DESCRIZIONE
Il rimedio omeopatico Sulphur si ottiene dalla triturazione con alcool puro di cristalli di zolfo ridotti in polvere, successivamente portati ad ebollizione, filtrati e sottoposti a diluizioni-dinamizzazioni in soluzione idroalcolica.
Per ulteriori informazioni sulla preparazione, consultare l’articolo “Rimedi omeopatici: origine” della sezione del sito “Approfondimenti”.
Lo zolfo (nome latino sulphur) è l’elemento chimico di simbolo S, appartenente al VI gruppo del sistema periodico. Conosciuto fin dalla preistoria, fu per la prima volta studiato da Antoine Lavoisier che nel 1777 convinse definitivamente la comunità scientifica a classificarlo come elemento e non come composto.
Lo zolfo è una sostanza cristallina trasparente di colore giallo, inodore, con caratteristiche essenzialmente non metalliche. E’ insolubile in acqua, poco solubile in alcool e solubile in etere, nella benzina e negli oli. Brucia all’aria con fiamma azzurra e odore irritante, producendo il diossido di zolfo (SO2, meglio noto come anidride solforosa).
Lo zolfo è abbastanza abbondante in natura (0,1%), dove esiste allo stato elementare (zolfo nativo) nelle vicinanze di regioni vulcaniche, come ad esempio in Sicilia ed in Giappone, o in giacimenti come quelli in Louisiana e Texas (USA), che sono tra i più vasti esistenti. Lo si trova pure allo stato combinato, soprattutto come solfuro (es. pirite FeS2, galena PbS, blenda ZnS) e come solfato (es. gesso CaSO4∙2H2O, barite BaSO4). Il caratteristico odore di uova marce è dovuto al solfuro d’idrogeno (H2S, noto anche come acido solfidrico o idrogeno solforato), rinvenibile in sorgenti minerali.
Lo zolfo ed i suoi composti trovano applicazione in molti processi industriali, di cui il più importante è la produzione di acido solforico (H2SO4) per batterie elettriche e detergenti, ma anche nella produzione di fertilizzanti, polvere da sparo, insetticidi e fungicidi (anticrittogamici), disinfettanti, lassativi e nel processo di vulcanizzazione della gomma. Altri usi sono nelle teste dei fiammiferi e nei fuochi d’artificio. I solfiti vengono usati per sbiancare la carta e come conservanti nella frutta secca e nei vini (qui sottoforma di diossido di zolfo SO2, con la sigla E220).
La presenza di SO2 nell’atmosfera è dovuta principalmente ai processi di combustione dell’industria e delle centrali elettriche che utilizzano combustibili fossili (carbone, olio combustibile di petrolio, gasolio). Tale gas è un forte irritante degli occhi, della gola e delle prime vie respiratorie ed inoltre reagendo con l’ossigeno ed il vapore acqueo dell’aria forma acido solforico (H2SO4), che precipitando al suolo dà luogo alle famose piogge acide tanto dannose per l’ambiente a causa dell’acidificazione dei terreni e delle risorse idriche.
Oltre che in omeopatia, lo zolfo è molto utilizzato in naturopatia ed in cosmetica per le sue riconosciute proprietà antinfiammatorie, astringenti e disintossicanti. Il sapone allo zolfo, ad esempio, è un classico per i problemi della pelle grassa.
Ma il ruolo importante lo zolfo lo svolge nella vita animale e vegetale, dove diventa un elemento indispensabile ed essenziale, in quanto responsabile della catalizzazione di reazioni biochimiche cellulari ed extracellulari di fondamentale importanza biologica. Nell’organismo umano, ove costituisce lo 0,25% della massa totale, è presente in tutte le cellule ed in particolare in due amminoacidi proteinogenici, la cisteina e la metionina, e di conseguenza in molte proteine. E’ contenuto nella cheratina, sostanza proteica necessaria per la salute ed il benessere di pelle, unghie e capelli. Per questo motivo è denominato anche il “minerale della bellezza”. Lo zolfo è contenuto anche nelle vitamine del gruppo B, quali tiamina (vitamina B1) e biotina (vitamina B8). Nel fegato stimola la produzione della bile ed aiuta nell’attività di disintossicazione. E’ presente nel tessuto connettivo (ad es. nelle articolazioni) e nell’insulina, ormone prodotto dal pancreas per la regolazione del livello di glucosio nel sangue. E’ necessario per la corretta struttura ed attività biologica degli enzimi, particolari proteine aventi la funzione di catalizzatori biologici. Svolge infine nell’organismo altre importanti funzioni a livello immunologico, neurologico, polmonare, renale, muscolare e scheletrico.
Gli alimenti più ricchi di zolfo sono uova (che ne hanno il più alto contenuto), legumi, cavoli, gemme di grano, carne, pesce, molluschi bivalve, formaggio e latte.
CARATTERISTICHE DEL RIMEDIO
Sulphur è uno dei principali policresti omeopatici. La sua diatesi è psorica ed è un rimedio adatto a tutte le costituzioni, ma soprattutto a quella sulfurica. Il temperamento è sanguigno.
Il soggetto Sulphur è un auto-intossicato, in quanto, risultando alterato il metabolismo dello zolfo, non riesce ad espellere naturalmente le tossine prodotte nell’organismo, che in condizioni normali vengono espulse tramite gli organi emuntori quali reni, fegato, polmoni e pelle. In presenza di tale anomalia risulta compromessa la normale attività fisiologica ed i sintomi sono quelli tipici dell’intossicazione generale in cui l’organismo si trova. Tutti i sintomi tendono alla cronicità e questa è una delle caratteristiche chiave del rimedio.
