto riguarda la diluizione, che è un parametro anch’esso molto personale, come primo approccio e nelle more di rivolgersi ad un medico omeopata, in genere ci si orienta verso le basse o le medio-basse diluizioni (ad es. fino a 9CH), che solitamente si utilizzano in ragione di pochi granuli pro-dose (3 possono essere sufficienti), più volte al dì secondo necessità (ad es. fino a 2-3 volte), lontano dai pasti.

(*) V. Note esplicative e la home-page della sezione

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Rhus toxicodendron

DESCRIZIONE di Rhus toxicodendron

Il rimedio si prepara a partire dalla tintura madre del Somacco velenoso o Rhus toxicodendron.

La reazione che si ha quando si viene a contatto con le foglie della pianta è una dermatite. Rhus trasuda, corrode, brucia.

Toxicodendron è un genere di alberi, arbusti e rampicanti legnosi che hanno foglie molto belle, sì, ma irritanti; fanno parte della famiglia delle Anacardiaceae e sono comunemente noti come sommacchi o sommachi*. Una di esse è Rhus toxicodendron.

La pianta di Rhus tox cresce sulle falesie; è nota anche coi nomi di “edera velenosa”, di “edera del Canada” e di “ortica del climber” .

I principali componenti dell’edera velenosa sono presenti in ogni parte della pianta. Essi sono gli alchilfenoli, fra cui spicca l’urusciolo, i tannini e i flavonoidi. Il principale responsabile della tossicità attribuita all’edera velenosa è dovuta all’urisciolo, che non è una singola sostanza, bensì è un’oleoresina costituita da una miscela di derivati catecolici. Si presenta come un liquido di colore giallo, limpido e immiscibile con l’acqua.

L’urusciolo è un potente allergene ed esercita un effetto di tipo indiretto mediato da una risposta immunitaria indotta.

Basta il semplice contatto con la pelle per scatenare una dermatite da contatto. Una volta sulla pelle, infatti, l’urusciolo attacca le proteine di membrana delle cellule cutanee più superficiali con cui si trova a diretto contatto, provocandone l’alterazione strutturale. Queste alterazioni portano il sistema immunitario a considerare le cellule cutanee interessate come corpi estranei che, pertanto, devono essere eliminati. S’innesca così una risposta immunitaria cellulo-mediata che prevede l’attivazione dei linfociti T e a cui consegue la reazione allergica.

La dermatite si rivela con arrossamento, gonfiore, formazione di papule e vescicole a distribuzione lineare e dal contenuto sieroso, prurito, bruciore.

Il contatto con gli occhi può provocare grave congiuntivite, infiammazione corneale e perdita della vista.

L’ingestione è assolutamente da evitarsi. L’unico utilizzo consentito dell’edera velenosa è quello in ambito omeopatico.

*Il sommacco o sommaco è il materiale conciante costituito dalle foglie e dai giovani rami delle piante dei generi Rhus Coriaria, spontanee o coltivate in alcuni regioni, tra cui la Sicilia.

Le parti raccolte vengono essiccate all’aria e quindi commerciate in balle come sommaco in foglie. Questa varietà di sommaco serve alla produzione dell’estratto o, previa ulteriore essiccatura in appositi essiccatoi e molitura, a produrre il somaco mollito. Quest’ultimo contiene sino al 30% di tannino, e circa il 22% di altre sostanze solubili in acqua dette non-yannino e il 5% di ceneri.

L’estratto di sommaco, ottenuto trattando con acqua le foglie macinate contiene il 30% di tannino, il 17% di non-tannino e il rimanente di acqua.

Sia il sommaco mollito che l’estratto trovano impiego in conceria per la produzione di cuoi chiari.

Esistono numerose piante che producono sostanze molto utili per difendersi dagli animali erbivori. Alcuni di loro sono usati oggi per fare medicine per gli esseri umani, di solito per alleviare il dolore intenso. Ma dobbiamo stare attenti, perché sebbene possano essere delle ottime piante da giardino, possono anche essere molto pericolose se non le conosciamo bene.

CARATTERISTICHE

Rhus toxicodendron è un rimedio della psora e del tubercolinismo ed è tra i principali policresti omeopatici di origine vegetale.

