Contenuti:
- Premessa
- Principi fondamentali della medicina omeopatica
- Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
- Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
- Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
- Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
- Apparizione di vecchi sintomi
- Conclusioni
Premessa
Per semplicità di esposizione e per una migliore comprensione dei fenomeni partiremo dall’aggravamento che riguarda i sintomi da curare.
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che i sintomi da curare, alcuni o tutti, invece di migliorare, peggiorino: si verifica quello che viene chiamato l’aggravamento omeopatico. Tale situazione che può presentarsi nella fase iniziale della terapia, in genere non deve preoccupare perché è assolutamente naturale e sta ad indicare la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico. E’ una situazione transitoria, ma se dovesse perdurare è opportuno avvisare il proprio medico omeopata.
Per comprendere meglio tale fenomeno occorre ricordare i principi terapeutici ed i meccanismi d’azione della medicina omeopatica.
Principi fondamentali della medicina omeopatica
La medicina tradizionale adopera prioritariamente sistemi di cura che sfruttano l’azione dei principi contrari a quelli che hanno provocato la malattia, con l’obiettivo di sopprimere la sintomatologia che caratterizza la malattia. Per questo motivo è detta anche “medicina allopatica” o “allopatia”. Il termine, che fu coniato proprio da Hahnemann, deriva dal greco allos = diverso e pathos = malattia, cioè malattia del diverso, del contrario. E’ quindi una medicina che identifica prevalentemente la malattia nei sintomi della malattia stessa. Di solito viene prescritto un farmaco per ogni sintomo, che ha un’azione contrapposta al sintomo stesso, cioè provoca effetti direttamente contrari a quelli della malattia (es. in caso di febbre si somministra un antipiretico, in caso di pressione alta un antipertensivo o un diuretico, in caso di diarrea un astringente, in caso di cefalea un analgesico e così via). Se il paziente presenta più malattie dovrà assumere più farmaci. Il più delle volte le varie malattie, sia che si presentino contemporaneamente che in successione, vengono considerate ognuna a sé stante, senza cercare alcuna correlazione tra di loro.
La medicina omeopatica, o semplicemente omeopatia, invece si basa sul concetto di “simile”. Il termine deriva dalle parole
greche ómois = simile e pàthos = malattia. Si deve a Samuel Hahnemann (1755–1843), il medico tedesco considerato il padre dell’omeopatia, la riscoperta del principio di similitudine già teorizzato da Ippocrate nel V secolo a.c. (“similia similibus curantur”: i simili si curano con i simili). Secondo tale principio è possibile curare una malattia con la stessa sostanza che la induce nel soggetto sano. Una sostanza (di origine vegetale, animale o minerale) può avere un effetto tossico o curativo a seconda della quantità ingerita. Ossia, un quadro sintomatologico, provocato da una sostanza assunta in dosi ponderali dall’individuo sano, è curato dalla stessa sostanza se viene assunta in dosi diluite dall’individuo che ne è ammalato. Questo quadro sintomatologico, che riguarda sia l’aspetto fisico che mentale, è unico e caratteristico per ciascuna sostanza.
Hahnemann, che provava su di sé le sostanze tossiche prudenzialmente diluite, si rese conto che quanto più continuava a diluire la sostanza di origine, tanto più si riduceva la sua azione tossica a vantaggio di una reazione dell’organismo, prima nascosta dall’azione tossica, che portava alla guarigione. Ricordiamoci che dopo la diluizione 12CH siamo oltre il numero di Avogadro e pertanto la soluzione non contiene più alcuna molecola della sostanza originale. Per conferire maggiore omogeneità alla soluzione in termini energetici, inoltre, ogni volta scuoteva energicamente il contenitore (si racconta che lo sbatteva 100 volte sulla Sacra Bibbia), dotando la soluzione della dinamizzazione. Nascono così i rimedi omeopatici. La diluizione e la dinamizzazione, senza le quali non si può parlare di rimedio omeopatico, conferiscono al rimedio la potenza terapeutica. Questa tecnica di preparazione dei rimedi omeopatici è tuttora ancora utilizzata.
