Premessa
Nell’articolo “Omeopatia e Costituzioni” della presente sezione, si è avuto modo di argomentare diffusamente sulla indispensabilità della conoscenza e della individuazione delle costituzioni umane in coerenza con i principi terapeutici su cui si
basa la medicina omeopatica. Con tale profilo è stato approfondito il rapporto natura umana – malattia ed è stato fatto un excursus sui vari modelli costituzionali, a partire da quello di ispirazione ippocratica del V secolo a.c. sino ad arrivare ai giorni nostri, evidenziando le correlazioni tra loro esistenti. Ciò ha consentito di comprendere meglio la validità delle analisi, delle impostazioni, dei modelli adottati e dei loro risvolti terapeutici in una visione olistica (unitaria) di un sistema complesso qual è l’uomo.
Per costituzione si intende l’insieme dei caratteri morfologici, fisiologici e psicologici di un individuo, legati prevalentemente all’ereditarietà e poco condizionati dall’ambiente, in grado di influenzare la sua reattività e che rendono gli uomini tutti diversi tra loro, soprattutto nell’aspetto esteriore.
Nella medicina omeopatica lo studio delle costituzioni umane diventa indispensabile perché la conoscenza di quella peculiare del paziente, rivelatrice delle sue proprietà vitali e delle predisposizioni patologiche (il cosiddetto terreno), risulta essere fondamentale per la scelta del rimedio più “simile” a lui, cioè di quello che più si avvicina al simillimum, al fine di praticare nel profondo sia una terapia risolutiva nei confronti delle malattie in atto e sia una di prevenzione nei confronti di quelle per le quali si è predisposti.
Le malattie acute e croniche
Fu proprio Samuel Hahnemann (1755-1843), il medico tedesco considerato il padre dell’omeopatia, ad osservare,
mediante le sue continue e numerosissime esperienze cliniche, che le cure omeopatiche fino ad allora adottate avevano una notevole azione terapeutica nelle malattie acute, mentre nei casi cronici si registravano mancate guarigioni e ricadute. Già nel 1810 con la pubblicazione della prima delle sue opere più importanti, “L’Organon della medicina razionale” (le successive edizioni ulteriormente arricchite escono con il titolo “L’Organon dell’arte del guarire”), nel riportare i principi fondamentali dell’omeopatia, delinea con grande precisione la distinzione tra malattie acute e croniche. Per Hahnemann le malattie acute, quando non dovute a fattori traumatici o ad errori alimentari, derivano da fattori esterni occasionali (quelli che oggi chiamiamo agenti patogeni) che causano una perturbazione improvvisa della “forza vitale” interna all’organismo. E’ questa forza vitale, immateriale, spirituale e dinamica, che consente all’essere umano di svolgere tutte le sue funzioni vitali. Se essa viene disturbata si provoca uno squilibrio che conduce alla malattia, la quale si manifesta attraverso i sintomi. I sintomi non sono quindi la malattia ma sono lo sforzo di reazione dell’organismo nel tentativo di ripristinare l’equilibrio perduto, per andare naturalmente verso la guarigione. La suddetta forza o energia vitale è rinvigorita dalle stimolazioni deboli, cioè fatta con dosi basse, come appunto agiscono i farmaci omeopatici che, com’è noto, vengono sottoposti a diluizioni spinte.
Tale fenomeno è stato enunciato nel 1899, dopo la morte di Hahnemann ed è noto come la Legge di Arndt-Shulz, dai nomi dei due ricercatori tedeschi, il psichiatra e omeopata Rudolph Arndt(1835-1900) e il farmacologo Hugo Schulz(1853-1932), che l’hanno formulata. Si riferisce all’ormesi, fenomeno secondo cui molte sostanze nell’interagire con gli organismi biologici possono esercitare effetti opposti a seconda della loro dose: un’azione di stimolazione a basse dosi e di inibizione ad alte dosi. Questa legge, che fu aspramente avversata dal mondo scientifico, è stata riconosciuta solo nel 1984.