Organospecificità: Muscoli, articolazioni, tendini e legamenti, pelle, nervi periferici, mucose particolarmente quelle dell’apparato gastro-enterico, apparato urinario, Sistema Nervoso Centrale.

Indicazioni cliniche: Reumatismo acuto e sub-acuto delle articolazioni, rigidità articolare, artrosi; disturbi dolorosi dell’apparato osteoarticolare e muscolare, traumi, mal di schiena, cervicalgia, fibromialgia; paralisi e paresi facciali, torcicollo, lombaggine, lussazione, strappo, tendinite, coxalgia, geloni; nevriti e nevralgie, la sciatica in particolare; afonia, disfonia, raucedine, disturbi della voce e della gola; dermatite con vescicole ed eczemi pustolosi, dermatite con ponfi, dermatite con papule e pustole, eritema solare, orticaria, erisipela, eruzioni suppuranti, herpes e zona, verruche, prurito, reazioni allergiche cutanee, dermatite atopica, piodermite; parestesie, insonnia; febbre e influenza; Ritenzione idrica, edema e gotta; Stasi venosa, cellulite, esantema, couperose, ecchimosi; tosse; disturbi infiammatori dell’apparato gastroenterico, glossite, dissenteria.

Il soggetto Rhus è un intossicato. L’intossicazione di Rhus ha manifestazioni di tipo reumatico e colpisce i tendini, i legamenti, i muscoli, i nervi, il midollo spinale; i tessuti periarticolari, aponevrotici, muscolari, nervosi, ghiandolari, connettivi ed elastici; le mucose e la pelle.

Rhus toxicodendron ha un’azione elettiva nei confronti dei tendini e dei legamenti, quindi può essere indicato per l’infiammazione degli stessi.

Grande caratteristica di Rhus è che, con poche eccezioni, i dolori migliorano con il movimento e peggiorano con il riposo.

In particolare il rimedio è adatto a coloro che sono affetti da problematiche reumatiche acute o croniche e ai cattivi effetti dopo una sudata o dopo aver preso umidità, specie se sovraccaldati.

Rhus toxicodendron è principalmente il rimedio omeopatico dell’indolenzimento generale con rigidità, dei dolori di origine reumatica, dei dolori artrosici o conseguenti a un esercizio violento, accompagnati da una agitazione estrema fisica e mentale. Ma Rhus è anche uno dei rimedi della pelle e in particolare dell’eczema in fase acuta.

Il soggetto ha grande agitazione, ansia e apprensione, non riesce a stare nel letto o in una qualsiasi posizione e deve cambiare frequentemente posizione per ottenere sollievo dal dolore. Rhus non sopporta l’aria fresca, né di scoprirsi; ha grande sete con secchezza della gola, della bocca e della lingua. La lingua è secca, dolente, rossa e spaccata ed ha un triangolo rosso sulla punta.

I disturbi di Rhus spesso insorgono o si acutizzano la notte, anche tutte le sue paure e l’ansia peggiorano di notte. I sintomi psichici di Rhus sono lo scoraggiamento, la depressione psichica, l’incapacità di sostenere uno sforzo intellettuale, il disgusto per la vita. Il soggetto è ossessionato da pensieri suicidi, desidera morire ma ha paura della morte; è triste e piange senza sapere perché; è irritabile e ansioso; ha una grande sensibilità all’aria aperta.

Rhus toxicodendron
Rhus toxicodendron

Riporto nel dettaglio le caratteristiche delle sue due azioni principali:

Omeopatico

Rhus toxicodendron
Rhus toxicodendron

Omeopatico

DOSI

In caso di reumatismi 5CH: 3 granuli 3-6 volte al dì.

Nei casi di afonia e raucedine 9CH: 3 granuli 2-3 volte al dì.

In tutti gli altri casi 5CH: 3 granuli 3 volte al dì.

(*) V. Note esplicative

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Dulcamara

DESCRIZIONE di Dulcamara

Il rimedio si ottiene dalla pianta di Solanum dulcamara delle Solanacee, in particolare dalla tintura preparata a partire dai gambi verdi e dalle foglie, raccolti prima della fioritura della pianta. La pianta cresce nei luoghi ombreggiati e freschi in Europa, Asia e Africa boreale.