Pertanto il soggetto Sulphur può presentare tipicamente problemi di insufficienza renale, infezioni delle vie urinarie, epatomegalia (fegato ingrossato), stasi a livello della vena porta (è la grossa vena che convoglia nel fegato il sangue proveniente dalla milza e dalla porzione sottodiaframmatica del tubo digerente) con congestione epatica ed emorroidi, stasi della vena cava inferiore (è la grossa vena che drena verso il cuore il sangue che ritorna dalla metà inferiore del corpo) con varici alle gambe, adeniti acute e croniche (infiammazione dei linfonodi), suppurazione dei tessuti, eretismo cardio-circolatorio, ipertensione, problemi digestivi, patologie respiratorie.
Ma il vero punto debole di Sulphur è la pelle, che com’è noto è una delle principali vie di eliminazione delle tossine ed alla quale arrivano, nello stato di intossicazione generale in cui si trova il soggetto, tutti i rifiuti e le sostanze tossiche non eliminate altrove. La pelle pertanto si presenta malsana, secca, rugosa, raggrinzita e dominata da varie affezioni con eruzioni ed eczemi, oltre che da una sudorazione abbondante e fetida. L’odore sgradevole delle escrezioni è una delle caratteristiche di Sulphur, riconducibile a tutti i composti solforati, quali il solfuro d’idrogeno (H2S).
Proprio perché l’intossicazione è lenta anche la sintomatologia è a decorso lento e graduale, per cui ogni patologia compare lentamente ed altrettanto lentamente scompare.
Considerato inoltre che lo zolfo brucia, anche Sulphur brucia, per cui il soggetto ha sensazioni di bruciore sulla pelle e sulle mucose (bocca, intestino, ecc.), il sudore è bruciante (e maleodorante), le secrezioni sono brucianti, ha vampate di calore, le piante dei piedi a letto bruciano e questo è un altro sintomo caratteristico e peculiare del rimedio. Di giorno il soggetto diventa termicamente instabile, per cui una parte del corpo (testa) si fa calda ed un’altra si fa fredda (mani e piedi).
In Sulphur sono frequenti le cosiddette alternanze morbose tra varie patologie, come tra quelle cutanee, respiratorie, venose, muscolo-scheletriche o gastrointestinali, per cui ad esempio eczema, asma, emorroidi, cefalea, reumatismo o diarrea si alternano tra di loro, nel senso che scompare l’una e compare l’altra, in genere con una periodicità di 7 o 8 giorni.
E’ altresì presente una certa irregolarità dei sintomi, dovuta all’intossicazione ed alle improvvise reazioni dell’organismo nel tentativo di ripristinare la corretta eliminazione delle tossine. Pertanto ad esempio il soggetto sarà stitico o diarroico, anoressico o bulimico, mangerà molto e digerirà tutto oppure mangerà poco e digerirà male, e così via. Si presenteranno cioè i sintomi più contraddittori, per cui si può dire che «c’è tutto in Sulphur» e questo qualche volta rende più difficile la sua prescrizione.
Il soggetto che richiede il rimedio può essere di due tipi: un magro ossigenoide o un grasso pletorico, che corrispondono rispettivamente ai biotipi “sulfurico magro” e “sulfurico grasso”.
Il magro ossigenoide presenta un’accelerazione delle reazioni biochimiche di ossidazione (l’aggettivo ossigenoide sta proprio per un eccesso di ossigenazioni) e conseguentemente un aumento della quantità di scorie che il suo organismo non riesce ad eliminare con lo stesso ritmo con cui le produce. Diventa pertanto un auto-intossicato che cerca di eliminare i rifiuti, ad esempio, con la diarrea mattutina. E’ un soggetto sottile, magro, con pelle avvizzita e mucose arrossate ai bordi degli orifizi (bocca, narici, palpebre, orecchie, ano, ecc.).
Il grasso pletorico presenta invece un rallentamento delle ossidazioni e persino dell’intero metabolismo (l’aggettivo pletorico sta per una sovrabbondanza di effetti nocivi), con il risultato che si forma un altro genere di intossicazione. Il soggetto sarà, cioè, più corpulento, psorico, iperteso, sentirà sempre caldo, suderà abbondantemente al minimo calore, avrà congestioni e sensazioni di bruciore un po’ dappertutto, sarà diarroico o stitico a seconda se viene o no utilizzata tale via di eliminazione delle scorie.
Dal punto di vista neurologico il soggetto Sulphur è per lo più pigro e disordinato, apatico e trasandato, fino allo stato depressivo. A volte appare come un megalomane o preda di manie religiose. Spesso soffre di vertigini e di cefalea nevralgica di tipo congestivo. Non sopporta il calore, soprattutto quello all’interno di un ambiente chiuso. Ha sete intensa. Ha desiderio o ripugnanza per alcune categorie di cibo, a seconda del loro contenuto di zolfo: in effetti poiché è turbato il metabolismo dello zolfo, l’organismo non sa più trasformare e assimilare gli alimenti solforati, ossia quelli ricchi di proteine, per i quali proverà un’avversione (es. carne e latte), mentre al contrario sarà attirato da glucidi e lipidi che sono privi di zolfo (es. alimenti zuccherati, grassi animali e vegetali).
Il Sulphur omeopatico agisce aumentando i processi di eliminazione delle tossine prodotte dall’organismo, accumulatesi eccessivamente, come abbiamo visto, per un’alterazione del metabolismo dello zolfo, al punto tale da determinare progressivamente uno stato di intossicazione generale. In questo modo Sulphur elimina, depura, purifica. E’ questa in sintesi la semplice chiave di lettura del rimedio. Sulphur è il “netturbino”, l’operatore ecologico dell’organismo che spazza via i rifiuti tossici mantenendo pulite tutte le strutture cellulari. Sulphur quindi «fa uscire» le tossine, per cui il rimedio agisce secondo una “tendenza centrifuga”, cioè dall’interno all’esterno dell’organismo.
