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Rimedi Omeopatici

Omeopatia - Rimedi della Nonna - Cure Omeopatiche

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Affezioni-Rimedi

Affezioni-Rimedi  - image RIMEDI-OMEOPATICI_11 on https://rimediomeopatici.comLa presente sezione è configurata come un ricettario omeopatico: sono riportate in ordine alfabetico le AFFEZIONI più ricorrenti a ciascuna delle quali corrisponde una scheda contenente i principali RIMEDI OMEOPATICI in grado di curarla, con le relative diluizioni e dosi indicative, nonché una sintesi delle caratteristiche più significative al fine di indirizzare meglio la scelta.

Sono altresì riportate, laddove condotte, alcune esperienze di casi reali risolti positivamente.

La forma di prodotti omeopatici utilizzata nel ricettario è quella in “granuli”, che è la più pratica e la più comune.

I singoli rimedi possono essere consultati utilizzando i link associati, che rimandano alle relative schede contenute nella sezione del sito “Rimedi omeopatici”, o accedendo direttamente a queste.

In omeopatia ha senso utilizzare un ricettario solo per fronteggiare gli eventi acuti per i quali si ravvisa la necessità di effettuare un primo intervento curativo. Trattasi in genere di affezioni che possono presentarsi improvvisamente, accompagnate da fastidio, disagio, dolore, ansia e fenomeni secondari importanti quanto il principale. In questi casi si può ricorrere all’uso di rimedi selezionati solo in base al quadro sintomatologico, che pertanto hanno basse diluizioni e quindi un’azione più superficiale, per cui anche se non si ottenesse il risultato desiderato o si sbagliasse la scelta non avrebbero alcun effetto negativo a livello organico.

Appena possibile occorre rivolgersi al medico omeopata che valuterà se quanto è stato fatto può ritenersi sufficiente oppure esiste qualcosa di più profondo su cui indagare onde “personalizzare” al meglio la cura.

Infatti più volte abbiamo avuto modo di dire le cure omeopatiche, agendo secondo la Legge di Similitudine, vanno praticate con rimedi omeopatici che devono somigliare il più possibile al paziente, non solo nei sintomi fisici ma anche nelle altre caratteristiche individuali. Il principio fondamentale è che l’omeopatia è la medicina del malato più che della malattia, per cui l’approccio terapeutico è di tipo globale nel senso che viene esaminato il paziente nella sua totalità psico-fisica, considerando perciò, non solo il quadro sintomatologico, ma anche l’ambiente in cui vive, le sue pulsioni, i comportamenti, gli stili di vita, i desideri, le emozioni, ecc. ecc. Occorre tenere conto di tutti gli aspetti peculiari che rendono il soggetto unico rispetto a tutti gli altri affetti dalla stessa malattia. Non si prescinde mai dal considerare che se un organo non è funzionale, esso comunque vive in una persona, in un organismo dove fisico e mente sono fortemente legati ed è in questa struttura che va ricercata la non funzionalità.

La visita che pertanto il medico omeopata conduce diventa una sorta di investigazione tesa ad individuare ed esaminare tutti gli elementi che possono condurre ad una diagnosi corretta (processo di individualizzazione). Si parte dall’esame del quadro sintomatologico, dove diventano importanti le fasi di valorizzazione e di gerarchizzazione dei sintomi, per poi procedere alla scoperta delle altre caratteristiche individuali di cui si è detto in precedenza, mediante domande, osservazione, ascolto, storia clinica, accurata visita del paziente e quant’altro. Si va quindi verso la ricerca di qualcosa di più profondo, di quello che cioè costituisce il terreno dell’individuo, che in senso lato può essere assimilato all’eredità acquisita con la nascita, accresciuta da tutto ciò che il soggetto accumula con il suo vissuto. La malattia deve poter essere integrata nella storia complessiva dell’individuo (trascorso ereditario + vissuto) e nelle sue caratteristiche biologiche.

Si individueranno quindi in modo particolare la costituzione, che correla le caratteristiche morfologiche, fisiologiche e psicologiche dell’individuo alle sue potenzialità patologiche, il temperamento, che è strettamente legato alla costituzione e rappresenta l’insieme delle caratteristiche congenite dell’individuo sotto lo stretto controllo della psiche, il carattere, che è il modo di reagire e di formarsi dell’individuo in risposta agli stimoli esterni e la diatesi (o miasma), anch’essa legata alla costituzione, che è la modalità propria di sviluppo e di evoluzione della malattia verso la quale esiste una predisposizione acquisita o congenita.

Tra i diversi rimedi omeopatici potenzialmente in grado di curare quella malattia, sarà, quindi, possibile individuare il rimedio e quindi la cura omeopatica più adatta alla persona che ne è affetta. La scelta, cioè, deve essere fatta cercando di sovrapporre il più possibile l’insieme dei sintomi del paziente e delle altre caratteristiche individuali (di cui al processo di individualizzazione), con le caratteristiche del rimedio omeopatico. Il rimedio che si sceglie dovrà possedere una complessità di sintomi, fisici e psicologici, simili a quelli che presenta il paziente, in modo che possa diventare curativo sulla base della Legge di Similitudine (“similia similibus curantur”).

L’essenza e la straordinaria originalità dell’omeopatia è che “ogni rimedio è una persona”, capace cioè di impersonificare il malato in tutte le sue manifestazioni.

Tanto più il rimedio corrisponde al paziente, cioè tanto più è simile a lui, tanto maggiore sarà il suo effetto terapeutico. Il rimedio omeopatico perfettamente simile al paziente è chiamato simillimum, che è quello teorizzato e preferito da Hahnemann. Tale rimedio è molto personalizzato, è <<l’abito su misura>> e per questo può essere prescritto alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce. La Scuola di Medicina Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero di Hahnemann, che prescrive un solo rimedio alla volta, utilizza proprio il simillimum.

In omeopatia, quindi, non esiste un farmaco generale per una determinata malattia, ma farmaci diversi per organismi diversi che ne sono affetti.

La regola, che in generale si segue nelle cure omeopatiche, è che per le malattie che si trovano nello stato acuto si assumono rimedi omeopatici a bassa diluizione (in genere fino a D8 e 5CH), la cui azione è più superficiale (sono i cosiddetti sintomatici), mentre per le malattie allo stato cronico si adoperano rimedi ad alta diluizione (in genere oltre D24 e 12CH), la cui azione è più profonda (sono i cosiddetti costituzionali o di fondo). Più grande è la sovrapponibilità di cui si è detto in precedenza, più il rimedio omeopatico si avvicina al simillimum e quindi più può essere prescritto alle alte diluizioni ed agire più in profondità.

E’ bene ricordare che la guarigione avviene seguendo un iter scandito da una legge ben precisa di eliminazione dei sintomi: dall’alto al basso, dall’interno all’esterno ed in ordine inverso rispetto alla loro apparizione. Spariranno prima i sintomi comparsi più recentemente e successivamente, con una eventuale nuova prescrizione, quelli che hanno un’origine più remota nel tempo. Il miglioramento avviene prima a livello mentale poi a livello fisico.

E’ possibile che all’inizio della cura alcuni sintomi peggiorino: si verifica cioè quello che viene chiamato l’aggravamento omeopatico. Tale aggravamento, che in genere non deve preoccupare perché del tutto naturale, è tanto più sensibile quanto più il rimedio somministrato è simile al paziente, cioè quanto più esso si avvicina al simillimum e quanto più è lungo il periodo di cura.

Può accadere, inoltre, che nel corso della cura il rimedio omeopatico prescelto debba essere sostituito, o per la comparsa di nuovi sintomi o per migliorarne e completarne l’azione (in tal caso si ricorre al complementare), oppure che debbano essere modificate la dose e/o la diluizione dello stesso. Questo si verifica soprattutto con la Scuola di Medicina Omeopatica Pluralista, che prescrive più rimedi alternati tra loro.

Per ulteriori informazioni consultare gli articoli riguardanti l’omeopatia nella sezione del sito “Approfondimenti”.

I rimedi omeopatici si assumono lontano dai pasti (in genere mezz’ora prima o due ore dopo) e non necessariamente di notte. Quelli per via orale vengono trattenuti sotto la lingua, per un minuto se sono liquidi, fino a completo scioglimento se sono granuli o globuli. Se il rimedio è stato preparato in soluzione acquosa (ad es. granuli sciolti in acqua), prima dell’assunzione occorre effettuare il travaso rapido del liquido dal contenitore di origine ad un altro contenitore idoneo per un numero pari di volte (in genere si ritengono sufficienti 20 – 30 travasi). Se invece il preparato è in gocce, occorre agitare più volte energicamente il contenitore prima dell’assunzione. Tali manovre servono per modificare la potenza del rimedio onde scongiurare o attenuare il fenomeno dell’aggravamento omeopatico prima citato. Durante la cura è bene evitare l’uso di cibi o bevande dai sapori forti, come caffè, menta, alcool, spezie piccanti, ecc.