Sempre secondo Hahnemann rientrano altresì nelle malattie apparentemente acute quelle condizioni legate all’inasprimento di malattie croniche, cioè di patologie più profonde, più radicate che esaurita la fase acuta ritornano in uno stato di quiescenza, per poi presentarsi nuovamente. Il riconoscimento di tali malattie croniche può essere fatto solo attraverso la valutazione della qualità e della intensità dei disturbi che sono capaci di scatenare, cioè da quei sintomi che indicano una predisposizione a soffrire in modo caratteristico, particolare, ripetitivo, propria di ciascuna categoria di individui.
Il concetto di diatesi (o miasma)
Hahnemann ipotizzò quindi l’esistenza di una predisposizione costituzionale, congenita o acquisita, ad ammalarsi di ben determinate malattie con caratteristiche e modalità proprie, differenti da individuo a individuo, la quale deriverebbe dall’alterazione dell’energia vitale non dipendente da fattori esterni occasionali (come invece avviene per le vere malattie acute), tale da rendere l’organismo sensibile ad alcune patologie. Questa predisposizione costituzionale e la sua persistenza nell’organismo, questa “alterata condizione di salute latente” è definita da Hahnemann la causa della malattia cronica e ad essa attribuisce il nome di “miasma” (più modernamente “diatesi”). La sua origine è ereditaria ma può essere anche acquisita a seguito della soppressione antinaturale delle malattie acute. Miasma in greco significa macchia, contaminazione (dalla parola miasmein) e sta proprio ad indicare che le malattie croniche derivano da questo stato di contaminazione dell’organismo.
Tali concetti vengono esposti in un’altro suo testo fondamentale per l’omeopatia, “Le malattie croniche: la loro natura specifica e il trattamento omeopatico”, pubblicato in quattro volumi tra il 1828 e il 1830, che fa seguito a “La materia medica pura” pubblicato nel 1821.
Per Hahnemann i sintomi dovuti alla recrudescenza dello stato alterato di salute latente (che non vanno confusi con quelli delle patologie acute vere e proprie) non sono la malattia ma sono l’espressione della malattia che si manifesta all’esterno sulla base del miasma (o diatesi) di appartenenza del soggetto. I sintomi sono, lo ripetiamo, lo sforzo di reazione dell’organismo nel tentativo di ripristinare l’equilibrio energetico perduto, per andare naturalmente verso la guarigione, cercando cioè di liberarsi del miasma interno. Per questo motivo l’approccio terapeutico della medicina omeopatica non è quello della soppressione dei sintomi, che come visto sarebbe controproducente, a differenza di quanto avviene nella medicina allopatica, ma di agire sullo squilibrio che ha provocato i sintomi, sulla causa profonda della malattia, sul miasma. Il trattamento omeopatico deve quindi basarsi sul riconoscimento e sulla rimozione del miasma interno, attraverso l’adozione di rimedi che cerchino di sostenere e di favorire lo sforzo di guarigione dell’individuo, dagli organi più interni a quelli più esterni. L’utilizzo del simillimum porta proprio a questo risultato: l’eliminazione dei sintomi diventa la conseguenza della terapia e non il suo obiettivo, che con la rimozione del miasma profondo resta la guarigione.
La diatesi è quindi la modalità, propria di ciascun individuo, di sviluppo e di evoluzione della malattia verso la quale egli presenta una sua predisposizione, congenita o acquisita (il terreno) ed una particolare debolezza costituzionale. Essa in pratica è la causa delle malattie croniche, cioè rappresenta le condizioni che precedono e predispongono allo sviluppo delle malattie croniche, responsabili delle ricadute cui il soggetto può andare incontro, per effetto dell’ereditarietà o della soppressione antinaturale e reiterata delle malattie acute che ne determina nel tempo un sempre maggior approfondimento. Più recentemente per diatesi si intende la tendenza dell’organismo di liberarsi delle tossine o di neutralizzarle, per ristabilire l’equilibrio perduto.