Solanum dulcamara o dulcamara è nota anche con il nome di morella rampicante. L’epiteto specifico, cioè dulcamara, significa letteralmente “dolce-amaro” ed è il sapore conferitole dalla solaceina contenuta nei giovani rametti appena germogliati. Se messi in bocca, i rametti hanno un sapore prima amaro, poi dolce.

È una pianta vascolare perenne con semi, della famiglia delle Solanaceae, appartenente alle angiosperme dicotiledoni.

È un arbusto rampicante velenoso molto diffuso fino a 1400 m. in ambienti con clima temperato, in Asia occidentale e nord America. Predilige luoghi freschi e incolti fra siepi o cespugli o boschi umidi in ambienti ombreggiati su terreno umido e calcareo o siliceo. Le radici sono ben sviluppate; il fusto è molto ramoso, non è spinoso ed ha una sezione cilindrica.

Le foglie sono alterne, prive di stipole e disposte lungo il fusto. La lamina è cuoriforme, scarsamente pubescenza e di colore verde intenso. Le foglie cauline superiori sono sagittate, a forma astato-triloba in quanto ai lati della base del segmento centrale (e quindi del picciolo) sono presenti due orecchiette ovate o lanceolate; le foglie inferiori sono generalmente intere, ovate e appuntite.

I fiori sono ermafroditi, attinomorfi, tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice, corolla, androceo e gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). I fiori emanano un profumo sgradevole.

I frutti sono del tipo a piccola bacca ovata. Le bacche maturano in autunno ed il loro colore, dapprima verde, diventa rosso. Ciascun frutto è diviso in diverse logge che contengono i diversi semi, sia glabri che pelosi, a forma lenticolare.

Molte parti della pianta (le foglie e i frutti in particolare) contengono dei glucoalcaloidi tossici (solanina, solaceina e altri). La pianta contiene anche delle saponine steroiche e acidi (dulcamarico e altri). La parte più velenosa sono le bacche (specialmente immature) che, se ingerite, possono causare vomiti, diarrea o stitichezza, dolori addominali e reumatici, sopore, dermatosi, dolori muscolare e articolari, problemi respiratori anche gravi. La solanina in particolare è una sostanza narcotizzante che colpisce il sistema nervoso centrale.

CARATTERISTICHE DEL RIMEDIO

Dulcamara è il rimedio tipico dei reumatismi che dipendono dall’umidità. È usato per i dolori articolari acuti conseguenti ad esposizione a tempo freddo e umido, che appaiono bruscamente durante un cambiamento del tempo.

Organospecificità: Sistema nervoso Centrale, muscoli e articolazioni, vescica, reni, pelle, bronchi e occhi.

Il rimedio esplica la sua azione anche sulle ghiandole e sulle mucose di cui aumenta considerevolmente la secrezione e si rivela idoneo a trattare i cattivi effetti risultanti dal freddo o dal soggiorno in locali umidi.

Principali indicazioni cliniche: Adeniti; afonia; amenorrea; angina; balbuzie; catarro; tosse; cefalea; Reumatismo muscolare e articolare come conseguenza di raffreddamento; lombalgia; nevralgia; mialgia; cervicalgia; congiuntivite; rigidità nucale; orticaria; paralisi; incontinenza e problemi nella minzione, problemi vescicali; gastroenterite acuta; dermatite; verruche.

Il soggetto Dulcamara è un intossicato; spesso è un tubercolinico, un artritico, uno psorico.

Il malato è soggetto a stati catarrali, prende freddo facilmente ed è estremamente sensibile al freddo umido. La lenta intossicazione del suo organismo provoca una completa mancanza di resistenza. Il freddo umido, il raffreddamento e l’azione dell’umidità si materializza sempre su una mucosa o su un organo.

Dulcamara
Dulcamara

Nello stato che richiede il rimedio, soprattutto nello stadio catarrale, l’organismo tenta di difendersi, così vi è spesso un aumento delle secrezioni e delle escrezioni: secrezioni mucose, diarrea, salivazione, aumentata traspirazione, eczema trasudante o umido, aumento della diuresi. Ma in seguito, man mano che l’intossicazione progredisce il soggetto elimina meno bene, i suoi reni possono diventare insufficienti, aggravando così lo stato artritico e gli altri sintomi. In uno stadio più avanzato di quello artritico l’intossicazione è profonda, colpisce il Sistema Nervoso e provoca paralisi localizzate.

