I rimedi omeopatici (o anche farmaci omeopatici o prodotti omeopatici) sono i farmaci adoperati nelle cure omeopatiche che agiscono secondo la legge “SIMILIA SIMILIBUS CURANTUR”, chiamata Legge di Similitudine, che vuol dire che il simile è curato dal simile.
Secondo questa legge una sostanza naturale, che assunta in grandi dosi da un individuo sano provoca una serie di sintomi, è in grado, se opportunamente diluita, cioè assunta in dosi omeopatiche (infinitesimali), di curare quegli stessi sintomi in un individuo malato.
Ecco perché parlare delle caratteristiche della sostanza o di quelle della malattia è la stessa cosa e quindi i rimedi omeopatici devono essere scelti in base alla somiglianza tra gli effetti che producono nell’individuo sano ed i sintomi che l’individuo malato manifesta.
Processo di individualizzazione
All’interno del quadro dei sintomi occorre tenere conto non solo dei sintomi fisici ma anche delle caratteristiche individuali del malato, costituite dall’insieme delle caratteristiche morfologiche, fisiologiche (metaboliche-funzionali) e psicologiche in grado di influenzarne la reattività.
Si analizzeranno quindi la costituzione, che comprende anche lo studio del temperamento laddove si includono anche le caratteristiche somatiche, il carattere e la diatesi, che rappresentano il cosiddetto terreno dell’individuo.
L’analisi di tale terreno, diverso da persona a persona, assume un notevole interesse clinico perché consente di ricavare informazioni indispensabili sulle caratteristiche del paziente e sulle sue predisposizioni patologiche, al fine di prescrivere il rimedio più adatto, il rimedio più “simile” a lui. Ciò permetterà di attuare sia una terapia nei confronti delle malattie in atto, rimuovendone le cause profonde, sia una a carattere preventivo particolarmente mirata nei confronti delle predisposizioni morbose. Il concetto base, di ispirazione ippocratica, è che l’omeopatia è la medicina del malato più che della malattia.
Quindi in presenza di una qualsivoglia malattia, occorre analizzare l’individuo nel suo insieme e valutarne tutti gli aspetti, non limitandosi al solo quadro dei sintomi fisici (processo di individualizzazione). E’ tale tipo di indagine e di analisi che deve condurre il medico omeopata per poter giungere alla individuazione del rimedio omeopatico più adatto all’individuo affetto da una determinata patologia.
Caratteristiche del rimedio omeopatico
Ciascun rimedio omeopatico possiede delle caratteristiche proprie che lo distinguono dagli altri e lo rendono esclusivo. Anche qui tali caratteristiche sono indicative non solo della malattia che il rimedio è in grado di curare in relazione ai sintomi fisici, ma di un quadro molto più ampio ed articolato, che comprende le modalità di comparizione dei sintomi, la loro localizzazione, le sensazioni, gli aggravamenti ed i peggioramenti, le manifestazioni tipiche, gli aspetti psicologici ed emotivi, i comportamenti, la sfera di azione, la compatibilità con altri rimedi ed altro ancora.
La scelta del rimedio omeopatico “giusto” deve essere, quindi, fatta cercando di sovrapporre il più possibile l’insieme dei sintomi fisici e delle caratteristiche individuali (vale a dire gli esiti del processo di individualizzazione) con le caratteristiche del rimedio. Solo in questo modo tra i tanti rimedi omeopatici potenzialmente in grado di curare la stessa patologia, si sarà individuato quello più adatto alla persona che ne è affetta.
Preparazione dei rimedi omeopatici
Le sostanze attive da cui traggono origine i rimedi omeopatici appartengono ai tre regni della natura: animale, vegetale, minerale.
Al medico tedesco Christian Friedrich Samuel Hahnemann (1755–1843), considerato il fondatore della Medicina Omeopatica, si deve il processo di preparazione dei rimedi omeopatici ancora oggi utilizzati.
Tale processo deve seguire procedimenti ben codificati, tali da garantire ai rimedi l’assenza di tossicità e la preservazione dell’efficacia.
Il processo consiste essenzialmente di due fasi: la diluizione e la dinamizzazione (o succussione). La prima fase serve per ridurre a dosi omeopatiche (infinitesimali) la sostanza attiva, rendendo così possibile l’azione terapeutica secondo la Legge di similitudine. La seconda fase, intervallata con la prima, serve per conferire al rimedio il potere omeopatico in concomitanza con la suddetta legge. Viene presa, quindi, la pianta o la sostanza minerale o la sostanza di origine animale, la si elabora preventivamente e la si diluisce, nella maggioranza dei casi, in una soluzione idroalcolica (acqua depurata + alcool etilico) con opportuna titolazione, tante volte quant’è la diluizione desiderata, pervenendo alle diluizioni decimali, contrassegnate dalla sigla D, o alle diluizioni centesimali, contrassegnate da CH (fase di diluizione). Si scuote e si percuote energicamente la provetta ad ogni diluizione (fase di dinamizzazione o succussione).
L’elaborazione preventiva della sostanza attiva di base, che forma il cosiddetto ceppo omeopatico, si rende indispensabile per portare correttamente in soluzione i principi attivi contenuti nella sostanza stessa. Tale trattamento si differenzia a seconda della natura della materia prima utilizzata e tiene principalmente in considerazione il grado di solubilità della sostanza in acqua o in alcool. Più usualmente per le sostanze di origine vegetale, abbastanza solubili, si ricorre alla Tintura Madre, per quelle di origine minerale o animale, in genere solide non completamente solubili, si ricorre alla Triturazione con lattosio. Ovviamente, anche se meno ricorrenti, sono possibili situazioni diverse.