Ribadiamo infine che per intraprendere qualsiasi terapia è assolutamente indispensabile rivolgersi al medico. Pertanto le informazioni contenute nel presente sito sono solo di carattere divulgativo e non intendono sostituirsi alle diagnosi ed alle prescrizioni del medico.

Affezioni-Rimedi  - image logo-rimedi-omeopatici-mini27 on https://rimediomeopatici.com

Omeopatia e Costituzioni

Premessa

La medicina omeopatica, o semplicemente omeopatia, è la disciplina terapeutica che si basa sul concetto di “malattia del simile”. Il termine deriva dalle parole greche ómois = simile e pàthos = malattia. Essa risponde ai principi della Legge di Similitudine (“similia similibus curantur”), già formulata da Ippocrate (460-370 a.c.), medico greco considerato il padre della medicina, secondo la quale una sostanza (di origine vegetale, animale o minerale) che causa in un individuo sano una serie di sintomi (leggasi malattia) se assunta in dosi ponderali, è in grado di curare quegli stessi sintomi se assunta in dosi diluite dall’individuo ammalato. Ad esempio se il vegetale Arnica montana causa travasi sanguigni nei tessuti sottocutanei, Arnica montana diluita aiuta a curare questi sintomi. Se il veleno dell’ape provoca irritazioni di tipo infiammatorio della pelle, Apis diluito è il rimedio adatto per vincere queste manifestazioni.

Affezioni-Rimedi  - image Samuel-Hahnemann_4 on https://rimediomeopatici.comSi deve al medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843), considerato il padre dell’omeopatia, la riscoperta di tale principio e la messa a punto della tecnica di preparazione dei rimedi omeopatici, tuttora adottata, consistente essenzialmente nella diluizione della sostanza di origine, eventualmente pre-elaborata, in soluzione idroalcolica e nella dinamizzazione ad ogni passaggio. Tra le tante sostanze esistenti in natura diventa importantissimo, al fine di ottenere l’effetto curativo desiderato, scegliere quella più adatta alla situazione del malato. Per quest’attività le osservazioni e gli studi di Hahnemann sono stati fondamentali ed hanno decretato, con la citata preparazione dei rimedi, la nascita della medicina omeopatica.

Il rimedio omeopatico deve essere scelto sulla base della somiglianza dei sintomi, sia fisici che psicologici che esso stesso è in grado di sviluppare, con quelli presenti nella persona ammalata. Tanto più alta è questa similitudine, tanto maggiore sarà l’azione terapeutica. Il rimedio omeopatico perfettamente simile al paziente è chiamato simillimum ed è quello teorizzato e privilegiato da Hahnemann. Tale rimedio è molto personalizzato, è <<l’abito su misura>> e per questo può essere prescritto alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce.

La medicina tradizionale invece si basa sul principio completamente opposto, adoperando farmaci che hanno un’azione contrapposta al sintomo allo scopo di eliminarlo o attenuarlo. Per questo è denominata anche “medicina allopatica” o “allopatia” (il termine fu coniato proprio da Hahnemann), dalle parole greche allos = diverso e pàthos = malattia, cioè malattia del diverso, del contrario. E’ quindi una medicina che identifica la malattia nei sintomi della malattia stessa e l’obiettivo dei sistemi di cura è di sopprimere la sintomatologia in atto.

Importanza delle costituzioni

Come abbiamo detto, l’approccio terapeutico della medicina omeopatica, rispetto a quella allopatica, è completamente differente: non si considera la malattia, ma si considera il malato. Non bastano i soli sintomi del paziente, ma occorre tenere conto di tutte le altre peculiarità che rendono il soggetto unico rispetto a tutti gli altri affetti dalla stessa malattia. Sarà il medico omeopata a cercare nella storia del paziente e nelle sue manifestazioni somatiche e psichiche, il rimedio omeopatico più “simile” a lui, cioè il simillimum.

Cosicché ogni rimedio omeopatico ha i suoi sintomi fisici e psicologici, simili a quelli posseduti da quel determinato paziente. L’essenza e la straordinaria originalità dell’omeopatia è che “ogni rimedio è una persona”, capace cioè di impersonificare il malato in tutte le sue manifestazioni. Ciascun rimedio ha i suoi tratti caratteristici distintivi: ad es. Aconitum napellus è il rimedio delle persone altamente reattive, le cui manifestazioni scoppiano all’improvviso come un temporale estivo, Actaea racemosa è la donna isterica, Agaricus muscaris è l’ubriaco, Allium sativum è l’ingordo, Arnica montana è lo sportivo, Baryta carbonica è lo scemo del villaggio, Carbo vegetabilis è la signora del ventaglio e così via. Quindi, in omeopatia non esiste un farmaco generale per una certa malattia, ma farmaci diversi per organismi diversi che ne sono affetti. Sempre a titolo di esempio, in omeopatia non esiste la cura per la gastrite del Sig. X, ma la cura del Sig. X con la sua gastrite sicuramente diversa da quella di un altro paziente che soffre della stessa patologia.

La malattia deve poter essere integrata nella storia complessiva dell’individuo e nelle sue caratteristiche biologiche. Bisogna tenere conto delle caratteristiche ereditarie, delle patologie passate, degli aspetti somatici, dei sintomi psichici, dei comportamenti, delle abitudini, dei sentimenti, delle relazioni, della reattività agli stimoli ambientali e quant’altro (processo di individualizzazione). La natura impone a ciascun individuo una sorta di “impronta” che ne caratterizza l’aspetto fisico, psicologico e comportamentale. Raggruppando gli individui in classi sulla base di caratteristiche omogenee, è possibile ottenere i cosiddetti “biotipi”, che sono il complesso dei caratteri morfologici, fisiologici e psicologici propri di ciascun uomo, risultanti dall’interazione del patrimonio genetico con le condizioni ambientali in cui egli vive e cresce e che lo rendono qualcosa di unico, un individuo diverso dagli altri.

Lo studio dei biotipi è antico di migliaia di anni, in quanto già a quei tempi si comprendeva che una certa tipologia di individui reagiva in un certo modo ad una particolare medicina. I primi studi furono condotti dagli orientali, in particolare in India con la medicina ayurveda e poi con quella buddista.

La medicina occidentale, che suole farsi nascere con Ippocrate, considera, con formulazioni apparentemente diverse e sempre più complete, delle biotipologie che si rifanno al concetto di “costituzione”, nella quale le componenti morfologiche, fisiologiche (metaboliche-funzionali) e psicologiche si influenzano e si coordinano reciprocamente.

 

Il modello costituzionale di Ippocrate: approccio umorale

Affezioni-Rimedi  - image Ippocrate_4 on https://rimediomeopatici.comFu proprio Ippocrate nel V secolo a.c. l’autore di un’analisi biologico-costituzionale che, rifacendosi al pensiero delle scuole medico-filosofiche nate in Magna Grecia un secolo prima di lui e soprattutto a quello di Empedocle di Agrigento (492-432 a.c.), estese la dottrina dei quattro elementi fondamentali (Aria, Fuoco, Terra e Acqua) alla  natura umana introducendo la teoria dei quattro umori, secondo cui quattro umori base (flegma, sangue, bile nera e bile gialla) governano il corpo umano determinandone lo stato di salute o di malattia. La predominanza di un umore sugli altri, che egli poi legò alle strutture anatomiche degli organi ed alle loro funzionalità, determinava la configurazione di quattro tipi psicosomatici fondamentali (flegmatico, sanguigno, melanconico e collerico). Autori successivi ed in particolare Galeno (129-199 d.c.) codificarono ulteriormente questa suddivisione senza però modificarne i principi. Bisogna arrivare a tempi molto più moderni, intorno alla metà del XIX secolo, per veder formulare con diversi contributi la classificazione dei temperamenti (comprensivi della fisicità) tuttora adottata:

■ Temperamento linfatico, che sostituisce il flegmatico: si riferisce ad un individuo corpulento, tendente all’obeso, beato, calmo, lento, pigro in cui prevale la funzione nutrizione.

■ Temperamento sanguigno: si riferisce ad un individuo normale, rubicondo, allegro, attivo e mobile, tendenzialmente instabile in cui prevale la funzione riproduzione.

■ Temperamento nervoso, che sostituisce il melanconico: si riferisce ad un individuo magro, debole, pallido, triste, avaro, con frequenti inibizioni in cui prevale la funzione recettività.

■ Temperamento bilioso, che sostituisce il collerico: si riferisce ad un individuo di bel colore, non equilibrato, irascibile, permaloso, forte, con tendenza all’eccitazione in cui prevale la funzione reattività.

