I rimedi omeopatici (o anche farmaci omeopatici o prodotti omeopatici) sono i farmaci adoperati nelle cure omeopatiche che agiscono secondo la legge “SIMILIA SIMILIBUS CURANTUR”, chiamata Legge di Similitudine, che vuol dire che il simile è curato dal simile.
Secondo questa legge una sostanza naturale, che assunta in grandi dosi da un individuo sano provoca una serie di sintomi, è in grado, se opportunamente diluita, cioè assunta in dosi omeopatiche (infinitesimali), di curare quegli stessi sintomi in un individuo malato.
Ecco perché parlare delle caratteristiche della sostanza o di quelle della malattia è la stessa cosa e quindi i rimedi omeopatici devono essere scelti in base alla somiglianza tra gli effetti che producono nell’individuo sano ed i sintomi che l’individuo malato manifesta.
Processo di individualizzazione
All’interno del quadro dei sintomi occorre tenere conto non solo dei sintomi fisici ma anche delle caratteristiche individuali del malato, costituite dall’insieme delle caratteristiche morfologiche, fisiologiche (metaboliche-funzionali) e psicologiche in grado di influenzarne la reattività.
Si analizzeranno quindi la costituzione, che comprende anche lo studio del temperamento laddove si includono anche le caratteristiche somatiche, il carattere e la diatesi, che rappresentano il cosiddetto terreno dell’individuo.
L’analisi di tale terreno, diverso da persona a persona, assume un notevole interesse clinico perché consente di ricavare informazioni indispensabili sulle caratteristiche del paziente e sulle sue predisposizioni patologiche, al fine di prescrivere il rimedio più adatto, il rimedio più “simile” a lui. Ciò permetterà di attuare sia una terapia nei confronti delle malattie in atto, rimuovendone le cause profonde, sia una a carattere preventivo particolarmente mirata nei confronti delle predisposizioni morbose. Il concetto base, di ispirazione ippocratica, è che l’omeopatia è la medicina del malato più che della malattia.
Quindi in presenza di una qualsivoglia malattia, occorre analizzare l’individuo nel suo insieme e valutarne tutti gli aspetti, non limitandosi al solo quadro dei sintomi fisici (processo di individualizzazione). E’ tale tipo di indagine e di analisi che deve condurre il medico omeopata per poter giungere alla individuazione del rimedio omeopatico più adatto all’individuo affetto da una determinata patologia.
Caratteristiche del rimedio omeopatico
Ciascun rimedio omeopatico possiede delle caratteristiche proprie che lo distinguono dagli altri e lo rendono esclusivo. Anche qui tali caratteristiche sono indicative non solo della malattia che il rimedio è in grado di curare in relazione ai sintomi fisici, ma di un quadro molto più ampio ed articolato, che comprende le modalità di comparizione dei sintomi, la loro localizzazione, le sensazioni, gli aggravamenti ed i peggioramenti, le manifestazioni tipiche, gli aspetti psicologici ed emotivi, i comportamenti, la sfera di azione, la compatibilità con altri rimedi ed altro ancora.
La scelta del rimedio omeopatico “giusto” deve essere, quindi, fatta cercando di sovrapporre il più possibile l’insieme dei sintomi fisici e delle caratteristiche individuali (vale a dire gli esiti del processo di individualizzazione) con le caratteristiche del rimedio. Solo in questo modo tra i tanti rimedi omeopatici potenzialmente in grado di curare la stessa patologia, si sarà individuato quello più adatto alla persona che ne è affetta.
Preparazione dei rimedi omeopatici
Le sostanze attive da cui traggono origine i rimedi omeopatici appartengono ai tre regni della natura: animale, vegetale, minerale.
Al medico tedesco Christian Friedrich Samuel Hahnemann (1755–1843), considerato il fondatore della Medicina Omeopatica, si deve il processo di preparazione dei rimedi omeopatici ancora oggi utilizzati.
Tale processo deve seguire procedimenti ben codificati, tali da garantire ai rimedi l’assenza di tossicità e la preservazione dell’efficacia.