Il rimedio è utilizzato anche come “rivelatore dei sintomi”, quando ad una malattia non corrisponde alcun rimedio ben definito, quando cioè i sintomi della malattia non sono ben marcati: in tal caso Sulphur fa apparire qualche caratteristica che indica il rimedio da somministrare.
E’ usato anche quando l’ammalato si trova nel cosiddetto “stato psorico”, cioè quando egli dimostra scarsa reattività alla cura di un rimedio, seppure ben scelto e correttamente somministrato: in tal caso Sulphur rimuove l’ostacolo e consente al rimedio di agire.
E’ altresì adoperato, dopo una malattia, per eliminare le tossine residue presenti nell’organismo o quando il paziente tarda ad entrare nella fase di convalescenza.
Tutti i sintomi peggiorano al caldo umido, in un letto troppo caldo ma anche al clima troppo freddo. Migliorano al caldo secco, all’aria aperta, con il sudore. La lateralità del rimedio è generalmente sinistra.
I principali sinergici (complementari) di Sulphur sono Aconitum, Aloe, Antimonium tartaricum, Ipeca, Nux vomica, Psorinum, Pulsatilla, Rhus tox, Silicea.
I principali antidoti (ma che aiutano nelle terapie)sono Aconitum, Camphora, Chamomilla, China, Mercurius solubilis, Pulsatilla, Rhus tox, Sepia, Thuja.
USO DEL RIMEDIO
Il rimedio omeopatico Sulphur si usa nei seguenti principali casi, quando i sintomi corrispondono e si associano alle caratteristiche del rimedio descritte in precedenza.
1) PELLE. Pelle secca, raggrinzita, screpolata, squamosa. Sudorazione maleodorante. Eruzioni cutanee di ogni tipo, fenomeni suppurativi e prurito intenso. Foruncoli. Acne. Esantema e malattie esantematiche. Eczema. Orticaria. Herpes. Erisipela. Verruche callose. Pitiriasi. Ulcere pruriginose e fistolose. Piaghe. Ecchimosi.
2) APP. DIGERENTE. Afte. Alito fetido e lingua con patina biancastra. Dispepsia di ogni genere. Congestione epatica per stasi della circolazione portale. Fegato ingrossato. Gonfiore addominale. Alterazione dei processi assimilativi e di disintossicazione. Diarrea, specie mattutina, alternata a stipsi. Infiammazione all’ano con prurito, bruciore e dolore. Emorroidi.
3) APP. CARDIOVASCOLARE. Congestioni localizzate venose e arteriose. Stasi venose. Vampate di calore. Eretismo cardio-circolatorio. Aterosclerosi. Ipertensione arteriosa. Varici. Emorroidi.
4) SISTEMA LINFATICO. Ipertrofia e infiammazione dei linfonodi.
5) APP. URINARIO. Infezioni delle vie urinarie. Pollachiuria. Tenesmo vescicale. Ritenzione urinaria.
6) APP. RESPIRATORIO. Rinofaringite acuta o cronica. Rinite allergica. Rinorrea acquosa e irritante. Tosse spasmodica. Asma con attacchi soprattutto notturni.
7) SISTEMA NERVOSO. Apatia mentale. Lieve depressione ciclica. Tendenza a svegliarsi tardi al mattino. Sonnolenza diurna spesso associata a insonnia notturna. Vertigini. Cefalea nevralgica di tipo congestivo.
8) APP. GENITALE FEMMINILE. Possibile dismenorrea, con ciclo mestruale irregolare ed intermittente. Disturbi della menopausa.
9) APP. GENITALE MASCHILE. Possibile prostatite. Ipertrofia prostatica in età adulta.
10) ORECCHIO. Otite con otorrea purulenta. Parotite. Prurito all’orecchio esterno. Escoriazione dietro le orecchie.
11) OCCHIO. Oftalmie brucianti. Congiuntiviti e lacrimazione, legate anche allo stato allergico. Prurito, solletico e bruciore alle palpebre. Orzaiolo.
12) APP. MUCOLOSCHELETRICO. Lombalgie e sacralgie. Reumatismi. Crampi muscolari. Bruciore alle piante dei piedi.
DOSI
In tutti i casi diluizione 7CH, 3 granuli o 5 gocce da una a tre volte al dì. In particolare nei casi di malattie esantematiche e di parotite solo nella fase terminale della malattia.
Diluizioni più alte, consigliabili per curare nel profondo gli stati cronici, per la loro incidenza sull’organismo possono essere prescritte solo dal medico omeopata.
(*) V. Note esplicative

Eleonora dice
Gent. Dott.ssa,
le scrivo per chiedere un suo parere in merito ad un mio dubbio.
Premetto che da circa 6 anni mio marito ed io proviamo ad avere una gravidanza (solo in modo naturale), ma senza mai nessun positivo. L’unico problema riscontrato è stata l’Ureaplasma, curata un anno fa con una dose massiccia di antibiotici. Ma dopo un periodo di tregua, l’infezione è tornata.
Mi sono rivolta per la prima volta ad un ginecologo omeopatico, che dopo un’accurata visita, ha prescitto a me il Sulphur 220 ch (una monodose al mese).
Leggendo però un po’ di cose su questo rimedio, ho trovato tante indicazioni ma apparentemente nessuna mi pare riguardante il mio problema.
Cosa ha potuto spingere il dottore a questo tipo di prescrizione?