Il modello di Vannier: approccio psico-somatico

Affezioni-Rimedi  - image Leon-Vannier_4 on https://rimediomeopatici.comSolo in tempi ancora più recenti e precisamente nella seconda metà del secolo scorso, proprio quando la medicina omeopatica viveva un momento di declino sia in Europa che negli Stati Uniti d’America, si avverte l’esigenza di procedere verso un’analisi costituzionale che, partendo sempre dalle caratteristiche morfologiche, fisiologiche e psicologiche, potesse meglio identificare il terreno dell’individuo su cui la malattia ha possibilità di insediarsi, cioè la tendenza potenziale di un individuo a contrarre determinate malattie, la sua predisposizione patologica. La classificazione delle costituzioni più accettata, tuttora vigente, si deve alla scuola omeopatica francese e precisamente al medico Antoine Nebel (1870-1954), alla relativa elaborazione del suo allievo Léon Vannier (1880-1963) ed al più recente contributo del dott. Henri Bernard. Essa prevede l’esistenza di quattro costituzioni che trovano riscontro in altrettanti rimedi omeopatici capostipiti.

■ COSTITUZIONE CARBONICA: corrisponde al brachitipo, cioè ad un soggetto che ha gli arti più corti rispetto al tronco, mani tozze e grosse, viso tondo, denti quadrati, rigidità muscolare, tendenza a svilupparsi più in larghezza che in altezza, a trattenere liquidi, all’obesità. E’ ordinato, tenace, lento, freddoloso, goloso, ama mangiare. Le predisposizioni morbose da bambino sono le malattie infiammatorie della pelle (eczema, prurito, orticaria), dell’apparato respiratorio (laringite, tracheite, bronchite), dell’apparato gastroenterico (enterite, gastroenterite), dell’apparato urogenitale (cistite, uretrite, prostatite, vaginite, vulvite) e di quelle a carico dell’occhio (congiuntivite, blefarite). Nell’età matura le predisposizioni sono le malattie reumatiche (artrite, artrosi) e quelle degenerative verso la sclerosi (arteriosclerosi, aterosclerosi, sclerosi a carico del fegato, pancreas, rene, cuore, encefalo). Può soffrire di tromboflebiti, alterazioni del ricambio con ipercolesterolemia, diabete, obesità. Si associa al temperamento linfatico. I rimedi omeopatici più adatti sono quelli contenenti carbonio. Il rimedio capostipite è Calcarea carbonica. Gli atri principali sono Magnesia carbonica, Kalium carbonicum, Ammonium carbonicum, Baryta carbonica, Natrum carbonicum, Carbo animalis, Carbo vegetabilis, Graphites.

■ COSTITUZIONE SULFURICA: corrisponde al normotipo, cioè ad un soggetto con corporatura armoniosa, altezza e peso medi, muscolatura ben sviluppata e tonica, mani e dita ben proporzionate. Ha una buona resistenza allo sforzo, è dinamico, attivo, sportivo, creativo, socievole, ma a volte instabile e volubile. Manifesta tendenza all’autointossicazione per accumulo di tossine. In genere gode di buona salute anche se le patologie cui va incontro sono quelle a carico del sistema cardiocircolatorio e respiratorio e problemi di pelle (dermatiti, dermatosi, orticaria, punti neri, acne, pustole, ecc), in quanto elimina attraverso la cute le tossine che i suoi organi emuntori non riescono a smaltire. Si associa al temperamento sanguigno. I rimedi omeopatici più adatti sono quelli contenenti zolfo. Il rimedio capostipite è Sulphur. Gli altri principali sono Calcarea sulfurica, Magnesia sulfurica, Natrum sulphuricum, Kalium sulphuricum, Hepar sulphur, Petroleum, Psorinum. Diversi autori preferiscono rappresentare questa costituzione con due biotipi: il “sulfurico grasso”, la cui costituzione pur rimanendo prevalentemente sulfurica si avvicina a quella carbonica e il “sulfurico magro” (o “muriatico”) che si avvicina a quella fosforica. In tal caso la costituzione qui descritta si riferisce al biotipo “sulfurico neutro”.

■ COSTITUZIONE FOSFORICA: corrisponde al longitipo, cioè ad un soggetto snello, alto, slanciato, elegante, con arti lunghi e muscolatura ipotrofica, torace esile, viso triangolare e allungato, colorito pallido. E’ freddoloso, manca di vigore, si stanca facilmente, ma recupera velocemente le energie perché si sa risparmiare. Soffre di pressione arteriosa bassa che si innalza solo a causa dell’emotività E’ un intellettuale, ipersensibile, emotivo, idealista, che ci tiene all’estetica, malinconico, depresso, preoccupato della sua salute. Le predisposizioni morbose sono distonia neurovegetativa, malattie del sistema nervoso, problemi a carico dell’apparato respiratorio per l’insufficienza toracica (faringite, bronchite, asma, pertosse, ecc.), malattie reumatiche, scoliosi, piedi piatti, atonia gastrica e intestinale con conseguenti disturbi gastroenterici, colite, stitichezza. Si associa al temperamento nervoso. I rimedi omeopatici più adatti sono quelli contenenti fosforo. Il rimedio capostipite è Calcarea phosphorica. Gli altri principali sono Kalium phosphoricum, Magnesia fosforica, Natrum phosphoricum, Phosphorus, Chamomilla, Pulsatilla.

■ COSTITUZIONE FLUORICA: corrisponde ad un soggetto con asimmetria pronunciata e irregolarità morfologica del fisico, magro, dita allungate e sottili, con scheletro decalcificato, ipotonia muscolare, fragilità e lassità dei legamenti. E’ paragonabile all’acrobata per la capacità di assumere posture particolari. E’ molto intelligente ma instabile, reagisce in modo imprevedibile ed estemporaneo, è cioè il classico genialoide. Le predisposizioni morbose sono instabilità psichica tendente alla paranoia, scoliosi, sclerosi, osteoporosi, carie dentali, problemi a carico delle articolazioni (distorsioni, lussazioni), lombalgie, ptosi di stomaco, rene e utero, ernie congenite, varici, emorroidi. I rimedi omeopatici più adatti sono quelli contenenti fluoro. Il rimedio capostipite è Calcarea fluorica. Gli altri principali sono Fluoricum acidum, Mercurius solubilis, Argentum nitricum, Aurum metallicum. Diversi autori non annoverano questa costituzione tra quelle di base (si limitano a considerare solo le prime tre), in quanto sarebbe un’espressione patologica derivante dalla costituzione fosforica, corrispondente cioè al longitipo maggiormente astenico.

Ogni costituzione presenta, come abbiamo visto, un peculiare dinamismo psico-fisico per cui la individuazione di quella cui appartiene il paziente consente di prevedere e di prevenire la comparsa di patologie verso le quali esiste una sua predisposizione. Infatti a ciascuna costituzione corrispondono uno più organi o apparati più soggetti rispetto agli altri a sviluppare patologie o a non funzionare correttamente. Conoscendo questi organi o apparati e le loro disfunzioni è possibile praticare una terapia omeopatica (o qualunque altra) di prevenzione non generica ma mirata e quindi con maggiori possibilità di successo. Inoltre anche nel caso in cui ci si trova di fronte ad una diminuzione o ad una perdita dello stato di salute, la conoscenza della costituzione risulta indispensabile in quanto essa permetterà di adottare un intervento terapeutico sicuramente più mirato. Ciò avverrà, lo ripetiamo, con la individuazione del rimedio omeopatico più “simile” al paziente.

E’ evidente però che la suddetta classificazione del biotipo umano nelle quattro costituzioni è solo schematica. Nella realtà difficilmente un individuo si identifica completamente con una sola costituzione: è più facile che egli abbia una costituzione mista a caratteristiche incrociate, connotata però sempre da una predominanza di una delle quattro costituzioni-base su tutte le altre.

Il modello di Pende: approccio endocrinologico

Affezioni-Rimedi  - image Nicola-Pende_4 on https://rimediomeopatici.comAltri studi, dello stesso periodo e degli ani successivi, hanno proposto altre interessanti classificazioni che hanno ulteriormente ampliato e completato la materia. Si deve al medico endocrinologo italiano Nicola Pende (1880-1970) il merito di aver elaborato, riprendendo la dottrina costituzionalistica del suo maestro Giacinto Viola (1870-1943), un’analisi della costituzione in cui viene rintracciata la connessione tra le caratteristiche morfologie, fisiologhe e psicologiche e le funzioni endocrine degli organismi umani, gettando così le basi per l’introduzione dell’endocrinologia costituzionale. In altri termini viene osservato come il funzionamento delle ghiandole endocrine può agire sull’aspetto fisico e sulla disposizione psicologica del singolo individuo. Secondo Pende la costituzione è la risultante morfologica, fisiologica e psicologica, variabile da individuo a individuo, delle proprietà di tutti gli elementi cellulari ed umorali del corpo e delle loro combinazioni, determinata dalle leggi dell’ereditarietà ed accessoriamente dalle azioni perturbatrici esercitate dall’ambiente. Sono evidenti in tale tesi, come egli stesso sosterrà pubblicamente, i legami tra la moderna medicina clinica veramente ippocratica, la “medicina del malato più che della malattia” e la medicina omeopatica di Hahnemann tesa alla continua ricerca della “individualizzazione” del malato, attraverso lo studio delle sue caratteristiche psico-somatiche e delle predisposizioni patologiche, finalizzata alla scelta della terapia singola e personalizzata a lui corrispondente, secondo la Legge di Similitudine.