La donna ha mestrui ritardati, corti, poco abbondanti, preceduti da orticaria generalizzata senza febbre; soppressione dei mestrui con il tempo freddo e umido.

Il rimedio è prescritto per uso sintomatico e anche come rimedio di fondo; in questo secondo caso è usato in qualità di rimedio costituzionale.

Parola chiave: Tutto è provocato dal freddo umido, per i raffreddamenti dopo l’esposizione al freddo umido oppure con i cambiamenti climatici dal caldo al freddo specie se improvvisi.

Modalità: Il soggetto peggiora con il freddo e con l’umidità, migliora con il calore, si aggrava d’estate.

La sensibilità al freddo e all’umidità è tipica delle Solanacee ed è notevole in Belladonna e in Capsicum, ma è massima in Dulcamara. Questa caratteristica rende i suddetti rimedi buoni antidoti di Mercurius.

Baryta carbonica e Natrum sulfuricum sono suoi complementari.

Camphora, Cuprum, Ipeca, Kali carbonicum e Mercurius sono suoi antidoti.

In estrema sintesi al rimedio è possibile attribuire l’etichetta: Dulcamara è il rimedio del macellaio che entra sudato nella camera frigo.

USO DEL RIMEDIO

Afonia e raucedine: in seguito ad esposizione a freddo umido. disfonia e sintomi concomitanti

Balbuzie, paralisi o paresi facciali localizzate alla lingua, alla mascella inferiore, al nervo facciale, alla laringe.

Cefalea: Cefalea muscolo-tensiva. Emicrania. Cefalea che compare con l’umido, che si irradia dall’interno all’esterno, a tempie e fronte; cefalea stordente con pesantezza della testa, che dalla nuca sale all’occipite; aggravamento con il tempo freddo e umido, sdraiandosi e prima di mezzanotte; miglioramento con il tempo secco, con il calore, parlando ed allo scoppiare del raffreddore che libera il naso.

Dolori: lombalgia; nevralgia; mialgia; cervicalgia; rigidità nucale.

Febbre: E’ il corrispettivo di Aconitum nel caso di esposizione a freddo umido. Miglioramento con il calore.

Gastroenterite acuta (diarrea estiva). Dolori prima dell’evacuazione che spariscono immediatamente dopo.

Infezione delle vie urinarie: Cistite subacuta che peggiora con il freddo umido. Vescica irritabile delle donne. Uretrite. Vescica iperattiva con minzioni frequenti, senza bruciore o dolore. Incontinenza urinaria. Il rimedio è usato anche nella cistotrigonite i cui sintomi sono molto simili a quelli della cistite interstiziale, sono il dolore nell’area vescicale, un’elevata pollachiuria (abnorme aumento del numero di minzioni giornaliere), desiderio continuo di urinare, ridotta capacità di trattenere l’urina, nicturia (bisogno di urinare di notte), maggiore sensibilità della vescica, ecc.

Occhi: Congiuntivite. Infiammazione delle palpebre con abbondante secrezione giallastra.

Pelle: pelle secca delicata e sensibile al freddo. Eruzioni cutanee. Dermatite con pomfi. Orticarie generalizzate senza febbre, prima dei mestrui o all’inizio dell’inverno.

Poliposi nasale: Come rimedio per intervenire nella fase acuta

Raffreddore e rinite allergica: Catarro e catarro retronasale. Ostruzione nasale eventualmente seguita dalla secrezione. Rinite allergica. Vari disturbi delle prime vie aeree, come la rinite vasomotoria, la congestione nasale. Il rimedio è utile anche nei casi di ipertrofia dei turbinati ove vanno ricercati tra quelli che hanno un’attività terapeutica elettiva nei confronti delle prime vie respiratorie ed in particolare quelli indicati per la rinite e la rinite allergica, considerato che tra le maggiori cause del disturbo vi sono l’iperattività nasale caratterizzata da rinorrea e conseguente ostruzione nasale.

Reumatismi: Disturbi dolorosi dell’apparato osteo-articolare e muscolare, tra cui il reumatismo muscolare e articolare, la cervicalgia e il torcicollo muscolo-tensivo. Miglioramento con il calore.