Diventa fondamentale però individuare correttamente la sostanza di origine, ovverosia il rimedio omeopatico capace di produrre l’effetto terapeutico desiderato nella persona ammalata. Sono ancora gli studi e le osservazioni di Hahnemann che ci confortano in questa scelta.
Il criterio che si segue è che bisogna individuare un rimedio la cui sostanza di origine è in grado di sviluppare una complessità di sintomi, fisici e psichici, simili a quelli presenti nella persona affetta da quella determinata malattia, cioè un rimedio (ovvero la persona) che presenta un modo di ammalarsi simile. L’essenza e la straordinaria originalità dell’omeopatia è che “ogni rimedio è una persona”, capace cioè di personificare il malato in tutte le sue manifestazioni.
Non bastano quindi i soli sintomi del paziente, ma occorre tenere conto di tutte le altre peculiarità che rendono il soggetto unico rispetto a tutti gli altri affetti dalla stessa malattia. Sarà il medico omeopata a cercare nella storia del paziente e nelle sue manifestazioni somatiche e psichiche, il rimedio omeopatico più “simile” a lui. Si valuteranno quindi le caratteristiche ereditarie, le patologie passate, le cure effettuate, gli aspetti somatici, i sintomi psichici, lo stile di vita, i comportamenti, l’ambiente, la reattività, la sensibilità e quant’altro, senza trascurare niente (processo di individualizzazione). Si va cioè ad indagare in modo particolare il “terreno” caratteristico di quel paziente, di cui la manifestazione patologica ne è l’espressione. Il concetto è che l’omeopatia non prescrive il rimedio considerando la malattia, ma lo prescrive considerando il malato affetto da quella malattia.
Si riesce così ad individuare, tra i tanti possibili, il rimedio omeopatico che ha caratteristiche simili a quelle del paziente, a fronte di una certa patologia. Tanto più alta è questa similitudine, tanto maggiore sarà l’azione terapeutica. Il rimedio omeopatico perfettamente simile al paziente è chiamato simillimum ed è quello teorizzato e privilegiato da Hahnemann. La scuola di Medicina Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero del medico tedesco, prescrive un solo rimedio alla volta che è proprio il simillimum. Tale rimedio è molto personalizzato, è <<l’abito su misura>> e per questo può essere prescritto alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce.
Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
I sintomi non sono quindi la malattia ma sono lo sforzo di reazione dell’organismo nel tentativo di ripristinare l’equilibrio perduto, per andare naturalmente verso la guarigione. Nel caso delle malattie croniche, citando ancora Hahnemann, i sintomi sono l’espressione della malattia che si manifesta all’esterno sulla base del miasma predominante (l’odierna diatesi, che ricordiamo è la modalità propria di sviluppo e di evoluzione della malattia verso la quale esiste una predisposizione acquisita o congenita).
Per ulteriori informazioni in merito consultare l’articolo “Diatesi in omeopatia” della presente sezione.
Per i motivi esposti l’approccio terapeutico della medicina omeopatica non è quello della soppressione dei sintomi, che addirittura sarebbe controproducente, come invece avviene nella medicina allopatica, ma di agire sullo squilibrio che ha provocato i sintomi, sulla causa profonda della malattia. L’utilizzo del simillimum porta proprio a questo risultato: l’eliminazione dei sintomi diventa la conseguenza della terapia e non il suo obiettivo, che resta la guarigione.
Per il fatto che il rimedio provoca gli stessi sintomi da curare (ossia, come visto, la sostanza di origine a dosi ponderali o lo stesso rimedio omeopatico somministrato ripetutamente), è possibile che all’inizio della cura si produca un’esaltazione di
questi sintomi, un loro aggravamento temporaneo. Il fenomeno è noto in omeopatia sotto la denominazione di “aggravamento omeopatico” e va considerato in senso positivo, anche se a volte fastidioso e opposto alla psicologia del malato che dalla terapia si aspetta solo il miglioramento. Esso è la misura concreta di quanto il rimedio stia agendo correttamente e stia mettendo in atto la sua azione terapeutica. Quindi l’aggravamento omeopatico consiste in un’esaltazione temporanea dei sintomi da curare, che si manifesta nella fase iniziale della terapia ed è di tipo terapeutico, nel senso che sta ad indicare l’inizio di un percorso terapeutico favorevole. Lo stato di salute generale del paziente nel frattempo incomincia a migliorare, trasmettendo quella sensazione interna, non meglio precisabile, di inizio di benessere.
