Contenuti:
- Premessa
- Principi fondamentali della medicina omeopatica
- Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
- Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
- Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
- Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
- Apparizione di vecchi sintomi
- Conclusioni
Premessa
Per semplicità di esposizione e per una migliore comprensione dei fenomeni partiremo dall’aggravamento che riguarda i sintomi da curare.
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che i sintomi da curare, alcuni o tutti, invece di migliorare, peggiorino: si verifica quello che viene chiamato l’aggravamento omeopatico. Tale situazione che può presentarsi nella fase iniziale della terapia, in genere non deve preoccupare perché è assolutamente naturale e sta ad indicare la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico. E’ una situazione transitoria, ma se dovesse perdurare è opportuno avvisare il proprio medico omeopata.
Per comprendere meglio tale fenomeno occorre ricordare i principi terapeutici ed i meccanismi d’azione della medicina omeopatica.
Principi fondamentali della medicina omeopatica
La medicina tradizionale adopera prioritariamente sistemi di cura che sfruttano l’azione dei principi contrari a quelli che hanno provocato la malattia, con l’obiettivo di sopprimere la sintomatologia che caratterizza la malattia. Per questo motivo è detta anche “medicina allopatica” o “allopatia”. Il termine, che fu coniato proprio da Hahnemann, deriva dal greco allos = diverso e pathos = malattia, cioè malattia del diverso, del contrario. E’ quindi una medicina che identifica prevalentemente la malattia nei sintomi della malattia stessa. Di solito viene prescritto un farmaco per ogni sintomo, che ha un’azione contrapposta al sintomo stesso, cioè provoca effetti direttamente contrari a quelli della malattia (es. in caso di febbre si somministra un antipiretico, in caso di pressione alta un antipertensivo o un diuretico, in caso di diarrea un astringente, in caso di cefalea un analgesico e così via). Se il paziente presenta più malattie dovrà assumere più farmaci. Il più delle volte le varie malattie, sia che si presentino contemporaneamente che in successione, vengono considerate ognuna a sé stante, senza cercare alcuna correlazione tra di loro.
La medicina omeopatica, o semplicemente omeopatia, invece si basa sul concetto di “simile”. Il termine deriva dalle parole
greche ómois = simile e pàthos = malattia. Si deve a Samuel Hahnemann (1755–1843), il medico tedesco considerato il padre dell’omeopatia, la riscoperta del principio di similitudine già teorizzato da Ippocrate nel V secolo a.c. (“similia similibus curantur”: i simili si curano con i simili). Secondo tale principio è possibile curare una malattia con la stessa sostanza che la induce nel soggetto sano. Una sostanza (di origine vegetale, animale o minerale) può avere un effetto tossico o curativo a seconda della quantità ingerita. Ossia, un quadro sintomatologico, provocato da una sostanza assunta in dosi ponderali dall’individuo sano, è curato dalla stessa sostanza se viene assunta in dosi diluite dall’individuo che ne è ammalato. Questo quadro sintomatologico, che riguarda sia l’aspetto fisico che mentale, è unico e caratteristico per ciascuna sostanza.
Hahnemann, che provava su di sé le sostanze tossiche prudenzialmente diluite, si rese conto che quanto più continuava a diluire la sostanza di origine, tanto più si riduceva la sua azione tossica a vantaggio di una reazione dell’organismo, prima nascosta dall’azione tossica, che portava alla guarigione. Ricordiamoci che dopo la diluizione 12CH siamo oltre il numero di Avogadro e pertanto la soluzione non contiene più alcuna molecola della sostanza originale. Per conferire maggiore omogeneità alla soluzione in termini energetici, inoltre, ogni volta scuoteva energicamente il contenitore (si racconta che lo sbatteva 100 volte sulla Sacra Bibbia), dotando la soluzione della dinamizzazione. Nascono così i rimedi omeopatici. La diluizione e la dinamizzazione, senza le quali non si può parlare di rimedio omeopatico, conferiscono al rimedio la potenza terapeutica. Questa tecnica di preparazione dei rimedi omeopatici è tuttora ancora utilizzata.
Diventa fondamentale però individuare correttamente la sostanza di origine, ovverosia il rimedio omeopatico capace di produrre l’effetto terapeutico desiderato nella persona ammalata. Sono ancora gli studi e le osservazioni di Hahnemann che ci confortano in questa scelta.
Il criterio che si segue è che bisogna individuare un rimedio la cui sostanza di origine è in grado di sviluppare una complessità di sintomi, fisici e psichici, simili a quelli presenti nella persona affetta da quella determinata malattia, cioè un rimedio (ovvero la persona) che presenta un modo di ammalarsi simile. L’essenza e la straordinaria originalità dell’omeopatia è che “ogni rimedio è una persona”, capace cioè di personificare il malato in tutte le sue manifestazioni.
Non bastano quindi i soli sintomi del paziente, ma occorre tenere conto di tutte le altre peculiarità che rendono il soggetto unico rispetto a tutti gli altri affetti dalla stessa malattia. Sarà il medico omeopata a cercare nella storia del paziente e nelle sue manifestazioni somatiche e psichiche, il rimedio omeopatico più “simile” a lui. Si valuteranno quindi le caratteristiche ereditarie, le patologie passate, le cure effettuate, gli aspetti somatici, i sintomi psichici, lo stile di vita, i comportamenti, l’ambiente, la reattività, la sensibilità e quant’altro, senza trascurare niente (processo di individualizzazione). Si va cioè ad indagare in modo particolare il “terreno” caratteristico di quel paziente, di cui la manifestazione patologica ne è l’espressione. Il concetto è che l’omeopatia non prescrive il rimedio considerando la malattia, ma lo prescrive considerando il malato affetto da quella malattia.
Si riesce così ad individuare, tra i tanti possibili, il rimedio omeopatico che ha caratteristiche simili a quelle del paziente, a fronte di una certa patologia. Tanto più alta è questa similitudine, tanto maggiore sarà l’azione terapeutica. Il rimedio omeopatico perfettamente simile al paziente è chiamato simillimum ed è quello teorizzato e privilegiato da Hahnemann. La scuola di Medicina Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero del medico tedesco, prescrive un solo rimedio alla volta che è proprio il simillimum. Tale rimedio è molto personalizzato, è <<l’abito su misura>> e per questo può essere prescritto alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce.
Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
I sintomi non sono quindi la malattia ma sono lo sforzo di reazione dell’organismo nel tentativo di ripristinare l’equilibrio perduto, per andare naturalmente verso la guarigione. Nel caso delle malattie croniche, citando ancora Hahnemann, i sintomi sono l’espressione della malattia che si manifesta all’esterno sulla base del miasma predominante (l’odierna diatesi, che ricordiamo è la modalità propria di sviluppo e di evoluzione della malattia verso la quale esiste una predisposizione acquisita o congenita).