Mi perdoni la domanda forse poco appropriata, ma è la prima volta che mi avvicino alla medicina omeopatica.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Eleonora, Sulphur è uno dei più importanti rimedi della Materia Medica Omeopatica, che viene impiegato per trattare un gran numero di affezioni o di problematiche, per cui talvolta risulta difficile fornire delle indicazioni precise sul suo utilizzo. È infatti un eccellente policresto omeopatico (i policresti sono i grandi rimedi dell’Omeopatia, che possiedono un’azione generale in grado di sviluppare un’attività terapeutica profonda e polivalente atta a curare moltissime patologie, disfunzioni o disturbi e di coprire una vasta gamma di sintomi) ed è l’eliminatore “numero uno” che raccoglie in superficie tutti i mali presenti nel profondo per spingerli all’esterno. Viene caratteristicamente prescritto quando il paziente presenta una mancanza di reattività all’aggressione patologica, associata a forte astenia ed un’alternanza continua di disturbi vari che si spostano da un apparato all’altro senza mai guarire. Viene altresì prescritto nella fase terminale delle malattie infettive allo scopo di espellere le tossine che potrebbero rimanere all’interno dell’organismo prolungando in tal modo la convalescenza. Sulphur quindi è anche un rimedio interlocutorio, rifinitore o rivelatore, nel senso che può essere adoperato per preparare l’organismo alla cura omeopatica specifica, fatta cioè con i rimedi omeopatici richiesti a livello patogenetico dal tipo di affezione o per mettere in risalto qualche caratteristica del paziente che possa meglio indirizzare l’individuazione della suddetta cura. Venendo più sullo specifico, ossia alla sfera ginecologica, Sulphur è anche indicato in caso di sterilità, talvolta associata a mestruazioni in anticipo e abbondanti: ciò sta a significare che promuove comunque un’azione positiva nei confronti della fertilità. Ovviamente il medico omeopata, avendo prescritto il rimedio, potrà essere più preciso e fornirle tutte le delucidazioni del caso. Cordiali saluti.
Antonio dice
Salve dottoressa, mia madre ha subito una mastectomia per ca mammario oggi dopo tre mesi di aspirazioni di siero pare che sia diventato pus per qualche batterio .Potrebbe mia madre assumere il sulphur ? In che dosaggio? La ringrazio in anticipo .
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Antonio, Sulphur è uno dei rimedi omeopatici che viene utilizzato nei processi infettivi cutanei, in particolare nelle situazioni ove ogni lesione o piaga tende a suppurare. Sulphur viene pertanto prescritto quando il paziente presenta una mancanza di reattività all’aggressione patologica, associata a forte astenia, a predisposizione agli eczemi, ad alternanza di disturbi vari che si spostano da un apparato all’altro e che vedono sempre la pelle come localizzazione preferenziale, a relazioni intercorrenti tra malattie interne ed affezioni della pelle. Altri rimedi omeopatici che vengono adoperati nelle suppurazioni sono Belladonna, Hepar sulphur, Mercurius solubilis, Silicea (quest’ultimo è caratteristicamente il rimedio delle suppurazioni croniche, quelle che sembrano avere mai fine), ecc. Per le ferite infette i rimedi omeopatici che vengono spesso adoperati sono Echinacea e Pyrogenium. Nel rispetto della Legge di Similitudine su cui, com’è noto, l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico, il rimedio adatto sarà quello che assomiglia al paziente, nelle caratteristiche e nella sintomatologia specifica, e quanto maggiore è tale somiglianza tanto migliori saranno i risultati. Per quanto riguarda la diluizione e la posologia, anch’esse personali, non sempre generalizzabili, come primo approccio, per un intervento sintomatico e nelle more di rivolgersi ad un medico omeopata, spesso ci si orienta verso le basse diluizioni (ad es. fino a 7CH), che solitamente si utilizzano in ragione di pochi granuli pro-dose (3 possono essere sufficienti), più volte al dì (ad es. 3-6 volte), lontano dai pasti. Sempre dietro approvazione medica, possono essere altresì utili le applicazioni locali con la tintura madre di Calendula o di Echinacea, da diluire nelle opportune quantità in acqua tiepida sterilizzata, grazie alle proprietà antisettiche, analgesiche, antinfiammatorie, cicatrizzanti. Le consiglio però di non agire da soli ma, come accennato, di ricorrere ad un medico omeopata, che con la visita sarà in grado di prescrivere la cura appropriata al caso specifico di sua madre, con valutazioni da fare sull’intero quadro clinico e sulle altre terapie in atto. Cordiali saluti.
Amanda dice
Salve dottoressa, ho una bambina di 2 anni e mezzo che ha un ascesso nel denti dovuto a una carie in un denti che ha sofferto un incidente (caduta dal letto). Stiamo cercando di trattare con dentista ma prima dobbiamo togliere l’infiamazione. Come lei vomita l’antibiotico, una amica mi ha detto di dare Hepar sulphur 30 ch 1 granulo sciolto in un dito d’acqua prima di dormire. (Ha usato con suo figlio).
Ieri sera ha preso e oggi è stata con la febbre tutto il giorno 38,8 penso sia suo organismo reagendo e cercando di spurgarsi, vero?
Volevo solo sapere se il dosaggio va bene e per quanto tempo gli devo dare. Ho viso un po’ meglio l’ascesso anche se un po più rosso ma meno gonfio. Magari non sarebbe il caso di dare anche la mattina? Lei mi ha detto che potevo aggiungere anche Belladonna se continua la febbre.
La ringrazio!