I rimedi omeopatici sono confezionati in vario modo. Quelli più utilizzati sono sotto forma di granuli, gocce, pomate, creme. Esistono anche fiale orali, globuli, compresse, capsule, ovuli, colliri, supposte, ecc.
Fasce di diluizione
A scopo puramente indicativo, e quindi con la dovuta flessibilità, è possibile distinguere schematicamente tre fasce di diluizione dei rimedi omeopatici:
Basse diluizioni: D2 – D8, 1CH – 4CH.
Medie diluizioni: D9 – D23, 5CH – 11CH.
Alte diluizioni: > D24, >12CH ove si supera il numero di Avogadro e le preparazioni non contengono alcuna molecola della sostanza originale.
Somministrazione dei rimedi omeopatici
Al momento della somministrazione, occorre tenere presente che i rimedi omeopatici si assumono lontano dai pasti (in genere mezz’ora prima o due ore dopo) e non necessariamente di notte. I granuli non vanno toccati con le mani e si assumono o ponendoli direttamente sotto la lingua tramite il coperchio dell’apposito contenitore e lasciandoli sciogliere lentamente o si sciolgono in un poco d’acqua. In tal caso prima dell’assunzione occorre effettuare il travaso rapido del liquido dal contenitore di origine ad un altro contenitore idoneo per un numero pari di volte (in genere si ritengono sufficienti 20 – 30 travasi). Se invece il preparato è in gocce, occorre agitare più volte il contenitore prima dell’assunzione.
Denominazione dei rimedi omeopatici
I rimedi omeopatici possono assumere le seguenti denominazioni, che aiutano a comprenderne meglio il tipo di azione.
◊ Rimedi omeopatici sinergici: si dice “sinergico” un rimedio che agisce completando o migliorando l’azione del rimedio che lo precede. I rimedi sinergici usualmente vengono distinti nelle due categorie: Rimedi complementari, che sono quelli con grado di sinergia alto e Rimedi che seguono bene, che sono quelli con grado di sinergia medio e basso. I sinergici possono essere adoperati nelle cure omeopatiche che già si prevedono lunghe, come quelle per guarire completamente da un’affezione cronica. In tal caso il processo curativo va avanti per gradi ed ogni grado richiede un adattamento terapeutico particolare che avviene proprio con i sinergici.
◊ Rimedi omeopatici asinergici: si dice “asinergico” un rimedio che ha la caratteristica di controllare o annullare l’azione di un altro rimedio. I rimedi asinergici si dividono nelle seguenti due categorie:
• Rimedi omeopatici antidoti: si dice “antidoto” un rimedio che ha la proprietà di controllare l’azione del rimedio somministrato in precedenza, attenuandone o eliminandone le manifestazioni esagerate. Si ricorre al rimedio antidoto per contrastare gli effetti disturbanti del primo rimedio quando ci si trova di fronte o ad un eccesso di uso o ad un aggravamento omeopatico, del tutto naturale ma non sopportabile dal paziente, che possono entrambi tradursi in una condizione di tracollo generale, fisico e psichico. Questo in genere si verifica con le alte diluizioni. Si ricorre altresì ad un rimedio antidoto quando nel corso della terapia omeopatica compaiono nuovi sintomi fastidiosi e sgradevoli che è opportuno attenuare o eliminare. In tal caso il rimedio antidoto sarà individuato tra quelli in grado di curare questi nuovi sintomi. L’antidoto omeopatico non annulla l’azione del rimedio precedente, ma incanala correttamente le reazioni del malato e per questo ne rafforza lo stato generale.
• Rimedi omeopatici incompatibili: si dice “incompatibile” un rimedio completamente opposto ad un altro rimedio, cioè che ha una patogenesi diametralmente opposta. Un rimedio è incompatibile con un altro rimedio quando è in grado di attenuare o annullare l’azione di quest’ultimo. Pertanto è di fondamentale importanza conoscere l’incompatibile di ciascun rimedio omeopatico se la cura prescrive più rimedi. Anche alcuni alimenti possono avere tali caratteristiche. Ad es. gli incompatibili generali sono caffè, tisane di menta e di camomilla, caramelle a menta, aceto, spezie dal profumo molto forte.
◊ Rimedi omeopatici sintomatici o ad azione locale: si dice “sintomatico” o “ad azione locale” un rimedio per la cui scelta si è avuto maggiore riguardo al quadro sintomatologico, pur considerando altri fattori quali la causalità, le modalità, le concomitanze, le sensazioni del paziente ed altro. In genere sono rimedi somministrati per gli eventi acuti e solitamente hanno una bassa diluizione: la loro azione è locale, di organo, più superficiale, non sistemica ma più veloce. Possono essere adoperati anche per le malattie croniche, in tal caso però occorre allungare i tempi ed il periodo di somministrazione.
◊ Rimedi omeopatici costituzionali o di fondo: si dice “costituzionale” un rimedio omeopatico le cui caratteristiche principali corrispondono ai caratteri morfologici, fisiologici e psicologici propri della costituzione del paziente. La scelta del rimedio viene fatta analizzando, oltre il quadro sintomatologico, tutte le altre manifestazioni del soggetto che consentono di individuare la sua costituzione ma anche la sua datesi, verificando quindi le sue tendenze morbose acquisite e congenite, le malattie pregresse, le modalità proprie di reazione, gli aspetti mentali ed altro. Viene osservato quindi quello che è chiamato il terreno del paziente. In genere si tratta di rimedi somministrati per curare le malattie croniche e solitamente hanno un’alta diluizione: la loro azione è più generale, più profonda, anche se non completamente sistemica, ma più lenta. Il rimedio costituzionale è pertanto un rimedio “di fondo”.