Tosse: secca, roca, spasmodica, passando dal caldo al freddo umido

Amenorrea: mestrui soppressi o ritardati, corti, poco abbondanti, preceduti da orticaria generalizzata senza febbre.

Verruche: verruche piane, al dorso delle mani o alle spalle). Il rimedio è particolarmente indicato per quelle piane sul viso.

Vertigini: se dovute a cefalea muscolo tensiva. Il rimedio è utilizzato anche nella sintomatologia che innesca la sincope vasovagale

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(*) V. Note esplicative

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SOS Vaginite

La vaginite non è altro che l’infiammazione della vagina. Essa può determinare sintomi come perdite vaginali e prurito intimo.

L’infiammazione può essere dovuta a vari fattori tra i quali le irritazioni, le alterazioni ormonali, i traumi e le infezioni. All’origine di una vaginite c’è quasi sempre una variazione dell’equilibrio e dell’acidità vaginale. La variazione può essere dovuta ad agenti patogeni, a malattie sistemiche come il diabete, e all’uso di alcuni farmaci come gli antibiotici e i corticosteroidi.

La vaginite può anche essere un sintomo di malattie provocate da un agente patogeno e trasmesse mediante il rapporto sessuale. È il caso della gonorrea e della clamidia, provocate rispettivamente dai batteri Neisseria gonorrhoeae e Clamydia trachomatis nonché dal virus erpetico.

L’alterazione della mucosa vaginale rende possibile un’infezione causata da un microrganismo che prende il sopravvento. I microrganismi responsabili dell’infezione possono essere i funghi come la Candida albicans, i batteri tra cui la Gardnerella vaginalis, o i protozoi quale ad esempio il Trichomonas vaginalis.

Le irritazioni della mucosa possono essere provocate da stimoli chimici, ovvero dai detergenti, dai profumi, dai profilattici e dagli spermicidi; o anche da stimoli meccanici prolungati come il parto e gli sfregamenti causati da indumenti troppo attillati o non traspiranti.

Un altro fattore predisponente è dovuto alle alterazioni ormonali. Dopo la menopausa, infatti, può insorgere una vaginite atrofica determinata dal calo degli estrogeni, detta perciò anche vaginite climaterica o senile. Tale alterazione dell’assetto ormonale può verificarsi anche in altre occasioni, come dopo il parto o durante l’allattamento, oppure dopo l’asportazione chirurgica delle ovaie.

I sintomi della vaginite sono il prurito, l’arrossamento ed il fastidio nell’area genitale (soprattutto in presenza di candidosi), dolori durante la minzione ed i rapporti sessuali, e piccoli sanguinamenti vaginali al di fuori del periodo mestruale.

Ma i sintomi dipendono anche dalle sue origini; possono pertanto includere severo prurito associato a perdite vaginali biancastre e molto dense (candidosi), secrezioni maleodoranti (vaginosi batterica) o perdite vaginali giallo-verdognole (tricomoniasi).

La fitoterapia potrebbe fornire il suo contributo come coadiuvante con più di un preparato, come ad es.

Calendula

 

Le lavande vaginali con la tintura madre di Calendula (che è un fitoterapico) diluita in acqua, per un’azione antisettica e antinfiammatoria.

 

 

Lavanda

L’olio essenziale di Lavanda o anche l’olio essenziale di Melaleuca (noto anche come Tea Tree Oil), da diluire nelle opportune quantità in acqua sterilizzata previa bollitura, per praticare delle irrigazioni vaginali o per l’igiene intima, onde ottenere un’azione antisettica, antinfiammatoria, lenitiva, calmante, anestetica, ecc. (il Tea Tree Oil ha, tra l’altro, forti attività antimicotiche).

 

 

Vaginite
Vaginite

 

Le applicazioni del gel di Aloe vera o di aloe arborescens sono adatte per tenere sotto controllo le manifestazioni dovute alla candida genitale.

 

 

 

Possono essere altresì utili applicazioni locali con l’olio di Mandorle dolci o di Borragine od anche con una crema a base di Avena o di Echinacea o della stessa Calendula.