Le ghiandole endocrine maggiormente interessate sono la tiroide,  la midollare del surrene e la corticale del surrene che compongono la ghiandola surrenale o surrene, nonché le ghiandole sessuali (gonadi) ovaie e testicoli. Le ghiandole endocrine sono ghiandole a secrezione interna, cioè quelle il cui prodotto, che sono gli ormoni, viene direttamente immesso nel sangue.

La tiroide produce gli ormoni (al 90% la tiroxina o T4 ed al 10% la triiodotironina o T3) che agiscono sul metabolismo cellulare e sui relativi processi di accrescimento, per cui una sua eccessiva attività (ipertiroidismo) o una sua ridotta attività (ipotiroidismo) comportano rispettivamente un aumento o un rallentamento del metabolismo basale, cioè del consumo energetico dell’organismo a riposo e dell’attività metabolica dei tessuti, cioè della velocità di utilizzazione delle sostanze energetiche come ad es. i grassi.

Il surrene produce, in risposta a situazioni di stress, gli ormoni che migliorano la reattività dell’organismo preparandolo in tempi brevissimi a gestire l’emergenza, a fornirgli l’energia supplementare necessaria. La midollare del surrene, che è la ghiandola più interna, produce l’adrenalina che è l’ormone che interviene nei primissimi istanti e determina una vera e propria scarica di energia. La corticale del surrene, che è la ghiandola più esterna che avvolge la midollare, produce il cortisolo, che è l’ormone che interviene successivamente se la situazione stressante si prolunga e determina la resistenza allo stress.

Le ovaie producono estrogeni e progesterone che sono gli ormoni responsabili nella donna del ciclo mestruale, delle caratteristiche fisiche femminili, della distribuzione della peluria, dei caratteri sessuali secondari (lo sviluppo delle mammelle), del tono della voce, dell’attrazione verso il sesso maschile, ecc.

I testicoli producono gli androgeni che sono gli ormoni maschili che determinano lo sviluppo degli organi sessuali e delle masse muscolari, la struttura delle ossa, la distribuzione dei peli, l’attrazione verso il sesso femminile, ecc.

Il modello costituzionale elaborato dall’endocrinologo italiano si sintetizza graficamente tramite la costruzione di una piramide triangolare, denominata “Piramide del Pende”, la cui base racchiude il patrimonio genetico e le tre facce rappresentano:

Affezioni-Rimedi  - image Piramide-Pende_9.52 on https://rimediomeopatici.com1) la faccia morfologica che evidenzia appunto la forma e la struttura della costituzione, cioè che identifica la costituzione fisica. Rappresenta ciò che si è fisicamente;

 2) la faccia dinamica-umorale che comprende il temperamento, cioè l’indole, il modo di agire e di reagire agli stimoli esterni, che è congenito, presente fin dalla nascita, non dipendendo dalle esperienze post-natali. Rappresenta ciò che si è in sé, dentro se stessi.

3) la faccia psicologica che costituisce il carattere, comprensivo dell’intelligenza, cioè quel modo unico di essere e di reagire dettato dall’impatto del temperamento con l’ambiente, sulla base delle singole esperienze di vita. Rappresenta ciò che si diviene, in seguito alla relazione con il mondo esterno. Due persone che alla nascita presentano lo stesso temperamento non avranno mai lo stesso carattere, perché esse sicuramente vivranno esperienze diverse in circostanze diverse.

La sintesi delle tre facce è il vertice della piramide, cioè la sintesi delle proprietà vitali dell’individuo, la sua resistenza all’ambiente (alle cause patogene), il suo rendimento dinamico complessivo. Ciò è proprio indicativo della costituzione.

In ogni costituzione è sempre possibile distinguere una fase “stenica” di difesa attiva ed una fase “astenica” di cedimento, ognuna delle quali si presenta con caratteristiche peculiari per ciascun biotipo.

La scuola di Pende descrive pertanto quattro quadri endocrini corrispondenti ad altrettante costituzioni:

■ Brevilineo astenico, caratterizzato da uno scarso funzionamento della tiroide (ipotiroidismo), della corticale del surrene (ipocorticosurrenismo) e delle ghiandole sessuali (ipogonadismo). Corrisponde al biotipo carbonico o al biotipo linfatico.

■ Brevilineo stenico, caratterizzato da un aumentato funzionamento della corticale del surrene (ipercoticosurrenismo). Corrisponde al biotipo sulfurico grasso o al biotipo sanguigno.

■ Longilineo astenico, caratterizzato da un aumentato funzionamento della tiroide (ipertiroidismo) e della midollare del surrene (ipermedullosurrenismo), ma da uno scarso funzionamento della corticale del surrene (ipocorticosurrenismo). Corrisponde al biotipo fosforico o al biotipo nervoso.

■ Longilineo stenico, caratterizzato da un aumentato funzionamento sia della midollare che della corticale del surrene (ipersurrenismo). Corrisponde al biotipo sulfurico magro (muriatico) o al biotipo bilioso, anche se quest’ultima corrispondenza è un po’ forzata, è solo didattica, in quanto il biotipo bilioso può associarsi a qualsiasi costituzione.

Il modello di Martiny: approccio embriologico

Affezioni-Rimedi  - image Marcel-Martiny_4 on https://rimediomeopatici.comSuccessivamente il medico francese Marcel Martiny (1897-1982), il più brillante dei discepoli di Pende, introduce un’analisi costituzionale di tipo embriogenetico che cerca di dare una risposta sulle origini dei segni morfologici, fisiologici, neuroendocrini, psicologici che caratterizzano il biotipo. Secondo Martiny la costituzione di ciascun individuo dipende dallo sviluppo del disco germinativo e quindi dei foglietti embrionali che daranno origine, differenziandosi, a tutte le strutture dell’essere umano. Nelle prime tre settimane di gestazione, in seguito al processo di gastrulazione, si sviluppa il disco germinativo composto da tre strati sovrapposti di cellule, i foglietti embrionali, da cui avranno origine i diversi organi e apparati.

Il primo foglietto, quello più profondo, è l’endoblasto da cui si originano bocca, esofago, stomaco, intestino tenue, intestino crasso, retto, ano, fegato, pancreas, timo, prostata, epitelio dei bronchi, mucose degli organi interni, ecc.

Il secondo foglietto embrionale, quello in posizione centrale, è il mesoblasto da cui si originano cuore, vasi sanguigni, muscoli, polmoni, corticale del surrene, ipofisi anteriore, scheletro, ovaie, testicoli, elementi corpuscolati sia del sangue (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine) che della linfa (linfociti), ecc.

Il terzo e ultimo foglietto, quello più esterno, è l’ectoblasto da cui si originano pelle, cervello, nervi, midollare del surrene, ipofisi posteriore, retina, ecc.

La predominanza nello sviluppo di un foglietto embrionale sugli altri determina un’esuberanza dei rispettivi organi di appartenenza e di conseguenza l’origine di tre costituzioni, cui si aggiunge una quarta quando i tre foglietti si trovano in una situazione di perfetto equilibrio. Più precisamente le costituzioni umane secondo Martiny risultano essere:

■ Endoblastica, nella quale prevale il foglietto endoblasto. Corrisponde al brevilineo astenico o al carbonico o al linfatico.

■ Mesoblastica, nella quale prevale il foglietto mesoblasto. Corrisponde al brevilineo stenico o al sulfurico grasso o al sanguigno.

■ Ectoblastica, nella quale prevale il foglietto ectoblasto. Corrisponde al longilineo astenico o al fosforico o al nervoso.

■ Cordoblastica, nella quale si ha l’equilibrio in quantità dei tre foglietti embrionali. Corrisponde al longilineo stenico o al sulfurico magro (muriatico) o al bilioso. Quest’ultima corrispondenza, lo ripetiamo, è un po’ forzata in quanto il biotipo bilioso può associarsi a qualsiasi costituzione.

Conclusioni

I modelli costituzionali esposti a mano a mano che si sono succeduti nel tempo sono diventati sempre più ricchi e completi. Si parte dal modello risalente a Ippocrate basato sulla teoria dei quattro umori (approccio umorale), si passa per il modello attribuibile a Vannier basato sull’analisi dei caratteri fisici e psichici (approccio psico-somatico), si passa ancora per il modello di Pende basato sull’analisi delle funzioni endocrine (approccio endocrinologico), si giunge infine al modello di Martiny basato su un’analisi di tipo embriogenetico (approccio embriologico).

Tali modelli, anche se partono da considerazioni ed approcci diversi (o apparentemente diversi), anche se sono il risultato di studi e di autori diversi in periodi diversi, anche se hanno contenuti scientifici diversi, anche se possiedono complessità diverse, presentano tutti delle evidenti similitudini e convergenze che non fanno altro che confermare la validità dei metodi adottati.