Le diverse diatesi
Hahnemann arrivò alla conclusione che gli individui potevano essere raggruppati in “categorie reazionali” in base alla loro tendenza ad ammalarsi di una malattia piuttosto che di un’altra, alle proprie modalità di comparizione e di evoluzione della malattia, alla periodicità degli eventi, al tipo di manifestazione, se cioè cutanea o più profonda, ecc.
Tutto ciò si traduce nella classificazione degli individui secondo tre diatesi: la “psora”, la “sicosi” e il “luesinismo”, che sono le fondamentali, cui successivamente si aggiungono il “tubercolinismo” ed il “cancerinismo” con il lavoro dei medici Antoine Nebel (1870-1954) e Léon Vannier(1880-1963) della scuola omeopatica francese.
Ogni diatesi è collegata ad una manifestazione patologica caratteristica, che ricorda la modalità reattiva dell’organiamo, il “modo” di fare la malattia: la diatesi psorica è collegata alla scabbia (dalla parola greca psora), la diatesi sicotica alla blenorragia (dalla parola greca sycon, fico, escrescenza) e la diatesi luesinica alla sifilide (da lue). Esse rappresentano tre stadi patologici di alterazione funzionale, dalla gravità progressivamente crescente, le cui manifestazioni esprimono le modalità di difesa dell’organismo sempre più insufficienti alla conservazione dello stato di salute. Corrispondono alle manifestazioni cutanee pruriginose nel caso della psora, al secreto blenorragico nel caso della sicosi ed all’ulcera genitale nel caso del luesinismo, che stanno ad indicare un progressivo grado di approfondimento. Le diatesi si associano alle modulazioni della forza vitale per costituire altrettante modalità reattive dell’organismo nel tentativo di andare verso la guarigione e precisamente:
■ la psora è associata all’inibizione, al difetto, a reazioni del tipo “ipo”, che producono alterazioni cellulari come ipoplasie, ipotrofie, ecc. e mentali come ansia, insicurezza, timidezza, ecc. Si tratta di reazioni caratterizzate da una tendenza esonerativa dei processi vitali;
■ la sicosi è associata all’eccesso, all’espansione, a reazioni del tipo “iper”, che producono alterazioni cellulari come iperplasie, ipertrofie, ecc. e mentali come ambizione, audacia, impazienza, ecc. Si tratta di reazioni contraddistinte dalla presenza di processi a carattere produttivo-proliferativo;
■ il luesinismo è associato alla perversione, alla distruzione, a reazioni del tipo “dis”, che producono alterazioni cellulari come displasie, distrofie, ecc. e mentali come aggressività, violenza, irrequietezza, ecc. Si tratta di reazioni segnate dalla presenza di processi a carattere distruttivo nei confronti di organi e apparati con la conseguente perdita funzionale definitiva.
Come si vede sono situazioni patologiche sempre più gravi e profonde cui corrispondono reazioni di difesa dell’organismo sempre più inadeguate a restituire lo stato di salute e ad assicurare la salvaguardia degli organi vitali. La psora è la diatesi principale, quella che concorre alla formazione di tutte le malattie e senza la quale non potrebbero esistere la altre due. Essa precede sempre la sicosi ed il luesinismo.
Il tubercolinismo ed il cancerinismo sono delle diatesi di transizione. Precisamente il tubercolinismo si può considerare l’anello di congiunzione tra la psora e la sicosi, tra la modalità reattiva a carattere esonerativo e quella a carattere produttivo e proliferativo. Il cancerinismo esprime la modalità reattiva di passaggio tra la sicosi ed il luesinismo, nel corso della quale i processi produttivi e proliferativi smettono di essere benigni e manifestano un’aggressività di accrescimento e di disseminazione tipica delle alterazioni maligne.