Sarebbe ancora opportuno associare altri tipi di intervento quali ad esempio:

  • l’uso di detergenti delicati e non troppo alcalini, a pH fisiologico (4 o 5);
  • un’alimentazione appropriata (fibre, vitamine, sali minerali);
  • l’uso di indumenti intimi idonei (di cotone e traspiranti);
  • una corretta igiene personale;
  • l’eliminazione di jeans o pantaloni troppo stretti;
  • l’attività fisica;
  • eventualmente l’uso di bioterapici di supporto, ecc

Se la vaginite è dovuta alla candidosi:

Le regole di base di qualsiasi dieta alimentare per sconfiggere la Candida albicans prevedono l’allontanamento degli zuccheri semplici, degli alcolici, dei cibi ricchi di lieviti e di conservanti. L’alimentazione consigliata è quindi quella ricca di vitamine, di sali minerali e di acidi grassi polinsaturi (omega-3 e omega-6 non ossidati dal calore), che combattono meglio i processi infiammatori, non facendo mancare lo yogurt senza zuccheri aggiunti che è un probiotico contenente fermenti lattici molto efficaci nell’evitare la crescita dei funghi.

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Calcolosi biliare renale e salivare

Il termine calcolosi, o litiasi, indica l’esistenza di calcoli nell’organismo, cioè di aggregazioni di sali minerali e composti organici, di numero, dimensione e composizione variabile. I calcoli si depositano prevalentemente nel rene e nella cistifellea, nelle vie biliari, in quelle urinarie o nei dotti ghiandolari.

I calcoli renali possono essere costituiti da varie componenti chimiche, singole o in combinazione, ma nella maggior parte dei casi essi sono costituiti da ossalato di calci puro o associato a fosfato di calcio. L’ossalato di calcio è un sale, è un composto che si presenta in microscopici cristalli aghiformi, noti in botanica come rafidi. La presenza di questi microscopici cristalli è responsabile della sensazione di bruciore intenso alla bocca e alla gola che alcune persone avvertono dopo aver ingerito questi alimenti. Le fonti alimentari di ossalato di calcio sono le foglie di rabarbaro e di tè, gli spinaci, i kiwi, le barbabietole.

I calcoli biliari o della colecisti sono in genere formati da colesterolo, sali di calcio e pigmenti biliari in proporzioni variabili. Possono formarsi per diversi fattori. I più frequenti sono assimilabili a un difetto congenito del fegato che produce una bile troppo ricca di colesterolo e povera di sali biliari; a una cistifellea che tende a concentrarla troppo; a uno stile di vita non proprio equilibrato.

I calcoli urinari sono costituiti da un sale dell’acido urico, l’urato di calcio e ossalati di calcio.

Alla loro formazione concorrono vari fattori, diversamente intersecati tra loro. Una diuresi modesta rappresenta uno dei fattori più importanti. La diuresi modesta può derivare da disidratazione prodotta in vari modi (attività fisica, ambienti surriscaldati) nonché da uno scarso introito idrico che è la causa più frequente. La ridotta presenza di liquido nelle urine ne eleva la concentrazione (rendendone scuro il colore) riducendosi così la dissoluzione dei sali in esse contenuti.

Anche un eccessivo assorbimento intestinale di ossalato, inducendo alti livelli urinari, può facilitare l’insorgenza di calcoli; un’iperattività delle ghiandole paratiroidi, che controllano il metabolismo del calcio e del fosforo; l’obesità rappresenta un evidente fattore di rischio; una dieta ricca in proteine animali (manzo, alcuni pesci, maiale) aumenta il livello generale di acidità e ciò facilita la formazione di calcoli di “ossalato di calcio” e di “acido urico”. La degradazione stessa dei componenti della carne facilita la produzione di acido urico per cui la quantità di cibo assunto è comunque importante. Il calcio è un elemento cruciale nella formazione dei calcoli ma ciò che conta è la quantità della sua presenza nelle urine. Ridurre eccessivamente l’introito alimentare di calcio non è corretto: bisogna invece ridurre l’assunzione di sodio (sale) in quanto esso ostacola il riassorbimento del calcio, aumentandone la quantità presente nelle urine.

I calcoli salivari sono, nella maggior parte dei casi, aggregati solidi composti da sali di calcio. La loro formazione è favorita dalla stasi salivare, condizione che si verifica nei soggetti debilitati, disidratati o in terapia con anticolinergici. La calcolosi salivare può avere anche un’origine traumatica, metabolica o infiammatoria.