Il processo consiste essenzialmente di due fasi: la diluizione e la dinamizzazione (o succussione). La prima fase serve per ridurre a dosi omeopatiche (infinitesimali) la sostanza attiva, rendendo così possibile l’azione terapeutica secondo la Legge di similitudine. La seconda fase, intervallata con la prima, serve per conferire al rimedio il potere omeopatico in concomitanza con la suddetta legge. Viene presa, quindi, la pianta o la sostanza minerale o la sostanza di origine animale, la si elabora preventivamente e la si diluisce, nella maggioranza dei casi, in una soluzione idroalcolica (acqua depurata + alcool etilico) con opportuna titolazione, tante volte quant’è la diluizione desiderata, pervenendo alle diluizioni decimali, contrassegnate dalla sigla D, o alle diluizioni centesimali, contrassegnate da CH (fase di diluizione). Si scuote e si percuote energicamente la provetta ad ogni diluizione (fase di dinamizzazione o succussione).
L’elaborazione preventiva della sostanza attiva di base, che forma il cosiddetto ceppo omeopatico, si rende indispensabile per portare correttamente in soluzione i principi attivi contenuti nella sostanza stessa. Tale trattamento si differenzia a seconda della natura della materia prima utilizzata e tiene principalmente in considerazione il grado di solubilità della sostanza in acqua o in alcool. Più usualmente per le sostanze di origine vegetale, abbastanza solubili, si ricorre alla Tintura Madre, per quelle di origine minerale o animale, in genere solide non completamente solubili, si ricorre alla Triturazione con lattosio. Ovviamente, anche se meno ricorrenti, sono possibili situazioni diverse.
I rimedi omeopatici sono confezionati in vario modo. Quelli più utilizzati sono sotto forma di granuli, gocce, pomate, creme. Esistono anche fiale orali, globuli, compresse, capsule, ovuli, colliri, supposte, ecc.
Fasce di diluizione
A scopo puramente indicativo, e quindi con la dovuta flessibilità, è possibile distinguere schematicamente tre fasce di diluizione dei rimedi omeopatici:
Basse diluizioni: D2 – D8, 1CH – 4CH.
Medie diluizioni: D9 – D23, 5CH – 11CH.
Alte diluizioni: > D24, >12CH ove si supera il numero di Avogadro e le preparazioni non contengono alcuna molecola della sostanza originale.
Somministrazione dei rimedi omeopatici
Al momento della somministrazione, occorre tenere presente che i rimedi omeopatici si assumono lontano dai pasti (in genere mezz’ora prima o due ore dopo) e non necessariamente di notte. I granuli non vanno toccati con le mani e si assumono o ponendoli direttamente sotto la lingua tramite il coperchio dell’apposito contenitore e lasciandoli sciogliere lentamente o si sciolgono in un poco d’acqua. In tal caso prima dell’assunzione occorre effettuare il travaso rapido del liquido dal contenitore di origine ad un altro contenitore idoneo per un numero pari di volte (in genere si ritengono sufficienti 20 – 30 travasi). Se invece il preparato è in gocce, occorre agitare più volte il contenitore prima dell’assunzione.
Denominazione dei rimedi omeopatici
I rimedi omeopatici possono assumere le seguenti denominazioni, che aiutano a comprenderne meglio il tipo di azione.
◊ Rimedi omeopatici sinergici: si dice “sinergico” un rimedio che agisce completando o migliorando l’azione del rimedio che lo precede. I rimedi sinergici usualmente vengono distinti nelle due categorie: Rimedi complementari, che sono quelli con grado di sinergia alto e Rimedi che seguono bene, che sono quelli con grado di sinergia medio e basso. I sinergici possono essere adoperati nelle cure omeopatiche che già si prevedono lunghe, come quelle per guarire completamente da un’affezione cronica. In tal caso il processo curativo va avanti per gradi ed ogni grado richiede un adattamento terapeutico particolare che avviene proprio con i sinergici.
◊ Rimedi omeopatici asinergici: si dice “asinergico” un rimedio che ha la caratteristica di controllare o annullare l’azione di un altro rimedio. I rimedi asinergici si dividono nelle seguenti due categorie:
• Rimedi omeopatici antidoti: si dice “antidoto” un rimedio che ha la proprietà di controllare l’azione del rimedio somministrato in precedenza, attenuandone o eliminandone le manifestazioni esagerate. Si ricorre al rimedio antidoto per contrastare gli effetti disturbanti del primo rimedio quando ci si trova di fronte o ad un eccesso di uso o ad un aggravamento omeopatico, del tutto naturale ma non sopportabile dal paziente, che possono entrambi tradursi in una condizione di tracollo generale, fisico e psichico. Questo in genere si verifica con le alte diluizioni. Si ricorre altresì ad un rimedio antidoto quando nel corso della terapia omeopatica compaiono nuovi sintomi fastidiosi e sgradevoli che è opportuno attenuare o eliminare. In tal caso il rimedio antidoto sarà individuato tra quelli in grado di curare questi nuovi sintomi. L’antidoto omeopatico non annulla l’azione del rimedio precedente, ma incanala correttamente le reazioni del malato e per questo ne rafforza lo stato generale.