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Amanda, Hepar sulphur è uno dei rimedi omeopatici che viene prescritto in caso di ascesso, ma non è l’unico. In Omeopatia, a fronte di una stessa patologia o di uno stesso disturbo, esistono più rimedi omeopatici potenzialmente indicati e tra essi quello adatto al singolo paziente sarà il rimedio a lui maggiormente somigliante, ossia il rimedio avente le caratteristiche psico-fisiche e la sintomatologia somigliante a quella del paziente. Ciò nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico. Ecco perché più persone, quand’anche affette dalla stessa patologia o dallo stesso disturbo, possono vedersi prescrivere cure omeopatiche diverse. Hepar sulphur è il rimedio omeopatico che viene adoperato in caso di ascessi molto sensibili al dolore, al freddo e al tocco in soggetti particolarmente irritabili e percorsi da brividi. Alle basse diluizioni (ad es. fino a 7CH) tende a far maturare l’ascesso e quindi si somministra se questo è esterno, ben visibile e drenabile. Alle medio-alte diluizioni (come può essere ad es. una 30CH) aiuta invece a frenare il processo di suppurazione e quindi ne favorisce la regressione. Pertanto la diluizione di Hepar sulphur viene scelta in base alla tipologia di ascesso. La posologia è legata alla diluizione, nel senso che le somministrazioni saranno più frequenti (ad es. ogni una-quattro ore) con le basse diluizioni e più diradate con le diluizioni medio-alte. Altri rimedi omeopatici che trovano impiego negli ascessi sono: Belladonna (in particolare in caso di febbre con sudorazione), Pyrogenium (soprattutto nelle suppurazioni dentarie), Silicea (ascessi che tardano a guarire), Mercurius solubilis (ascesso ulcerato), Ferrum phosphoricum (infiammazione meno intensa con febbre moderata). Generalmente i rimedi omeopatici riducono l’infiammazione, abbassano la febbre e stimolano la guarigione dell’ascesso nel giro di qualche giorno. Se i risultati tardano ad arrivare o si è in presenza di febbre alta, occorre un intervento medico. Pertanto, nel caso della sua bambina non si può ancora stabilire se trattasi di aggravamento omeopatico o di un quadro evolutivo dell’ascesso. Le consiglio quindi di affidarsi ad un medico, a un dentista o a un medico omeopata se intende avvalersi dell’Omeopatia. Cordiali saluti.
Antonia dice
Buongiorno, ho sempre sofferto di caduta dei capelli con dermatite seborroica nel meriodo maggio-settembre ma quest’anno la cosa è davvero peggiorata. A volte mi sembra di avere le pulci in testa e anche i gomiti hanno iniziato a screpolarsi. Sicuramente ho avuto un forte stress a seguito della morte di mia madre e di una brutta situazione lavorativa che hanno aggravato la mia tendenza alla dermatite (anche la pelle del viso ha una lieve dermatite seborroica) e alla caduta dei capelli.
Sto prendendo Sulphur, Taraxacum e Ignatia Amara ma putroppo sto facendo da sola perchè il mio omeopata di fiducia ha smesso di esercitare per raggiunti limiti di età ed ora non riesco a trovarne uno vicino a casa. Potreste aiutarmi?
sono davvero in ansia e a disagio per questo problema ai capelli e al cuoi capelluto in genere. Grazie mille in anticipo se sarete così gentili da aiutarmi
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Antonia, com’è noto, la dermatite seborroica è un’infiammazione della pelle, caratterizzata da arrossamenti, prurito e perdita di squame untuose, che colpisce le zone del corpo ricche di ghiandole sebacee, come viso (specialmente attorno a bocca e naso, fronte e sopracciglia), condotto uditivo, ascelle, torace, parte superiore del dorso, inguine, ma soprattutto il cuoio capelluto. L’affezione è una conseguenza dell’iperattività delle ghiandole sebacee e dell’alterazione della composizione del sebo. I capelli perdono la loro naturale bellezza e vitalità, la lucentezza diminuisce, diventano arruffati o crespi e molto oleosi. La dermatite seborroica, pertanto, si accompagna spesso alla caduta dei capelli, diventando essa stessa una causa di alopecia. È una malattia cronico-recidivante le cui cause sono ancora poco chiare, ma si è osservato che presenta diversi fattori scatenanti, come ad es. cambio di stagione, condizioni climatiche predisponenti (caldo eccessivo, umidità), variazioni ormonali, stipsi, detersione con agenti irritanti, ecc. Anche la componente psicologica potrebbe avere una sua precisa collocazione, per cui il surmenage intellettuale e fisico, l’ansia e lo stress possono essere una concausa da non sottovalutare. Lo stesso dicasi per l’alimentazione, che se troppo sbilanciata in grassi e zuccheri, potrebbe favorire o aggravare ulteriormente la situazione clinica. È consigliabile perciò un’alimentazione sana ed equilibrata (fibre, vitamine, sali minerali), riducendo il consumo di zuccheri semplici e di grassi saturi ed incrementando quello degli acidi grassi polinsaturi (pesce azzurro, ricco di omega-3). Anche il lavaggio dei capelli deve essere appropriato (shampoo neutri e delicati) e moderato in frequenza, tenendo presente che più i capelli vengono trattati con shampoo, più le ghiandole sebacee secernono sebo. Relativamente all’Omeopatia, i rimedi omeopatici che vengono utilizzati per il trattamento della dermatite seborroica, con alopecia concomitante, sono numerosi, diversi nella patogenesi, tra cui occorrerà individuare il rimedio (o i rimedi) che assomiglia di più al paziente, nelle caratteristiche e nella sintomatologia, sia a livello fisico che psichico e quanto maggiore è tale somiglianza tanto migliori saranno i risultati. Ciò, com’è noto, nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico. Il rimedio omeopatico più prescritto è Selenium, in particolare quando vi sono i sintomi della dermatite seborroica, la perdita di capelli ed una marcata astenia. Tra gli altri principali rimedi omeopatici troviamo: Phosphoricum acidum, in caso di capelli grassi, forfora e alopecia dopo traumi o preoccupazioni; Ignatia amara, alopecia conseguente a shock psichico (lutto, dispiacere, delusione, ecc.); Oleander, seborrea accompagnata da prurito intenso e lesioni al cuoio capelluto; Viola tricolor, eruzione a croste di tipo eczematoso; Graphites, secrezione gialla, viscosa e densa come il miele, con localizzazione su cuoio capelluto, dietro le orecchie, inizio condotto uditivo, commissure palpebrali e labiali, gomiti e ginocchia, tra le dita; Mezereum, essudato che fuoriesce dalle croste, prurito intenso che peggiora a letto, localizzazione prevalente a cuoio capelluto, volto e dorso delle mani; Arsenicum album, desquamazione somigliante a forfora oppure a piccoli lembi, prurito bruciante che peggiora di notte; Arsenicum iodatum, pelle indurita e desquamazione a lembi, prurito molto intenso. La Fitoterapia suggerisce frizioni al cuoio capelluto con le tinture madri di Ortica, Olmo e Alchemilla o con il succo di Equiseto o con l’olio di Ginepro (di quest’ultima pianta è valido anche lo shampoo). Ovviamente, come lei sa, la prescrizione appropriata al suo caso specifico la può garantire solo un medico omeopata con la visita, per cui le consiglio di cercare un altro bravo professionista che possa diventare ugualmente di fiducia. Cordiali saluti.