Diciamo subito che generalmente tale aggravamento temporaneo nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. Però la situazione relativa al suo presentarsi, alla sua durata ed alla sua entità è piuttosto articolata. Tutto è strettamente legato in misura proporzionale a diversi fattori individuali (come al solito in campo omeopatico), quali ad es. la reattività e sensibilità dell’organismo allo stimolo del rimedio omeopatico, la profondità della patologia o del disturbo (acuto, sub-acuto, cronico), il livello d’azione terapeutica (drenaggio, lesionale, funzionale, generale, mentale, diatesico), la diluizione del rimedio (bassa, media, alta, altissima), la presenza o meno di danni tissutali, le caratteristiche intrinseche del rimedio, ecc. In linea del tutto generale e in estrema sintesi, fermo restando che la diversa reattività del singolo organismo potrebbe fare la differenza, quando il rimedio omeopatico è ben scelto (nella condizione ideale il simillimum), nelle malattie acute, solitamente curate con le basse diluizioni, l’aggravamento omeopatico è quasi immediato e di breve durata, invece nelle malattie croniche, solitamente curate con le alte diluizioni, l’aggravamento si manifesta comunque più tardi, ma da più precocemente a più tardivamente con il crescere della diluizione. L’esistenza dei danni tissutali rende poi l’aggravamento proporzionalmente più severo.
Inoltre l’aggravamento omeopatico è tanto più sensibile quanto più il rimedio si avvicina al simillimum, in quanto questo riesce a coprire sempre più sintomi e ad agire più in profondità. Invece quando, secondo il pensiero della cosiddetta Scuola francese, si adoperano i rimedi sintomatici (che ricordiamo sono i rimedi caratterizzati da pochi sintomi, in bassa diluizione e che quindi hanno un’azione locale, di organo, non sistemica) per la cura delle malattie acute, l’aggravamento omeopatico è quasi del tutto assente o poco significativo. Può essere presente, ovviamente in una forma più blanda, solo se il rimedio sintomatico viene utilizzato per curare le malattie croniche (ricordiamo che il rimedio è lo stesso, si allungano solo i tempi ed il periodo di somministrazione): questo si verifica perché nella malattia cronica, che dura da molto tempo, c’è un coinvolgimento più profondo dell’individuo e quindi è possibile riscontrare un numero più alto di sintomi caratteristici, per cui il rimedio sintomatico si avvicina di più al simillimum.
Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
Abbiamo detto che l’aggravamento omeopatico, ovverosia l’esaltazione dei sintomi da curare contenuti nel rimedio somministrato, che può presentarsi all’inizio di una terapia, è una situazione transitoria del tutto naturale che in genere non deve preoccupare in quanto rappresenta proprio l’efficacia dell’azione terapeutica del rimedio omeopatico.
Nel caso che l’aggravamento sia particolarmente molesto per il paziente, ma ancora sopportabile, si potranno momentaneamente allungare i tempi delle somministrazioni.
Quando invece siamo in presenza di un aggravamento omeopatico non sopportabile dal paziente, al punto tale da determinare una condizione di tracollo generale, fisico e psichico, è opportuno far valutare dal medico omeopata se è il caso di sospendere le somministrazioni o di ricorrere ad un antidoto omeopatico per i sintomi disturbanti. Ricordiamo che l’antidoto di un rimedio omeopatico, per determinati sintomi, non è l’antidoto allopatico, ossia non è il controveleno, ma è un rimedio omeopatico che controlla l’azione del rimedio principale, controllando proprio quei sintomi per i quali si rivela antidoto. In altre parole l’antidoto omeopatico è il rimedio che incanala gli effetti troppo impetuosi, troppo violenti del rimedio principale prescritto, relativamente ad alcuni sintomi. Nelle cure omeopatiche l’antidoto omeopatico può essere affiancato al rimedio principale, aiutandone l’azione nella fase acuta della patologia e riducendo sensibilmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Le diluizioni cinquantamillesimali LM, preconizzate da Hahnemann nella VI e ultima edizione dell’Organon, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di diminuire notevolmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
Nel corso di una cura omeopatica, il più delle volte nella fase iniziale ma a volte anche più tardi, possono comparire dei nuovi sintomi, completamente estranei ai sintomi da curare. In tali casi bisogna saper leggere attentamente questi nuovi sintomi, nel senso di saperli opportunamente riconoscere per attribuirne l’origine e quindi adottare i provvedimenti conseguenti. Vediamo cosa può succedere.