Per ulteriori informazioni in merito consultare l’articolo “Diatesi in omeopatia” della presente sezione.
Per i motivi esposti l’approccio terapeutico della medicina omeopatica non è quello della soppressione dei sintomi, che addirittura sarebbe controproducente, come invece avviene nella medicina allopatica, ma di agire sullo squilibrio che ha provocato i sintomi, sulla causa profonda della malattia. L’utilizzo del simillimum porta proprio a questo risultato: l’eliminazione dei sintomi diventa la conseguenza della terapia e non il suo obiettivo, che resta la guarigione.
Per il fatto che il rimedio provoca gli stessi sintomi da curare (ossia, come visto, la sostanza di origine a dosi ponderali o lo stesso rimedio omeopatico somministrato ripetutamente), è possibile che all’inizio della cura si produca un’esaltazione di
questi sintomi, un loro aggravamento temporaneo. Il fenomeno è noto in omeopatia sotto la denominazione di “aggravamento omeopatico” e va considerato in senso positivo, anche se a volte fastidioso e opposto alla psicologia del malato che dalla terapia si aspetta solo il miglioramento. Esso è la misura concreta di quanto il rimedio stia agendo correttamente e stia mettendo in atto la sua azione terapeutica. Quindi l’aggravamento omeopatico consiste in un’esaltazione temporanea dei sintomi da curare, che si manifesta nella fase iniziale della terapia ed è di tipo terapeutico, nel senso che sta ad indicare l’inizio di un percorso terapeutico favorevole. Lo stato di salute generale del paziente nel frattempo incomincia a migliorare, trasmettendo quella sensazione interna, non meglio precisabile, di inizio di benessere.
Diciamo subito che generalmente tale aggravamento temporaneo nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. Però la situazione relativa al suo presentarsi, alla sua durata ed alla sua entità è piuttosto articolata. Tutto è strettamente legato in misura proporzionale a diversi fattori individuali (come al solito in campo omeopatico), quali ad es. la reattività e sensibilità dell’organismo allo stimolo del rimedio omeopatico, la profondità della patologia o del disturbo (acuto, sub-acuto, cronico), il livello d’azione terapeutica (drenaggio, lesionale, funzionale, generale, mentale, diatesico), la diluizione del rimedio (bassa, media, alta, altissima), la presenza o meno di danni tissutali, le caratteristiche intrinseche del rimedio, ecc. In linea del tutto generale e in estrema sintesi, fermo restando che la diversa reattività del singolo organismo potrebbe fare la differenza, quando il rimedio omeopatico è ben scelto (nella condizione ideale il simillimum), nelle malattie acute, solitamente curate con le basse diluizioni, l’aggravamento omeopatico è quasi immediato e di breve durata, invece nelle malattie croniche, solitamente curate con le alte diluizioni, l’aggravamento si manifesta comunque più tardi, ma da più precocemente a più tardivamente con il crescere della diluizione. L’esistenza dei danni tissutali rende poi l’aggravamento proporzionalmente più severo.
Inoltre l’aggravamento omeopatico è tanto più sensibile quanto più il rimedio si avvicina al simillimum, in quanto questo riesce a coprire sempre più sintomi e ad agire più in profondità. Invece quando, secondo il pensiero della cosiddetta Scuola francese, si adoperano i rimedi sintomatici (che ricordiamo sono i rimedi caratterizzati da pochi sintomi, in bassa diluizione e che quindi hanno un’azione locale, di organo, non sistemica) per la cura delle malattie acute, l’aggravamento omeopatico è quasi del tutto assente o poco significativo. Può essere presente, ovviamente in una forma più blanda, solo se il rimedio sintomatico viene utilizzato per curare le malattie croniche (ricordiamo che il rimedio è lo stesso, si allungano solo i tempi ed il periodo di somministrazione): questo si verifica perché nella malattia cronica, che dura da molto tempo, c’è un coinvolgimento più profondo dell’individuo e quindi è possibile riscontrare un numero più alto di sintomi caratteristici, per cui il rimedio sintomatico si avvicina di più al simillimum.
Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
Abbiamo detto che l’aggravamento omeopatico, ovverosia l’esaltazione dei sintomi da curare contenuti nel rimedio somministrato, che può presentarsi all’inizio di una terapia, è una situazione transitoria del tutto naturale che in genere non deve preoccupare in quanto rappresenta proprio l’efficacia dell’azione terapeutica del rimedio omeopatico.
Nel caso che l’aggravamento sia particolarmente molesto per il paziente, ma ancora sopportabile, si potranno momentaneamente allungare i tempi delle somministrazioni.
Quando invece siamo in presenza di un aggravamento omeopatico non sopportabile dal paziente, al punto tale da determinare una condizione di tracollo generale, fisico e psichico, è opportuno far valutare dal medico omeopata se è il caso di sospendere le somministrazioni o di ricorrere ad un antidoto omeopatico per i sintomi disturbanti. Ricordiamo che l’antidoto di un rimedio omeopatico, per determinati sintomi, non è l’antidoto allopatico, ossia non è il controveleno, ma è un rimedio omeopatico che controlla l’azione del rimedio principale, controllando proprio quei sintomi per i quali si rivela antidoto. In altre parole l’antidoto omeopatico è il rimedio che incanala gli effetti troppo impetuosi, troppo violenti del rimedio principale prescritto, relativamente ad alcuni sintomi. Nelle cure omeopatiche l’antidoto omeopatico può essere affiancato al rimedio principale, aiutandone l’azione nella fase acuta della patologia e riducendo sensibilmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Le diluizioni cinquantamillesimali LM, preconizzate da Hahnemann nella VI e ultima edizione dell’Organon, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di diminuire notevolmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
Nel corso di una cura omeopatica, il più delle volte nella fase iniziale ma a volte anche più tardi, possono comparire dei nuovi sintomi, completamente estranei ai sintomi da curare. In tali casi bisogna saper leggere attentamente questi nuovi sintomi, nel senso di saperli opportunamente riconoscere per attribuirne l’origine e quindi adottare i provvedimenti conseguenti. Vediamo cosa può succedere.
Escludendo ovviamente che questi nuovi sintomi siano i sintomi evolutivi della malattia, perché in tal caso vorrebbe significare che il rimedio prescritto non è quello giusto, bisogna stare attenti a non confondere i nuovi sintomi con il ritorno di vecchi sintomi del proprio passato patologico, di cui diremo nell’apposito paragrafo successivo.