◊ Rimedio omeopatico simillimum: si dice “simillimum” un rimedio per la cui scelta si è avuto scrupoloso riguardo alla globalità delle manifestazioni del paziente, cioè oltre al quadro sintomatologico si sono analizzate tutte le altre caratteristiche individuali (somatiche, psichiche, ereditarie, acquisite, ecc.) di cui al processo di individualizzazione. Si tratta in sostanza di un rimedio altamente personalizzato, cioè simile al paziente e per questo può essere somministrato alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce. La Scuola Medica Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero di Hahnemann, che prescrive un solo rimedio alla volta, fa uso proprio del simillimum.
◊ Rimedi omeopatici acuti: si dice “acuto” un rimedio in grado di curare meglio i sintomi di una malattia che inducono reazioni forti e/o improvvise, tipiche degli stati acuti, rispetto ad un altro rimedio ugualmente indicato che è il suo cronico. Il rimedio omeopatico acuto in genere ha un’azione rapida e breve e per questo nelle cure precede il suo cronico. I due rimedi in effetti sono dei sinergici, cioè che si completano vicendevolmente e l’azione dell’uno migliora quella dell’altro. Ad es. Aconitum napellus è l’acuto di Sulphur, Apis è l’acuto di Natrum muriaticum. Viceversa Sulphur è il cronico di Aconitum napellus, Natrum muriaticum è il cronico di Apis.
◊ Rimedio omeopatico cronico: si dice “cronico” un rimedio che è in grado di curare meglio i sintomi di una malattia quando questi hanno superato la fase acuta, rispetto ad un altro rimedio ugualmente indicato che è il suo acuto. Il rimedio omeopatico cronico in genere ha un’azione lenta e lunga e per questo nelle cure segue il suo acuto. I due rimedi in effetti sono dei sinergici, cioè che si completano vicendevolmente e l’azione dell’uno migliora quella dell’altro. Ad es. Sulphur è il cronico di Aconitum napellus, Natrum muriaticum è il cronico di Apis. Viceversa Aconitum napellus è l’acuto di Sulphur, Apis è l’acuto di Natrum muriaticum.
◊ Rimedi omeopatici policresti: si dice “policresto” un rimedio ad ampia azione, cioè un rimedio che ha un’azione generale riequilibrante utilizzabile per curare varie patologie. I policresti sono i grandi rimedi della Materia Medica Omeopatica.
Cure omeopatiche
Nelle cure omeopatiche la regola che in generale si segue è che per le malattie che si trovano nello stato acuto si prescrivono rimedi omeopatici a bassa diluizione (ad azione più superficiale), mentre per le malattie allo stato cronico si assumono rimedi a media ed alta diluizione (ad azione più profonda). Più grande è la sovrapponibilità di cui in precedenza (lo ripetiamo dell’insieme dei sintomi fisici e delle altre caratteristiche individuali, con le caratteristiche del rimedio), più ci si può spingere con le diluizioni e quindi l’azione del rimedio sarà tanto più profonda.
La guarigione avviene seguendo un iter scandito da una legge ben precisa di eliminazione dei sintomi: dall’alto al basso, dall’interno all’esterno ed in ordine inverso rispetto all’apparizione dei sintomi stessi. Spariranno prima i sintomi comparsi più recentemente e successivamente, con un’eventuale nuova prescrizione, quelli che hanno un’origine più remota. Il miglioramento avviene prima a livello mentale poi a livello fisico. E’ possibile inizialmente un certo peggioramento di alcuni sintomi.
Le cure omeopatiche si rifanno a diverse scuole di pensiero: la Scuola Medica Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero di Hahnemann, prescrive un solo rimedio chiamato simillimum, capace di coprire tutti i sintomi del paziente, la Scuola Medica Omeopatica Pluralista prescrive più rimedi sinergici associati, ma alternati tra di loro, di cui generalmente almeno uno sintomatico e uno di fondo, la Scuola Medica Omeopatica Complessista prescrive più rimedi sinergici insieme, i cosiddetti complessi, di solito tutti sintomatici.
Per ulteriori informazioni sulle modalità di preparazione dei rimedi consultare l’articolo “Rimedi omeopatici: origine” della sezione del sito “Approfondimenti” e per altri chiarimenti riguardanti l’omeopatia consultare gli articoli specifici della stessa sezione.
Nella presente sezione, per completezza e semplicità di consultazione, sono riportati in ordine alfabetico i principali rimedi omeopatici, organizzati in schede nelle quali si fornisce:
□ La DESCRIZIONE della sostanza di origine.
□ Le CARATTERISTICHE DEL RIMEDIO, che come detto è opportuno riscontrare nella persona malata, secondo il citato processo di individualizzazione indispensabile per la individuazione del rimedio “giusto”.
□ L’USO DEL RIMEDIO, legato ai sintomi manifestati dal malato, che per essere meglio curati devono corrispondere e si devono associare alle caratteristiche del rimedio di cui immediatamente sopra.
□ Le DOSI relative consigliate dai medici omeopati, con l’indicazione delle diluizioni, delle quantità e dei tempi di somministrazione.