Escludendo ovviamente che questi nuovi sintomi siano i sintomi evolutivi della malattia, perché in tal caso vorrebbe significare che il rimedio prescritto non è quello giusto, bisogna stare attenti a non confondere i nuovi sintomi con il ritorno di vecchi sintomi del proprio passato patologico, di cui diremo nell’apposito paragrafo successivo.
Una volta accertato che il nuovo sintomo (o i nuovi sintomi) può definirsi tale, ossia che non è un sintomo patologico e non è un vecchio sintomo, è importante notarlo bene e con tutte le sue caratteristiche, perché la prima cosa da fare è di controllare se tale sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio omeopatico. Nella stragrande maggioranza dei casi la verifica di tale riscontro è positiva, nel senso che il nuovo sintomo è contenuto nel rimedio, ossia rientra tra i sintomi che il rimedio normalmente è in grado di curare. Ma che è in grado anche di provocare qualora venga ripetuto incautamente con frequenza elevata, vale a dire con intervalli di tempo troppo brevi. Ciò si verifica in particolare con le alte diluizioni, quando la posologia, ovverosia la distanza tra le assunzioni, viola di molto la durata di copertura terapeutica del rimedio, quando, in parole più povere, il rimedio è ripetuto troppo spesso, anche giornalmente nelle diluizioni medie e alte.
L’aggravamento iatrogeno è dovuto quindi allo sviluppo del potere patogeno del rimedio, come conseguenza di un uso troppo ripetuto dello stesso durante la sua copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. Ecco perché il fenomeno è molto più probabile con le alte diluizioni.
Ovviamente è un aggravamento da evitare perché non è terapeutico, è disturbante e complica inutilmente il percorso di guarigione.
Per evitare il rischio di incorrere nell’aggravamento iatrogeno bisognerebbe astenersi dal ripetere la dose durante la fase di copertura terapeutica del rimedio, ossia finché lo stesso fa registrare dei miglioramenti ed assumerla perciò solo verso la fine di tale fase quando i miglioramenti incominciano a non progredire più.
Nella sporadica eventualità che il nuovo sintomo non figura nella patogenesi del rimedio prescritto e lo stato di salute generale del paziente è buono, nel senso che si sta comunque procedendo verso la guarigione, allora si tratta ancora di aggravamento iatrogeno perché certamente nuovi provings che saranno fatti in futuro mostreranno che il nuovo sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio.
Un’altra eventualità, abbastanza singolare, di poter incorrere nell’aggravamento iatrogeno è quando il paziente possiede una sensibilità eccessiva, una suscettibilità estrema nei confronti dei rimedi omeopatici, per cui manifesta i sintomi del rimedio somministrato qualsiasi esso sia. Il fenomeno è noto con il termine “idiosincrasia”, che in campo omeopatico intende descrivere un soggetto che presenta una ipersensibilità, una reazione eccessiva e violenta verso i rimedi omeopatici. In altre parole, ci troviamo al di sopra della normale soglia di reazione dell’organismo. Dal punto di vista della ricerca pura, questi pazienti si dimostrano essere degli eccellenti “provers”, però sono difficili da curare. L’azione da mettere in atto, prima di stabilire la terapia vera e propria, è di tentare di diminuire tale sensibilità esagerata utilizzando certi rimedi omeopatici che possono apportare una desensibilizzazione generale, quali ad es. Asarum europaeum, Chamomilla, Coffea, China, Ignatia amara, Nux vomica, Pulsatilla, Teucrium marum, Valeriana.