Una volta accertato che il nuovo sintomo (o i nuovi sintomi) può definirsi tale, ossia che non è un sintomo patologico e non è un vecchio sintomo, è importante notarlo bene e con tutte le sue caratteristiche, perché la prima cosa da fare è di controllare se tale sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio omeopatico. Nella stragrande maggioranza dei casi la verifica di tale riscontro è positiva, nel senso che il nuovo sintomo è contenuto nel rimedio, ossia rientra tra i sintomi che il rimedio normalmente è in grado di curare. Ma che è in grado anche di provocare qualora venga ripetuto incautamente con frequenza elevata, vale a dire con intervalli di tempo troppo brevi. Ciò si verifica in particolare con le alte diluizioni, quando la posologia, ovverosia la distanza tra le assunzioni, viola di molto la durata di copertura terapeutica del rimedio, quando, in parole più povere, il rimedio è ripetuto troppo spesso, anche giornalmente nelle diluizioni medie e alte.
L’aggravamento iatrogeno è dovuto quindi allo sviluppo del potere patogeno del rimedio, come conseguenza di un uso troppo ripetuto dello stesso durante la sua copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. Ecco perché il fenomeno è molto più probabile con le alte diluizioni.
Ovviamente è un aggravamento da evitare perché non è terapeutico, è disturbante e complica inutilmente il percorso di guarigione.
Per evitare il rischio di incorrere nell’aggravamento iatrogeno bisognerebbe astenersi dal ripetere la dose durante la fase di copertura terapeutica del rimedio, ossia finché lo stesso fa registrare dei miglioramenti ed assumerla perciò solo verso la fine di tale fase quando i miglioramenti incominciano a non progredire più.
Nella sporadica eventualità che il nuovo sintomo non figura nella patogenesi del rimedio prescritto e lo stato di salute generale del paziente è buono, nel senso che si sta comunque procedendo verso la guarigione, allora si tratta ancora di aggravamento iatrogeno perché certamente nuovi provings che saranno fatti in futuro mostreranno che il nuovo sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio.
Un’altra eventualità, abbastanza singolare, di poter incorrere nell’aggravamento iatrogeno è quando il paziente possiede una sensibilità eccessiva, una suscettibilità estrema nei confronti dei rimedi omeopatici, per cui manifesta i sintomi del rimedio somministrato qualsiasi esso sia. Il fenomeno è noto con il termine “idiosincrasia”, che in campo omeopatico intende descrivere un soggetto che presenta una ipersensibilità, una reazione eccessiva e violenta verso i rimedi omeopatici. In altre parole, ci troviamo al di sopra della normale soglia di reazione dell’organismo. Dal punto di vista della ricerca pura, questi pazienti si dimostrano essere degli eccellenti “provers”, però sono difficili da curare. L’azione da mettere in atto, prima di stabilire la terapia vera e propria, è di tentare di diminuire tale sensibilità esagerata utilizzando certi rimedi omeopatici che possono apportare una desensibilizzazione generale, quali ad es. Asarum europaeum, Chamomilla, Coffea, China, Ignatia amara, Nux vomica, Pulsatilla, Teucrium marum, Valeriana.
L’aggravamento iatrogeno è comunque temporaneo e sparirà, senza altre conseguenze, in un arco di tempo che generalmente va da qualche giorno a qualche settimana.
Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
Ovviamente la prima modalità da mettere in atto è quella di evitare che l’aggravamento iatrogeno insorga, ossia di stare attenti a non ripetere eccessivamente il rimedio con le diluizioni più alte in particolare, tenendo in debito conto la durata di copertura terapeutica che è crescente con la diluizione.
La modalità di carattere generale per ridurre il rischio dell’aggravamento iatrogeno è adottabile con il rimedio omeopatico in forma liquida, che consente di poter accrescere ad ogni assunzione la potenza del rimedio, accrescendo leggermente o la diluizione o la dinamizzazione. In tal modo si fornisce al paziente ogni volta uno stimolo non sempre uguale, anche se simile e quindi una risposta di reazione dell’organismo sempre un po’ diversa, con il risultato che si scongiura o si attenua l’aggravamento in parola. Vediamo come.
Il sistema, adoperato dai Maestri del passato, consiste nel lasciar sciogliere alcuni granuli (3 sono sufficienti) in mezzo bicchiere d’acqua e poi berne un sorso nel numero di volte giornaliero prescritto. Si rabbocca di volta in volta l’acqua che viene bevuta, allo scopo di aumentare leggermente la diluizione della soluzione e quindi la sua potenza terapeutica, come raccomandava Hahnemann, per evitare qualsiasi effetto iatrogeno. Se non si effettua il rabbocco, la soluzione, prima di ogni assunzione, o deve essere travasata rapidamente più volte (almeno 20 volte) da un bicchiere all’altro, oppure deve essere scossa energicamente più volte (almeno 10 volte) ed in quest’ultimo caso occorre una bottiglietta. Ciò sempre allo scopo di aumentare ad ogni assunzione la potenza energetica della soluzione, aumentando in tal caso la dinamizzazione.
Se si dispone del rimedio già in forma liquida basta avere la sola accortezza di scuotere energicamente la bottiglietta ad ogni assunzione.
Tale modalità di assunzione è in grado di ridurre anche l’aggravamento omeopatico vero e proprio, quello terapeutico, di cui in precedenza.
Anche stavolta se i sintomi iatrogeni, comunque verificatesi, sono particolarmente disturbanti e debilitanti si può adottare un antidoto omeopatico per i sintomi in questione.
Le diluizioni cinquantamillesimali hahnemanniane LM, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di evitare l’eventuale aggravamento iatrogeno, mantenendo sempre l’accortezza di scuotere energicamente, ad ogni assunzione, la bottiglietta del rimedio in forma liquida.
Apparizione di vecchi sintomi
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che ritornino dei vecchi sintomi che appartengono al proprio passato patologico. Tale apparizione non deve preoccupare, conviene astenersi da qualsiasi terapia specifica, perché questo ritorno è un’eccellente prognosi. Ci troviamo nel pieno rispetto della legge di guarigione naturale di Hering (da Constantin Hering, uno dei più brillanti allievi di Hahnemann), secondo la quale la guarigione terapeutica segue una direzione ben precisa: “dall’alto al basso, da dentro a fuori, nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”. Nella fattispecie ci interessa considerare “nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”, per cui durante la terapia sono riapparsi i vecchi sintomi del passato, che però non sono in grado di riproporre la malattia e quindi saranno solo passeggeri. Infatti dopo un arco di tempo variabile, da una a qualche settimana, questi vecchi sintomi scompaiono, senza che si intervenga, non lasciando alcuna conseguenza e contemporaneamente si instaura il processo di miglioramento del paziente. In tale evenienza ci si trova nell’ambito del naturale aggravamento omeopatico (quello terapeutico) di cui in precedenza.