Nel suo percorso patologico un individuo che instaura una terapia finalizzata alla sola soppressione dei sintomi tipici
della psora, che sono a carattere esonerativo e quindi limitati principalmente alla cute ed alla parte superficiale delle mucose aeree e digestive, o che perseveri nello stile di vita errato, passa al tubercolinismo in cui si verifica un primo approfondimento dei processi patologici con l’interessamento anche della parte più profonda delle suddette mucose. Lo stadio successivo diventa la sicosi nel corso della quale l’organismo si difende con processi a carattere produttivo-proliferativo ad andamento benigno, coinvolgendo le mucose urogenitali. Proseguendo si passa per il cancerinismo in cui incominciano a deteriorarsi i meccanismi riparativi dell’organismo per giungere all’ultimo stadio, il luesinismo, ove si instaurano processi morbosi irreversibilmente aggressivi e distruttivi che si manifestano con malattie ulcerative e necrotiche di pelle, mucose, ossa, legamenti, polmoni, ecc.
Ogni diatesi presenta un quadro preciso che si basa sulla genesi delle patologie, sulle loro caratteristiche e sui rimedi omeopatici di reazione. Esaminiamole meglio nell’ordine che, come visto, rappresenta la loro modalità di approfondimento patologico, dalla periferia al centro.
Psora o Diatesi psorica
E’ il miasma che Hahnemann collegò alla scabbia (che è una malattia contagiosa della pelle provocata dall’acaro sarcoptes scabiei che scava cunicoli sotto l’epidermide per deporre le uova fecondate, che causano lesioni di vario tipo, con possibili croste e infezioni e un fastidioso prurito). E’ associata all’inibizione, all’ipofunzione. Esprime la tendenza ad eliminare le tossine attraverso la cute, le mucose o gli emuntori fisiologici (reni, fegato, ecc.). Provoca principalmente manifestazioni cutanee periodiche e alternanti con tendenza ad aggravamenti in senso centripeto, ossia verso l’interno dell’organismo. A livello mentale induce timidezza, insicurezza, ansia, paura, debolezza psichica, tendenza alla depressione. Presenta aggravamento con il freddo, specie al mattino e miglioramento con il riposo. Nella fase iniziale prevale l’eliminazione verso l’esterno delle tossine, per cui si riscontrano patologie come foruncoli, prurito, eczema, psoriasi, rinite allergica, diarrea. Nella fase successiva le tossine vengono convogliate verso organi interni per cui è possibile arrivare a lesioni quali ad es. il diabete o la cirrosi. La diatesi psorica in genere appartiene a soggetti di costituzione carbonica o sulfurica. I principali rimedi omeopatici di reazione sono Calcarea carbonica, Nux vomica, Sulphur, Antimonium crudum, Hepar sulfur, Lycopodium, Sepia, Graphites, Petroleum, Nitricum acidum, Kalium carbonicum, Carbo vegetabilis, Psorinum, Baryta carbonica.
Tubercolinismo o Diatesi tubercolinica
E’ il miasma che deriva dall’approfondimento della psora, con cui ha in comune la grande variabilità morbosa e comportamentale, arrivando ad intaccare prevalentemente le mucose respiratorie (da qui il suo nome). E’ la diatesi di transizione verso la sicosi. Fu introdotta dal medico svizzero Antoine Nebel (1870-1954). Esprime la tendenza dell’organismo ad accelerare i processi catabolici, cioè ad attivare i processi di degradazione delle tossine. E’ molto probabile che gli avi abbiano avuto problemi tubercolari. Tra le predisposizioni patologiche troviamo le malattie broncopolmonari, i disturbi da cattiva circolazione venosa periferica, i dimagrimenti, la demineralizzazione. A livello mentale provoca introversione, instabilità emotiva, alternanza dell’umore (dall’euforia alla depressione), tendenza alla malinconia, difficoltà di concentrazione, scarsa capacità mnemonica, affaticabilità intellettiva. Presenta aggravamento con il freddo e miglioramento con il riposo, all’aria aperta, con il movimento moderato. La diatesi tubercolinica in genere si riscontra nei soggetti a costituzione fosforica. I principali rimedi omeopatici di reazione sono Tuberculinum, Sulfur iodatum, Calcarea phosphorica, Ferrum metallicum, Pulsatilla, Natrum muriaticum, Iodum, Natrum phosphoricum, Argentum iodatum, Phosphorus, Silicea, Arsenicum album, Arsenicum iodatum.