• Rimedi omeopatici incompatibili: si dice “incompatibile” un rimedio completamente opposto ad un altro rimedio, cioè che ha una patogenesi diametralmente opposta. Un rimedio è incompatibile con un altro rimedio quando è in grado di attenuare o annullare l’azione di quest’ultimo. Pertanto è di fondamentale importanza conoscere l’incompatibile di ciascun rimedio omeopatico se la cura prescrive più rimedi. Anche alcuni alimenti possono avere tali caratteristiche. Ad es. gli incompatibili generali sono caffè, tisane di menta e di camomilla, caramelle a menta, aceto, spezie dal profumo molto forte.
◊ Rimedi omeopatici sintomatici o ad azione locale: si dice “sintomatico” o “ad azione locale” un rimedio per la cui scelta si è avuto maggiore riguardo al quadro sintomatologico, pur considerando altri fattori quali la causalità, le modalità, le concomitanze, le sensazioni del paziente ed altro. In genere sono rimedi somministrati per gli eventi acuti e solitamente hanno una bassa diluizione: la loro azione è locale, di organo, più superficiale, non sistemica ma più veloce. Possono essere adoperati anche per le malattie croniche, in tal caso però occorre allungare i tempi ed il periodo di somministrazione.
◊ Rimedi omeopatici costituzionali o di fondo: si dice “costituzionale” un rimedio omeopatico le cui caratteristiche principali corrispondono ai caratteri morfologici, fisiologici e psicologici propri della costituzione del paziente. La scelta del rimedio viene fatta analizzando, oltre il quadro sintomatologico, tutte le altre manifestazioni del soggetto che consentono di individuare la sua costituzione ma anche la sua datesi, verificando quindi le sue tendenze morbose acquisite e congenite, le malattie pregresse, le modalità proprie di reazione, gli aspetti mentali ed altro. Viene osservato quindi quello che è chiamato il terreno del paziente. In genere si tratta di rimedi somministrati per curare le malattie croniche e solitamente hanno un’alta diluizione: la loro azione è più generale, più profonda, anche se non completamente sistemica, ma più lenta. Il rimedio costituzionale è pertanto un rimedio “di fondo”.
◊ Rimedio omeopatico simillimum: si dice “simillimum” un rimedio per la cui scelta si è avuto scrupoloso riguardo alla globalità delle manifestazioni del paziente, cioè oltre al quadro sintomatologico si sono analizzate tutte le altre caratteristiche individuali (somatiche, psichiche, ereditarie, acquisite, ecc.) di cui al processo di individualizzazione. Si tratta in sostanza di un rimedio altamente personalizzato, cioè simile al paziente e per questo può essere somministrato alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce. La Scuola Medica Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero di Hahnemann, che prescrive un solo rimedio alla volta, fa uso proprio del simillimum.
◊ Rimedi omeopatici acuti: si dice “acuto” un rimedio in grado di curare meglio i sintomi di una malattia che inducono reazioni forti e/o improvvise, tipiche degli stati acuti, rispetto ad un altro rimedio ugualmente indicato che è il suo cronico. Il rimedio omeopatico acuto in genere ha un’azione rapida e breve e per questo nelle cure precede il suo cronico. I due rimedi in effetti sono dei sinergici, cioè che si completano vicendevolmente e l’azione dell’uno migliora quella dell’altro. Ad es. Aconitum napellus è l’acuto di Sulphur, Apis è l’acuto di Natrum muriaticum. Viceversa Sulphur è il cronico di Aconitum napellus, Natrum muriaticum è il cronico di Apis.
◊ Rimedio omeopatico cronico: si dice “cronico” un rimedio che è in grado di curare meglio i sintomi di una malattia quando questi hanno superato la fase acuta, rispetto ad un altro rimedio ugualmente indicato che è il suo acuto. Il rimedio omeopatico cronico in genere ha un’azione lenta e lunga e per questo nelle cure segue il suo acuto. I due rimedi in effetti sono dei sinergici, cioè che si completano vicendevolmente e l’azione dell’uno migliora quella dell’altro. Ad es. Sulphur è il cronico di Aconitum napellus, Natrum muriaticum è il cronico di Apis. Viceversa Aconitum napellus è l’acuto di Sulphur, Apis è l’acuto di Natrum muriaticum.
