Contenuti:
- Premessa
- Principi fondamentali della medicina omeopatica
- Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
- Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
- Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
- Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
- Apparizione di vecchi sintomi
- Conclusioni
Premessa
Per semplicità di esposizione e per una migliore comprensione dei fenomeni partiremo dall’aggravamento che riguarda i sintomi da curare.
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che i sintomi da curare, alcuni o tutti, invece di migliorare, peggiorino: si verifica quello che viene chiamato l’aggravamento omeopatico. Tale situazione che può presentarsi nella fase iniziale della terapia, in genere non deve preoccupare perché è assolutamente naturale e sta ad indicare la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico. E’ una situazione transitoria, ma se dovesse perdurare è opportuno avvisare il proprio medico omeopata.
Per comprendere meglio tale fenomeno occorre ricordare i principi terapeutici ed i meccanismi d’azione della medicina omeopatica.
Principi fondamentali della medicina omeopatica
La medicina tradizionale adopera prioritariamente sistemi di cura che sfruttano l’azione dei principi contrari a quelli che hanno provocato la malattia, con l’obiettivo di sopprimere la sintomatologia che caratterizza la malattia. Per questo motivo è detta anche “medicina allopatica” o “allopatia”. Il termine, che fu coniato proprio da Hahnemann, deriva dal greco allos = diverso e pathos = malattia, cioè malattia del diverso, del contrario. E’ quindi una medicina che identifica prevalentemente la malattia nei sintomi della malattia stessa. Di solito viene prescritto un farmaco per ogni sintomo, che ha un’azione contrapposta al sintomo stesso, cioè provoca effetti direttamente contrari a quelli della malattia (es. in caso di febbre si somministra un antipiretico, in caso di pressione alta un antipertensivo o un diuretico, in caso di diarrea un astringente, in caso di cefalea un analgesico e così via). Se il paziente presenta più malattie dovrà assumere più farmaci. Il più delle volte le varie malattie, sia che si presentino contemporaneamente che in successione, vengono considerate ognuna a sé stante, senza cercare alcuna correlazione tra di loro.
La medicina omeopatica, o semplicemente omeopatia, invece si basa sul concetto di “simile”. Il termine deriva dalle parole
greche ómois = simile e pàthos = malattia. Si deve a Samuel Hahnemann (1755–1843), il medico tedesco considerato il padre dell’omeopatia, la riscoperta del principio di similitudine già teorizzato da Ippocrate nel V secolo a.c. (“similia similibus curantur”: i simili si curano con i simili). Secondo tale principio è possibile curare una malattia con la stessa sostanza che la induce nel soggetto sano. Una sostanza (di origine vegetale, animale o minerale) può avere un effetto tossico o curativo a seconda della quantità ingerita. Ossia, un quadro sintomatologico, provocato da una sostanza assunta in dosi ponderali dall’individuo sano, è curato dalla stessa sostanza se viene assunta in dosi diluite dall’individuo che ne è ammalato. Questo quadro sintomatologico, che riguarda sia l’aspetto fisico che mentale, è unico e caratteristico per ciascuna sostanza.
Hahnemann, che provava su di sé le sostanze tossiche prudenzialmente diluite, si rese conto che quanto più continuava a diluire la sostanza di origine, tanto più si riduceva la sua azione tossica a vantaggio di una reazione dell’organismo, prima nascosta dall’azione tossica, che portava alla guarigione. Ricordiamoci che dopo la diluizione 12CH siamo oltre il numero di Avogadro e pertanto la soluzione non contiene più alcuna molecola della sostanza originale. Per conferire maggiore omogeneità alla soluzione in termini energetici, inoltre, ogni volta scuoteva energicamente il contenitore (si racconta che lo sbatteva 100 volte sulla Sacra Bibbia), dotando la soluzione della dinamizzazione. Nascono così i rimedi omeopatici. La diluizione e la dinamizzazione, senza le quali non si può parlare di rimedio omeopatico, conferiscono al rimedio la potenza terapeutica. Questa tecnica di preparazione dei rimedi omeopatici è tuttora ancora utilizzata.
Diventa fondamentale però individuare correttamente la sostanza di origine, ovverosia il rimedio omeopatico capace di produrre l’effetto terapeutico desiderato nella persona ammalata. Sono ancora gli studi e le osservazioni di Hahnemann che ci confortano in questa scelta.
Il criterio che si segue è che bisogna individuare un rimedio la cui sostanza di origine è in grado di sviluppare una complessità di sintomi, fisici e psichici, simili a quelli presenti nella persona affetta da quella determinata malattia, cioè un rimedio (ovvero la persona) che presenta un modo di ammalarsi simile. L’essenza e la straordinaria originalità dell’omeopatia è che “ogni rimedio è una persona”, capace cioè di personificare il malato in tutte le sue manifestazioni.
Non bastano quindi i soli sintomi del paziente, ma occorre tenere conto di tutte le altre peculiarità che rendono il soggetto unico rispetto a tutti gli altri affetti dalla stessa malattia. Sarà il medico omeopata a cercare nella storia del paziente e nelle sue manifestazioni somatiche e psichiche, il rimedio omeopatico più “simile” a lui. Si valuteranno quindi le caratteristiche ereditarie, le patologie passate, le cure effettuate, gli aspetti somatici, i sintomi psichici, lo stile di vita, i comportamenti, l’ambiente, la reattività, la sensibilità e quant’altro, senza trascurare niente (processo di individualizzazione). Si va cioè ad indagare in modo particolare il “terreno” caratteristico di quel paziente, di cui la manifestazione patologica ne è l’espressione. Il concetto è che l’omeopatia non prescrive il rimedio considerando la malattia, ma lo prescrive considerando il malato affetto da quella malattia.
Si riesce così ad individuare, tra i tanti possibili, il rimedio omeopatico che ha caratteristiche simili a quelle del paziente, a fronte di una certa patologia. Tanto più alta è questa similitudine, tanto maggiore sarà l’azione terapeutica. Il rimedio omeopatico perfettamente simile al paziente è chiamato simillimum ed è quello teorizzato e privilegiato da Hahnemann. La scuola di Medicina Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero del medico tedesco, prescrive un solo rimedio alla volta che è proprio il simillimum. Tale rimedio è molto personalizzato, è <<l’abito su misura>> e per questo può essere prescritto alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce.
Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
I sintomi non sono quindi la malattia ma sono lo sforzo di reazione dell’organismo nel tentativo di ripristinare l’equilibrio perduto, per andare naturalmente verso la guarigione. Nel caso delle malattie croniche, citando ancora Hahnemann, i sintomi sono l’espressione della malattia che si manifesta all’esterno sulla base del miasma predominante (l’odierna diatesi, che ricordiamo è la modalità propria di sviluppo e di evoluzione della malattia verso la quale esiste una predisposizione acquisita o congenita).
Per ulteriori informazioni in merito consultare l’articolo “Diatesi in omeopatia” della presente sezione.
Per i motivi esposti l’approccio terapeutico della medicina omeopatica non è quello della soppressione dei sintomi, che addirittura sarebbe controproducente, come invece avviene nella medicina allopatica, ma di agire sullo squilibrio che ha provocato i sintomi, sulla causa profonda della malattia. L’utilizzo del simillimum porta proprio a questo risultato: l’eliminazione dei sintomi diventa la conseguenza della terapia e non il suo obiettivo, che resta la guarigione.
Per il fatto che il rimedio provoca gli stessi sintomi da curare (ossia, come visto, la sostanza di origine a dosi ponderali o lo stesso rimedio omeopatico somministrato ripetutamente), è possibile che all’inizio della cura si produca un’esaltazione di
questi sintomi, un loro aggravamento temporaneo. Il fenomeno è noto in omeopatia sotto la denominazione di “aggravamento omeopatico” e va considerato in senso positivo, anche se a volte fastidioso e opposto alla psicologia del malato che dalla terapia si aspetta solo il miglioramento. Esso è la misura concreta di quanto il rimedio stia agendo correttamente e stia mettendo in atto la sua azione terapeutica. Quindi l’aggravamento omeopatico consiste in un’esaltazione temporanea dei sintomi da curare, che si manifesta nella fase iniziale della terapia ed è di tipo terapeutico, nel senso che sta ad indicare l’inizio di un percorso terapeutico favorevole. Lo stato di salute generale del paziente nel frattempo incomincia a migliorare, trasmettendo quella sensazione interna, non meglio precisabile, di inizio di benessere.
Diciamo subito che generalmente tale aggravamento temporaneo nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. Però la situazione relativa al suo presentarsi, alla sua durata ed alla sua entità è piuttosto articolata. Tutto è strettamente legato in misura proporzionale a diversi fattori individuali (come al solito in campo omeopatico), quali ad es. la reattività e sensibilità dell’organismo allo stimolo del rimedio omeopatico, la profondità della patologia o del disturbo (acuto, sub-acuto, cronico), il livello d’azione terapeutica (drenaggio, lesionale, funzionale, generale, mentale, diatesico), la diluizione del rimedio (bassa, media, alta, altissima), la presenza o meno di danni tissutali, le caratteristiche intrinseche del rimedio, ecc. In linea del tutto generale e in estrema sintesi, fermo restando che la diversa reattività del singolo organismo potrebbe fare la differenza, quando il rimedio omeopatico è ben scelto (nella condizione ideale il simillimum), nelle malattie acute, solitamente curate con le basse diluizioni, l’aggravamento omeopatico è quasi immediato e di breve durata, invece nelle malattie croniche, solitamente curate con le alte diluizioni, l’aggravamento si manifesta comunque più tardi, ma da più precocemente a più tardivamente con il crescere della diluizione. L’esistenza dei danni tissutali rende poi l’aggravamento proporzionalmente più severo.
Inoltre l’aggravamento omeopatico è tanto più sensibile quanto più il rimedio si avvicina al simillimum, in quanto questo riesce a coprire sempre più sintomi e ad agire più in profondità. Invece quando, secondo il pensiero della cosiddetta Scuola francese, si adoperano i rimedi sintomatici (che ricordiamo sono i rimedi caratterizzati da pochi sintomi, in bassa diluizione e che quindi hanno un’azione locale, di organo, non sistemica) per la cura delle malattie acute, l’aggravamento omeopatico è quasi del tutto assente o poco significativo. Può essere presente, ovviamente in una forma più blanda, solo se il rimedio sintomatico viene utilizzato per curare le malattie croniche (ricordiamo che il rimedio è lo stesso, si allungano solo i tempi ed il periodo di somministrazione): questo si verifica perché nella malattia cronica, che dura da molto tempo, c’è un coinvolgimento più profondo dell’individuo e quindi è possibile riscontrare un numero più alto di sintomi caratteristici, per cui il rimedio sintomatico si avvicina di più al simillimum.
Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
Abbiamo detto che l’aggravamento omeopatico, ovverosia l’esaltazione dei sintomi da curare contenuti nel rimedio somministrato, che può presentarsi all’inizio di una terapia, è una situazione transitoria del tutto naturale che in genere non deve preoccupare in quanto rappresenta proprio l’efficacia dell’azione terapeutica del rimedio omeopatico.
Nel caso che l’aggravamento sia particolarmente molesto per il paziente, ma ancora sopportabile, si potranno momentaneamente allungare i tempi delle somministrazioni.