Sicosi o Diatesi sicotica
E’ il miasma che Hahnemann collegò alla blenorragia (detta anche gonorrea, è una malattia venerea contagiosa provocata dal batterio gonococco,consistente nell’infiammazione, acuta o cronica, delle vie urinarie che si manifesta con l’emissione di pus, più evidente nell’uomo, congestione, bruciore, dolore, febbre). Attualmente si dà molta importanza anche all’abuso di vaccini e di farmaci come il cortisone. E’ associata all’eccesso, alla iperfunzione. Esprime un rallentamento degli scambi e la tendenza all’accumulo delle tossine, con conseguente formazione in zona di vere e proprie escrescenze. Le predisposizioni patologiche sono le forme catarrali croniche (es. bronchite cronica), uretrite cronica, ritenzione idrica, arteriosclerosi, obesità, cellulite, neoformazioni benigne dalle semplici verruche ai fibromi e papillomi. A livello mentale si caratterizza per ambizione, eccesso di audacia, impazienza, inquietudine, autoritarietà, fissazioni, fobie, depressione. Presenta aggravamento con l’umidità e miglioramento con il movimento lento. La diatesi sicotica prevale nei soggetti a costituzione carbonica o sulfurica. I principali rimedi omeopatici di reazione sono Thuya, Kalium sulphuricum, Sepia, Pulsatilla, Natrum sulphuricum, Silicea, Antimonium crudum, Causticum, Medorrhinum.
Cancerinismo o Diatesi cancerinica
E’ il miasma di transizione tra la sicosi ed il luesinismo, con cui inizia il sovvertimento dei meccanismi difensivi e riparativi dell’organismo, verificandosi una maggiore aggressività dei processi morbosi e la suscettibilità verso le formazioni maligne. La diatesi cancerinica fu introdotta dal medico francese Léon Vannier(1880-1963). In essa esiste una familiarità di forme tumorali maligne. Le predisposizioni patologiche sono le formazioni di noduli a prostata, utero, mammella, linfonodi, colon, processi infiammatori localizzati, malattie polmonari, malattie renali e uro-genitali. A livello mentale si registrano torpore intellettuale, affettività morbosa, idee ossessive, tristezza, paura di avere un tumore. Le modalità di aggravamento e di miglioramento sono contraddittorie. I rimedi omeopatici di reazione sono Carcinosinum, Kreosotum, Arsenicum album, Argentum nitricum, Conium maculatum, Iodum, Nitricum acidum, Carbolicum acidum, Lachesis mutus, Naja tripudians, Vipera, Crotalus horridus.
Luesinismo o Diatesi luesinica
E’ il miasma che Hahnemann collegò alla sifilide (che è una malattia infettiva a prevalente trasmissione sessuale, causata dal batterio Treponema pallidum, che tipicamente evolve in tre stadi: la sifilide primaria ove compare una piaga indolore sui genitali, la sifilide secondaria ove si verifica l’estensione ad altre parti del corpo con eruzioni cutanee e febbre, la sifilide terziaria ove, dopo una lunga latenza, iniziano i danni agli organi interni fino alla morte). E’ associata alla perversione, alla distruzione, alla disfunzione. Esprime la fissazione delle tossine o degli agenti patogeni in una zona del corpo con conseguente alterazione e/o distruzione dei tessuti interessati. Negli antenati è possibile ritrovare la sifilide o l’alcoolismo. Le predisposizioni patologiche sono il tropismo per il tessuto connettivo e osseo, con irritazioni, ulcerazioni, necrosi, sclerosi, distrofie e dismorfismi, come l’artrite reumatoide, varici, occlusione delle arteriole, scarlattina, disturbi della dentizione, stomatite, disfunzioni ormonali. A livello mentale si riscontrano aggressività, violenza, irrequietezza, angoscia, pessimismo, rancore, invidia, instabilità psichica, disturbi del sonno. Presenta aggravamenti al mare, per gli eccessi di temperatura, di notte e miglioramenti in montagna. La diatesi luesinica è in genere presente nei soggetti di costituzione fluorica. I principali rimedi omeopatici di reazione sono Mercurius solubilis, Argentum nitricum, Kalium bichromicum, Nitricum acidum, Calcarea fluorica, Fluoricum acidum, Aurum metallicum, Baryta carbonica, Iodum, Luesinum, Phytolacca.