Nella sporadica circostanza che i vecchi sintomi persistano con la stessa intensità, occorrerà procedere ad una seconda prescrizione di un rimedio omeopatico diverso mettendo in primo piano nella ricerca repertoriale i vecchi sintomi.
Conclusioni
Nel corso di una cura omeopatica può presentarsi un aggravamento sintomatico temporaneo che può risultare di due tipi: l’aggravamento omeopatico vero e proprio e l’aggravamento iatrogeno. Il primo è terapeutico, il secondo no.
L’aggravamento omeopatico, consistente in un’esaltazione transitoria dei sintomi da curare, è da considerarsi terapeutico, nel senso che indica la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico e quindi è indice prognostico di percorso terapeutico favorevole. Nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. I modi per contenerlo sono il diradamento delle assunzioni, la loro sospensione o l’uso di un antidoto omeopatico.
L’aggravamento iatrogeno, consistente nell’apparizione transitoria di nuovi sintomi contenuti nel rimedio come sviluppo del suo potere patogeno, è dovuto ad un uso eccessivo e ripetuto del rimedio durante la sua fase di copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. E’ un aggravamento assolutamente da evitare perché non è terapeutico e complica inutilmente il percorso di guarigione. Generalmente scompare in un arco di tempo variabile da qualche giorno a qualche settimana. I modi per contenerlo o per evitarlo si traducono nell’uso proprio della diluizione senza eccessi, nelle somministrazioni a potenze crescenti o nel ricorso ad un antidoto omeopatico.
L’apparizione temporanea di vecchi sintomi del proprio passato patologico è da considerarsi di natura terapeutica, in quanto in sintonia con la legge di guarigione di Hering e con il naturale aggravamento omeopatico.
Rossana dice
Gent.le Dott.ssa Della Volpe, sono in cura dal 14 marzo per forti attacchi d’ansia generalizzata, l’omeopata alla quale mi sono rivolta mi ha prescritto l’ignatia amara 12LM 5 gocce al mattino e 5 gocce alla sera. Essendo unicista, non ha voluto prescrivermi altro. Nella prima settimana il ritmo cardiaco elevato, le sudorazioni notturne e la sensazione di tremolio intera e di sbandamento durante il giorno sembravano attenuarsi. Nella 2a settimana ho avuto 2 episodi acuti di attacco d’ansia, per cui ho ricontattato l’omeopata per informarla, mi ha detto all’occorrenza di aggiungere altre 5 gocce del rimedio anche al pomeriggio. Dal 29 marzo però i sintomi di tachicardia e sensazione di tremore interno si sono fatti più forti e persistono per l’intera giornata, posso considerarlo aggravamento omeopatico o il rimedio prescritto magari il dosaggio non sta sortendo alcun effetto? Se fosse aggravamento omeopatico, quanto tempo dura ovvero 1 settimana o di più?
Attendo fiduciosa una Sua risposta.
Rossana
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Rossana, come avrà potuto rilevare leggendo l’articolo, le LM sono delle diluizioni molto particolari che, grazie al loro tipo di preparazione ed alla loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio omeopatico e quindi di mettere abbastanza al riparo dal rischio di incorrere in aggravamenti particolarmente severi, cioè sia nell’aggravamento omeopatico (quello terapeutico) e sia nell’aggravamento iatrogeno (quello da scongiurare perché rappresenta una mera complicanza). L’unica precauzione da adottare (sicuramente il suo omeopata gliel’avrà suggerita) è di scuotere energicamente più volte il flacone contenente il rimedio prima di ogni assunzione, allo scopo di aumentarne ogni volta leggermente la potenza. Pertanto, se il peggioramento dei suoi sintomi o la comparsa di qualche sintomo nuovo (contenuto però nella patogenesi del rimedio) si presenta d’intensità non elevata, tale da rendere il tutto sopportabile, allora potrebbe trattarsi di aggravamento omeopatico/iatrogeno. Altrimenti si tratta di un fenomeno completamente estraneo all’assunzione del rimedio omeopatico, non escludendo che possa far parte del quadro evolutivo della patologia che lei sta curando. Se dovesse trattarsi di aggravamento omeopatico/iatrogeno, questo dovrebbe gradualmente regredire sino ad esaurirsi in un arco di tempo variabile, che può andare da qualche giorno a qualche settimana, senza lasciare alcuna conseguenza. Sarebbe opportuno che lei si tenesse in contatto con il medico omeopata, descrivendogli le modificazioni del suo quadro clinico, per consentirgli di valutare sempre meglio la situazione. Cordiali saluti.
Marius dice
Buon giorno dottoressa
Volevo sapere se l’omeopatia po curare ejaculazione precoce
Vi ringrazio anticipatamente
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Marius, l’Omeopatia può essere in grado di curare l’eiaculazione precoce a condizione però che si individui il rimedio omeopatico giusto e la cura giusta che ne consegue. In Omeopatia un rimedio per essere curativo deve assomigliare al paziente, nelle caratteristiche e nella sintomatologia, sia a livello fisico che psichico e quanto maggiore è tale somiglianza tanto migliori saranno i risultati. Ciò, com’è noto, nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico. Per la scelta del rimedio omeopatico giusto, ossia del rimedio adatto alla propria persona ed al proprio quadro clinico, occorrerà quindi tenere in debita considerazione le peculiarità del disturbo e ciò che comporta, quali ad es. modalità e causalità, sensazioni, percezioni, circostanze di aggravamento o di miglioramento, sintomi concomitanti, riflessi psicologici, ecc. Tra i principali rimedi omeopatici che vengono più spesso utilizzati per trattare l’eiaculazione precoce troviamo Argentum nitricum, Kali phosphoricum, Lycopodium, Phosphorus, Sulphur. Molto sinteticamente: Argentum nitricum si adopera prevalentemente se il disturbo è legato alla fretta nel fare tutto; Kali phosphoricum se nel soggetto si alternano euforia e stanchezza; Lycopodium se il disturbo è dovuto alla competitività di fronte a ogni situazione e nello stesso tempo alla scarsa fiducia in sé stessi nel riuscire a fare bene le cose; Phosphorus se il disturbo è accompagnato da eccitazione eccessiva seguita poi da senso di prostrazione; Sulphur se il disturbo traduce uno sforzo o un bisogno di eliminazione, in un soggetto poco reattivo o astenico. Altri rimedi idonei possono essere Adlumia, Baryta carbonica, Berberis vulgaris, Caladium, Carbo vegetabilis, Indium, Kali ferrocyanatum, Sanicula, Titanium, Zincum metallicum. Ripeto, solo il rimedio (o i rimedi) che rispecchia la globalità dei sintomi del paziente, sia sul piano fisico che psichico, potrà considerarsi adatto. Non è da escludere che possa rendersi necessaria una cura di fondo, con rimedi omeopatici costituzionali, in diluizioni elevate, in grado quindi di espletare un’azione terapeutica più profonda e sistemica allo scopo di superare stabilmente e completamente il disturbo. Il consiglio pertanto è di rivolgersi ad un medico omeopata, che saprà prescrivere la terapia appropriata al caso specifico. Cordiali saluti.