delia dice
soffro da circa 6 anni di allergia al nichel…per quasi 4 anni ho preso il cortisone e ad oggi penso di aver peggiorato la situatione!
ne sento parlare di omeopatia,e divento curiosa,dato che ormai le ho provate tutte. allergia a me si presenta con bolle e prurito in viso,soppratutto,e avanbraccia.
qualcuno mi sa consigliare,tra prodotti omeopatici, qualunque cosa,che possa aiutarmi???
grazie infinite….
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Delia, in genere le allergie si curano piuttosto bene con l’Omeopatia, però la cura è quasi sempre lunga e laboriosa (come del resto lo è con qualsiasi altro tipo di terapia), può richiedere più di un passaggio per la risoluzione del problema, può andare avanti per gradi, dove ciascun grado può richiedere un suo particolare adattamento terapeutico. La cura necessita quindi di una vera e propria strategia terapeutica, con l’adozione di iter terapeutici specifici e talvolta l’uso di rimedi omeopatici di diversa natura e provenienza. Infatti i farmaci omeopatici che vengono utilizzati, in relazione al caso specifico ed a seconda della formazione e dell’esperienza del medico omeopata, sono i rimedi omeopatici veri e propri (adoperati per un trattamento di fondo, oltre che sintomatico) e/o dei bioterapici in preparazione omeopatica, quali ad es. organoterapici, omotossicologici, immunofarmacologici. Negli ultimi tempi si va sempre più affermando una bioterapia di ispirazione omeopatica, la Microimmunoterapia omeopatica, la quale utilizza, in dose diluita e dinamizzata, le stesse sostanze immuno-modulatrici che l’organismo produce per reazione immunologica agli allergeni (immunoglobuline IgE in particolare). La reazione allergica da lei descritta potrebbe richiedere l’utilizzo di rimedi omeopatici sintomatici come Rhus toxicodendron, Mezereum, Croton tiglium, Cantharis, Petroleum, Ranunculus bulbosus, Graphites, ognuno con la propria patogenesi. Nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico, il rimedio adatto sarà quello che contiene la sintomatologia somigliante a quella del paziente e quanto maggiore è tale somiglianza tanto migliori saranno i risultati. Molto sinteticamente: Rhus toxicodendron si adopera generalmente quando la pelle è dolente e arrossata, con piccole vescichette pruriginose che lasciano fuoriuscire un liquido chiaro; Mezereum si differenzia da Rhus solo per il contenuto purulento delle vescicole; Croton tiglium se l’infiammazione vescicolare della pelle è di color rosso scarlatto e vi è la tendenza alla formazione di croste grigio-bruno che poi cadono; Cantharis se sono presenti vere e proprie bolle, con liquido limpido (sieroso o siero-ematico); Petroleum se le vescicole lasciano fuoriuscire un liquido chiaro e acquoso cui segue la formazione di croste giallastre; Ranunculus bulbosus se le vescicole sono piccole di colore bluastro, con prurito urente e croste dure; Graphites se la secrezione è di colore giallastro, viscosa e densa. Ovviamente stiamo parlando di rimedi omeopatici sintomatici, in grado cioè di affrontare la fase acuta della manifestazione allergica, ma non la causa della stessa, ossia l’allergia al nichel, per la qual cosa, come accennato in precedenza, occorrerà affiancare una cura omeopatica di fondo e/o bioterapica che possa intervenire sul “terreno” del paziente, legato al patrimonio genetico e comportamentale e che quindi educhi il sistema immunitario a non avere una reazione spropositata nei confronti di sostanze (allergeni) normalmente innocue. Per tutto quanto detto finora, se lei intende avvalersi dell’Omeopatia, le consiglio di rivolgersi ad un medico omeopata che con la visita sarà in grado di prescrivere la terapia appropriata al suo caso specifico e di seguirla durante il trattamento. È questa la forma di garanzia per la risoluzione definitiva di una malattia allergica. Cordiali saluti.
Marina dice
Buongiorno dottoressa,
Devo iniziare a fine settimana sedute di taxolo settimanale ed hercptin…adiuvante per tumore mammario già operato.
Il medico mi ha prescritto SULFUR granuli e OMOPORDON gocce per alleviare gli effetti collaterali.
Lei cosa ne pensa?
sono molto in ansia perché dopo la prima chemio EC ho avuto una reazione esagerata con sofferenza midollare di 4 grado ed embolo al polmone…che per fortuna ora è risolto.
Mi hanno detto basta chemio rossa ed ora comincio questo ciclo dicono leggero e lo spero.