Quando invece siamo in presenza di un aggravamento omeopatico non sopportabile dal paziente, al punto tale da determinare una condizione di tracollo generale, fisico e psichico, è opportuno far valutare dal medico omeopata se è il caso di sospendere le somministrazioni o di ricorrere ad un antidoto omeopatico per i sintomi disturbanti. Ricordiamo che l’antidoto di un rimedio omeopatico, per determinati sintomi, non è l’antidoto allopatico, ossia non è il controveleno, ma è un rimedio omeopatico che controlla l’azione del rimedio principale, controllando proprio quei sintomi per i quali si rivela antidoto. In altre parole l’antidoto omeopatico è il rimedio che incanala gli effetti troppo impetuosi, troppo violenti del rimedio principale prescritto, relativamente ad alcuni sintomi. Nelle cure omeopatiche l’antidoto omeopatico può essere affiancato al rimedio principale, aiutandone l’azione nella fase acuta della patologia e riducendo sensibilmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Le diluizioni cinquantamillesimali LM, preconizzate da Hahnemann nella VI e ultima edizione dell’Organon, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di diminuire notevolmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
Nel corso di una cura omeopatica, il più delle volte nella fase iniziale ma a volte anche più tardi, possono comparire dei nuovi sintomi, completamente estranei ai sintomi da curare. In tali casi bisogna saper leggere attentamente questi nuovi sintomi, nel senso di saperli opportunamente riconoscere per attribuirne l’origine e quindi adottare i provvedimenti conseguenti. Vediamo cosa può succedere.
Escludendo ovviamente che questi nuovi sintomi siano i sintomi evolutivi della malattia, perché in tal caso vorrebbe significare che il rimedio prescritto non è quello giusto, bisogna stare attenti a non confondere i nuovi sintomi con il ritorno di vecchi sintomi del proprio passato patologico, di cui diremo nell’apposito paragrafo successivo.
Una volta accertato che il nuovo sintomo (o i nuovi sintomi) può definirsi tale, ossia che non è un sintomo patologico e non è un vecchio sintomo, è importante notarlo bene e con tutte le sue caratteristiche, perché la prima cosa da fare è di controllare se tale sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio omeopatico. Nella stragrande maggioranza dei casi la verifica di tale riscontro è positiva, nel senso che il nuovo sintomo è contenuto nel rimedio, ossia rientra tra i sintomi che il rimedio normalmente è in grado di curare. Ma che è in grado anche di provocare qualora venga ripetuto incautamente con frequenza elevata, vale a dire con intervalli di tempo troppo brevi. Ciò si verifica in particolare con le alte diluizioni, quando la posologia, ovverosia la distanza tra le assunzioni, viola di molto la durata di copertura terapeutica del rimedio, quando, in parole più povere, il rimedio è ripetuto troppo spesso, anche giornalmente nelle diluizioni medie e alte.
L’aggravamento iatrogeno è dovuto quindi allo sviluppo del potere patogeno del rimedio, come conseguenza di un uso troppo ripetuto dello stesso durante la sua copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. Ecco perché il fenomeno è molto più probabile con le alte diluizioni.
Ovviamente è un aggravamento da evitare perché non è terapeutico, è disturbante e complica inutilmente il percorso di guarigione.
Per evitare il rischio di incorrere nell’aggravamento iatrogeno bisognerebbe astenersi dal ripetere la dose durante la fase di copertura terapeutica del rimedio, ossia finché lo stesso fa registrare dei miglioramenti ed assumerla perciò solo verso la fine di tale fase quando i miglioramenti incominciano a non progredire più.
Nella sporadica eventualità che il nuovo sintomo non figura nella patogenesi del rimedio prescritto e lo stato di salute generale del paziente è buono, nel senso che si sta comunque procedendo verso la guarigione, allora si tratta ancora di aggravamento iatrogeno perché certamente nuovi provings che saranno fatti in futuro mostreranno che il nuovo sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio.
Un’altra eventualità, abbastanza singolare, di poter incorrere nell’aggravamento iatrogeno è quando il paziente possiede una sensibilità eccessiva, una suscettibilità estrema nei confronti dei rimedi omeopatici, per cui manifesta i sintomi del rimedio somministrato qualsiasi esso sia. Il fenomeno è noto con il termine “idiosincrasia”, che in campo omeopatico intende descrivere un soggetto che presenta una ipersensibilità, una reazione eccessiva e violenta verso i rimedi omeopatici. In altre parole, ci troviamo al di sopra della normale soglia di reazione dell’organismo. Dal punto di vista della ricerca pura, questi pazienti si dimostrano essere degli eccellenti “provers”, però sono difficili da curare. L’azione da mettere in atto, prima di stabilire la terapia vera e propria, è di tentare di diminuire tale sensibilità esagerata utilizzando certi rimedi omeopatici che possono apportare una desensibilizzazione generale, quali ad es. Asarum europaeum, Chamomilla, Coffea, China, Ignatia amara, Nux vomica, Pulsatilla, Teucrium marum, Valeriana.
L’aggravamento iatrogeno è comunque temporaneo e sparirà, senza altre conseguenze, in un arco di tempo che generalmente va da qualche giorno a qualche settimana.
Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
Ovviamente la prima modalità da mettere in atto è quella di evitare che l’aggravamento iatrogeno insorga, ossia di stare attenti a non ripetere eccessivamente il rimedio con le diluizioni più alte in particolare, tenendo in debito conto la durata di copertura terapeutica che è crescente con la diluizione.
La modalità di carattere generale per ridurre il rischio dell’aggravamento iatrogeno è adottabile con il rimedio omeopatico in forma liquida, che consente di poter accrescere ad ogni assunzione la potenza del rimedio, accrescendo leggermente o la diluizione o la dinamizzazione. In tal modo si fornisce al paziente ogni volta uno stimolo non sempre uguale, anche se simile e quindi una risposta di reazione dell’organismo sempre un po’ diversa, con il risultato che si scongiura o si attenua l’aggravamento in parola. Vediamo come.
Il sistema, adoperato dai Maestri del passato, consiste nel lasciar sciogliere alcuni granuli (3 sono sufficienti) in mezzo bicchiere d’acqua e poi berne un sorso nel numero di volte giornaliero prescritto. Si rabbocca di volta in volta l’acqua che viene bevuta, allo scopo di aumentare leggermente la diluizione della soluzione e quindi la sua potenza terapeutica, come raccomandava Hahnemann, per evitare qualsiasi effetto iatrogeno. Se non si effettua il rabbocco, la soluzione, prima di ogni assunzione, o deve essere travasata rapidamente più volte (almeno 20 volte) da un bicchiere all’altro, oppure deve essere scossa energicamente più volte (almeno 10 volte) ed in quest’ultimo caso occorre una bottiglietta. Ciò sempre allo scopo di aumentare ad ogni assunzione la potenza energetica della soluzione, aumentando in tal caso la dinamizzazione.