STEFANIA dice
GENTILE DOTTORESSA SECONDO LEI E’ POSSIBILE CURARE L’ANORESSIA CON L’OMEOPATIA? AL MOMENTO TUTTI I MEDICI CHE HO CONSULTATO MINIMIZZANO FORSE PERCHE’ QUESTO DI MALATTIA E’ POCO CONOSCIUTA
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Stefania, l’anoressia è un disturbo che richiede l’adozione di una terapia multidisciplinare, fatta di diversi interventi sinergici e convergenti, di tipo farmacologico e non. Per quanto riguarda l’Omeopatia questa può essere di aiuto, a condizione però che si individui il rimedio omeopatico giusto e la cura giusta che ne consegue, con una strategia terapeutica ben mirata. Tra i tanti rimedi omeopatici occorrerà innanzitutto individuare quello (o quelli) che più di ogni altro assomiglia al paziente, sia a livello fisico che psichico, ossia il rimedio che contiene un quadro patogenetico (l’insieme dei sintomi, dei modi e dei processi fisiopatologici che il rimedio è in grado di curare) che combaci con il quadro clinico del paziente e quanto più è esatta tale sovrapposizione (somiglianza) tanto migliori saranno i risultati. Ciò, com’è noto, nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico. Ad esempio, a titolo esclusivamente informativo, tra i rimedi omeopatici che vengono utilizzati in caso di anoressia troviamo Arsenicum album, Antimonium crudum, Arnica montana, Baptisia tinctoria, Calcarea arsenicosa, China, Ferrum metallicum, Hydrastis, Kali bromatum, Lachesis, Natrum muriaticum, Nux vomica, Petroleum, Plumbum, Ratanhia, Rhus toxicodendron, Selenium, Sepia, Silicea, Sulphur, Zincum muriaticum. E l’elenco potrebbe continuare. Vi è poi da scegliere la diluizione del rimedio, quella più attiva per il paziente, anche questa strategica per il successo della terapia ed anch’essa molto personale, in quanto legata alla reattività e sensibilità individuale del paziente allo stimolo del rimedio omeopatico, alla profondità della patologia o disfunzione o disturbo, al livello d’intervento terapeutico necessario, nonché al grado di somiglianza rimedio-paziente. La posologia diventa una conseguenza, tenendo cioè presente che quanto più è alta la diluizione tanto più lunghi saranno gli intervalli di somministrazione del rimedio. Se lei intende quindi avvalersi dell’Omeopatia, le consiglio di rivolgersi ad un medico omeopata che con la visita sarà in grado di prescrivere la terapia appropriata al suo caso specifico. Cordiali saluti.
Eugenio dice
Gentile dottoressa ,da tempo soffro di ansia da prestazione , il motivo di tale problema é che ascoltando discorsi dei mie amici che esaltavano le loro prestazioni , a nche a motivo della mia fisicità e timidezza mi sono sentito inferiore, e cosi spesso si presenta questo problema . Mi hanno consigliato Gelsenium 9ch per 45 giorni .Sarebbe cosi gentile da consigliarmi? La rinbrazio.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Eugenio, il quadro psicologico da lei brevemente descritto, connotato da ansia, insicurezza, timidezza, bassa autostima, sentirsi inadeguato e non all’altezza delle situazioni, timore di fallire, paura del giudizio altrui, ecc., che in effetti sono la sintesi dell’ansia da prestazione, fa pensare essenzialmente a tre importanti rimedi omeopatici, precisamente Argentum nitricum, Gelsemium e Lycopodium. Com’è noto, l’ansia da prestazione ha un forte collegamento con le varie problematiche di natura sessuale, anche se il meccanismo psicologico che sta alla base del disturbo può riferirsi a qualsiasi tipo di performance, quando si manifesta il timore immotivato di fallire in una prova o negli obiettivi che ci si è prefissati e dove i risultati vengono percepiti esclusivamente in relazione al giudizio degli altri. I rimedi citati hanno tutti e tre in comune tali caratteristiche, anche se, ovviamente si differenziano in alcuni aspetti. Per le diverse informazioni di dettaglio la invito a consultare l’articolo “Ansia, Depressione, Attacchi di panico” nella sezione del sito “Affezioni-Rimedi”. In estrema sintesi, come potrà rilevare, i tre rimedi presentano le seguenti differenze. Argentum nitricum è essenzialmente un precipitoso ansioso, insicuro, pessimista, eccessivamente emotivo in anticipo rispetto ad una prova ritenuta importante, si sente in pericolo ed è soprattutto un fobico. Gelsemium è un timido, fragile, emotivo, insicuro, instabile, si sente a disagio allorché deve parlare in pubblico o affrontare una commissione di esami (in senso lato) o di essere oggetto di attenzione ed è il grandissimo rimedio della fifa. Lycopodium è un ipostenico, emotivo, frustato, ansioso e depresso, psichicamente debole, insicuro, ha bisogno della stima altrui, teme di non essere in grado di far fronte alle proprie responsabilità, anche se rimane un ambizioso ed un perfezionista. Nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico, il rimedio omeopatico adatto sarà quello che più di altri assomiglia al paziente, sia a livello fisico che psichico e quanto maggiore è tale somiglianza tanto migliori saranno i risultati. Sempre a titolo informativo, in diversi casi viene utilizzato, in associazione alla cura omeopatica o anche da solo, qualche gemmoterapico della Fitoterapia rinnovata (si tratta di macerati glicerici di gemme vegetali con diluizione alla prima decimale hahnemanniana, che si pongono a cavallo tra l’Omeopatia e la Fitoterapia classica), in gocce, come ad es. Tilia tormentosa M.G. D1 che è un regolatore del sistema nervoso, un ottimo tranquillante, indicato per vari stati di ipereccitabilità nervosa, ansia, stress, nervosismo, nevrosi varie, insonnia, oppure Betula pubescens M.G. D1 che ha proprietà toniche generali, aumenta le difese dell’organismo ed è utile per l’astenia fisica e psichica e per gli stati ansiosi/depressivi, oppure ancora Quercus peduncolata (Quercia) M.G. D1 che ha un’azione simile e complementare a Betula pubescens. Le consiglio comunque di non fare da solo ma di rivolgersi ad un medico omeopata, che con la visita saprà prescrivere la terapia appropriata al suo caso specifico, decidendo il rimedio somigliante, la diluizione relativa (anche questa scelta è strategica per il successo della terapia), la posologia, l’eventuale uso dei gemmoterapici, la durata della cura, ecc. Cordiali saluti.