Le corrispondenze tra i diversi modelli costituzionali trattati sono riportate nello schema qui allegato.

Affezioni-Rimedi  - image COSTITUZIONI_18.7 on https://rimediomeopatici.comIn conclusione la costituzione umana, qualunque sia l’approccio con cui viene individuata, deve intendersi l’insieme dei caratteri morfologici, fisiologici (metabolici-funzionali) e psicologici di un individuo in grado di influenzare la sua reattività. Tali caratteri, legati prevalentemente all’ereditarietà e poco condizionati dall’ambiente, rendono gli individui tutti diversi tra di loro, soprattutto nell’aspetto esteriore.

Lo studio delle costituzioni umane assume un notevole interesse clinico, in particolare nella medicina omeopatica, perché consente di ricavare informazioni indispensabili sulle caratteristiche del paziente e sulle sue predisposizioni patologiche (il cosiddetto terreno), al fine di prescrivere il rimedio più adatto, il rimedio più “simile” a lui (al limite il simillimum). Ciò permetterà di attuare sia una terapia nei confronti delle malattie in atto, rimuovendone le cause profonde, sia una a carattere preventivo particolarmente mirata nei confronti delle predisposizioni morbose. Il concetto base, di ispirazione ippocratica e hahnemanniana, è che l’omeopatia è la medicina del malato più che della malattia.

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Cantharis

DESCRIZIONE

Il rimedio omeopatico Cantharis è estratto, come indica il suo nome latino, dall’insetto Cantharis vesicator. Questo è un coleottero appartenente alla famiglia dei Meloidi, che vive in gran parte dell’Europa centro-meridionale, ove preferisce i climi temperati secchi e lo si trova frequentemente su fiori e foglie di cui si nutre. Il suo nome scientifico è Affezioni-Rimedi  - image Lytta-vesicatoria_6 on https://rimediomeopatici.comLytta vesicatoria, ma è conosciuto anche come Cantaride e popolarmente come la “mosca spagnola”. L’esemplare adulto, lungo circa 10 – 25 mm, ha il corpo interamente di colore verde smeraldo metallico con riflessi dorati, tranne i flagelli delle antenne ed in qualche caso i tarsi delle zampe che sono neri. Le elitre (la coppia di ali mesotoraciche) sono sclerificate, rugose, ridotte e divergenti, solitamente dello stesso colore del corpo anche se in alcune forme possono essere presenti due bande gialle longitudinali o delle macchie dorate. Le ali metatoraciche (la seconda coppia di ali adatte al volo), sono ben sviluppate, integralmente membranacee e provviste di venulazione evidente e caratteristica.

L’insetto contiene un principio attivo, denominato cantaridina, che si estrae dalla polvere ottenuta dopo la sua essicazione e che è conosciuto sin dall’antichità. Ha odore caratteristico, sgradevole e sapore amaro pungente; è insolubile in acqua fredda e solubile negli oli. La cantaridina ha proprietà rubefacenti e vescicatorie. E’ fortemente irritante sulla pelle e può provocare vescicole nei punti di contatto. Per la facilità del suo assorbimento cutaneo o peggio ancora se ingerita, è estremamente pericolosa per la salute umana, potendo causare, in doti eccessive, finanche la morte. I sintomi sono costituiti da abbondante salivazione, nausea, vomito, cefalea, diarrea, dolori addominali, ematuria, nefrite emorragica, convulsioni e collasso. In passato veniva usata come revulsivo locale, antiflogistico, vescicatorio, antirabbico, veleno e persino come afrodisiaco. Veniva adoperata per stimolare l’entrata in calore delle giumente.

Il rimedio omeopatico Cantharis si ottiene dalla tintura o dalla triturazione con lattosio degli insetti Cantharis vesicator  e dalle successive diluizioni-dinamizzazioni in soluzione idroalcolica.

Per ulteriori informazioni sulla preparazione, consultare l’articolo “Rimedi omeopatici: origine” della sezione del sito “Approfondimenti”.

CARATTERISTICHE DEL RIMEDIO

Cantharis è un rimedio ad azione locale che agisce prevalentemente sull’apparato urinario, ma anche sulle gonadi, sull’apparato gastro-intestinale, sul sistema nervoso, sulla pelle, sulle mucose e sulle sierose.

Tutte le secrezioni, liquide o vischiose con possibili tracce ematiche, risultano abbondanti ed escorianti.

L’individuo che richiede Cantharis ha sensazioni di bruciore e di calore brutali e violente, presenta dermatiti brucianti (in Rhus tox le vescicole sono meno brucianti, più pruriginose, più piccole, di colore rosso scuro, dolenti ed Affezioni-Rimedi  - image CANTHARIS-gocce-granuli1 on https://rimediomeopatici.comaggravate dal freddo), ha dolori all’addome insopportabili, taglienti (simili a coltellate) e costrittivi che sopraggiungono soprattutto quando la vescica è piena, ha minzione difficile, lenta e dolorosa, nonché frequente con emissione di poche gocce di urina.

Il dolore bruciante e l’intollerabile bisogno di urinare sono i sintomi guida di Cantharis in tutte le affezioni infiammatorie.

Il soggetto ha un’iperestesia generale (aumento della sensibilità cutanea di tipo dolorifico, determinata da un’anormale eccitazione nervosa), occhi lucidi e pupille molto dilatate, viso pallido con espressione di sofferenza, sete con avversione per il bere. E’ una persona prostrata e stanca, depressa, inquieta e agitata (si muove continuamente) ed ha un aumentato desiderio sessuale.

I bruciori non migliorano né durante né dopo la minzione. I sintomi cutanei migliorano con applicazioni fredde. La diarrea peggiora dopo i pasti o dopo aver bevuto. I dolori all’addome migliorano piegandosi in due e peggiorano con la pressione (Colocynthis invece migliora sia piegandosi in due che con la pressione). I dolori alla vescica peggiorano bevendo anche piccole quantità di acqua o bevendo caffè.

I principali sinergici (complementari) sono Belladonna, Mercurius, Phosphorus, Pulsatilla, Sepia, Sulphur.

I principali antidoti sono Aconitum (per la violenza dei dolori), Apis (per la cistite), Camphora (per la stranguria e l’oliguria), Kali nitricum (per i sintomi renali).

L’incompatibile è Coffea.

 

USO DEL RIMEDIO

Il rimedio omeopatico Cantharis si usa nei seguenti principali casi, quando i sintomi corrispondono e si associano alle caratteristiche del rimedio stesso.

1) APP. URINARIO. Cistite con ematuria. Uretrite. Nefrite acuta. Albuminuria. Stranguria. Oliguria.

2) PELLE. Erisipela. Eritema solare. Dermatite con grosse vescicole o bolle. Herpes e più specificamente Herpes zoster. Ustioni di secondo grado.

3) TESTA. Vertigini e cefalea con pulsazioni e sensazione di caldo. Congiuntivite e irritazioni oculari con lacrimazione escoriante. Infiammazione alle orecchie. Afte e glossite.

4) GOLA. Angine di gola. Faringite. Laringite. Raucedine.

5) APP. RESPIRATORIO. Affezioni catarrali delle vie aeree con muco appiccicoso e fitte violente quando si respira.

6) APP. GENITALE: Infiammazione dell’utero, delle ovaie, della vagina, o degli organi esterni con bruciore. Ipersensibilità di tutti gli organi. Dismenorrea. Mestruazioni anticipate e abbondanti. Nel post-partum il rimedio può favorire le contrazioni per l’espulsione della placenta. Prostatite.

7) APP. GASTRO-INTESTINALE. Violenti dolori di stomaco. Bruciore di tutto il tubo digerente. Muco ed a volte sangue in vomito e feci. Coliche addominali. Diarrea con bruciore all’ano.

8) SISTEMA NERVOSO. Infiammazione dei tessuti nervosi e iperestesia. Ansia, irrequietezza, irritazione, eccessi di rabbia.

DOSI

In tutti i casi, se acuti diluizione 5CH, 1 granulo ogni 5 – 10 min, oppure 5 gocce ogni 10 – 15 min, allungando i tempi con i miglioramenti; se recidivanti diluizione 7CH, 3 – 4 granuli o 5 – 10 gocce ogni 3 ore.

Nei problemi di pelle è utile aggiungere applicazioni locali di pomata di Cantharis in associazione con Calendula e Rhus toxicodendron. Nei casi di ustioni di secondo grado può essere utile l’associazione con Arnica montana.

Negli stati infiammatori acuti e sub-acuti dell’apparato genito-urinario, può essere utile l’associazione con Arsenicum album, Mercurius, Hepar sulphur.