L’aggravamento iatrogeno è comunque temporaneo e sparirà, senza altre conseguenze, in un arco di tempo che generalmente va da qualche giorno a qualche settimana.
Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
Ovviamente la prima modalità da mettere in atto è quella di evitare che l’aggravamento iatrogeno insorga, ossia di stare attenti a non ripetere eccessivamente il rimedio con le diluizioni più alte in particolare, tenendo in debito conto la durata di copertura terapeutica che è crescente con la diluizione.
La modalità di carattere generale per ridurre il rischio dell’aggravamento iatrogeno è adottabile con il rimedio omeopatico in forma liquida, che consente di poter accrescere ad ogni assunzione la potenza del rimedio, accrescendo leggermente o la diluizione o la dinamizzazione. In tal modo si fornisce al paziente ogni volta uno stimolo non sempre uguale, anche se simile e quindi una risposta di reazione dell’organismo sempre un po’ diversa, con il risultato che si scongiura o si attenua l’aggravamento in parola. Vediamo come.
Il sistema, adoperato dai Maestri del passato, consiste nel lasciar sciogliere alcuni granuli (3 sono sufficienti) in mezzo bicchiere d’acqua e poi berne un sorso nel numero di volte giornaliero prescritto. Si rabbocca di volta in volta l’acqua che viene bevuta, allo scopo di aumentare leggermente la diluizione della soluzione e quindi la sua potenza terapeutica, come raccomandava Hahnemann, per evitare qualsiasi effetto iatrogeno. Se non si effettua il rabbocco, la soluzione, prima di ogni assunzione, o deve essere travasata rapidamente più volte (almeno 20 volte) da un bicchiere all’altro, oppure deve essere scossa energicamente più volte (almeno 10 volte) ed in quest’ultimo caso occorre una bottiglietta. Ciò sempre allo scopo di aumentare ad ogni assunzione la potenza energetica della soluzione, aumentando in tal caso la dinamizzazione.
Se si dispone del rimedio già in forma liquida basta avere la sola accortezza di scuotere energicamente la bottiglietta ad ogni assunzione.
Tale modalità di assunzione è in grado di ridurre anche l’aggravamento omeopatico vero e proprio, quello terapeutico, di cui in precedenza.
Anche stavolta se i sintomi iatrogeni, comunque verificatesi, sono particolarmente disturbanti e debilitanti si può adottare un antidoto omeopatico per i sintomi in questione.
Le diluizioni cinquantamillesimali hahnemanniane LM, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di evitare l’eventuale aggravamento iatrogeno, mantenendo sempre l’accortezza di scuotere energicamente, ad ogni assunzione, la bottiglietta del rimedio in forma liquida.
Apparizione di vecchi sintomi
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che ritornino dei vecchi sintomi che appartengono al proprio passato patologico. Tale apparizione non deve preoccupare, conviene astenersi da qualsiasi terapia specifica, perché questo ritorno è un’eccellente prognosi. Ci troviamo nel pieno rispetto della legge di guarigione naturale di Hering (da Constantin Hering, uno dei più brillanti allievi di Hahnemann), secondo la quale la guarigione terapeutica segue una direzione ben precisa: “dall’alto al basso, da dentro a fuori, nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”. Nella fattispecie ci interessa considerare “nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”, per cui durante la terapia sono riapparsi i vecchi sintomi del passato, che però non sono in grado di riproporre la malattia e quindi saranno solo passeggeri. Infatti dopo un arco di tempo variabile, da una a qualche settimana, questi vecchi sintomi scompaiono, senza che si intervenga, non lasciando alcuna conseguenza e contemporaneamente si instaura il processo di miglioramento del paziente. In tale evenienza ci si trova nell’ambito del naturale aggravamento omeopatico (quello terapeutico) di cui in precedenza.
Nella sporadica circostanza che i vecchi sintomi persistano con la stessa intensità, occorrerà procedere ad una seconda prescrizione di un rimedio omeopatico diverso mettendo in primo piano nella ricerca repertoriale i vecchi sintomi.