Il precedente riscontro di calcolosi in un familiare stretto (genitore, fratello o sorella) costituisce condizione di maggior rischio.

La calcolosi diventa sintomatica quando uno o più calcoli ostruiscono in maniera importante le vie di sbocco dei condotti dell’organo o della ghiandola.

L’omeopatia può trattare la calcolosi biliare, renale e salivare con diversi rimedi. Purtroppo però l’omeopatia non dispone di rimedi in grado di sciogliere i calcoli biliari, tutt’al più di rimedi capaci di evitarne l’accrescimento, di controllare i sintomi diretti e riflessi e di migliorare la funzionalità e la motilità della colecisti.

Tra i rimedi omeopatici potenzialmente indicati per la calcolosi biliare troviamo Belladonna, Berberis, Bryonia, Calcarea carbonica, China, Colocynthis, Galium, Lycopodium, Nux vomica, Phosphorus; per la calcolosi renale i rimedi diventano Cantharis, Calcarea carbonica, Lycopodium, Oxalicum acidum, Pareira brava, Sepia; per la calcolosi salivare Calcarea carbonica.

Calcolosi
Calcolosi
Belladonna: soggetti emotivi, agitati, pletorici e allegri se stanno bene, profondamente abbattuti quando sono ammalati. Il rimedio ha una lateralità destra.

Berberis vulgaris Le principali organospecificità sono: reni e vie urinarie, fegato, colecisti. Il rimedio è indicato nei casi di calcolosi biliari e renali, nonché di coliche epatiche. I principali sintomi patogenetici sono: dolori di schiena dovuti a calcoli biliari o renali, dolori al fegato, sub-ittero, reumatismi muscolari e articolari da diatesi artritica urica, renella, urine con sedimento rossastro. Le modalità generali sono: aggravamento con il movimento, camminando, in piedi o in vettura; miglioramento con il riposo, dopo una diuresi abbondante. La lateralità è sinistra.

Bryonia: miglioramento con il riposo, con la pressione, stando sdraiato sul lato dolente, con le bevande e le applicazioni fredde. Il rimedio ha una lateralità: destra.

Calcarea carbonica: è il più importante rimedio omeopatico che viene utilizzato nella calcolosi salivare. La sua azione spesso è duplice, sia nel contribuire alla riduzione dei calcoli e sia nel favorire la loro espulsione. Per quest’ultimo aspetto talvolta viene associato a Magnesia carbonica, che è un rimedio omeopatico in grado di lavorare sullo spasmo dei dotti salivari che potrebbe ostacolare il deflusso dei calcoli.

Cantharis: miglioramento dei sintomi con le applicazioni fredde, con la frizione.

China: miglioramento con una pressione forte e piegandosi in due

Colocynthis: miglioramento piegandosi in due, con la pressione forte e dura, con il calore.

Galium: è un rimedio omeopatico che ha tra le indicazioni cliniche varie forme di irritabilità della vescica, calcolosi e renella.

Lycopodium: è uno dei più importanti rimedi omeopatici, se non il più importante, per trattare la calcolosi biliare (soprattutto per le calcolosi biliari da colesterolo), innanzitutto per contrastare i dolori ed evitare le coliche, poi per impedire l’accrescimento dei calcoli.

Il rimedio evita l’accrescimento dei calcoli nei dotti biliari o nella cistifellea, controllando i sintomi primari e secondari e migliorando la funzionalità d’organo. Una modalità tipica del rimedio è l’aggravamento del fastidio o del dolore stando coricati sul lato destro. Ma è un rimedio utile anche per contrastare i calcoli renali.

Durante gli eventuali episodi acuti (coliche biliari) potrebbero essere utili anche rimedi come Chamomilla e Magnesia phosphorica per contrastare gli spasmi e i dolori delle coliche.

Nux vomica: una leggera sonnolenza dopo pranzo è abbastanza normale, però nel suo caso è diventata eccessiva perché quasi sicuramente è legata alla sclerotizzazione della colecisti dovuta al calcolo, che non consente uno sversamento tempestivo e sufficiente della bile utile alla digestione. Un grande rimedio omeopatico dell’apparato digerente, che potrebbe essere di aiuto per la calcolosi biliare.