(*) V. Note esplicative

Affezioni-Rimedi  - image logo-rimedi-omeopatici-mini25 on https://rimediomeopatici.com

Carbo animalis

DESCRIZIONE

Il rimedio omeopatico Carbo animalis trae origine, come d’altronde indica il suo nome latino, dal carbone animale. Quest’ultimo, detto anche carbone d’ossa o nero animale o ancora nero d’ossa, è ottenuto dalla carbonizzazione delle Affezioni-Rimedi  - image Carbone-attivoi_4 on https://rimediomeopatici.comossa e dei tessuti animali, preventivamente sgrassati, che si pratica con un loro riscaldamento ad elevata temperatura (calcinazione) ed in assenza d’aria. Il risultato si presenta sottoforma di una polvere nera inodore, praticamente insolubile in acqua e in alcool, dotata di un forte potere adsorbente. Tale ultima caratteristica consente di classificare il carbone animale come un carbone attivo, in grado cioè di adsorbire sia sostanze gassose che sostanze solide disperse o disciolte in soluzioni diverse. Questo tipo di carbone è utilizzato infatti nei filtri delle maschere antigas, nel recupero dei vapori dei solventi, per l’eliminazione delle impurezze da soluzioni, come deodorante, decolorante, disinfettante ed altro ancora, nonché, opportunamente purificato, come farmaco da assumere per adsorbire e neutralizzare l’ingestione accidentale di sostanze tossiche. Oggi, per i suddetti usi, il carbone animale è stato quasi del tutto sostituito dal carbone di origine vegetale.

Il rimedio omeopatico Carbo animalis si ottiene dalla triturazione con lattosio del carbone animale e dalle successive diluizioni-dinamizzazioni in soluzione idroalcolica. Il carbone animale che si utilizza deriva dalla cute di bue carbonizzata.

Per ulteriori informazioni sulla preparazione, consultare l’articolo “Rimedi omeopatici: origine” della sezione del sito “Approfondimenti”.

CARATTERISTICHE DEL RIMEDIO

Carbo animalis è un rimedio omeopatico ad azione locale, fratello gemello di Carbo vegetabilis, avendo un quadro clinico analogo. La sua costituzione è carbonica. La sua diatesi è psoro-sicotica, cioè ha le caratteristiche sia della diatesi psorica che della diatesi sicotica.

Agisce principalmente sul tessuto linfatico, sul sistema nervoso, sulla mucosa gastro-intestinale, sull’apparato vascolare e sulla cute essendo il rimedio che proviene dal cuoio di bue.

E’ indicato nei casi di malattie che compaiono insidiosamente, che si sviluppano lentamente e divengono croniche. La Affezioni-Rimedi  - image CARBO-ANIMALIS-granuli_23 on https://rimediomeopatici.comsua azione a livello delle ghiandole e del tessuto linfatico si manifesta con un locale indurimento, come una pietrificazione dolorosa, ove la cute diviene di colorazione purpurea, cui segue l’ulcerazione e l’emissione di liquido icoroso (che cioè ha l’aspetto dell’icore, riferito a essudato caratteristico dei processi cancrenosi). E’ spesso utile dopo un’intossicazione alimentare, specie da pesce avariato o legumi guasti.

Caratteristici del rimedio sono la lentezza, il turgore, la flatulenza, l’ingorgo venoso, le turbe digestive con disgusto per gli alimenti grassi e la pirosi.

Il soggetto Carbo animalis è in genere un anziano freddoloso con viso, naso, unghie e dita cianotiche, con una cattiva circolazione linfatica e sanguigna; è debole al punto tale da avvertire molta stanchezza camminando; è triste, depresso, pauroso, solitario, prostrato e ansioso ancor più di Carbo vegetabilis; ha polso irregolare; ha sensazione di calore alla testa ed alle membra; ha ondate di calore ed emorragie se donna; è ipermetrope (invece Carbo vegetabilis è miope).

I sintomi peggiorano con il freddo, dopo essersi rasati, al minimo contatto, dopo la mezzanotte. Quelli della testa peggiorano con il riposo, quelli gastrici (bruciore e dolore) peggiorano di notte.

I sintomi migliorano con il caldo. Quelli gastrici migliorano mangiando, ma ciò non migliora la debolezza.

I principali sinergici (complementari) sono Calcarea fluorica e Calcarea phosphorica.

In genere, Carbo animalis viene preferito a Carbo vegetabilis in caso di tumefazioni ghiandolari con indurimento; invece si preferisce Carbo vegetabilis in caso di sintomi circolatori.

USO DEL RIMEDIO

Il rimedio omeopatico Carbo animalis si usa nei seguenti principali casi, quando i sintomi corrispondono e si associano alle caratteristiche del rimedio stesso.

1) SISTEMA LINFATICO. Tumefazioni dolorose multiple, con indurimento e ipertrofia, a carico delle ghiandole sottomascellari, parotidee, cervicali, salivari, ascellari, mammarie, ecc.

2) APP. GASTROENTERICO. Gastrite, atonia gastrica, dispepsia, iperacidità e pirosi gastrica, sintomi gastro-cardiaci, flatulenza eccessiva (ma meno di Carbo vegetabilis) con disgusto verso gli alimenti grassi che non vengono digeriti (come Pulsatilla). Stipsi o diarrea fetida. Emorroidi.

3) APP. RESPIRATORIO. Tosse rauca secca e soffocante, che peggiora stando coricati sul lato dx, oppure con espettorazione verdastra, purulenta e maleodorante (in Carbo vegetabilis è giallognola e più maleodorante). Bronchite cronica. Polmonite recidivante.

4) APP. GENITALE FEMMINILE. Ipermenorrea e mestruazioni frequenti, più abbondanti al mattino, accompagnate da grande prostrazione. Leucorrea bruciante, irritante e maleodorante (come quella di Kreosotum). Dismenorrea. Debolezza durante l’allattamento.

5) SISTEMA CIRCOLATORIO. Stasi venosa. Vene varicose.

6) TESTA. Cefalea pulsante dopo le mestruazioni o al mattino dopo gli stravizi. Dolori soprattutto occipitali con sensazione che la testa sia in pezzi. Otorrea icorosa. Udito confuso, cioè non si distingue la direzione da cui provengono i suoni. Gonfiore del periostio (membrana di tessuto connettivo che riveste le ossa) dietro alle orecchie. Parotite. Odontalgia. Parodontite.

7) SISTEMA MUSCOLO-SCHELETRICO. Lombaggine con sensazione di schiena rotta. Dolori alle articolazioni, alle ossa ed ai muscoli. Rigidità delle dita. Freddezza ai piedi e alle dita, come se fossero stati congelati, con calore e bruciore.

8) PELLE. Acne rosacea. Geloni, verruche negli anziani, croste al cuoio capelluto.

DOSI

In tutti i casi: se acuti, diluizione 4CH, 3 granuli più volte al dì; se sub-acuti, diluizione 7 – 9CH, 3 granuli 1 – 2 volte al dì; se cronici, diluizione 15 – 30CH, 3 granuli da una volta al dì a una volta a settimana.

(*) V. Note esplicative

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Macchia mediterranea

Caratteristiche generali

Con il termine “macchia mediterranea” si intende quella particolare associazione vegetale, tipica delle terre costiere che si affacciano sul Mare Mediterraneo, formata da alberi con portamento arbustivo e da arbusti in Affezioni-Rimedi  - image Macchia-mediterranea2 on https://rimediomeopatici.comprevalenza sempreverdi. Gli arbusti, a differenza degli alberi, sono piante i cui rami si separano dal tronco centrale in posizione molto vicina al terreno o il cui tronco non è presente del tutto ed in genere hanno un’altezza non superiore ai 4 – 5 m. Le piante sempreverdi sono quelle che, a differenza delle caducifoglie o decidue, non lasciano cadere le foglie durante la stagione invernale. Il nome “macchia” deriva dal fatto che tali piante si dispongono sul terreno in modo non uniforme ma per l’appunto a macchie.

In Italia la macchia mediterranea si trova lungo le coste tirreniche, nelle isole, lungo il basso versante adriatico e in buona parte del versante ionico. Al di fuori dell’area mediterranea, formazioni arbustive che hanno caratteristiche molto simili alla macchia, ma con specie del tutto diverse, si trovano anche in Sudafrica, in Australia, in California e in Cile.

La macchia mediterranea è una formazione vegetale, fatta di piante per lo più autoctone, che si è costituita come risultato della trasformazione del paesaggio ad opera dell’uomo nel corso dei millenni, attraverso incendi e disboscamenti a discapito della primordiale foresta mediterranea, caratterizzata da alberi secolari, poderosi, di alto fusto (fino a 20 – 30 m), quali soprattutto il leccio. Pertanto l’eccessivo consumo di legna da ardere e per le costruzioni, la necessità di ricavare pascoli e campi per l’agricoltura hanno determinato la graduale sostituzione spontanea della foresta con la macchia, cioè con arbusti di minori dimensioni.