Conclusioni
Nel corso di una cura omeopatica può presentarsi un aggravamento sintomatico temporaneo che può risultare di due tipi: l’aggravamento omeopatico vero e proprio e l’aggravamento iatrogeno. Il primo è terapeutico, il secondo no.
L’aggravamento omeopatico, consistente in un’esaltazione transitoria dei sintomi da curare, è da considerarsi terapeutico, nel senso che indica la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico e quindi è indice prognostico di percorso terapeutico favorevole. Nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. I modi per contenerlo sono il diradamento delle assunzioni, la loro sospensione o l’uso di un antidoto omeopatico.
L’aggravamento iatrogeno, consistente nell’apparizione transitoria di nuovi sintomi contenuti nel rimedio come sviluppo del suo potere patogeno, è dovuto ad un uso eccessivo e ripetuto del rimedio durante la sua fase di copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. E’ un aggravamento assolutamente da evitare perché non è terapeutico e complica inutilmente il percorso di guarigione. Generalmente scompare in un arco di tempo variabile da qualche giorno a qualche settimana. I modi per contenerlo o per evitarlo si traducono nell’uso proprio della diluizione senza eccessi, nelle somministrazioni a potenze crescenti o nel ricorso ad un antidoto omeopatico.
L’apparizione temporanea di vecchi sintomi del proprio passato patologico è da considerarsi di natura terapeutica, in quanto in sintonia con la legge di guarigione di Hering e con il naturale aggravamento omeopatico.
Christian dice
Buon giorno Dottoressa,dopo varie volte che tratto con azoto liquido dal dermatologo delle verruche che ho sul mignolo della mano sinistra senza riuscita,decido fare una cura omeopatica con staphysagria alla 9 ch due volte al giorno(il rimedio rispecchia in quasi tutto la mia personalità).oggi le verruche sono molto secche ed iniziano a sgretolarsi,vorrei sapere ora come devo comportarmi,mi dicevano di non sospendere la cura ma di cambiare il lavaggio.Lei cosa ne pensa?Mi indica,se lo ritiene opportuno il lavaggio giusto e la posologia?Avverto da circa una settimana anche un dolore sordo a un testicolo,mi dicevano che può essere un effetto secondario di staphysagria,concorda su questa teoria?!?La ringrazio e aspetto risposta.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Christian, Staphysagria è uno dei rimedi omeopatici della “sicosi”, che è la diatesi hahnemanniana portatrice di vari tipi di formazioni cutanee, tra cui le verruche. Infatti la sicosi, che più modernamente è chiamata “reticoloendoteliosi” cronica o “reticolosi”, esprime la predisposizione dell’organismo alla formazione localizzata di escrescenze benigne come verruche, condilomi, papillomi, fibromi, epiteliomi, pustole, polipi, ecc. Quindi laddove esiste la somiglianza, come sembrerebbe nel suo caso, Staphysagria può essere un rimedio particolarmente adatto e finché si registrano benefici si può continuare ad usarlo. Il dolore al testicolo potrebbe essere attribuibile all’assunzione del rimedio, o come effetto di un aggravamento iatrogeno (quello non terapeutico), atteso che nella sua patogenesi Staphysagria contiene un tale sintomo, oppure come ritorno di un vecchio sintomo del proprio passato patologico ed in tal caso ci si trova nell’ambito dell’aggravamento omeopatico (quello terapeutico), in sintonia con la legge di guarigione di Hering. Tali aspetti sono diffusamente trattati nel presente articolo. Se così fosse tale sintomo dovrebbe gradualmente regredire fino a scomparire del tutto in un arco di tempo ragionevolmente breve, generalmente da qualche giorno a qualche settimana, senza lasciare alcuna conseguenza. In caso contrario si tratta di una mera coincidenza e quindi sarà opportuno consultare il medico. Infine per quanto riguarda il lavaggio esterno possono essere molto utili i preparati erboristici (tintura madre o succo) di piante come Calendula, Celidonia, Tarassaco, Thuya, oppure le creme o le pomate a base delle stesse piante, oppure ancora qualche preparato casalingo di cui all’articolo “Liberi da calli, verruche, geloni” della sezione del sito “Rimedi della nonna”. Metta comunque in conto che l’eliminazione delle verruche e quindi la durata della terapia potrebbe richiedere dei tempi relativamente lunghi, da diverse settimane ad alcuni mesi, a seconda della loro profondità. Ovviamente la migliore garanzia per il caso specifico la può offrire solo un medico omeopata, al quale è sempre opportuno rivolgersi. Cordiali saluti.