◊ Rimedi omeopatici policresti: si dice “policresto” un rimedio ad ampia azione, cioè un rimedio che ha un’azione generale riequilibrante utilizzabile per curare varie patologie. I policresti sono i grandi rimedi della Materia Medica Omeopatica.
Cure omeopatiche
Nelle cure omeopatiche la regola che in generale si segue è che per le malattie che si trovano nello stato acuto si prescrivono rimedi omeopatici a bassa diluizione (ad azione più superficiale), mentre per le malattie allo stato cronico si assumono rimedi a media ed alta diluizione (ad azione più profonda). Più grande è la sovrapponibilità di cui in precedenza (lo ripetiamo dell’insieme dei sintomi fisici e delle altre caratteristiche individuali, con le caratteristiche del rimedio), più ci si può spingere con le diluizioni e quindi l’azione del rimedio sarà tanto più profonda.
La guarigione avviene seguendo un iter scandito da una legge ben precisa di eliminazione dei sintomi: dall’alto al basso, dall’interno all’esterno ed in ordine inverso rispetto all’apparizione dei sintomi stessi. Spariranno prima i sintomi comparsi più recentemente e successivamente, con un’eventuale nuova prescrizione, quelli che hanno un’origine più remota. Il miglioramento avviene prima a livello mentale poi a livello fisico. E’ possibile inizialmente un certo peggioramento di alcuni sintomi.
Le cure omeopatiche si rifanno a diverse scuole di pensiero: la Scuola Medica Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero di Hahnemann, prescrive un solo rimedio chiamato simillimum, capace di coprire tutti i sintomi del paziente, la Scuola Medica Omeopatica Pluralista prescrive più rimedi sinergici associati, ma alternati tra di loro, di cui generalmente almeno uno sintomatico e uno di fondo, la Scuola Medica Omeopatica Complessista prescrive più rimedi sinergici insieme, i cosiddetti complessi, di solito tutti sintomatici.
Per ulteriori informazioni sulle modalità di preparazione dei rimedi consultare l’articolo “Rimedi omeopatici: origine” della sezione del sito “Approfondimenti” e per altri chiarimenti riguardanti l’omeopatia consultare gli articoli specifici della stessa sezione.
Nella presente sezione, per completezza e semplicità di consultazione, sono riportati in ordine alfabetico i principali rimedi omeopatici, organizzati in schede nelle quali si fornisce:
□ La DESCRIZIONE della sostanza di origine.
□ Le CARATTERISTICHE DEL RIMEDIO, che come detto è opportuno riscontrare nella persona malata, secondo il citato processo di individualizzazione indispensabile per la individuazione del rimedio “giusto”.
□ L’USO DEL RIMEDIO, legato ai sintomi manifestati dal malato, che per essere meglio curati devono corrispondere e si devono associare alle caratteristiche del rimedio di cui immediatamente sopra.
□ Le DOSI relative consigliate dai medici omeopati, con l’indicazione delle diluizioni, delle quantità e dei tempi di somministrazione.
(*) V. Note esplicative

Francesco dice
La ringrazio per la esauriente e cortese risposta. Io personalmente ho dolori che migliorano con il movimento e quindi proverò con il Rhus toxidendron. All’uopo : come si presenta? dosi ed uso?
Grazie mille, Francesco.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Francesco, in assenza della prescrizione di un medico omeopata ed in attesa della stessa, dovendo intervenire in prima fase a livello sintomatico, ci si può orientare verso le basse diluizioni, quali ad es. quelle non superiori alla 7CH, che solitamente si utilizzano in ragione di 3 granuli 3-6 volte al dì. Cordiali saluti.