Il mio fisico reagisce sempre in modo esagerato ai farmaci…probabilmente perché non ne ho mai presi molti…ma adesso mi tocca avvelenarmi.
Grazie mille
Marina
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Marina, Sulphur è uno dei principali rimedi omeopatici che viene prescritto per limitare gli effetti iatrogeni o collaterali di farmaci e di altre sostanze. Onopordon gocce, sia che si tratti del rimedio omeopatico complesso che del fitocomplesso, viene prescritto per favorire il benessere fisico e mentale e per sostenere la funzionalità dell’apparato cardiovascolare. Se il medico glieli ha prescritti è perché, evidentemente, ha ritenuto che essi sono i rimedi più adatti a lei. Lo tenga periodicamente informato sugli esiti del trattamento. Cordiali saluti.
Francesca dice
Salve Dottoressa, vorrei sapere se è corretto usare questo farmaco come soluzione per curare/alleviare l’ artrite psoriasica con l’omeopatia e vorrei sapere se si può curare solo con omeopatia e togliere la medicina tradizionale (cortisone, metotrexate)
grazie mille in anticipo
Francesca
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Francesca, l’Omeopatia può riuscire a trattare adeguatamente le malattie reumatiche infiammatorie e quindi anche l’artrite psoriasica, a condizione però che si individui il rimedio omeopatico giusto, ossia quello che rispecchia il quadro clinico del paziente. Una panoramica dei principali rimedi omeopatici, oltre a gemmoterapici e organoterapici, che vengono più spesso utilizzati nei disturbi dolorosi dell’apparato osteoarticolare è consultabile all’articolo “Reumatismi” nella sezione del sito “Affezioni-Rimedi”. Come accennato, nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico, il rimedio (o i rimedi) adatto sarà quello che contiene la sintomatologia somigliante a quella del paziente e quanto maggiore è tale somiglianza tanto migliori saranno i risultati. Per l’artrite psoriasica in molti casi al trattamento di base di cui sopra vengono aggiunti rimedi omeopatici come Manganum aceticum o Radium bromatum, più specifici proprio per l’abbinamento artrite-psoriasi. Sulphur, che è un importante rimedio omeopatico ripulitore in grado di favorire il processo di eliminazione delle tossine, viene classicamente prescritto quando il paziente presenta le caratteristiche costituzionali del rimedio, che si traducono nella cosiddetta “sintomatologia psorica”, contraddistinta sul piano generale da una mancanza di reattività all’aggressione patologica, associata a forte astenia, a predisposizione agli eczemi, ad alternanza di disturbi vari che si spostano da un apparato all’altro e che vedono sempre la pelle come localizzazione preferenziale, a relazioni intercorrenti tra malattie interne ed affezioni della pelle. Da questo punto di vista Sulphur potrebbe essere di valido aiuto nell’artropatia psoriasica ed esso comunque va associato ai rimedi omeopatici richiesti a livello patogenetico dal quadro clinico specifico. Però, se intende avvalersi dell’Omeopatia e del Naturale, le consiglio di non fare da sola ma di rivolgersi ad un medico omeopata, che con la visita sarà in grado di prescrivere la terapia appropriata al suo caso specifico, stabilendo anche le modalità di dismissione graduale dei farmaci tradizionali. Cordiali saluti.
daniela dice
Gentile dottoressa
chiedo cortesemente se sulphur è indicato per chi (come me) soffre di psoriasi
grazie mille
daniela
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Daniela, anche se Sulphur è un rimedio omeopatico valido per diverse affezioni cutanee, soprattutto gli eczemi, non è un rimedio particolarmente specifico per la psoriasi. Per questa malattia sono maggiormente indicati altri rimedi omeopatici, tra i quali individuare quello più somigliante in base alla forma con cui essa si presenta (le psoriasi non sono tutte uguali). Il rimedio omeopatico più utilizzato è Arsenicum album, in particolare se la psoriasi ha l’aspetto della pelle che si squama in una fine polvere bianca ed il prurito migliora con il caldo. Tra gli altri rimedi omeopatici che trovano indicazione abbiamo: Kali arsenicosum, se il prurito è aggravato dal caldo; Arsenicum iodatum, se le squame sono particolarmente larghe; Sepia, se la psoriasi si presenta a macchie rotonde, in particolare su viso, piega del gomito, incavo del ginocchio, unghie e le lesioni peggiorano in primavera; Phosphorus, su sopracciglia; Natrum arsenicosum, su torace; Petroleum, se le lesioni peggiorano d’inverno; Natrum sulphuricum, se le squame si presentano larghe, sottili e trasparenti da far intravedere il derma sottostante rosso acceso; ecc. Ovviamente la prescrizione appropriata al caso specifico la può garantire solo un medico omeopata con la visita. Cordiali saluti.
Piero dice
Salve è corretto assumere sulfur per stati pruriginosi della pelle dovuti a punture di parassiti?
Grazie,
Piero
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Piero, Sulphur è certamente un importante rimedio omeopatico che viene adoperato nelle varie affezioni cutanee, per cui il suo contributo lo potrebbe fornire, in particolare se le eruzioni sono rosse e brucianti, con prurito molto intenso che spinge a grattarsi fino a sanguinare. Va però anche annotato che i rimedi omeopatici più caratteristici per il trattamento delle punture di insetti, moscerini, pulci, zanzare, ecc. sono Apis, Caladium, Carbolicum acidum, Ledum palustre, Vespa. Molto sinteticamente: Apis si utilizza prevalentemente in caso di gonfiore e di dolore pungente che migliora con applicazioni fredde (tipicamente in caso di puntura d’ape); Caladium se le punture bruciano e prudono intensamente; Carbolicum acidum in caso di reazione che provoca una manifestazione simile all’orticaria; Ledum palustre se le parti colpite sono fredde al tatto e si avverte un miglioramento con impacchi o bagni freddi; Vespa se il dolore è bruciante e pungente come di aghi arroventati sulla pelle (tipicamente in caso di puntura di vespa). Ovviamente sull’opportunità d’uso di un rimedio, sulla sua diluizione e posologia, sarebbe meglio che si esprimesse un medico omeopata. Cordiali saluti.