Rolando dice
Gentile dottoressa,
Ho iniziato la cura con silicea 06 LM per combattere un adenovirus che secondo il mio medico ha scatenato una sintomatologia similissima alla spondilite anchilosante. La cura durerà 2 mesi salendo prima a 18 poi a 30 Lm. Comunque dopo una settimana sto davvero male, anzi, peggio di prima. Tutti i sintomi sono presenti e forti. Secondo lei posso sperare in una attenuazione dei sintomi in quanto tempo? Si tratta di aggravamento omeopatico?e una malattia cronica come la mia (3 anni di puro inferno) in quanto tempo può migliorare?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Rolando, come riportato nel presente articolo, le diluizioni LM dovrebbero mettere abbastanza al riparo dal rischio di incorrere in un aggravamento omeopatico particolarmente severo. Pertanto se il peggioramento dei suoi sintomi è leggero e tollerabile potrebbe trattarsi del temporaneo aggravamento omeopatico, altrimenti si tratta di un fenomeno completamente estraneo. In ogni caso sarebbe opportuno informare il medico omeopata curante, che per il suo caso specifico potrebbe anche fornirle informazioni più precise sui tempi di miglioramento e di trattamento della sua patologia, che comunque non sono mai brevi. Cordiali saluti.
Davide dice
Buongiorno Dottoressa,
Da 8 anni soffro di crampi muscolari in testa, di origine ignota, che mi provocano forti e acuti dolori al cuoio capelluto e caduta di capelli. Al momento sono in psicoterapia per vedere se ci può essere una causa psicologica e quanto essa possa essere rilevante; il mio stato d’animo certamente influisce sui sintomi. Il tutto però lo percepisco molto “fisico”, alla pari di un tic. Difatti da bambino avevo tic agli occhi e alle sopracciglia e questi crampi sono originati da un meccanismo simile sui muscoli della mia espressività facciale.
Antidepressivi serotoninergici hanno mostrato un effetto benefico su questi sintomi, ma a spese di disturbi sessuali per cui ho tutto l’interesse a smettere.
Prendo da 9 mesi Es-citalopram; ora sto assumendo L72 da un mese ma mi sembra che i sintomi siano piuttosto peggiorati. E’ possibile? Effettivamente avevo riscontrato anni fa che la valeriana mi agitasse piuttosto che calmarmi, magari è per quello..?
Per questo problema, che mi rende le giornate dure e la vita difficile, ho provato di tutto: agopuntura, yoga, tai chi, ipnosi…
La ringrazio moltissimo in anticipo per qualsiasi risposta e buona idea saprà darmi.
Davide
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Davide, probabilmente non ha mai provato l’Omeopatia, per la qual cosa le consiglio di rivolgersi ad un medico omeopata che saprà prescrivere la terapia più appropriata al suo caso specifico. L’Omeopatia è una medicina con una personalizzazione molto spinta, che “veste su misura”, come si è solito sintetizzare, dove ogni paziente richiede il suo rimedio o più in generale la sua terapia che è facilmente diversa da quella di un altro quand’anche entrambi affetti dalla stessa patologia o disfunzione o disturbo. Ciò nel rispetto della Legge di Similitudine su cui l’Omeopatia fonda il suo principio terapeutico, secondo la quale il rimedio omeopatico curativo sarà solo quello che assomiglia al paziente, nelle caratteristiche e nella sintomatologia, sia a livello fisico che psichico. La somiglianza dovrà riguardare non solo i sintomi comuni di una patologia o di un disturbo (nella fattispecie ad es. crampi in testa, dolori al cuoio capelluto, alopecia, ecc.), ma anche (e forse soprattutto) i sintomi caratteristici individuali, quali ad es. sensazioni, percezioni, causalità e modalità delle manifestazioni, localizzazione precisa dei disturbi, sintomi concomitanti, circostanze di aggravamento e di miglioramento, riflessi psicologici, ecc. Il medico omeopata con la visita medica omeopatica, studiando ed esaminando il paziente, sia dal punto di vista omeopatico che da quello medico-generale, analizzando il quadro clinico e tutte le peculiarità individuali appartenenti alla sfera mentale, emotiva o psichica, previa diagnosi, sarà nelle condizioni di individuare con la dovuta precisione la terapia specifica. E’ vero che l’Omeopatia è la medicina che guarda più al malato ed ai suoi sintomi piuttosto che alla malattia in sé, però è altrettanto vero che l’individuazione della malattia consentirebbe di allontanarne o limitarne le cause, laddove possibile, di indirizzare più correttamente la terapia e di conoscere i risultati ottenibili con la cura omeopatica. Sarebbe perciò importante porre una diagnosi precisa, per la quale sarebbe il caso di allargare l’indagine ad altri fronti. Ad esempio, una sintomatologia molto simile alla sua è data dalla “tricodinia”, che è una condizione di fastidio avvertito in testa, ai capelli o al cuoio capelluto, percepita come dolore, bruciore, sensazione di pelle che tira, formicolio, prurito, ecc. La patologia spesso accompagna la fase di telogen, ovvero di caduta dei capelli e quindi può rappresentare un fenomeno di alopecia. La tricodinia è in realtà una microinfiammazione dei follicoli piliferi, le cui cause però non sono ancora completamente chiare, ma sembra certo che la componente emotiva ha una sua precisa collocazione, per cui il surmenage intellettuale e fisico, l’ansia e lo stress sono spesso associati al dolore al cuoio capelluto ed agli altri sintomi di richiamo, che a loro volta sono concomitanti con l’incremento della perdita di capelli. Come pure si è osservato che esiste una relazione tra la tricodinia e l’ipersecrezione sebacea del cuoio capelluto (seborrea), quest’ultima anch’essa influenzata dai fattori psichici, ma anche da un’alimentazione troppo ricca di grassi, da disturbi digestivi, da stipsi, dagli squilibri ormonali, ecc. La seborrea del cuoio capelluto diventa poi essa stessa una causa di perdita dei capelli. Ovviamente si tratta soltanto di ipotesi che solo un medico può o meno confermare, per cui le consiglio di rivolgersi ad un medico tricologo per la diagnosi specialistica e successivamente, qualora intenda avvalersi dell’Omeopatia e dei rimedi naturali, di rivolgersi ad un medico omeopata. Cordiali saluti.