Francesco dice
Buongiorno d.ssa. , ho 54 anni e sono affetto da spondiloartrite sieronegativa. I medici del reparto di Reumatologia mi hanno consigliato di fare delle cure a base di farmaci anti-TNF. Personalmente ho deciso di non farli per paura di effetti collaterali (ho familiarità al tumore del colon ed effettua controlli in colonscopia periodici). Ultimamente allora mi hanno consigliato di assumere Navizan 4 mg come miorilassante in quanto hanno constatato anche limitata mobilizzazione del rachide associata a contrattura dei trapezi. Ho deciso di non assumere al momento anche questo farmaco per i notevoli effetti collaterali soprattutto a carico del fegato. Le chiedevo a questo punto se vi sono rimedi omeopatici per la mia malattia (spondiloartrite) capaci almeno di attenuare le infiammazioni in atto a carico di muscoli, tendini ed ossa e quindi di sollievo dei dolori che oramai quotidianamente mi affliggono.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Francesco, i rimedi omeopatici in grado di trattare i vari disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico, con tutti i sintomi associati, sono diversi tra i quali occorrerà individuare, così come richiede l’omeopatia con la legge dei simili, il rimedio che presenta una sintomatologia quanto più possibile somigliante a quella del paziente, altrimenti i risultati non saranno quelli auspicati. A tal fine si dovrà tenere conto delle modalità di manifestazione dei dolori, con particolare riguardo ai loro modi di insorgenza, alla loro localizzazione, ai sintomi associati, alle circostanze di aggravamento e di miglioramento, ecc. Ad esempio un importante rimedio omeopatico utilizzato per i dolori articolari e muscolari, che potrebbe contemplare una sintomatologia dolorosa molto simile a quella delle spondiloartriti, è Rhus toxicodendron dove i dolori migliorano con il movimento (all’inizio però sono molto intensi) e, viceversa, peggiorano con il riposo oppure il riposo non li migliora affatto. A titolo informativo gli altri principali rimedi omeopatici più spesso adoperati per le compromissioni dolorose dell’apparato muscolo-scheletrico sono: Bryonia se i dolori migliorano con il riposo e peggiorano con il movimento (ha delle modalità opposte a Rhus toxicodendron); è anche il rimedio della sinovite; Aconitum napellus se i dolori, che si acuiscono dopo un colpo di freddo, sono violenti, sono accompagnati da agitazione intensa e peggiorano di notte; Belladonna se i dolori peggiorano con il contatto e con il movimento e migliorano con il riposo; è il rimedio tipico dell’infiammazione e il paziente traspira al contrario di Aconitum; Apis se i dolori sono brucianti e migliorano con le applicazioni fredde; le articolazioni sono gonfie e tese; Hypericum se i dolori peggiorano con il movimento e/o con il freddo e migliorano coricandosi sul lato dolente; Actaea racemosa se i dolori peggiorano con il tatto e con il movimento, ma neppure il riposo dà sollievo; Magnesia carbonica se i dolori migliorano con il movimento e con le bevande fredde; eccetera. Sarebbe però meglio che la scelta la effettuasse un medico omeopata, al quale è sempre opportuno rivolgersi per la garanzia di ricevere una terapia strettamente personale (rimedio, diluizione, posologia, durata della cura, eventuali adattamenti in corso d’opera, ecc.), secondo i corretti canoni omeopatici e medici in generale. Cordiali saluti.
France dice
Gentile dottoressa,
Quale rimedio omeopatico può essere utile per l’ipertensione (160/100)? Attualmente mio marito sta assumendo Homeos 33 20ggx3 volte al di, ma i risultati sono poco evidenti e costanti.
Grazie per il suo attento ascolto!
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile France, in genere l’omeopatia produce buoni risultati nel controllare l’ipertensione arteriosa, però con l’avvertenza che occorre indispensabilmente individuare il rimedio che più assomiglia al paziente, sia dal punto di vista fisiologico che dal punto di vista psicologico, altrimenti i risultati non saranno quelli auspicati. Questo “lavoro” lo può svolgere solo il medico omeopata, al quale è sempre opportuno rivolgersi, che deve procedere ad un esame completo del paziente, ad un’anamnesi accurata con particolare riguardo allo stile di vita (sedentarietà, alcool, lavoro, stress, vita familiare e sociale, ecc.), alle abitudini alimentari, alla compatibilità con altri farmaci, agli aspetti costituzionali (che possono influenzare le modalità di instaurazione e di manifestazione dell’ipertensione), alla situazione emotiva, alle malattie pregresse, a eventuali altre disfunzioni in atto, ecc. ecc. Solo a titolo informativo, tra i principali rimedi omeopatici che vengono più spesso utilizzati troviamo: Nux vomica per un soggetto sottoposto a carichi di responsabilità, che si può definire sedentario, agitato e collerico, gran fumatore, amante degli eccessi alimentari, che a volte soffre di disturbi digestivi e di insonnia; Sulphur per un soggetto che soffre di ipertensione di tipo spasmodico e