(*) V. Note esplicative
Giuseppe dice
Stimata d.ssa a seguito di episodio traumatico in auto fortunatamente senza conseguenze sono stato colto da panico e ansia anticipatoria .consultato un omeopata mi ha prescritto gelsemium 7ch .dopo cinque giorni di assunzione 3 granuli x tre volte die accuso congestione palpebrale bruciore occhi crampi vertigine e problemi di coordinazione. È il caso di continuare ? Omeopata mi ha risposto nn è nulla .
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Giuseppe, potrebbe trattarsi del temporaneo aggravamento omeopatico o iatrogeno, considerato che la sintomatologia descritta appartiene alla patogenesi di Gelsemium. Allo scopo consulti l’articolo “Aggravamento omeopatico” nella sezione del sito “Approfondimenti”. È probabile che il suo medico omeopata, rassicurandola, abbia proprio pensato a ciò e quindi segua le sue indicazioni, tenendolo informato. Cordiali saluti.
Marco dice
Salve , sito molto utile complementi.
Una cosa non mi è chiara . Un rimedio ad alta diluzione es.1000ch è più potente sul lungo periodo sull aspetto generale della persona ed uno a bassa cura i sintomi momentanei ? Cosa cambia da 6 ch a 9 ch sono entrambi bassi ..e da una 200ch a una 1000ch in base a cosa si preferisce luno all altro? Ce magari una pagina del sito che spiega questi aspetti ?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Marco, consulti l’articolo “Diluizioni omeopatiche D, CH, K, LM” nella sezione del sito “Approfondimenti”, dove potrà trovare le risposte alle sue domande. Cordiali saluti.
Marco dice
Grazie mille mi era sfuggito.
Questo è l’unico sito che ha delle descrizioni molto dettagliate per ogni rimedio. Da che libro ha preso spunto?
Ho notato che non tutti i rimedi hanno una descrizione. Perchè sono più di nicchia?
Mi consiglia un libro con tanti rimedi e descrizioni dettagliate ?
Grazie mille ancora
Saluti
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Marco, tenga presente che il sito si deve confrontare con questi numeri: i rimedi omeopatici più noti sono oltre mezzo migliaio, di questi i più utilizzati sono poco più della metà ed i principali policresti superano la cinquantina, numeri difficilmente conciliabili con lo spazio disponibile di un sito web e con la relativa praticità di navigazione, volendo mantenere un buon livello di dettaglio. È evidente quindi che bisogna operare delle scelte, dando la giusta priorità ai policresti, ma non trascurando neppure i preziosi rimedi ad azione locale. Fermo restando ciò, il sito continua ad essere oggetto di implementazioni. Per quanto riguarda il libro, potrei consigliarle il seguente testo: “Omeopatia per la famiglia” – Autori R. Ullman e J. Reichenberg Ullman – Editore Red Edizioni. Cordiali saluti.
Nicole dice
Salve dottore io potrei dire di aver finito la cura che ho fatto .. sono passate oggi 4 settimane dall’ultima monodose (tuberculinum 30 ch) stavo in generale un po’ meglio ma adesso sembra essermi ritornata l’ansia e l’agitazione come quando ho fatto la prima visita’ cioè mi spiego meglio … quei sintomi che mi hanno portata ad andare dallo psicologo all’inizio … secondo lei è normale? In questo periodo il mio psicologo e in ferie .. e non posso avere risposte da lui … mi può dare qualche consiglio lei ?( Le ricordo che io ho fatto un cura di 6 mesi che comprendeva l’assunzione di un rimedio ogni tre settimane incominciando da alte diluizioni come la 200ch e finendo con quelle 30 ch)
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Nicole, come riferitole nelle risposte precedenti, durante una cura omeopatica riguardante la sfera emotiva o psichica è possibile che si verifichino degli alti e bassi, che dopo un periodo di sollievo dei sintomi si torni a soffrire, sebbene in maniera più blanda, che si entri in una fase di stallo, che ci siano delle ricadute, ecc. e ciò è tanto più accentuato quanto più la patologia è cronica. Nelle more di sentire l’omeopata potrebbe riprendere la cura. Cordiali saluti.
Sabrina dice
Buongiorno dott.ssa sò che i polocresti maggiori sono una trentina tra cui Sulfur,Phosphorus,Pulsatilla,Ignatia,Thuja,Licopodium,Sepia,Silicea,Medorrhinum,Nux C.,Mercurius,Aurum,Platina e Arsenicum e qui ho già individuato la diatesi. Mentre mi chiedevo quali sono gli altri maggior policresti e la loro diatesi? E tra tutti quali i maggior costituzionali? Grazie mille.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Sabrina, gli altri principali policresti omeopatici, con in parentesi i modelli reattivi di riferimento, ovvero le diatesi, sono: Aconitum napellus (psora-sicosi), Argentum nitricum (cancerinismo-luesinismo), Arnica montana (psora-sicosi), Baryta carbonica (psora-luesinismo), Belladonna (psora-sicosi), Calcarea carbonica (psora), Carbo vegetabilis (psora), Causticum (sicosi), Chamomilla (psora-tubercolinismo), Gelsemium (tubercolinismo), Graphites (psora), Hepar sulphur (psora), Kali carbonicum (psora), Lachesis (cancerinismo), Luesinum (luesinismo), Natrum muriaticum (tubercolinismo), Psorinum (psora). Tra tutti i rimedi costituzionali il maggiore per il paziente sarà quello con cui egli meglio si identifica. Comunque, i cinque rimedi più frequentemente prescritti – e ciò ne indica certamente il livello di importanza – sono nell’ordine: Nux vomica, Sulphur, Ignatia amara, Rhus toxicodendron e Silicea. Cordiali saluti.