Conclusioni
Ovviamente, come per le costituzioni, le diatesi (o miasmi) possono essere presenti nello stesso organismo variamente miscelate fra loro ed una può prevalere sulle altre, secondo un intreccio che è caratteristico di ciascun individuo.
Una buona terapia omeopatica deve essere in grado di liberare l’individuo delle sue diatesi, rimuovendole l’una dopo l’altra e ciò può avvenire solo con la somministrazione di rimedi omeopatici scelti in base alle modalità reattive del paziente. In altri termini bisogna accordare lo sforzo terapeutico con quello di un organismo già orientato naturalmente alla guarigione ma che non riesce a pervenirvi autonomamente per insufficienza dei processi vitali, ovvero per alterazione della reattività organica tale da non rendere più possibile il ripristino dell’equilibrio energetico perduto, cioè di liberarsi spontaneamente del miasma interno.
L’utilizzo del simillimum ad “orientamento antimiasmatico”, assieme alle correzioni dello stile di vita, conduce proprio a questo risultato agendo sul terreno profondo dell’individuo.

La tosse solitamente è un sintomo di reazione dell’organismo ad un’infiammazione delle vie respiratorie dovuta ad un agente patogeno o irritante. Pertanto, si accompagna spesso a raffreddore, faringite, laringite (tosse crupale), tracheite, bronchite, polmonite, asma e così via, oppure ad un’allergia, come la rinite allergica. A volte è l’atto necessario per espellere sostanze indesiderabili (polvere, corpi estranei, ecc.). Consiste in un rapido susseguirsi di inspirazioni improvvise seguite immediatamente da brusche espirazioni rumorose di tipo esplosivo. Si dice “secca” se è caratterizzata da assenza di espettorato (catarro, ossia muco in eccesso) e spesso da bruciore e prurito alla gola. Si dice “grassa” invece quando è accompagnata da espettorato e serve per l’eliminazione dello stesso che se trattenuto potrebbe aggravare o favorire l’infezione per un accumulo di batteri. La tosse è anche un sintomo che va correttamente interpretato, nel senso che, specie se è cronica, cioè insorta da lungo tempo, potrebbe sottendere patologie molto più importanti.
Ferrum phosphoricum 7CH: 3 granuli ogni 3 ore. Tosse secca o con scarsa espettorazione e spasmodica, molto dolorosa e pungente al petto, con emissione involontaria di urina. Spesso si accompagna a epistassi.
L’asma è un’infiammazione delle vie respiratorie causata da diversi fattori tra cui un ruolo sempre più importante assumono le sostanze allergizzanti presenti nell’aria come acari e pollini. I sintomi sono difficoltà di respirazione (dispnea), che si accentua durante il cosiddetto “attacco d’asma” ove si verifica una vera e propria ostruzione dei bronchi (broncospasmo), tosse, respiro sibilante, senso di costrizione al torace, difficoltà ad espellere il catarro accumulatosi nei bronchi infiammati. E’ una malattia cronica che a volte per lunghi periodi non dà segni di sé e che se trascurata potrebbe portare a riacutizzazioni talvolta gravi. E’ particolarmente diffusa tra la popolazione, dato che colpisce in media circa il 5% degli italiani e quasi il 10% dei bambini, cui andrebbero aggiunti tutti quei soggetti che ignorano di esserne affetti sottovalutando e trascurando i sintomi tipici della malattia.