che tipicamente potrebbe presentare disturbi alternati (ad es. eczema e ipertensione, eczema e cefalea, eczema e asma, ecc.), caldo e sudorazione maleodorante; Aurum per un soggetto nervoso e iperattivo, facilmente collerico, con pulsazioni cardiache accompagnate da vampate di calore al capo, colorito rosso; Baryta carbonica per un soggetto pletorico con tendenza alla aterosclerosi; Kalium carbonicum come il precedente con in più le palpitazioni che si aggravano di notte in soggetto pallido e freddoloso; Plumbum per un soggetto magrolino e pallido, chiuso in se stesso, freddoloso, a volte stitico; Phosphorus per soggetti in cui l’ipertensione è spesso dovuta all’eretismo cardiaco (cioè a palpitazioni e dolori al torace in soggetti emotivi che non presentano alcuna patologia cardiaca); Sanguinaria per soggetto che soffre di tachicardia; Natrum muriaticum per soggetti che possono presentare palpitazioni e tanta sete; Secale cornuta per soggetti che presentano anche forme artritiche con dolore bruciante; eccetera. Anche la fitoterapia può fornire dei buoni risultati con diversi preparati, quali ad es. quelli dell’antica tradizione di cui all’articolo “Controlliamo l’ipertensione” della sezione del sito “Rimedi della nonna”, che la invito a visitare, oppure quelli reperibili in erboristeria come ad es. le tinture madri di Aglio, di Biancospino, di Cardiaca, di Pervinca, di Rauwolfia, di Tiglio, di Ulivo, o di Vischio che sono le più adoperate. Ovviamente, com’è noto, anche l’alimentazione deve essere appropriata, cioè con pochissimo sale, con alimenti integrali, con poche proteine, con pochi grassi, senza spezie e cibi piccanti, con pochi zuccheri e dolciumi. Lo stesso dicasi per una costante e moderata attività fisica. Infine in merito al rimedio che sta assumendo suo marito, Homeos 33, che è un complesso, cioè una combinazione di diversi rimedi omeopatici sinergici e perciò è un rimedio non personalizzato, mi risulta che è indicato per l’ipotensione. Invece per l’ipertensione sarebbero indicati i complessi Homeos 28 o Homeos 29. Non prendete però alcuna iniziativa senza approvazione medica. Cordiali saluti.
fabrizia pirola dice
Buongiorno, ho 49 e parecchi fibromi che nonsapevo di avere. Da alcunimesi il ciclo si sta mod ificando. Sempre ogni 32 gg.ma le mestruazioni durano o i soliti 5/6giorni oppur vanno
i avanti con spotting per 10/12gganche16. La mia ginecologa vorrebbe che assumessi primolut o progeffik. L’ho convinta a l Progesteron d6 della guna, anche perche’ mi sta facendo prendere hormeel e k2f. La ginecologa mi ha detto di assumerlo se al 7/8 giorno ho ancora perdite x 10 gg.max o di interromperlo appena non ho perdite magari dopo 2/3 gg.di assunzione.E’ corretto? Alla Guna non danno piu’ informazioni. Grazie. Fabrizia Pirola
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Fabrizia, se la modalità di assunzione gliel’ha prescritta la sua ginecologa sarà senz’altro corretto, la quale avrà fatto le proprie valutazioni sulla base della sua situazione generale e dell’effetto combinato con gli altri rimedi. Come ho avuto modo di dirle in risposta al suo commento precedente, ogni terapia deve essere intimamente legata al caso personale e finalizzata a produrre il miglior risultato. D’altronde ciò è proprio quello che richiede l’omeopatia, la quale com’è noto è la medicina che “veste su misura”. Deve quindi avere fiducia dell’operato della ginecologa ed osservare le sue prescrizioni, tenendola informata sull’andamento della cura. Cordiali saluti.
Simona dice
Gentilissima Dott.ssa, vorrei alleviare alla mia cagnolona boxer la vecchiaia usando l’omeopatia o comunque rimedi naturali. Per il veterinario tradizionale non ci sono grandi cose da fare essendo molto anziana e data anche la razza. Per questo ho deciso di scriverle. La “piccola”, circa 35 kg, soffre di spondilosi. A volte cammina su tre zampe (solleva un posteriore) e comunque ha un’andatura sempre irregolare “sculettante”. A volte lascia il culetto a terra. E’ molto rigida da metà schiena in giù. In casa la lasciamo al piano terra per evitare che faccia le scale. Spesso urina in casa durante la notte. Può darmi almeno un consiglio? Grazie mille.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Simona, ovviamente miracoli non se ne possono fare, nessuna medicina può andare contro le leggi della natura. Potrebbe provare con Rhus toxicodendron che è il principale rimedio omeopatico dei dolori artrosici, a condizione che sia presente questa duplice modalità: il dolore è migliorato dal movimento continuato (all’inizio però è molto intenso) e, viceversa, è aggravato dal riposo. Se invece le modalità sono decisamente invertite, ossia il dolore è migliorato dal riposo assoluto e aggravato dal minimo movimento, allora l’altro grande rimedio omeopatico che si potrebbe utilizzare è Bryonia. Dovendo agire a livello sintomatico, le diluizioni saranno basse, ad es. quelle non superiori alla 7CH, che solitamente si utilizzano in ragione di 3 granuli 3-6 volte al dì. Cordiali saluti.