Debora dice
Gentile dottoressa,da tre mesi ho dolori alle ginocchia, spalle collo e intestino sfasato… Dopo varie visite, e prescrivendomi antidolorifici e miorilassanti la situazione peggiorava.
Mi sono rivolta ad una omeopata. E con un semplice esame di coprocultura con ricerca miceti e parassiti, sono risultata positiva alla candida albicans intestinale.
Per tre giorni ho preso flasil, e poi la dottoressa mi ha prescritto per un mese 15 gocce matt e sera di micox. 2volte al giorno Enterosogel… E per i dolori muscolari Rhustox 15ch tre granuli due volte il giorno. E due tappi in un litrodi acqua di urarthone. A distanza di dieci giorni ho ancora dolori. E soprattutto la pancia brontola. Secondo lei è giusta come terapia. E per quanto riguarda l’alimentazione dovrei togliere gli zuccheri. Grazie per la sua gentilezza e professionalità. Debora
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Debora, Rhus toxicodendron è un importante rimedio omeopatico che viene utilizzato nei disturbi dolorosi dell’apparato osteoarticolare, laddove sussiste la somiglianza sintomatologica. Una panoramica dei principali rimedi omeopatici più spesso adoperati è consultabile all’articolo “Reumatismi” nella sezione del sito “Affezioni-Rimedi”. Dopo dieci giorni di cura qualche effetto terapeutico avrebbe dovuto cominciare a manifestarsi. Sarebbe pertanto opportuno che lei informasse il medico omeopata di tutto ciò che le accade, allo scopo di dargli la possibilità di valutare meglio la situazione. Per quanto riguarda gli zuccheri, le regole di base di qualsiasi dieta alimentare per sconfiggere la Candida albicans prevedono l’allontanamento degli zuccheri semplici, degli alcolici, dei cibi ricchi di lieviti e di conservanti. Cordiali saluti.
mariana dice
carissima dottoresa, vi volevo chiedere se e normale una cura per umore basso con ignatia 30 ch 5 granule mattina e 5 granule di sepia 30 ch la sera ogni giorno fino quando se vedi miglioramento?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Mariana, come potrà rilevare consultando l’articolo “Ansia, Depressione, Attacchi di panico” nella sezione del sito “Affezioni-Rimedi”, Ignatia amara e Sepia sono tra i principali rimedi omeopatici che vengono utilizzati nella cura della depressione e del conseguente umore basso. Ovviamente, nel rispetto della “legge di similitudine” su cui l’omeopatia fonda il suo principio terapeutico, i risultati saranno tanto migliori quanto più il paziente assomiglia ai rimedi, nella sintomatologia e nel profilo psicologico. E’ questa la condizione da rispettare per ottenere dei miglioramenti, al netto dell’eventuale temporaneo aggravamento omeopatico. Pertanto se i rimedi in parola le sono stati prescritti da un medico omeopata, può stare tranquilla che i benefici arriveranno. Sarà lo stesso medico a valutare, in base all’andamento della cura, se apportare qualche adattamento per migliorare l’efficacia della stessa. Cordiali saluti.