Federico dice
Buongiorno,
Mi saprebbe dire dove posso reperire la descrizione completa dei vari rimedi omeopatici con tutti i loro sintomi? Grazie mille.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Federico, potrei consigliarle il seguente testo: “Omeopatia per la famiglia” – Autori R. Ullman e J. Reichenberg Ullman – Editore Red Edizioni. Cordiali saluti.
Nicole dice
Buongiorno dottoressa volevo informarla siccome le avevo già lasciato altri commenti, che ho seguito ciò che mi ha detto e ho espresso tutti i nuovi sintomi usciti fuori con la vecchia cura omeopatica specificando ogni coSa al mio psicologo che mi ha in cura da 4 mesi ..è che quindi dopo aver fatto il controlloo lunedì mi ha continuato la terapia e mi ha prescritto di nuovo Kali Carbonicum 200ch e a seguire dopo 3 settimane Tubercolium 200ch e poi di nuovo a seguire dopo altre 3 settimane Kali carbonicum 30 ch e di nuovo tubercolium 30 ch .. adesso ho preso la prima monodose di Kali carbocinum 200 ma mi potrebbe dire tubercolium a cosa serve ? E se secondo lei è una buona terapia quella che sto seguendo? Grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Nicole, Tubercolinum è il rimedio omeopatico capostipite della diatesi del “tubercolinismo”, connotata da una grande variabilità morbosa e comportamentale, che arriva ad intaccare prevalentemente le mucose respiratorie (da qui il suo nome). È molto probabile che gli avi abbiano avuto problemi tubercolari. Esprime la tendenza dell’organismo ad accelerare i processi catabolici, cioè ad attivare i processi di degradazione delle tossine. Tra le predisposizioni patologiche troviamo le malattie broncopolmonari, i disturbi da cattiva circolazione venosa periferica, i dolori articolari, la cefalea cronica, i disturbi mestruali, gli eczemi, i dimagrimenti, la demineralizzazione. A livello mentale troviamo introversione, instabilità emotiva, alternanza dell’umore (dall’euforia alla depressione), tendenza alla malinconia, difficoltà di concentrazione, scarsa capacità mnemonica, affaticabilità intellettiva. Presenta aggravamento con il freddo, al risveglio, con il riposo prolungato e miglioramento all’aria aperta, con il movimento moderato. Tubercolinum può essere anche prescritto quando in soggetti tubercolinici, ovvero con eredità tubercolinica, i rimedi meglio selezionati non agiscono, non hanno effetto nel miglioramento o nella guarigione definitiva, qualunque sia il nome della malattia. Per quanto riguarda la terapia, la sua bontà si vedrà nel seguito, dando però alla stessa il giusto tempo di agire e di essere veramente efficace, senza avere alcuna fretta. Bisogna considerare che quanto più è vecchia una determinata patologia, tanto più tempo ci vorrà per guarire e ciò vale particolarmente per i disturbi emotivi o psichici. In Omeopatia non c’è la legge del «tutto o niente»: i miglioramenti sono progressivi e si possono verificare anche delle discontinuità, per cui occorre avere pazienza, avere fiducia, sospendere ogni giudizio e non cedere al pensiero che «questa cura non fa al mio caso», perché le idee nere possono portare a dare una valutazione negativa ingiustificata. Ovviamente l’omeopata potrà fornirle tutte le ulteriori delucidazioni in relazione al suo caso specifico. Cordiali saluti.
Nicole dice
Mi scusi ma volevo chiedere un parere già le avevo scritto qualcosa se non ricordo male,non trovo i vecchi messaggi ..
dopo un lungo discorso e visita con il mio omeopata e psicologo ha deciso di curarmi per ansia,paura e ipocondria perche il problema mio e’ sempre stata l’ansia e gli attacchi di panico .. allora mi ha prescritto magnesia carbonica 200 ch e kalium carbonicum 200 Ch una monodose ogni 3 settimane ..quindi ho preso in totale 2 volte Kali e due volte magnesia …quindi 3 mesi di cura .. l’ultima mondose lho presA una settimana fa e ho finito x ora questa cura poi avrò il controllo .. leggendo questo sito ma non solo questo, nella sezione ansia depressone attacchidi panico ho letto alcuni rimedi efficaci ma quelli che ha prescritto a me non li vedo mai fra questi anzi sembrano non appartenere proprio a questi argomenti …ma durante la cura a me sono uscite tantissime paure strane… paura di fare delle cose contro la mia volonta’ paura della pazzia ora non so spiegare bene .. ma quando ho fatto la prima visita ho spiegato altre problematiche per cui mi trovavo li ..certo parlavo sempre di ansie e di paure ma non di paure di questo genere o di questi pensieri ossessivi ..l’ultima monodose che ho preso che è stata magnesia carbonica mi ha fatto star male tutta la settimana.. tanta ansia tanta paura ho pianto come mesi fa…ora io non so mi chiedo se può essere stata questa cura a farmi venire questi pensieri percheio prima che la iniziassi non stavo così.. stavo male soffrivo d’ansia ma non in questo modo … ora mi chiedo se i rimedi non siano sbagliati, perché io a distanza di 4 mesi quasi mi ritrovo più (in base ai sintomi che sto vivendo ora)in un Argentum nitriucum o in una calcarea carbonica… mi può dare qualche delucidazione lei .. mi fido del mio psicologo ma non vorrei che pensasse che dubito del suo lavoro … mi capisce spero .. e poi volevo chiederle