Kalium carbonicum 5CH: 3 granuli ogni 2-3 ore. Asma in soggetti con tessuti molli e facili ad ingrassare. Dolore localizzato alla base del polmone dx, che migliora stando seduti e chinando la testa verso le ginocchia. Aggravamento tra le 3 e le 4 del mattino e al minimo sforzo. Palpitazioni ed espettorazione difficile.
anche l’importante funzione di regolazione termica ed è un organo particolarmente sensibile attraverso cui, grazie alla presenza dei recettori nervosi, si sviluppa il senso del tatto. E’ composta dall’epidermide, che è lo strato più superficiale, dal derma, che è lo strato intermedio separato dall’epidermide dalla membrana basale, e dall’ipoderma o tessuto adiposo, che è lo strato più profondo avente la funzione di riserva energetica, di isolante termico e di cuscinetto contro i traumi. Si calcola che mediamente la superficie cutanea di un individuo adulto misura circa 2 m2, il suo peso varia da 2,5 a 4,5 kg e lo spessore va da un minimo di 0,5 mm (palpebre) ad un massimo di 5 mm (pianta del piede). Il pH della pelle è acido e oscilla tra 4,2 e 5,6. La composizione della pelle è approssimativamente di 70% acqua, 25% proteine, 2% grassi, 0,5% minerali ed il restante 2,5% altre sostanze. Nel derma si trovano il collagene e l’elastina, che sono delle fibre proteiche, responsabili, la prima della resistenza delle pelle, la seconda della morbidezza e dell’elasticità. L’organismo smette di produrre elastina con il raggiungere della maturità (circa 30 anni), per cui già da questa età incomincia il fenomeno dell’invecchiamento. Nel derma sono altresì presenti la ghiandole sebacee, le ghiandole sudoripare, i bulbi piliferi, i vasi sanguigni e le terminazioni nervose. La pelle, se danneggiata (tagli, ferite, ecc.), tende a guarire formando una cicatrice, spesso con perdita di pigmentazione.


















La sinusite è un’infiammazione della mucosa di uno o più seni paranasali. I seni paranasali sono quattro paia di cavità scavate all’interno delle ossa del massiccio facciale, comunicanti tramite orifizi (osti) con le cavità nasali. Essi sono: i seni mascellari situati all’interno delle ossa mascellari, i seni frontali situati nell’osso frontale, i seni etmoidali situati all’interno dell’osso etmoide o tra etmoide e frontale, i seni sfenoidali situati nell’osso sfenoide al centro del cranio. In condizioni normali gli osti paranasali assicurano il drenaggio delle secrezioni dai seni alle cavità nasali, però quando la mucosa si infiamma ed aumenta di volume essi si restringono ed impediscono tale passaggio. Ciò determina un ristagno di muco all’interno dei seni e quindi le condizioni ideali per la proliferazione di batteri giunti dalle cavità nasali o dalla cavità orofaringea, che causano infezioni che si sovrappongono all’infiammazione, cioè alla sinusite vera e propria. Oggi più correttamente si preferisce parlare di rinosinusite, cioè di un processo infiammatorio che interessa contemporaneamente le mucose del naso (rinite) e di una o più seni paranasali (sinusite). La sinusite di solito è provocata da un’infezione, spesso da virus e talvolta da batteri o funghi, ma anche da allergie come ad es. la rinite allergica o da esposizione prolungata a sostanze irritanti. Possono diventare altresì causa d’insorgenza il nuoto, i tuffi, le lesioni o fratture delle ossa dei seni paranasali, la deviazione del setto nasale, traumatica o congenita, le infezioni dei denti dell’arcata superiore, specie del canino, ecc. I sintomi sono ostruzione nasale, secrezione di muco giallo o verde (per la presenza di pus) dal naso o nel retrobocca, cefalea, stanchezza, incapacità di percepire odori (anosmia), timbro di voce nasale, tosse, febbre, mal di denti, alitosi, dolore a livello del seno paranasale interessato per il mancato drenaggio. La sinusite si dice essere acuta, se si risolve nel giro di qualche giorno, oppure cronica, se dura qualche settimana ed è in genere dovuta a condizioni ambientali o ad un problema allergico.
Kalium iodatum 6CH: 3 granuli 3-4 volte al dì. Dolore in corrispondenza dei seni frontali e sensazione di pienezza al naso. Raffreddore senza starnutazione. Il caldo migliora il raffreddore ma aggrava lo stato generale.