Oxalicum acidum: regione renale dolente e sensibile alla pressione

Pareira brava: ha un’organospecificità su vescica, reni e vie urinarie, viene prescritto in caso di calcoli renali e vescicali.

Phosphorus: Dolori alla regione epatica < stando coricato sul lato destro e al tatto. Il rimedio ha una certa predisposizione alla lateralità destra. Il soggetto peggiora al crepuscolo, la sera, con il cambiamento del tempo ed in particolare con il temporale, al freddo, in una camera calda.

Sepia: miglioramento con l’esercizio, camminando in fretta, con la pressione, con il calore, stiracchiandosi.

Un’azione aggressiva su detti calcoli o comunque un’azione di maggior contenimento degli stessi è ipotizzabile aggiungendo degli organoterapici come Calcolo biliare e Cistifellea.

Gemmoterapici della Fitoterapia rinnovata per la calcolosi biliare

In diversi casi si rivela utile l’associazione con qualche gemmoterapico della fitoterapia rinnovata (o gemmoderivato, si tratta di macerati glicerici di gemme vegetali con diluizione alla prima decimale hahnemanniana). Ad esempio viene considerata utile un’attività di drenaggio con un gemmoterapico come Rosmarinus officinalis, che ha un’azione elettiva sulla cistifellea e sulle vie biliari, essendo un ottimo antispastico che regolarizza la motilità della cistifellea stessa. È un eccellente colagogo e coleretico che regolarizza la motilità della cistifellea e possiede un’azione antispasmodica, è indicato nella calcolosi biliare, nelle colecistiti croniche e nella piccola insufficienza epatica. In diversi casi trovano impiego anche dei gemmoterapici come Rosmarinus officinalis, Betula verrucosa, Acer campestre, Opuntia ficus indica.

Ma tra i gemmoterapici troviano utilizzo anche Olea europaea, Prunus amygalus, Fraxinus excelsior, Fagus sylvatica, Juniperus communis e tra gli organoterapici Cholesterinum.

Gemmoterapici della Fitoterapia rinnovata per la calcolosi salivare

Potrebbe essere utile anche associare qualche gemmoterapico della Fitoterapia rinnovata (si tratta di macerati glicerici di gemme vegetali con diluizione alla prima decimale hahnemanniana, che si pongono a cavallo tra la Fitoterapia classica e l’Omeopatia ), in gocce, come Betula pubescens M.G. D1 che è un ottimo drenante generale capace di stimolare il sistema reticoloendoteliale, ha proprietà toniche ed aumenta le difese dell’organismo o Quercus peduncolata M.G. D1 che ha un’azione simile e complementare a quella di Betula pubescens.

Altra possibilità interessante è l’utilizzo di un Isoterapico salivare, la cui preparazione deve essere effettuata da un laboratorio galenico omeopatico a partire dalla propria saliva. Potrebbe essere altresì utile, al fine di eliminare spontaneamente i calcoli, stimolare la produzione del flusso salivare (ovviamente in maniera controllata per evitare ogni spasmo), con ad es. il succo di limone, le caramelle dure, una buona idratazione, ecc. Sarebbe però opportuno rivolgersi ad un medico omeopata che possa prescrivere la terapia meglio confacente al caso specifico.

A quanto detto in precedenza logicamente occorrerà associare un corretto stile di vita, con particolare riguardo all’alimentazione ed all’attività fisica. Per quanto riguarda la diluizione e la relativa posologia sono strettamente personali, in quanto, oltre ad essere legate al grado di somiglianza rimedio-paziente, dipendono dalla reattività individuale del paziente e dal livello d’intervento terapeutico necessario.

Tuttavia come primo approccio, nelle more di rivolgersi ad un medico omeopata e per un intervento prevalentemente sintomatico, in genere ci si orienta verso le basse diluizioni (ad es. fino a 7CH), che solitamente si utilizzano in ragione di pochi granuli pro-dose (3 granuli possono essere sufficienti), più volte al dì (ad es. 3-6 volte), lontano dai pasti. Ovviamente la prescrizione appropriata al caso specifico la può garantire solo un medico omeopata con la visita.

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