Se si dispone del rimedio già in forma liquida basta avere la sola accortezza di scuotere energicamente la bottiglietta ad ogni assunzione.
Tale modalità di assunzione è in grado di ridurre anche l’aggravamento omeopatico vero e proprio, quello terapeutico, di cui in precedenza.
Anche stavolta se i sintomi iatrogeni, comunque verificatesi, sono particolarmente disturbanti e debilitanti si può adottare un antidoto omeopatico per i sintomi in questione.
Le diluizioni cinquantamillesimali hahnemanniane LM, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di evitare l’eventuale aggravamento iatrogeno, mantenendo sempre l’accortezza di scuotere energicamente, ad ogni assunzione, la bottiglietta del rimedio in forma liquida.
Apparizione di vecchi sintomi
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che ritornino dei vecchi sintomi che appartengono al proprio passato patologico. Tale apparizione non deve preoccupare, conviene astenersi da qualsiasi terapia specifica, perché questo ritorno è un’eccellente prognosi. Ci troviamo nel pieno rispetto della legge di guarigione naturale di Hering (da Constantin Hering, uno dei più brillanti allievi di Hahnemann), secondo la quale la guarigione terapeutica segue una direzione ben precisa: “dall’alto al basso, da dentro a fuori, nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”. Nella fattispecie ci interessa considerare “nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”, per cui durante la terapia sono riapparsi i vecchi sintomi del passato, che però non sono in grado di riproporre la malattia e quindi saranno solo passeggeri. Infatti dopo un arco di tempo variabile, da una a qualche settimana, questi vecchi sintomi scompaiono, senza che si intervenga, non lasciando alcuna conseguenza e contemporaneamente si instaura il processo di miglioramento del paziente. In tale evenienza ci si trova nell’ambito del naturale aggravamento omeopatico (quello terapeutico) di cui in precedenza.
Nella sporadica circostanza che i vecchi sintomi persistano con la stessa intensità, occorrerà procedere ad una seconda prescrizione di un rimedio omeopatico diverso mettendo in primo piano nella ricerca repertoriale i vecchi sintomi.
Conclusioni
Nel corso di una cura omeopatica può presentarsi un aggravamento sintomatico temporaneo che può risultare di due tipi: l’aggravamento omeopatico vero e proprio e l’aggravamento iatrogeno. Il primo è terapeutico, il secondo no.
L’aggravamento omeopatico, consistente in un’esaltazione transitoria dei sintomi da curare, è da considerarsi terapeutico, nel senso che indica la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico e quindi è indice prognostico di percorso terapeutico favorevole. Nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. I modi per contenerlo sono il diradamento delle assunzioni, la loro sospensione o l’uso di un antidoto omeopatico.
L’aggravamento iatrogeno, consistente nell’apparizione transitoria di nuovi sintomi contenuti nel rimedio come sviluppo del suo potere patogeno, è dovuto ad un uso eccessivo e ripetuto del rimedio durante la sua fase di copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. E’ un aggravamento assolutamente da evitare perché non è terapeutico e complica inutilmente il percorso di guarigione. Generalmente scompare in un arco di tempo variabile da qualche giorno a qualche settimana. I modi per contenerlo o per evitarlo si traducono nell’uso proprio della diluizione senza eccessi, nelle somministrazioni a potenze crescenti o nel ricorso ad un antidoto omeopatico.
L’apparizione temporanea di vecchi sintomi del proprio passato patologico è da considerarsi di natura terapeutica, in quanto in sintonia con la legge di guarigione di Hering e con il naturale aggravamento omeopatico.
Roberto dice
Per un’ipertrofia prostatica benigna, Ho assunto Thuya 30ch per due volte a distanza di una setttimana, e mi è comparsa una verruca. Mai avuto verruche in vita mia. Come devo regolarmi? Grazie.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Roberto, se dovesse trattarsi di effetto iatrogeno dovuto all’assunzione di Thuya (ricordiamoci che Thuya è uno dei migliori rimedi omeopatici per le verruche, che pertanto sono un sintomo patogenetico), come riportato nell’articolo, con la sospensione del rimedio il problema regredirà fino a scomparire del tutto, in un arco di tempo variabile (in genere da qualche giorno a qualche settimana), senza lasciare alcun conseguenza. Se così non dovesse succedere, allora verosimilmente si tratta di un fenomeno completamente estraneo a Thuya e quindi di pura coincidenza. Cordiali saluti.
Luisa dice
salve, mi chiamo Luisa, sto facendo un percorso con una omeopata da un anno. ho cominciato con Cuprum a varie diluizioni che mi ha portato, dopo diversi aggravamenti, a stare meglio. io soffro di colon irritabili e con la menopausa ho fatto due anni quasi immobile da gonfiori e dolori oltre a stitichezza estrema. tutto è andato bene, l’ultima diluizione mi ha invece portato quasi in ospedale, non riuscivo più a respirare, soprattutto prima dell’arrivo di un temporale. io ho molta paura di non respirare, sono nata morta e sono soffocata dentro la pancia di mia madre. quando non respiro bene vado in panico. adesso mi ha dato un altro rimedio PHOSPORUS. l’ho sospeso dopo una settimana per problemi di dolori forti all’intestino, gonfiori come una volta e poi la gola…ho tutta la gola chiusa e gonfia. il respiro fa fatica e ho attacchi di rabbia e calore. la dottoressa mi ha detto di star ferma una settimana col rimedio….ma è normale davvero avere dolori così forti? non riesco a camminare, a piegarmi…e la gola mi sta facendo impazzire, soprattutto il respiro….grazie mille per l’attenzione
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Luisa, come si evince dal presente articolo, il temporaneo aggravamento omeopatico, se di ciò si tratta, può manifestarsi con severità proporzionalmente crescenti all’aumentare della sensibilità dell’organismo, della diluizione del rimedio omeopatico, della profondità della patologia, dell’entità di eventuali danni tissutali, nonché del grado di somiglianza rimedio-paziente. La dottoressa omeopata, che la tiene in cura, sicuramente avrà tenuto conto di tali fattori e quindi potrà prescrivere ciò che è necessario per fronteggiare i suoi disturbi, sia fisici che psichici. Cordiali saluti.