La macchia mediterranea, pur ricoprendo una minima parte delle terre emerse del pianeta (appena il 2%), ospita una quantità abbastanza rilevante di specie botaniche (oltre il 20% dell’intero pianeta), costituendo una importantissima riserva di biodiversità. La biodiversità è la varietà delle forme di vita vegetale e animale presenti negli ecosistemi del pianeta, intendendo per questi ultimi i luoghi nei quali i suddetti organismi interagiscono tra di loro e con l’ambiente che li circonda. L’ecosistema macchia mediterranea fornisce nutrimento e riparo a insetti (cicale, cavallette o meglio locuste, scorpioni, millepiedi, ecc.), rettili (bisce, vipere, testuggini, ecc.), uccelli (tordi, capinere, cardellini, cinciallegre, verdoni, picchi, ecc.) e mammiferi (cinghiali, istrici, tassi, volpi, ecc.).

La macchia mediterranea, pertanto, è una delle formazioni vegetali più interessanti e complesse non solo dal punto di vista botanico, rappresentando un patrimonio di estremo valore scientifico e naturalistico, tale da attirare l’attenzione degli studiosi che da sempre ne hanno esaminato tutti gli aspetti che la caratterizzano. La sua conformazione e l’estetica dei suoi costituenti, inoltre, conferiscono ai paesaggi costieri un’immagine unica di notevole bellezza e suggestione.

 

Caratteristiche ambientali

La macchia mediterranea si estende in massima parte su suoli aridi, poco profondi, rocciosi, calcarei e con un rapido drenaggio idrico. Svolge anche l’importantissima funzione di difesa del territorio dall’azione avversa ed eccessiva degli agenti atmosferici (vento e maggiormente pioggia), scongiurando i fenomeni di dissesto quali dilavamento ed erosione del suolo, frane, alluvioni. Essa è in grado quindi di preservare il corretto equilibrio idrogeologico. Più specificamente, essendo l’acqua uno dei più efficaci solventi naturali, quando cade con la pioggia avvia nel terreno un processo di erosione per dilavamento che ne diminuisce la consistenza e quindi la stabilità, dando luogo successivamente a crolli strutturali che sono le frane. Su un territorio ricoperto da fitta vegetazione il fenomeno è molto meno significativo, in quanto la presenza delle piante ostacola il dilavamento del suolo rallentando il relativo apporto idrico, sia perché le stesse piante costituiscono una sorta di ombrello protettivo, sia perché ritengono meccanicamente il terreno con le proprie radici e sia perché assorbono direttamente l’acqua in eccesso, indispensabile al processo di fotosintesi clorofilliana. La fotosintesi clorofilliana è il processo secondo il quale le piante imprigionano la luce solare per mezzo della clorofilla (pigmento verde) contenuta nelle foglie e contemporaneamente assorbono l’anidride carbonica attraverso le foglie (dagli stomi, organi situati prevalentemente nella pagina inferiore della foglia) e l’acqua attraverso le radici. La luce serve come fonte di energia per separare nelle molecole di acqua gli atomi di idrogeno da quelli di ossigeno. L’idrogeno reagisce chimicamente con l’anidride carbonica per formare gli zuccheri, necessari alla vita biologica delle piante. L’ossigeno viene liberato nell’atmosfera come prodotto di scarto (sempre attraverso gli stomi), che invece risulta indispensabile alla vita animale tramite la respirazione, la quale in effetti è il processo inverso a quello di fotosintesi clorofilliana.

Nelle zone costiere in cui vive la macchia mediterranea il clima è temperato, caratterizzato cioè da inverni miti e umidi e da estati calde e secche. La piovosità, mai rilevante, è concentrata principalmente nei mesi invernali, per diventare scarsissima o quasi assente nei mesi estivi. La temperatura estiva è mediamente superiore ai 20 °C e d’inverno il gelo è assai raro.

 

Caratteristiche della vegetazione

La vegetazione della macchia mediterranea è tipicamente costituita da arbusti, in genere sempreverdi, a crescita bassa, di altezza compresa tra qualche decina di cm e qualche metro. Presenta delle caratteristiche particolari che sono il risultato delle trasformazioni messe in atto per adattarsi all’ambiente in cui vivono.

Per questo molte piante sono delle “sclerofille”, cioè con foglie piccole e dure e spesso anche lucide, che sono capaci di conservare le riserve idriche e di riflettere la luce solare. Infatti questa morfologia determina la riduzione del processo di traspirazione, con il quale le piante eliminano, attraverso soprattutto le pagine inferiori delle foglie (dagli stomi), l’acqua assorbita sotto forma di vapore acqueo. Ciò rende la vegetazione adatta a resistere ai lunghi periodi della siccità estiva. Ad esempio nella macchia troviamo piante come il leccio (nome scientifico Quercus ilex), il corbezzolo (Arbutus unedo), l’alloro (Laurus nobilis), la fillirea (Phillyrea latifolia e angustifolia), il lentisco (Pistacia lentiscus) che hanno le foglie lucide e ricoperte da uno strato di cera e di resina che impedisce loro di perdere l’acqua. L’oleandro (Nerium oleander) invece presenta una peluria sulle pagine inferiori delle foglie che serve sempre a ridurre la perdita di vapore acqueo.

Le piante della macchia hanno generalmente fusti forti e resistenti in modo da tollerare i venti salmastri che soffiano dal mare.

Le radici sono molto sviluppate ed estese, in grado di raggiungere gli strati profondi del terreno per assorbirne l’umidità e le sostanze minerali. Il fogliame è abbastanza denso e persistente tale da riparare il suolo dalla luce solare evitando che si dissecchi rapidamente. Per questo motivo all’interno della macchia sono scarsamente presenti le piante erbacee.

Adattandosi al clima, le piante concentrano la fase di maggiore attività vegetativa nel periodo invernale o primaverile (ove, come detto, si verifica il massimo della piovosità), mentre rallentano la loro attività fino a cadere in una condizione di stasi vegetativa durante il periodo estivo (ove, come detto, fa caldo e si verifica il massimo della siccità). Per gran parte di esse, quindi, la produzione di nuove foglie, la fioritura e la fruttificazione avvengono durante i mesi invernali e primaverili. Tale fenomeno è noto come “estivazione” ed è tipico delle zone sub-tropicali, come quelle in cui ricade la macchia mediterranea e le citate altre macchie esistenti sul pianeta.

Un’altra strategia adottata per adeguarsi al clima è quella delle cosiddette piante geofite, che sono piante con le gemme inserite in organi vitali sotterranei quali bulbi, rizomi e tuberi. Ciò le rende capaci di resistere al calore estivo. Ad esempio nella macchia troviamo molte liliacee, che hanno proprio tali caratteristiche, come l’asparago selvatico (Asparagus albus), il pungitopo (Ruscus aculeatus), l’asfodelo (Asphodelus microcarpus) con i suoi bellissimi fiori.

Sui tratti di costa bagnati dalle acque marine o comunque esposti ai venti carichi di salsedine crescono diverse varietà di piante alofile (o alofite), che hanno cioè la capacità di vivere su terreni o in ambienti fortemente salini, cioè con elevata concentrazione di cloruro di sodio. I meccanismi di adattamento delle piante alofile alla elevata salinità sono essenzialmente: una maggiore resistenza all’entrata del cloruro di sodio nella cellula vegetale, l’accumulo del cloruro di sodio nei vacuoli cellulari, l’eliminazione del cloruro di sodio mediante cellule secretrici. Troviamo quindi la gramigna delle spiagge (Agropyron junceum), la camomilla marina (Anthemis maritima), l’eringio marino (Eryngium maritimum), l’erba medica marina (Medicago marina), il giglio marino (Pancratium maritimum), l’ammofila (Ammophila arenaria).

Sono inoltre presenti molte piante aromatiche, cioè contenenti sostanze aromatiche, ricche di oli essenziali (essenze) profumati che hanno la funzione di tenere lontani gli animali per non farsi mangiare o molestare. Troviamo quindi, solo per citare le più note, il rosmarino (Rosmarinus officinalis), la menta (Mentha piperita), la salvia (Salvia officinalis), l’origano (Origanum vulgare), la maggiorana (Origanum majorana), il ginepro (Juniperus communis ), il mirto (Myrtus communis), la lavanda (Lavandula officinalis), il timo (Thymus vulgaris), l’elicriso (Helichrysum italicum). Spesso di queste piante aromatiche se ne fa un uso farmaceutico e cosmetico, per le loro proprietà terapeutiche ed anche un uso alimentare per aromatizzare cibi e bevande.

   

La foresta mediterranea

Come si è detto, la vegetazione originaria che anticamente occupava il bacino del Mediterraneo era la foresta mediterranea, costituita da piante poderose a portamento arboreo, cioè da alberi dalle cospicue dimensioni. Affezioni-Rimedi  - image Foresta-mediterranea on https://rimediomeopatici.comL’albero è una pianta capace di svilupparsi in altezza tramite un fusto legnoso, detto tronco, che di solito inizia a ramificarsi a qualche metro dal suolo, a differenza dell’arbusto ove il tronco inizia a ramificarsi quasi subito.