non ricordo se le avevo già chiesto questa cosa ma una volta quando ero piccola mi stavo x soffocare e chiaramente mia madre non ricorda con cosa però facendo questa cura mi è uscita anche questa paura di potermi soffocare con cose piccole come se io nella mia mente rivivessi quellepisodio che però finora non mi era mai venuto in mente .. non ci capisco più nulla non so se tutto ciò è un bene e quindi significa che la cura mi sta facendo effetto “pulendomi” davecchie cose oppure la cura non va bene.. ho il controllo a breve ma preferivo chiedere un parere a lei .. mi sembra molto in gamba e gentile .. grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Nicole, ovviamente ci sono anche altri rimedi omeopatici che possono trattare i vari disturbi emotivi o psichici, ma in questo articolo sono stati rappresentati quelli che vengono più frequentemente prescritti, quelli principali, quelli cioè che rispondono bene in un’alta percentuale di casi. Considerato che in Omeopatia ogni prescrizione è personale, non generalizzabile, l’omeopata individua quindi i rimedi omeopatici che a suo giudizio interpretano meglio le manifestazioni e le caratteristiche psico-fisiche del paziente, ovvero che contemplano la sintomatologia quanto più simile possibile a quella del paziente. Nello specifico, Kalium carbonicum è un rimedio omeopatico che si addice prevalentemente a soggetti con debolezza generale, profondamente spossati, incapaci di lavorare, con paura irragionevole della morte, degli spettri, che non possono restare da soli, che sono molto irritabili e spaventabili, che sono molto sensibili al freddo. Magnesia carbonica a soggetti con spossatezza nervosa, talvolta accompagnata da disturbi digestivi e mestruali, con ipersensibilità nervosa, con estrema debolezza, specialmente al risveglio, con estrema sensibilità all’aria fredda. È comunque possibile, come già riferitole, che durante una cura omeopatica possano comparire temporaneamente dei vecchi sintomi, dei sintomi del proprio passato patologico, che in quanto tali sono destinati a scomparire senza lasciare alcuna conseguenza. Al controllo dallo psicologo omeopata descriva con estrema precisione la sua condizione clinica e l’evoluzione che la stessa ha avuto nel tempo, senza trascurare niente: più lei sarà precisa, più l’omeopata sarà in grado di fare il punto della situazione e di ottimizzare la terapia. Infine, per sua comodità, la informo che i due precedenti commenti sono stati da lei rilasciati sulla pagina “Aggravamento omeopatico” nella sezione del sito “Approfondimenti”, precisamente: commento del 10/04/2019 con risposta il 11/04/2019 e commento del 19/01/2019 con risposta il 21/01/2019, che potrà quindi visionare. Cordiali saluti.
Mario dice
Gent.ma dottoressa, nel caso si usi un rimedio omeopatico per un problema fisico, la sua reale efficacia si misura anche in termini di benessere psicologico? Mi spiego meglio, mettiamo il caso che una donna usi thuja per curare una cisti alle ovaie e questo le procuri qualche piccolo malessere tipo stanchezza ecc. Vuol dire che thuja non è il rimedio appropriato per lei o potrebbe anche funzionare aldilà di qualche leggero fastidio? Chiaramente non parlo dell’aggravamento omeopatico che, mi risulta, può manifestarsi solo all’inizio del tratamento. Grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Mario, un rimedio omeopatico per essere appropriato e quindi essere curativo deve contenere nella propria patogenesi (l’insieme dei sintomi, dei modi e dei processi fisiopatologici che il rimedio è in grado di trattare) una sintomatologia simile a quella del paziente, ovvero deve possedere un quadro patogenetico sovrapponibile al quadro clinico del paziente e quanto più è esatta tale sovrapposizione (somiglianza) tanto migliori saranno i risultati. Ciò, com’è noto, nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico. Pertanto, se la somiglianza con il paziente è completa, sia dal punto di vista fisico che psichico, il rimedio sarà capace di curare l’intera persona a livello psico-fisico, altrimenti si limiterà ad intervenire solo sulla parte di sintomatologia somigliante. Qui però entra in gioco anche la diluizione che deve essere scelta con oculatezza, in base a ciò che si deve curare, tenendo presente che in genere le basse diluizioni (ad es. fino a 7CH) sono maggiormente adatte a acuto, lesionale, drenaggio; le medie diluizioni (ad es. superiori a 7CH e fino a 30CH) a sub-acuto, funzionale, sintomi generali; le alte diluizioni (ad es. superiori a 30CH) a cronico, mentale, terreno. Ovviamente questo è un criterio di carattere generale, che può valere in molti casi, che può essere di utile orientamento, ma che non ha valore assoluto, nel senso che bisogna sempre adattarsi alla singola persona, alla sua condizione clinica ed alla sua sensibilità/reattività allo stimolo del rimedio omeopatico. Cordiali saluti.
Mario dice
Dottoressa, quindi se ho ben capito per quanto riguarda un rimedio omeopatico non completamente somigliante al paziente e usato a basse diluizioni a scopo sintomatico, questo potrebbe anche dare qualche piccolo fastidio pur intervenendo positivamente sul sintomo. E’ così?