Michela dice
Buonasera, ho assunto lycopodium 200ch, sotto prescrizione dell’omeopata. I primi giorni tutto bene a parte il ciclo stranamente doloroso e muscoli che vibrano negli arti. Oggi, a distanza di 5 giorni, ho mal di stomaco, disordini intestinali e soprattutto un senso di ottundimento, confusione e pesantezza alla testa..il tutto accompagnato da un’improvviso scoppio di pianto. Tutto ció è riconducibile in modo positivo al rimedio? Si tratta di portare pazienza? Grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Michela, le ipotesi da fare sono essenzialmente tre. 1) Se i sintomi rientrano tra quelli da curare con Lycopodium e/o appartengono al suo passato patologico, allora verosimilmente ci si trova nell’ambito del temporaneo aggravamento omeopatico, quello terapeutico. In tal caso il fenomeno si risolverà gradualmente da solo, in un arco di tempo non sempre valutabile a priori ed in genere di alcuni giorni. 2) Se i sintomi subentrati sono completamente nuovi, ossia estranei al precedente quadro clinico della patologia o del disturbo da curare e non vecchi sintomi, allora potrebbe trattarsi del temporaneo aggravamento iatrogeno dovuto all’assunzione di Lycopodium, considerato che tali sintomi appartengono alla patogenesi del rimedio omeopatico. Se così fosse, senza ulteriori assunzioni, tali nuovi sintomi dovrebbero gradualmente regredire fino a scomparire in un arco di tempo variabile, da qualche giorno a qualche settimana, senza lasciare alcuna conseguenza. Nasce però il ragionevole sospetto che il rimedio o la diluizione siano da cambiare. 3) Se i nuovi sintomi persistono e non accennano a regredire, allora si tratta verosimilmente di un fenomeno completamente estraneo all’assunzione di Lycopodium, che richiede un approfondimento medico. In ogni caso sarebbe opportuno, se non l’avesse ancora fatto, informare il medico omeopata per consentirgli di valutare correttamente la situazione e di stabilire gli eventuali interventi terapeutici. Cordiali saluti.
Michela dice
Grazie Dottoressa per la sua risposta. I sintomi sono vecchi malesseri già provati ma all’inizio del ciclo di cure, iniziato circa un anno fa e curati con altri rimedi. Nell’ultima visita, il medico, mi ha spiegato che con il nuovo rimedio vuole perfezionare il lavoro sui miei problemi di stomaco e, allo stesso tempo, aiutare il fegato riscontrato un pó ingrossato. Oggi, in effetti, va leggermente meglio..quello che non mi spiego sono gli scoppi di pianto che persistono. Anche questo ha a che fare con Lycopodium?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Michela, sì, anche il pianto facile è un sintomo patogenetico di Lycopodium. Cordiali saluti.
Erika dice
Dottoressa io soffro di ansia da un anno da quando sono uscita incinta sono comparsi i primi sintomi e ora dopo il parto si sono ripresentati peggio. E da un mese che sono in cura da una dottoressa omeopatica e sto prendendo lavanda linda s gocce ,ansiplus gocce calcium carbonium granuli per un mese e ora ho iniziato ignata amara granuli solo che ho degli alti e bassi ora ho di nuovo dei sintomi che mi manca l aria nn riesco a respirare non riesco a stare a casa mia ecc… secondo voi è tutto normale ancora è presto quanto tempo ci vuole per guarire ?????
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Erika, quando è in gioco la componente psicologica gli effetti terapeutici significativi si manifestano in tempi mai brevi, come pure mai brevi saranno i tempi del trattamento, dove facilmente si possono alternare alti e bassi e dove ciò è tanto più pronunciato quanto più il disturbo è radicato e cronicizzato. Abbia fiducia nell’operato della dottoressa omeopata e non manchi di informarla sull’evoluzione del quadro clinico per consentirle di valutare sempre meglio la situazione. Cerchi comunque di vivere una vita la più sana possibile, seguendo alcuni consigli di carattere generale che possono essere di grande aiuto e sostegno unitamente alla terapia: 1) non resti a rimuginare, faccia di tutto per portare avanti le attività quotidiane e vedere delle persone; 2) si interessi a quanto le accade intorno; 3) poiché lo spirito è malato, lo dimentichi e si occupi del corpo; 4) faccia ginnastica, il che sarà uno sforzo all’inizio, ma con il tempo le sarà indispensabile; 5) quando si sente giù di morale, non si preoccupi di giudicare se una cura le fa bene o le fa male: le idee nere portano a dare una valutazione negativa ingiustificata, con il rischio di abbandonare la cura proprio nel momento in cui comincia ad agire. Sappia che dalla depressione post-partum si guarisce. Cordiali saluti.
Katia dice
Sto assumendo calcarea carbonica 30 ch 1 volta al di sotto prescrizione dall’omeopata ma soni due settimane che sono diventata stitica mi e’ aumentata la dermatite atopica e ho sempre il vuoto di stomaco con voglia di dolci. Cosa mi e’ successo mi puo’ aiutare o devo continuare
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Katia, potrebbe trattarsi del temporaneo aggravamento omeopatico e/o iatrogeno dovuto all’assunzione di Calcarea carbonica, atteso che le manifestazioni appartengono alla patogenesi del rimedio omeopatico. Se così fosse il tutto dovrebbe gradualmente regredire fino a scomparire, in un arco di tempo variabile (in genere da alcuni giorni a qualche settimana), senza lasciare alcuna conseguenza. Sarebbe comunque opportuno, se non l’avesse ancora fatto, informare di tanto il medico omeopata curante. Cordiali saluti.