anna dice
Gent.ma Dott. della Volpe
Bruttissima da vedere, una forma di acne ha invaso le guance e sta aggredendo la fronte di mio figlio, un ragazzo di 32 anni. Mai avuto problemi con l’acne in passato. Elenco a mio avviso le possibili cause, in attesa dell’indicazione di un rimedio che sollecito da parte sua sempre disponibilissima: consumo e abuso di salumi, carne rossa, carni e pesce impanati, l’uso di protettori solari spf 50+ questa estate. I brufoli si sono accentuati con l’utilizzo di gel per pelli grasse dell’Uriage o della Roche Posay…adesso messi da parte per far posto ad una saponetta allo zolfo. La ringrazio
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Anna, se si escludono gli squilibri ormonali, tipici dell’età puberale, le infezioni batteriche e la familiarità, la comparsa dell’acne (o di una foruncolosi) in un adulto è quasi sempre dovuta o a ripetuti abusi di alcune tipologie di alimenti (in particolare i cibi ad alto indice glicemico) o, soprattutto, ad un’errata igiene della pelle. Anche lo stress gioca un ruolo importante, non come causa scatenante dell’acne, ma come fattore di peggioramento. La non corretta igiene della pelle, specialmente del viso, è uno dei principali fattori scatenanti, laddove, ad esempio, vengono adoperati saponi o prodotti aggressivi che lasciano la pelle secca e ciò stimola la stessa a produrre ancora più sebo, che è una possibile causa di insorgenza di foruncoli o comunque di aggravamento di una situazione esistente. Pertanto i saponi allo zolfo sono generalmente sconsigliati, perché possono anche comportare dei miglioramenti nel breve periodo, ma nel lungo periodo peggiorano la situazione. Sono altresì sconsigliate le creme grasse o a base d’olio (come lo sono spesso le creme solari) perché possono aumentare l’untuosità della pelle e favorire quindi la proliferazione dei brufoli. Per una corretta igiene cutanea è sufficiente lavare il viso con acqua e sapone delicato. Possono essere utili impacchi caldi e umidi che, applicati la sera, contribuiscono ad eliminare le cellule morte, eventuali residui oleosi ed altro che si sono accumulati nel corso della giornata. Anche un’attività fisica che favorisca la sudorazione può essere utile, perché, aprendo i pori ed eliminando le tossine, ostacola la proliferazione dei foruncoli. L’alimentazione consigliata, oltre ad essere semplice e sana, deve privilegiare il consumo di frutta e verdure fresche che contengono vitamine e sali minerali, in quanto utili a mantenere la pelle sana. Anche l’uso dei probiotici si dimostra valido per tenere in equilibrio la flora batterica intestinale, che altrimenti potrebbe favorire l’insorgenza dell’acne. E’ altresì opportuno bere molta acqua. Per quanto riguarda la Fitoterapia classica, possono essere utili diverse piante, per uso interno od esterno, come ad esempio quelle di cui all’articolo “Solo per il viso” nella sezione del sito “Rimedi della nonna”. Si segnalano in particolare Bardana, Tarassaco e Viola tricolore, che sono tra le più adoperate. Relativamente alla Fitoterapia rinnovata, i gemmoterapici che vengono utilizzati (o gemmoderivati, si tratta, com’è noto, di macerati glicerici di gemme vegetali con diluizione alla prima decimale hahnemanniana, che si pongono a cavallo tra la Fitoterapia classica e l’Omeopatia), in gocce, sono Junglas regia M.G. D1, Platanus orientalis M.G. D1, Ulmus campestris M.G. D1. Infine per quanto riguarda l’Omeopatia, i principali rimedi omeopatici che vengono più spesso adoperati nel trattamento dell’acne, in base alla sintomatologia prevalente, sono Antimonium crudum, Arnica montana, Belladonna, Graphites, Hepar sulphur, Kali bromatum, Kali chloratum, Natrum muriaticum, Pulsatilla, Selenium, Sepia, Sulphur, Sulphur iodatum, Viola tricolor. Ovviamente la terapia più appropriata al caso specifico la può prescrivere solo un medico omeopata, al quale è sempre opportuno rivolgersi. Cordiali saluti.
Smeralda dice
Salve dottoressa, sono una ragazza di 20 che soffre di sindrome del colon irritabile (a quanto dicono).
Ogni volta che mangio ho dolori di stomaco e devo andare al bagno (dissenteria per la precisione ) questo mi accade pero solo al mattino per poi stare bene durante la giornata …a volte anche la sera ma raramente
Non riesco più ad uscire di casa perché questi attacchi di coliche mi vengono quando meno me l aspetto e ho paura persino a mangiare qualcosa fuori casa per evitare che possano ripresentarsi
È quasi un anno che sono ridotta così e siccome sono una ragazza molto ansiosa non sono tranquilla per niente
Mi sono rivolta ad un dottore omeopata e mi ha prescritto dei rimedi per la mucosa in modo da rinforzarle perché ho gli enzimi bassi…ho iniziato la cura da una settimana ma questi stintomi c’è li ho ancora e in più le mie feci si presentano di un colore verde scuro e questo mi preoccupa molto
Aspetto una sua risposta anche per tranquillizzarmi
Inoltr ho infezioni da klebsiella pneumnae, gardnerella, escherichia coli, proteus mirabilia e intenzioni alle vie urinarie …faccio anche tanta pipì al giorno ..almeno una decina di volte se non di più…
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Smeralda, innanzitutto sarebbe opportuno che lei portasse a conoscenza il medico omeopata curante della vaginosi e dell’infezione del tratto urinario, se non l’avesse già fatto, per dargli la possibilità di intervenire specificamente anche su questi fronti e ciò potrebbe risultare indispensabile per l’eventuale riprogettazione dell’intera terapia. Infatti l’Omeopatia non è la medicina per la cura di una patologia, di una disfunzione o di un disturbo in generale, ma è la medicina per la cura di una persona con il proprio quadro clinico, che deve essere considerato nella sua interezza, sia a livello fisico che psichico. Per quanto riguarda i suoi disturbi gastrointestinali, di cui all’ipotizzata sindrome del colon irritabile, occorrerà avere innanzitutto riguardo per l’alimentazione, che dovrà essere semplice e sana, e puntualmente annotare tutti quei cibi che provocano un peggioramento dei sintomi, per cercare di evitarli. Tra gli alimenti più a rischio, che non sono però uguali per tutti, si ricordano latte, alcuni tipi di verdura (es. cavoli, carciofi, spinaci, cipolla, rucola, cetrioli, sedano), alcuni tipi di frutta (es. pesche, pere, prugne), marmellata, spezie, alcool, caffè, tè, bibite gassate. Potrebbe essere altresì utile consumare alimenti a basso contenuto di grassi, evitare i pasti abbondanti e bere molta acqua. Si potrebbe pensare anche a qualche intolleranza alimentare non nota, tra cui le più diffuse sono le intolleranze ai lieviti, al glutine ed al latte e derivati. Sarebbe perciò opportuno indagare anche in tal senso. Non è neppure da trascurare la componente emotiva, in quanto è possibile che una condizione di particolare stress, nervosismo, ansia possa essere la principale concausa di una somatizzazione a livello gastrico e intestinale. Ma è possibile anche che si scateni il meccanismo inverso, ossia che i sintomi gastrointestinali possano far peggiorare i disagi emotivi, innescando una spirale negativa che col tempo potrebbe generare una vera e propria escalation. Relativamente alla colorazione delle feci, queste generalmente sono di colore verde scuro quando si soffre di diarrea, perché in tal caso il transito degli alimenti nell’intestino è così veloce da non consentire di portare a termine i fisiologici processi di degradazione della bile, ad opera della flora batterica che colonizza l’intestino, i quali normalmente comportano una modifica del colore dal verde scuro al marroncino. Quindi tutte le condizioni, patologiche e non, che possono provocare diarrea sono una possibile causa di feci verdi. Ovviamente è sempre opportuno rivolgersi al medico. Cordiali saluti.