Anna dice
Gent. Dott.ssa, per sbaglio ho lasciato il mio commento su una scheda sbagliata (la Calcarea Carbonica). Glielo riporto qui sotto, in questa sezione Sulphur, dove avevo scritto un commento precedente a cui lei ha risposto. Me ne scuso e la ringrazio ancora. Anna.
Gent. Dott.ssa, grazie della lunga e dettagliata spiegazione. Raramente ho trovato un medico (soprattutto omeopata) disposto a fornire informazioni così specifiche al paziente. Il motivo per cui alla fine mi sono decisa a fare da sola ha una duplice origine: il mio recente trasferimento in un’altra località (dove stento a trovare un medico omeopata), ma soprattutto la difficoltà ad incontrarne uno bravo. Personalmente, ne ho conosciuti diversi in tanti anni (una trentina, circa), alcuni anche di fama (uno di questi tiene corsi e seminari in Italia e all’estero, scrive libri, articoli, recensioni e ha una rubrica fissa su una prestigiosa rivista di salute). Di tutti la mia impressione è sempre la stessa: se riescono a “indovinare” il rimedio omeopatico va tutto bene, altrimenti…
Di qui la mia convinzione che, come lei stessa asserisce, non è facile capire il paziente né prescrivere una cura efficace. L’omeopatia non è una scienza esatta, pur avendone solide basi. Ed è fondamentale che il medico sia ben disposto all’ascolto, oltre che professionalmente preparato, perché il suo rapporto col paziente è molto empatico. Almeno, questa è la mia opinione.
Non voglio screditare la categoria. Ci sono tanti bravi medici (omeopati o meno) in giro per il mondo. Io dico solo che non sono riuscita ad incontrarne uno, anche cercando lontano da casa. Lei è laureata in Scienze Biologiche, come si legge nella presentazione su questo sito web, quindi non è medico, ma la sua passione per le tematiche trattate traspare chiaramente non tanto “dalle”, quanto “tra” le sue parole. Confesso che ho capito molto di più dalla sua risposta che da quelle finora fornitemi dai medici omeopati che ho consultato.
Prova ulteriore che la professionalità, per quanto grande, da sola non basta. Grazie ancora. Anna.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Anna, l’Omeopatia è una medicina tanto meravigliosa quanto difficile. È meravigliosa perché è una medicina dolce, naturale, rispettosa dell’organismo, che non ha controindicazioni o effetti collaterali, che non comporta assuefazioni, che riesce a perdonare qualche lieve errore di prescrizione, che ha delle guarigioni spettacolari. È difficile perché è una medicina molto personale, non generalizzabile, dove non esistono cure standardizzate o protocolli terapeutici universalmente validi, dove le regole generali incontrano sempre molte difficoltà di applicazione, dove ogni paziente richiede il suo rimedio e quindi la sua cura che facilmente è diversa da quella di un altro, quand’anche entrambi affetti dalla stessa patologia. È la medicina che “veste su misura”, come si è soliti sintetizzare. Com’è noto, il principio terapeutico di riferimento è la Legge di Similitudine (“Similia Similibus Curantur”), che è una legge naturale di antichissima memoria (il merito della sua valorizzazione lo si deve ad Ippocrate, il noto medico greco antico vissuto tra il V e IV secolo a.c., considerato il padre della Medicina), secondo la quale la sostanza che a dosi ponderali provoca nell’individuo sano i sintomi della malattia è invece capace di curarli se opportunamente diluita. La dinamizzazione della diluizione, che si deve all’intuizione di Hahnemann (il noto medico tedesco vissuto a cavallo tra ‘700 e ‘800, considerato il padre dell’Omeopatia), conferisce poi al rimedio omeopatico il “quid energetico” che ne completa e ne potenzia l’azione terapeutica. Da questo punto di vista l’Omeopatia è perciò una scienza esatta. La sua corretta applicazione richiede però il rigoroso rispetto della citata Legge di Similitudine, altrimenti gli effetti terapeutici non saranno quelli auspicati e ciò deve comportare un attento ed approfondito studio del paziente per l’individuazione del rimedio omeopatico “giusto”. Da ciò non si scappa. Non si tratta quindi di “indovinare” ma di saper prescrivere. Entra qui in gioco la figura del medico omeopata, con la sua formazione, la sua esperienza, la sua bravura, la sua sensibilità, la sua conoscenza della Materia Medica, la sua capacità di stare al passo con gli aggiornamenti (l’Omeopatia non è rimasta ferma ai tempi di Hahnemann, anche se i suoi fondamenti restano intatti, ma si è evoluta ed aggiornata, introducendo nuovi rimedi, nuove patogenesi, nuove forme omeo-farmaceutiche, nuove modalità di utilizzo ed aprendosi a nuove bioterapie di ispirazione omeopatica), ecc. ecc. Sono d’accordo con lei che esistono i medici omeopati non particolarmente bravi o superficiali e poco disponibili ad interloquire con il paziente, però fortunatamente esistono anche quelli bravi, coscienziosi e disponibili. E ne sono anche tanti. Occorre solo cercarli. Altrimenti l’Omeopatia, se non fosse stata correttamente professata e veicolata e se non avesse raccolto i suoi successi, non sarebbe arrivata ai giorni nostri. Cordiali saluti.