Nel caso invece si usi un rimedio somigliante al paziente, se quest’ultimo accusa un episodio acuto in una patologia comunque cronica, si usa somministrare un rimedio ad alta diluizione o bassa diluizione? Ad es., ritornando al caso di una donna con cisti ovariche ricorrenti. Se Questa ha una cisti in atto, avendo trovato in thuja il rimedio somigliante, nell’episodio acuto, thuja verrà somministrato a basse o alte/issime diluizioni?
La ringrazio
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Mario, relativamente alla prima domanda non è il rimedio omeopatico a poter dare fastidio, ma verosimilmente la condizione morbosa del paziente che non trova completamente riscontro nell’azione curativa del rimedio. Relativamente alla seconda domanda, a fronte di un episodio acuto si può iniziare con una bassa diluizione, per intervenire più rapidamente sui sintomi e poi si si può proseguire con un’alta diluizione per trattare più correttamente la cronicità della patologia. Sarebbe comunque opportuno che la strategia terapeutica da adottare la stabilisse un medico omeopata visitando il paziente. Cordiali saluti.
Mario dice
Gentile dottoressa, vista la sua disponibilità e professionalità le parlo del mio caso reale e non rivolgendomi a lei con degli esempi. Spero mi voglia dare qualche utile consiglio in attesa di trovare un medico che inquadri meglio il mio problema. Chiaramente quello che lei mi dirà ha solo carattere divulgativo e non è da intendersi a scopo diagnostico e prescrittivo.
Dunque, soffro di un polipo vescicale recidivante, sono ormai alla terza recidiva in 5 anni.
Ho già affrontato il problema con un paio di medici omeopati ma dopo aver provato vari rimedi non ho avuto risultati apprezzabili. L’unico rimedio che mi ha dato giovamento è stato solo thuja ma purtroppo questo solo sul piano piscofisico e non mi ha evitato le ultime due recidive. A qualche mese dall’ultimo intervento sono di nuovo alle prese con perdite ematiche ed un ecografia ha confermato la presenza di un polipo al di sotto di 1 cm. Dopo aver fatto varie ricerche nel web mi sono imbattuto in un rimedio che ha attirato la mia attenzione, si tratta di nitricum acidum. Ho riscontrato in questo rimedio varie affinità con il mio problema e la mia persona ed ho deciso di provarlo alla diluizione di 30 ch 1 volta/die. Devo dire che già dopo un giorno mi sono accorto che ho avuto un notevole miglioramento sull’ematuria, purtroppo l’impatto sul piano psicofisico non è stato altrettanto positivo. Assumendo tale rimedio sono pervaso da torpore e irritabilità. Ho deciso di passare alla diluizione 5 ch ma l’ematuria si è ripresentata in modo più accentuato e nulla è cambiato in fatto di torpore e irritabiltà. Ho deciso di riprovare con la 30 ch anche per verificare di nuovo l’impatto sull’ematuria e anche questa volta l’impatto è stato positivo purtroppo sempre accusando gli effetti collaterali di cui prima. Oggi dopo ca. 7 gg. forse mi sento un pò meglio anche fisicamente ma ho bisogno di conferme nei prossimi giorni.
Secondo il suo parere, i sintomi negativi riportati potrebbero essere ricondotti ad un aggravamento omeopatico? Nonostante tutto, l’azione del rimedio è da ritenersi positiva visto i suoi benefici sull’ematuria? — Cosa mai ottenuta con tutti gli altri rimedi provati in precedenza —
Il ricorso ad una diluizione LM sarebbe auspicabile per evitare i fastidiosi effetti collaterali che mi provoca nitricum acidum?
La ringrazio e resto in attesa
Mario
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Mario, un trattamento omeopatico, ben applicato, può essere in grado di ridurre il volume del polipo e quindi di facilitare l’intervento chirurgico, riuscendo ad ottenere degli ottimi risultati solo se il polipo è poco voluminoso. Relativamente all’alternanza dei sintomi, viene più da pensare all’andamento della patologia piuttosto che all’aggravamento omeopatico, anche perché un eventuale aggravamento omeopatico con lo stesso rimedio generalmente si manifesta una sola volta, pur cambiando la diluizione. Per opportuna conoscenza, sappia che la cura omeopatica che viene spesso prescritta per trattare i polipi alla vescica consiste nell’uso di un rimedio di fondo, come Thuya o Natrum sulphuricum o Calcarea carbonica o Medorrhinum o Serum equi, cui si aggiungono rimedi come Teucrium marum e/o Sanguinaria. Anche Nitricum acidum può essere un rimedio sintomatico adatto, considerato che ha tra le organospecificità proprio le mucose. Relativamente alla tipologia di diluizione, tenga presente che le diluizioni centesimali CH hanno un’azione terapeutica forte e decisa e perciò generalmente vengono prescritte a pazienti normalmente reattivi, mentre le diluizioni cinquantamillesimali LM, grazie alla maggiore dispersione, hanno un’azione terapeutica più dolce e modulata, pur rimanendo energica, permettendo altresì di scongiurare o limitare sia l’aggravamento omeopatico vero e proprio e sia l’aggravamento iatrogeno, per cui vengono generalmente prescritte a pazienti deboli o piuttosto sensibili. Cordiali saluti.