Nella foresta mediterranea vi era la netta prevalenza del leccio (nome scientifico Quercus ilex), detto anche elce, che è un albero sempreverde del genere delle querce, con tronco raramente diritto, singolo o diviso alla base, di altezza che può arrivare anche a 30 m, di aspetto maestoso con una folta chioma. Può vivere fino a 400 anni.

Discretamente diffusa era anche la sughera (Quercus suber), che è un albero sempreverde ancora del genere delle querce, originario della parte più occidentale del bacino del Mediterraneo (Marocco e Penisola Iberica), di altezza fino a 20 m, dal portamento contorto e dalla chioma più rada ed espansa. Vive mediamente 250 – 300 anni. In tempi moderni dalla sua corteccia, densa e spessa, si ricava il famoso sughero e per questo la pianta è stata soggetta ad uno sfruttamento così intenso da rischiare l’estinzione. La sughera, rispetto al leccio, teme di più le temperature rigide (di qualche grado al di sotto dello zero), però resiste meglio agli incendi proprio grazie all’azione protettiva del sughero.

Affezioni-Rimedi  - image Leccio5 on https://rimediomeopatici.comAffezioni-Rimedi  - image Sughera2 on https://rimediomeopatici.comIl suolo della foresta era umido e di notevole spessore, a causa della fitta coltre di chiome ed il sottobosco era costituito da poche specie vegetali capaci di vivere all’ombra dei possenti alberi.

Lo sviluppo progressivo delle grandi civiltà antiche (fenici, greci, romani), specie lungo le coste, determina la conseguente intensificazione dei disboscamenti legati alle attività antropiche (che sono le attività dell’uomo che hanno incidenza sull’ambiente). I grandi alberi secolari vengono abbattuti per ricavare la legna con cui accendere i fuochi o da utilizzare come materiale per le costruzioni. L’esigenza crescente di avere a disposizione campi per la pastorizia o per l’agricoltura porta altresì alla distruzione di intere foreste. A ciò si aggiungono gli incendi intenzionali per queste ed altre finalità, come ad es. quella per ricavare gli spazi abitativi.

Il protrarsi nel tempo di tali attività antropiche comporta che la foresta cede sempre di più il posto alla macchia mediterranea, in quanto l’impoverimento della copertura vegetale crea gradualmente le condizioni per la crescita di una vegetazione arbustiva più bassa e “meno esigente”, in grado cioè di vivere su terreni dilavati e quindi più aridi e poveri.

 

Classificazione della macchia

In relazione alla composizione delle specie residenti ed allo sviluppo in altezza della vegetazione, la macchia mediterranea può essere classificata nei seguenti tipi.

◊ Macchia alta, costituita da boschi di alberi a portamento arbustivo, con altezze che mediamente raggiungono i 4 – 5 m. Sono rappresentativi il leccio (Quercus ilex), la sughera (Quercus suber), il pino domestico (Pinus pinea), il pino d’Aleppo (Pinus halepensis), il corbezzolo (Arbutus unedo), il carrubo (Ceratonia siliqua) e, nei versanti più freschi o ad altitudini più elevate, le querce caducifoglie come la roverella (Quercus pubescens) e il cerro (Quercus cerris). 

◊ Macchia bassa, costituita da diverse specie di arbusti con altezze non superiori ai 2 – 3 m, di aspetto bello e rigoglioso, che iniziano a fiorire verso la fine dell’inverno e durante la stagione autunnale si riempiono di frutti aventi, in molti casi, dei colori vivaci. Ne fanno parte l’ilatro comune (Phillyrea latifolia), l’olivastro o olivo selvatico (Olea europea sylvestris), il lentisco (Pistacia lentiscus), il mirto (Myrtus communis), l’alloro (Laurus nobilis), la malva (Malva sylvestris), l’oleandro (Nerium oleander), il ginepro rosso (Juniperus oxicedrus), l’erica (Erica arborea,  multiflora e scoparia) ed altre piante.

Affezioni-Rimedi  - image Gariga on https://rimediomeopatici.com◊ Gariga, costituita da vegetazioni cespugliose e discontinue di altezza massima di 1 – 1,5 m, ma in genere inferiore ai 50 cm. In realtà la gariga è una formazione vegetale secondaria che rappresenta il successivo stadio involutivo della macchia mediterranea dovuto ad un ulteriore degrado del territorio. Dopo di essa, nella scala dell’involuzione, esiste la steppa, che è una prateria senza alberi e subito dopo il deserto. Quindi una sua diffusa presenza è indice di un inizio di desertificazione. Quando su un territorio occupato dalla gariga termina ogni intervento umano, dopo un certo lasso di tempo ricompare la macchia, si risale cioè nella scala precedente e si va verso l’evoluzione dell’ecosistema.

In sintesi gli effetti del degrado del territorio dovuto alle attività antropiche ed ai cambiamenti climatici sono schematizzabili nei seguenti passaggi involutivi:

Foresta mediterranea >> Macchia mediterranea >> Gariga >> Steppa >> Deserto.

Il terreno della gariga è molto più arido, calcareo, sabbioso e ricco di rocce affioranti. La vegetazione, fatta di specie più adatte a resistere all’aridità dei luoghi, è più rada e per questo più ricca nelle varietà rispetto alla macchia vera e propria, in quanto negli ampi spazi che vengono lasciati possono insediarsi numerose specie erbacee. Sono abbondanti le piante spinose, aromatiche o addirittura velenose per difendersi dai morsi degli animali.

Le piante tipiche della gariga nostrana sono il rosmarino (Rosmarinus officinalis), la salvia (Salvia officinalis), l’origano (Origanum vulgare), la maggiorana (Origanum majorana), la menta (Mentha piperita), il finocchio selvatico (Foeniculum vulgare), la lavanda vera (Lavandula officinalis) e quella marittima (Lavandula stoechas), la ginestra odorosa (Spartium junceum), il timo (Thymus vulgaris), l’euforbia arborea (Euphorbia dendroides) e quella cespugliosa (Euphorbia characias), l’elicriso (Helichrysum italicum), la ruta (Ruta angustifolia), l’artemisia (Artemisia arborescens), il cisto marino (Cistus monspeliensis), quello femmina (Cistus salviefolius) e quello cretese (Cistus creticus), la palma nana (Chamaerops humilis), l’efedra (Ephedra distachya), l’asparago selvatico (Asparagus albus), il pungitopo (Ruscus aculeatus), l’asfodelo mediterraneo (Asphodelum microocarpus) e tante altre.

Negli ambienti salini delle scogliere e delle dune sabbiose troviamo, isolate o in cespugli, le piante alofile come il ginestrino delle scogliere (Lotus cytisoides), il giglio marino (Pancratium maritimum), la violaciocca selvatica (Matthiola tricuspidata), il papavero cornuto (Glaucium flavum), il ravastrello marittimo (Cakile maritima), la salsola (Salsola kali), l’eringio marino (Eryngium maritimum),  la camomilla marina (Anthemis maritima), l’erba medica marina (Medicago marina), il poligono marittimo (Polygonum maritimum), il finocchio marino (Crithmum maritimum), la veccia assottigliata (Vicia pseudocracca), l’ammofila (Ammophila arenaria), la cineraria marittima (Senecio cineraria), le specie rare come la gramigna delle spiagge (Agropyron junceum) e quella allungata (Agropyron elegantum) ed altre ancora.

La predominanza della specie vegetale determina il nome della gariga: avremo così la gariga a rosmarino (rosmarineto), la gariga a cisto (cisteto), la gariga a elicriso (elicriseto), ecc.

Le tonalità di verde della gariga, in genere, sono più spente e tendenti al grigio. Per gran parte dell’anno appare paesaggisticamente desolata e nella stagione estiva assume il tipico aspetto “bruciato”, dovuto al disseccarsi delle foglie. Nel periodo della fioritura di determinate specie, più solitamente in primavera, la gariga si arricchisce di odori e di colori molto belli ed accattivanti: ad esempio di azzurro-violaceo nelle formazioni a rosmarino, di viola nelle formazioni a lavanda, di giallo nelle formazioni a elicriso e ginestra, di bianco nelle formazioni di cisto marino e di cisto femmina, di rosso nelle formazioni di cisto cretese e così via.

Ovviamente, com’è facile intuire, sul territorio i tre tipi di macchia non si presentano perfettamente distinti, ma generalmente coesistono almeno in coppia. Quasi sempre la macchia alta si accompagna alla macchia bassa, come pure quasi sempre la macchia bassa ha la sua gariga. In non pochi casi assistiamo alla significativa presenza contemporanea della macchia alta, della macchia bassa e della gariga.

La macchia mediterranea, unica per la ricchezza e la bellezza della sua vegetazione, per il verde che permane tutto l’anno, per la varietà dei colori dei suoi fiori e dei suoi frutti, per la dolcezza del clima, per la vicinanza del mare, apre la vista a immagini e paesaggi straordinariamente belli e suggestivi, non mancando di costituire un patrimonio naturale di notevole valore scientifico essendo una riserva di biodiversità tra le più importanti del pianeta.

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