Katia dice
Cosa significa iatrogeno che il dosaggio e’ troppo forte . Me lo hanno consigliato anche per la mia cagnolina per la dermatite atopica lei cosa ne pensa.Perche il rimedio gli assomigli molto. E per il dosaggi?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Katia, basta leggere con attenzione il presente articolo per comprendere bene il significato di aggravamento iatrogeno. In estrema sintesi, l’aggravamento iatrogeno può verificarsi per un uso improprio ed eccessivo del rimedio omeopatico, come, ad esempio, può succedere con somministrazioni molto frequenti in rapporto alla diluizione. Esso consiste nella comparsa temporanea dei sintomi contenuti nella patogenesi del rimedio, che viceversa il rimedio è in grado di curare con un suo uso corretto. Se intende riferirsi a Calcarea carbonica, il rimedio è uno di quelli che viene prescritto nella dermatite atopica. Ovviamente il medico omeopata curante potrà fornirle tutti i ragguagli del caso. Cordiali saluti.
ilenia dice
Buonasera dottoressa
In seguito ad un periodo di forte stress, mi sono decisa a provare ignatia amara 30 ch.
Premetto che non ho ancora avuto modo di farmi vedere da un omeopata.
Nell ultimo mese dormo malissimo, mi addormento abbastanza velocemente ma poi dopo due o tre ore mi sveglio e non c’è più modo di riprendere sonno.
Le poche ore che dormo, faccio tantissimi incubi.
Sono costantemente assalita da pensieri negativi, da sbagli che ho fatto in passato e che evidentemente solo ora mi stanno presentando il conto,sia di giorno che di notte.
Ho provato ad assumere i fiori di Bach ma non ho avuto grandi risultati , l’unica cosa che continuo ad usare è il rimedio d’emergenza dei fiori di Bach ,quindi vorrei chiederle secondo lei in quali dosi dovrei utilizzare Ignatia amara e per quanto tempo.
Ho comprato il 30 ch facendomi consigliare dalla farmacista,che però in merito alla dose da utilizzare e per quanto tempo non mi è riuscita a dare grandi informazioni, l’alternativa era il 200ch ma non so cosa è meglio nella mia situazione.
La ringrazio anticipatamente.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Ilenia, Ignatia amara è un importante rimedio omeopatico utile a trattare un esaurimento nervoso, un’emotività, uno stato di stress, una depressione reattiva innescata da un trauma psicologico, come lutto, dispiacere, delusione, insuccesso, contrarietà, shock emotivo, turbamento affettivo, preoccupazioni eccessive, ecc. In Ignatia un tale stato depressivo, innescato quindi dalle difficoltà dell’esistenza oppure da esperienze dolorose o comunque negative, convive frequentemente con uno stato ansioso, di ipernervosismo, che è solo l’altro aspetto della depressione reattiva. Entrambi gli stati sono responsabili di insonnia, instabilità emotiva, umore variabile, comportamenti discordanti, sintomatologie paradossali ed altro, che sono le manifestazioni più tipiche del rimedio in parola. Pertanto se lei si riconosce nelle caratteristiche psico-fisiche di Ignatia amara, ampiamente rilevabili dall’articolo omonimo nella sezione del sito “Rimedi omeopatici” e qui appena sintetizzate, allora il rimedio può considerarsi adatto a lei e quindi aiutarla anche a vincere l’insonnia ed i vari disturbi del sonno. Ciò, com’è noto, nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico, secondo la quale un rimedio omeopatico per essere curativo deve “assomigliare al paziente”, nelle caratteristiche e nella sintomatologia, sia a livello fisico che psichico, altrimenti i risultati non saranno quelli auspicati. Per quanto riguarda la diluizione e la posologia, anch’esse però molto personali, generalmente una 30CH si utilizza in ragione di pochi granuli pro-dose (3 granuli possono essere sufficienti), con somministrazioni che possono andare da una volta al giorno a una volta a settimana, salvo diversa prescrizione medica. Le consiglio quindi di non fare da sola, ma di rivolgersi ad un medico omeopata che con la visita sarà in grado di prescrivere la terapia appropriata al suo caso specifico. Infine è bene tenere presente che l’alimentazione, spesso trascurata nella terapia dell’insonnia, assume invece un ruolo molto importante. Va infatti osservato che l’equilibrio nutrizionale mette abbastanza al riparo dal rischio d’insonnia, perché gli ormoni che facilitano il sonno, ossia la serotonina e la melatonina, necessitano del giusto apporto di triptofano, di carboidrati complessi, di vitamine (in particolare B1 e B6) e di sali minerali (in particolare calcio e magnesio). Il triptofano, in particolare, che è un precursore della serotonina (quest’ultima a sua volta è un precursore della melatonina), è contenuto maggiormente negli alimenti di origine animale, come carni, uova, latte e derivati, yogurt, ma anche in semi di soia, semi di sesamo, semi di girasole, patate, banane, riso, cereali integrali, verdure a foglia verde, noci, mandorle, arachidi, ecc. Cordiali saluti.