valentina dice
Grazie mille!!so che chiedere al medico potrebbe essere indicato,ma il mio non é omeopata e in più nel weekend avrei dovuto fare riferimento alla guardia medica…peggio ancora…siccome hepar vis hp ce l’ho in casa quanto ne dovrei prendere??grazie per l’attenzione e buona domenica!
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Valentina, in genere il rimedio complesso Hepar vis hp si assume in ragione di 10-20 gocce 3-4 volte al dì, salvo diverso parere del medico omeopata. Cordiali saluti.
valentina dice
Buongiorno!sono mamma di un bimbo di 4 mesi che all’atto esclusivamente al seno…da 3 giorni sono piena di placche in gola e le tonsille sono gonfie…di conseguenza ho anche febbre 38.5/39…per ora non preso molto,ma la deglutizione sta diventando dolorosa…mi hanno consigliato phitolacca 5 ch va bene??é compatibile con l’allattamento???in più in casa ho trovato hepar vis hp…ma non riesco a risalire a cosa serve…mi può aiutare??grazie per la sua disponibilità!buon weekend
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Valentina, in genere nelle situazioni come la sua un ponto intervento viene effettuato con i rimedi omeopatici Belladonna e Mercurius solubilis alternati tra loro, come risulta nell’articolo “Mal di gola” della sezione del sito “Affezioni-Rimedi”, dove sono riportati diversi altri rimedi utili per la faringite acuta o per la faringo-tonsillite, da prendere eventualmente in considerazione se non dovesse ritrovarsi nei due rimedi precedenti. Anche Hepar vis hp, che è un rimedio omeopatico complesso contenente anche Belladonna e Mercurius solubilis, potrebbe essere adatto giacché è indicato per faringiti, tonsilliti, angina tonsillare, otiti, sinusiti. Per quanto riguarda la compatibilità con l’allattamento, in genere i rimedi omeopatici non sono in grado di causare alcun problema riflesso, perché contengono sostanze solo a livello infinitesimale e la loro azione consiste unicamente nello stimolare ed incanalare correttamente la capacità propria di guarigione dell’organismo. Però è meglio che ciò lo stabilisca il medico. Cordiali saluti.
livia spanò dice
carissima dottssa ho 56 anni eancora non in menopausa ,ma soffro di prurito vaginale ho fatto tuttii controlli possibili ma sono negativi,perfino hpv ,la mia ginecologa dice che è dovuto all’età come posso aiutarmicon qualcosa dinaturale? Grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Livia, il prurito vaginale è un disturbo abbastanza comune e quando non è dovuto a cause patologiche può essere alquanto ricorrente nelle donne in età di menopausa, come giustamente afferma la ginecologa nel suo caso. In situazioni del genere possono essere di valido aiuto le applicazioni locali con diversi preparati fitoterapici, tra cui quelli di provata efficacia sono la tintura madre di Calendula o l’olio essenziale di Melaleuca (noto anche come Tea Tree Oil), che hanno importanti proprietà antipruriginose, lenitive, calmanti, antisettiche, antinfiammatorie, cicatrizzanti, ecc. Entrambi i prodotti si utilizzano per fare delle irrigazioni vaginali avvalendosi, ad esempio, di una peretta che verrà riempita di acqua sterilizzata, previa bollitura, in cui sciogliere le gocce di tintura madre di Calendula o di olio essenziale di Melaleuca. Le dosi che generalmente si utilizzano sono, per un bicchiere d’acqua, 10-15 gocce per la Calendula e 1-2 gocce per la Melaleuca. Si può praticare, ad esempio, al mattino l’irrigazione con la Calendula e la sera quella di Melaleuca. Sarebbe opportuno associare anche altri tipi di intervento, quali ad esempio un’alimentazione appropriata (fibre, vitamine, sali minerali) riducendo, in particolare, il consumo di dolci e di zuccheri semplici, una corretta igiene personale, l’uso di detergenti delicati a pH fisiologico (4 o 5), l’uso di indumenti intimi idonei (di cotone e traspiranti), l’eliminazione di jeans o pantaloni troppo stretti, l’esercizio fisico, resistere al bisogno di grattare le zone interessate per non aggravare ulteriormente il problema ed altro. Cordiali saluti.