Carlo dice
Buon giorno dottoressa,sono un soggetto ipogonadigo,mi è stata prescritta una cura omeopatica che ancora devo cominciare con hipotslamus 9 ch 3 granuli due volte al dì e testosterone 9 ch prima di coricarmi.volevo sapere cosa ne pensava per avere un parere in più prima di iniziare la cura.Sono un po’ timoroso di eventuali effetti collaterali se c’è sono.
Grazie.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Carlo, generalmente i rimedi in preparazione omeopatica non sono in grado di provocare effetti collaterali, intesi questi nel senso tradizionale del termine, in quanto non contengono sostanze a livello ponderale ma solo a livello infinitesimale, per cui in pratica non introducono sostanze e quindi la loro azione non è chimica bensì fisica e bio-cibernetica. In particolare Hipotalamus omeopatizzato è un organoterapico e Testosterone omeopatizzato è a quest’ultimo assimilabile: si tratta cioè di rimedi in preparazione omeopatica che utilizzano estratti cellulari, tissutali, ghiandolari o ormonali che agiscono sulla sostanza o sull’organo omonimo correggendone l’azione e il funzionamento. Il medico omeopata che le ha prescritto la cura saprà darle tutte le delucidazioni del caso. Cordiali saluti.
renata dice
buongiorno dottoressa della Volpe
avrei un quesito, sono in cura omeopatica da diverso tempo sono risultata un soggetto Natrum Muriaticum dopo la diluizione (dose unica globuli) di XMK ho avuto un forte peggioramento al livello di ansia al punto che mi è stato prescritto l’antidoto (nux vomica) rientrati i sintomi il medico mi ha prescritto una diluizione ancora più alta LMK dicendomi che mi avrebbe annullato l’aggravamento omeopatico (come ho anche letto nel suo articolo) solo che io mi sento come scottata dalla precedente diluizione che ho paura a prendere la dose più alta, allora il medico mi ha detto di prenderlo quando mi sento pronta e che nel frattempo anche solo tenendo il rimedio in mano esso mi trasmette la sua energia, è così??
in verità ieri pomeriggio per una mezz’oretta ho tenuto il tubetto nella mano sarà coincidenza ma questa mattina ho dei lievi ma ripetuti attacchi di ansia ed anche il mio colon fa i capricci…….
se fosse così solo tenendo in mano il rimedio se lo prendessi cosa succede? ed ecco che riemerge la mia titubanza.
saluti e grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Renata, generalmente l’aggravamento omeopatico, quando si verifica, si presenta una sola volta, precisamente nella prima fase della terapia, è transitorio e se è particolarmente disturbante può essere controllato o diradando le somministrazioni del rimedio fino a sospenderle o ricorrendo ad un antidoto omeopatico come nel suo caso. Detto aggravamento omeopatico, quello vero e proprio, quello terapeutico, che ricordiamolo consiste in un’esaltazione dei sintomi da curare, generalmente non lo si può annullare completamente, lo si può controllare, attenuare, ridurre al minimo indispensabile, come detto poc’anzi. Rilegga attentamente l’articolo e troverà questo tipo di informazione, niente di diverso. Un modo abbastanza particolare per cercare di evitarlo, senza però averne la certezza assoluta, oppure più realisticamente per renderlo ancora meno significativo, è di prescrivere un crescendo di diluizioni, dalle basse alle alte (ad esempio: 7-9-15-30-100-200CH), oppure di prescrivere un rimedio sintomatico seguito da una terapia di sostegno e di disintossicazione delle vie escretrici. Però l’aggravamento omeopatico, che non deve preoccupare eccessivamente perché è un fenomeno intrinseco alla medicina omeopatica, raramente si presenta severo e quando lo è, ripeto, può essere ampiamente controllato. Discorso diverso è da farsi per l’aggravamento iatrogeno, quello non terapeutico, che ricordiamolo consiste nella comparizione temporanea di nuovi sintomi, diversi da quelli da curare, contenuti nella patogenesi del rimedio e dovuti quindi allo sviluppo del potere patogeno del rimedio stesso. Tale aggravamento iatrogeno si può verificare per un uso ripetuto ed eccessivo del rimedio. E’ un aggravamento che bisogna assolutamente evitare in quanto complica inutilmente il percorso di guarigione. Il modo più corretto e certo per evitarlo è di non somministrare il rimedio prima che stia per terminare la sua durata di copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. Venendo alla diluizione più elevata, in genere nel corso di una terapia omeopatica si passa ad una diluizione superiore dello stesso rimedio quando il paziente, dopo un periodo di miglioramento, entra in una fase di stallo, senza cioè che si verifichino ulteriori miglioramenti, o addirittura accusa un leggero arretramento. Ciò potrebbe significare che ha bisogno di un ulteriore stimolo con una potenza energetica più alta del rimedio. Alcuni omeopati invece adottano direttamente le diluizioni più elevate, senza aspettare che ciò possa avverarsi. Bisognerebbe quindi conoscere la strategia terapeutica che il suo medico omeopata sta adottando. Infine per quanto riguarda l’invito a tenere in mano il tubetto del rimedio, devo ritenere che il medico omeopata abbia voluto usare una sorta di metafora, probabilmente per indurla ad un atteggiamento più positivo e più fiducioso, perché nessun rimedio omeopatico può trasmettere il proprio potere energetico o terapeutico con la suddetta modalità. Anzi tenere a lungo in mano una confezione omeopatica è sempre sconsigliabile, in quanto i rimedi omeopatici temono il calore. Il medico omeopata saprà certamente darle tutte le delucidazioni e le rassicurazioni del caso. Cordiali saluti.