Mario dice
Gentile dottoressa, mi consenta ancora qualche domanda. Ho sospeso nitricum acidum e dopo un paio di giorni il torpore e l’astenia sono rientrati. Purtroppo però è ripresa l’ematuria e, anche per una nuova verifica, ho ripreso il rimedio. Dopo una mezza giornata, o poco più, quest’ultima si è quasi del tutto arrestata ma con nuovo ritorno del torpore. No so come comportarmi…Le chiedo: avrebbe senso diradare l’uso del rimedio a gg. alterni? Lei dice che nitricum acidum ha un effetto sintomatico sulle mucose, questo vuol dire che non può far regredire il polipo e ha solo effetto temporaneo sull’ematuria? Grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Mario, è sempre la risposta dell’organismo a indicare la correttezza o meno della cura omeopatica, ovvero del rimedio, della diluizione e della posologia. Di conseguenza il protocollo terapeutico da adottare sarà quello che produce i migliori benefici, per cui anche la frequenza delle assunzioni deve seguire tale regola. Per quanto riguarda il rimedio omeopatico sintomatico, questo agisce prevalentemente sui sintomi, ma la sua azione procede nella stessa direzione del rimedio di fondo, solo che nei casi cronici la sua attività è di breve effetto e non decisiva. Al fine di rendere i risultati della cura stabili e duraturi o risolutivi si ricorre al rimedio di fondo (costituzionale/diatesico), che agisce sul terreno del paziente, legato al patrimonio genetico e comportamentale. Per tutto quanto detto finora, le rinnovo il consiglio di rivolgersi ad un medico omeopata e non fare da solo. Cordiali saluti.
Lucia dice
Buongiorno, soffro di candidosi ricorrenti. Stavolta è stata scatenata dalla cura antibiotica, mesi fa mi sono accorta di averla solo dopo un controllo ginecologico, la volta prima idem. Sono stressata, soffro di mal di testa ricorrenti e fastidiosi disturbi gastrici. C’è qualche rimedio omeopatico che possa aiutarmi a stare bene nell’immediato e nel lungo periodo? La ringrazio
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Lucia, per la candidosi vaginale saranno i sintomi della paziente e le relative modalità di manifestazione a fare da guida per l’individuazione del rimedio omeopatico giusto. Ciò nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico, secondo la quale un rimedio omeopatico per essere curativo deve “assomigliare al paziente”, ovvero deve contenere una sintomatologia somigliante a quella del paziente, altrimenti i risultati non saranno quelli auspicati. Le candidosi vaginali (le più comuni sono quelle da Candida albicans) sono generalmente caratterizzate da arrossamento della mucosa vaginale, perdite biancastre, prurito e bruciore, in misura variabile da persona a persona, per cui, come detto, saranno tali sintomi ad indicare la scelta del rimedio omeopatico giusto. Ad esempio: in caso di bruciore intenso i rimedi maggiormente adoperati sono Cantharis (anche sensazione di bruciore durante la minzione) e Kreosotum (anche perdite particolarmente irritanti); se è il prurito a risultare intenso i rimedi diventano Caladium (bisogno continuo di grattarsi) e Hydrocotyle asiatica (prurito intollerabile); se le perdite sono molto abbondanti il rimedio più comune è Alumina (soprattutto per perdite diurne); in caso di perdite bianche troviamo invece Borax (come la chiara d’uovo), Sabina (come amido), Luesinum (come acqua), Silicea (lattiginosa). Trattandosi di un’affezione recidivante, il trattamento va completato con una cura omeopatica di fondo e di terreno, con l’adozione dei rimedi omeopatici suggeriti dalla propria costituzione e diatesi, onde evitare che le manifestazioni possano ripetersi successivamente. Sarebbe, inoltre, opportuno associare anche altri tipi di intervento, quali ad esempio: una corretta igiene personale, l’uso di detergenti delicati a pH fisiologico (4 o 5), l’uso di indumenti intimi idonei (di cotone e traspiranti), l’eliminazione di jeans o pantaloni troppo stretti, l’esercizio fisico ed altro. Relativamente all’alimentazione, le regole di base di qualsiasi dieta alimentare per sconfiggere i funghi del genere Candida prevedono l’allontanamento degli zuccheri semplici, degli alcolici, dei cibi ricchi di lieviti e di conservanti. L’alimentazione consigliata è quindi quella semplice e sana, ricca di vitamine (in particolare A/beta-carotene, gruppo B, C, D, E), di sali minerali (in particolare magnesio) e di acidi grassi polinsaturi (omega-3 e omega-6 non ossidati dal calore), che combattono meglio i processi infiammatori. Le consiglio comunque di non fare da sola, ma di rivolgersi ad un medico omeopata che con l’esame del caso specifico sarà in grado di prescrivere la terapia appropriata. Cordiali saluti.
Iside dice
Buongiorno. Ho problemi con l’assunzine della curcuma in polvere, anche mezzo cucchiaino da caffe’ mi fa venire mal di stomaco e diarrea. Per contro ho avuto splendidi risultati sul controlle del dolore cervicale, credo di origine muscolo tensiva. Si puo’ ovviare con la curcuma omeopatica, ossia evitare cosi’ gli effetti collaterali? Grazie.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Iside, non mi risulta che l’Omeopatia classica annoveri tra i suoi rimedi la curcuma. Tenga comunque presente che in base alla Legge di Similitudine, su cui l’Omeopatia fonda il suo principio terapeutico, un rimedio omeopatico è in grado di trattare proprio gli effetti collaterali che la stessa sostanza di origine provoca quando viene assunta a dosi ponderali, ossia così com’è o in sovradosaggio e non a dosi diluite e dinamizzate secondo il metodo omeopatico. Di conseguenza i rimedi omeopatici ed i rimedi vegetali (spezie, fitoterapici o integratori alimentari), aventi la medesima sostanza di origine, non hanno le stesse indicazioni cliniche. Cordiali saluti.