Mauri dice
Gent.ma dottoressa,
innanzitutto la ringrazio per la sua disponibilità e per i consigli che offre sul sito. Vorrei chiedere cosa potrei dare a mia figlia di quindici anni per risolvere il problema dei brufoli/acne sul viso e schiena. La pelle appare grassa soprattutto sulla fronte, punto in cui i brufoletti sono particolarmente infiammati, anche il cuoi capelluto è piuttosto grasso.
La sera si pulisce il viso con un detergente specifico seguito da crema idratante alla bardana. purtroppo la sua alimentazione non è delle migliori: non mangia frutta, verdura poca, si nutre di pasta e carne/pesce/uova; abbiamo eliminato i formaggi e il latte.
Mi rendo conto che alla sua età questo problema è abbastanza comune e forse “normale”, ma se mi potesse suggerire qualcosa che riesca a contenerlo, gliene sarei molto grata.
La ringrazio.
Cordiali saluti.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Mauri, l’omeopatia offre diversi rimedi per il trattamento dell’acne, tra cui individuare il rimedio che presenta una modalità di manifestazione dei sintomi la più somigliante possibile, non trascurando in alcuni casi la situazione psichica, condizioni queste indispensabili per ottenere dei risultati positivi. Tra i principali rimedi omeopatici che potrebbero essere utilizzati in base alla sintomatologia predominate, ad esempio, troviamo: Arnica montana, per acne dalle eruzioni simmetriche con pustole (piccole protuberanze contenenti pus) violacee dolorose e indurite; Belladonna, per acne dolorosa e bruciante in cui le nuove manifestazioni insorgono rapidamente; Antimonium crudum, per acne su viso e dorso spesso legata all’alimentazione, in soggetti stressati; Sulphur iodatum, per acne puntiforme in soggetti magri e nervosi; Natrum muriaticum, per acne su viso e dorso in soggetti tendenti all’isolamento; Kalium chloratum, per acne con pustole su viso e dorso; Hepar sulphur, per acne purulenta che sul viso può interessare particolarmente il mento; Graphites, per acne pruriginosa; Sulphur, per acne pruriginosa e bruciante con pustole; Selenium, per acne con comedoni (punti neri o bianchi); Sepia, per acne che si aggrava prima delle mestruazioni; ecc. Anche la fitoterapia può fornire un validissimo contributo con diversi preparati ad azione depurativa, tonica, antinfiammatoria, cicatrizzante e disinfettante, quali ad esempio quelli riportati nell’articolo “Solo per il viso” della sezione del sito “Rimedi della nonna”, che la invito a consultare. E’ altrettanto utile adottare una dieta alimentare appropriata, come giustamente lei ha rilevato, che privilegi il consumo di verdure, frutta poco zuccherina, lievito di birra e riduca quello di carboidrati, grassi, formaggi fermentati, dolciumi, alcool, caffè. Cordiali saluti.
FABRIZIA PIROLA dice
Buonasera,
inizierò ad assumere Progesteron D6 per carenza ormonale, ho 50 anni e spotting dopo mestruazione, consiglio della ginecologa, 10 gocce 2 volte al giorno, uitamente a Hormeel e K2f.
E’ consigliata in contemporanea del rimedio fitoterapico Dioscorea 250 mg 2 capsule al dì?
Ringrazio e cordialmente saluto.
Fabrizia Pirola
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Fabrizia, considerato che ogni situazione personale richiede un proprio trattamento specifico, non è possibile dare una risposta alla sua domanda, nel senso di poter stabilire genericamente se l’associazione è consigliata oppure no. Le posso solo dire che il fitoterapico non dovrebbe interferire, però soltanto l’esame medico del singolo caso potrà dire se l’associazione crea sinergia, cioè produce un vantaggio terapeutico. Sarebbe quindi meglio che la domanda la rivolgesse alla ginecologa che la tiene in cura, l’unica in grado di darle una risposta appropriata. Anche perché di farmaci già ne assume abbastanza e prima di aggiungerne un altro sarebbe il caso di avere l’approvazione del medico. Cordiali saluti.