ELENA dice
Gent.le dottoressa sono mamma di 3 figli e ho 37 anni. Purtroppo da circa 3 anni ho cominciato ad ammalarmi troppo spesso durante l’inverno, premetto che non sono mai stata nemmeno da giovane molto resistente alle influenze stagionali e raffreddamenti, ma due anni fa ho preso la broncopolmonite, che quest’ anno si è ripresentata, a dicembre influenza, gennaio antibiotico per tosse incessante, febbraio placche in gola quindi antibiotico nuovamente e la settimana scorsa altra super influenza con 5 giorni di febbre a 38-39. Mi ammalo più dei miei figli praticamente. Prendo integratori di propoli, vitamina A e D, non mangio carne rossa, pochissimi latticini e niente cibi pronti, tanta verdura e qualche frutto, non so più cosa fare per rinforzare il mio sistema immunitario, ho preso una bottiglia di erbe liquide (carciofo, tarassaco,ecc..) per disintossicare l’organismo. Mi può consigliare dei rimedi o consigliarmi un buon omeopata naturopata nella prov di Trento?grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Elena, l’Omeopatia può riuscire a rinforzare il sistema immunitario, a condizione però che si individui il rimedio omeopatico giusto, ossia il rimedio costituzionale che possa intervenire sul «terreno», legato al patrimonio genetico e comportamentale. Un siffatto rimedio deve assomigliare al paziente in tutto e per tutto (nella condizione ideale il «simillimum»), ne deve cogliere i caratteri morfologici, fisiologici e psicologici, il modo di essere e di ammalarsi, le debolezze organiche, le predisposizioni patologiche, in maniera da espletare un’azione profonda e sistemica in grado di potenziare le difese del sistema immunitario, incrementare la resistenza alle malattie, migliorare lo stato di salute generale, irrobustire l’organismo, mantenere gli equilibri corporei, migliorare l’atteggiamento mentale, ecc. Ovviamente una tale scelta la può effettuare, con la dovuta precisione, solo un medico omeopata con la visita medica omeopatica. Esistono anche diversi preparati erboristici in grado di rafforzare le difese immunitarie, quali ad es., oltre alla Propoli, quelli a base di Echinacea, gel di Aloe vera, Ribes nigrum, Uncaria tormentosa, Eleuterococco, Astragalo, Curcuma, Rosa canina, ecc., da utilizzare previa approvazione medica. Anche l’attività fisica incide positivamente sul sistema immunitario. L’alimentazione, che lei già cura particolarmente, è la prima terapia importante da mettere in atto per aumentare le difese del sistema immunitario, oltre che per abbassare l’infiammazione e lo stress ossidativo, per cui essa, ricordiamolo, dovrà essere sana e nutriente, prevedendo la riduzione dei grassi saturi (grassi idrogenati in particolare) e degli zuccheri semplici e privilegiando i cibi ricchi di vitamine (in particolare A, gruppo B, C, D, E), di beta-carotene (il noto precursore della vitamina A), minerali (in particolare calcio, magnesio, zinco), acidi grassi polinsaturi (omega-3 e omega-6 non ossidati dal calore), cereali integrali, prebiotici e probiotici. Relativamente alla ricerca di un medico omeopata, mi dispiace non poterla aiutare direttamente, se proprio non ha alcun riferimento potrebbe fare una ricerca in rete per siti sicuri ed associazioni omeopatiche accreditate, molte delle quali hanno un’organizzazione sul territorio nazionale, oppure rivolgersi ad una farmacia di fiducia con vendita omeopatica per essere indirizzata verso un bravo medico omeopata che sicuramente esisterà nella sua zona. Cordiali saluti.
Elsa dice
In caso di ragade anale cronica con polipo “sentinella” va bene Nitricum Acidum 7CH?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Elsa, Nitricum acidum è il rimedio omeopatico più prescritto nel trattamento delle ragadi anali, in particolare se queste si presentano a limiti netti, sanguinano facilmente e si avverte un dolore di tipo pungente. Tra gli altri rimedi omeopatici troviamo: Paeonia, se le ragadi sono accompagnate da secrezione ed a volte da emorroidi; Ratanhia, se le ragadi provocano dolori acuti ed è presente stitichezza; Graphites se le ragadi sono dolorose e accompagnate da una secrezione di tipo mieloso. Com’è noto, nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico, il rimedio omeopatico adatto sarà quello che contiene la sintomatologia somigliante a quella del paziente, altrimenti i risultati non saranno quelli auspicati. Ovviamente la prescrizione appropriata al suo caso specifico la può garantire solo un medico omeopata con la visita medica omeopatica. Come lei certamente saprà, è consigliabile consumare alimenti ad alto contenuto di fibre e bere molta acqua (anche quando non si ha sete) per tenere morbide le feci, non facendo mancare frutta, verdura, cereali, legumi (in particolare pane e riso integrale, lievito di birra, carota, arancia, mirtillo, ecc.) ed evitare le bevande alcoliche o ricche di caffeina. Cordiali saluti.
Claire dice
Dottssa ho una cervicale che va dal collo al braccio destro fino al pollice. Sono 3 mesi che dura, ho preso Bryionia 30ch, poi arnica, e ora magnesio phosphorica, i sintomi sono sempre presenti. Che posso fare. Ho 40anni. L’anno scorso ho avuto lo stesso problema nello stesso periodo il mese di novembre. Grazie per i vostri consigli. Un cordiale saluto
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Claire, intanto la invito a consultare l’articolo “Reumatismi” nella sezione del sito “Affezioni-Rimedi”, dove sono riportati i principali rimedi omeopatici che vengono più spesso utilizzati nei disturbi dolorosi dell’apparato osteo-articolare e muscolare, come la cervicalgia, e dove potrà trovare diverse notizie di possibile interesse. Com’è noto, l’individuazione del rimedio omeopatico giusto deve essere fatta applicando correttamente la Legge di Similitudine, su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico, altrimenti i risultati non saranno quelli auspicati. Quindi sarà la sintomatologia del paziente, composta dai sintomi comuni e dai sintomi individuali, a fare da guida per la scelta del rimedio omeopatico giusto. I sintomi più comuni di una cervicalgia sono: dolore cervicale, che può estendersi a spalle e braccia soprattutto se sono interessate le vertebre da C5 a C7, rigidità, difficoltà di movimento, mal di testa, vertigini, vomito, ecc. I sintomi individuali da considerare sono: tipologia di dolore, localizzazione precisa, modalità di manifestazione, sintomi concomitanti, circostanze di aggravamento o di miglioramento, sensazioni che si provano, ecc. Arnica si rivela maggiormente indicato nei dolori dovuti a traumi, aggravati da contatto, riposo, movimento, freddo umido e migliorati stando sdraiati con la testa bassa. Bryonia, che è il rimedio principe delle sinoviti, artriti e artrosi, è indicato in caso di dolori che peggiorano con il minimo movimento e migliorano con l’immobilità. Magnesia phosphorica si predilige in caso di dolori nevralgici acuti, spasmodici, pungenti, erratici, intermittenti, che sopraggiungono e scompaiono bruscamente, che si aggravano con il minimo freddo, il tatto, il movimento e migliorano con il calore, la pressione, la frizione, piegandosi in avanti. Come riportato nel succitato articolo, in genere si ottengono dei buoni risultati alternando Bryonia e Rhus toxicodendron, pur essendo due rimedi omeopatici con modalità opposte. Ma potrebbe essere adatto anche qualche altro rimedio, l’importante, ripeto, è che venga rispecchiata la globalità dei sintomi del paziente. In diversi casi risulta altresì utile l’associazione di qualche gemmoterapico, come ad es. la triade antireumatica Pinus montana M.G. D1, Ribes nigrum M.G. D1, Vitis vinifera M.G. D1, di cui sempre all’articolo. Relativamente alla Fitoterapia classica, sono diversi i preparati che possono risultare validi, come ad es. quelli di cui all’articolo “Sollievo per lombalgie e coliche” nella sezione del sito “Rimedi della nonna”, che sono utili anche per una cervicalgia. Risultano altresì efficaci i preparati vegetali in uso esterno come le pomate fitoterapiche all’Artiglio del diavolo o all’Arnica montana. Se lei intende avvalersi dell’Omeopatia e del Naturale, le consiglio comunque di non fare da sola ma di rivolgersi ad un medico omeopata, che con la visita saprà prescrivere la terapia appropriata al suo caso specifico. Cordiali saluti.
Maria dice
Gentile Dottoressa ,
Ho una bella spondilartrosi , un paio di ernie al disco vella zona lombare ,vado incontro a dolori alla schiena cui prendo l’Arnica compositum della Heel compresse . . Due compresse , sotto la lingua , due volte al giorno , lontano dai pasti .Questa volta le ho assunte per poco più di una settimana ( un 16 comprese) ma mi è scoppiata la cefalea . E’ un sintomo di avvelenamento o solo una semplice reazione al prodotto ? Per eliminare il dolore di testa cosa bisogna fare? . Si può prendere il latte come antidoto o cos’altrol Naturalmente ho interrotto l’assunzione del farmaco . GRAZIE .Gentile Dottoressa mi potrebbe rispondere subito perchè sino molto preoccupata .
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Maria, per la dovuta precisazione, Arnica compositum Heel non è un rimedio omeopatico unitario dell’Omeopatia classica, bensì è un rimedio complesso dell’Omotossicologia, che pur avendo diversi punti di contatto con l’Omeopatia, alla quale si ispira, adotta orientamenti terapeutici, rimedi e criteri di scelta degli stessi completamente differenti. In particolare è un composto semplice, costituito cioè da un mix di rimedi omeopatici unitari in diluizioni decimali (Arnica D2, Calendula D2, Hamamelis D2, Millefolium D3, Belladonna D4, Aconitum D3, Mercurius D8, Hepar sulphur D8, Chamomilla D3, Symphytum D8, Bellis D2, Echinacea D2, Echinacea purpurea D2, Hypericum D2), che troverebbe indicazione nei processi infiammatori e degenerativi dell’apparato di sostegno e locomotore, artriti, artrosi delle articolazioni del bacino, del ginocchio e delle piccole articolazioni, lesioni di qualsiasi tipo (storte, contusioni, distorsioni, lussazioni, ematomi, fratture ossee), parodontite, parodontosi, suppurazioni delle sacche gengivali. L’assunzione dei rimedi complessi omotossicologici, ai fini della valutazione di eventuali effetti secondari indesiderati, ma comunque transitori, rende alquanto indecifrabile ogni situazione, proprio per il tipo di formulazione. Di conseguenza è difficile dire se la sua cefalea sia o no attribuibile a Arnica compositum Heel. Tuttavia bisogna considerare che quando si utilizza una terapia omotossicologica si può andare incontro alla cosiddetta “vicariazione regressiva”, ossia si può avere la temporanea ricomparsa di sintomi pregressi, di vecchia data, di sintomi vecchi del proprio passato patologico. Pertanto se il suo dolore di testa appartiene a tale fattispecie, esso potrebbe essere la reazione dell’organismo alla terapia omotossicologica e quindi bisogna solo attendere che passi. Occorre altresì considerare che i composti semplici omotossicologici si utilizzano prevalentemente nelle patologie acute o nelle manifestazioni acute di patologie a base cronica, in quanto sono di rapido effetto sintomatico, ma non vanno ripetuti a lungo per evitarne l’assuefazione e comunque la loro assunzione va cessata quando il quadro clinico è nettamente migliorato o risolto. Generalmente nella cronicizzazione della malattia, dopo un ulteriore accertamento medico, vengono affiancati o sostituiti da rimedi di sostegno ad azione trofica più profonda, in diluizioni più elevate. Per alleviare la cefalea potrebbe ricorrere a qualche preparato naturale vegetale, come ad es. quelli di cui all’articolo “Addio mal di testa” nella sezione del sito “Rimedi della nonna”. Per un pronto intervento possono essere utili anche alcune manovre e accorgimenti, come ad es.: avvolgere un panno umido e freddo intorno alla testa o applicare un impacco di ghiaccio tenendo mani e piedi in acqua ben calda; premere in profondità i due punti sotto l’occipite, sulla parte posteriore del cranio, a circa 5 cm dal centro, allentando la pressione con il diminuire del dolore; massaggiare il cuoio capelluto e i punti del collo e delle spalle da cui eventualmente si dirama il dolore; fare un bagno caldo; respirare a fondo, lentamente; stendersi in una stanza buia e silenziosa; ascoltare una musica dolce e rilassante. Concludendo, se Arnica compositum Heel è stato oggetto di prescrizione medica, allora sarà opportuno informare il medico di quanto accade. Se invece non è stato prescritto da un medico omeopata, allora sarà opportuno ricorrervi. Nelle more di ciò, qualora il dolore di testa dovesse persistere e che quindi non dovrebbe avere alcun legame con l’assunzione del rimedio, potrebbe incominciare a rivolgersi al medico di famiglia per una diagnosi. Cordiali saluti.