Laura dice
Gentile Dottoressa le scrivo per avere indicazioni su come muovermi… Domenica sera una delle mie gattine zoppicava vistosamente. Lunedì le ho fatto reiki in attesa di vedere il veterinario omeopatico che poteva riceverci solo il martedì mattina. Ha una piccola ferita ma la zampa le duole molto e ha smesso di mangiare per il dolore. Il dolore riguarda la parte finale della zampa che si è gonfiata e sambrava pulsare. Il veterinario mi ha suggerito di somministrare il notakhel almeno 8 volte al giorno per sospetta infezione che trascurata potrebbe essere molto grave. Ho iniziato da subito e i risultati sono stati ottimi dalla prima somministrazione. la gattina si è cominciata a sentire subito meglio e mercoledì poggiava addirittura la zampa (tornata di normale grandezza) contenta. Da ieri, giovedì, ha ricominciato a zoppicare sempre più dolorosamente fino a stamattina quando ha di nuovo smesso di mangiare per il dolore tornato intenso e a non poggiare più la zampa che si è nuovamente gonfiata. Lavorando le somministrazioni si concentrano o durante la mattina o durante il pomeriggio non in modo ben cadenzato… ma non posso fare altrimenti. Purtroppo l’ottimo veterinario omeopatico a cui mi rivolgo è andato in ferie e non so come muovermi…Devo smettere il notakhel e correre da un veterinario allopatico o può essere una reazione transitoria? Ieri tossicchiava quando le somministravo le gocce ma potrebbe essere sua caratteristica caratteriale…. La ringrazio molto per la disponibilità… Buon tutto! Laura
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Laura, com’è noto, l’omeopatia applicata agli animali richiede tecniche, strategie e pratiche completamente differenti da quelle per l’uso umano. Gli animali hanno anatomia, fisiologia e patologia diverse dal genere umano e ciò indispensabilmente richiede un trattamento terapeutico diverso. Di ciò si occupa l’Omeopatia Veterinaria. Sarebbe pertanto opportuno rivolgere la domanda a un sito veterinario che tratta l’omeopatia o direttamente a un altro veterinario omeopata. Quello che posso dirle, giusto per informarla, è che Notakehl, pur essendo un rimedio in preparazione omeopatica, non appartiene al mondo dell’omeopatia classica bensì a quello dell’omotossicologia, che nonostante abbia diversi punti di contatto con l’omeopatia, alla quale si ispira, ha degli orientamenti terapeutici e dei criteri di scelta dei rimedi completamente differenti. Il rimedio è quindi un omotossicologico (o antiomotossico), contenente Penicillium chrysogenum a diluizione decimale e risulterebbe indicato per le suppurazioni batteriche. Cordiali saluti.
anna dice
carissima dottoressa della Volpe
potrebbe indicarmi una valida alternativa omeopatica all’ Optive Fusion, per l’occhio secco? Questo farmaco interagisce in maniera violenta con l’acqua termale dermatologica dell’Uriage, che uso quotidianamente per la pulizia del viso per pelli intolleranti. Mi compaiono chiazze turgide e rosse lungo il viso se abbino i due elementi. La ringrazio e la saluto con affetto e rispetto.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Anna, i rimedi omeopatici utili a trattare gli occhi secchi sono numerosi, diversi nelle caratteristiche e nella sintomatologia concomitante, tra i quali, per citare i più adoperati, troviamo Aconitum napellus, Alumina, Arsenicum album, Belladonna, Lycopodium, Mezereum, Nux moschata, Opium, Pulsatilla, Sulphur, Veratrum album, Zincum metallicum. Come lei sa, nel rispetto della “legge di similitudine” su cui l’omeopatia fonda il suo principio terapeutico, il rimedio (o i rimedi) più adatto sarà quello che contiene la sintomatologia più somigliante alla propria e quanto maggiore è tale somiglianza tanto migliori saranno i risultati. E’ ciò che rende efficace la cura omeopatica. Ovviamente la migliore garanzia è fornita dal medico omeopata. Cordiali saluti.
anna dice
Carissima Dott.ssa
figli piccolissimi che non dormono di notte; potrebbe esserci un rimedio…del genere una composizione di fiori secchi, essenze, utili alla bisogna? Aiuti la prego due genitori di 2 gemelli di un anno e mezzo, a loro volta figli di una cara amica.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Anna, il rimedio omeopatico classicamente pediatrico è Chamomilla, adatto ai bambini ipernervosi, agitati, che non stanno mai fermi, che soffrono d’insonnia o di disturbi del sonno, ecc. Però, come lei sa, l’opportunità dell’uso del rimedio, la diluizione relativa e la posologia conseguente sarebbe opportuno che le stabilisse un medico omeopata, possibilmente pediatra. Un’alternativa da utilizzare nei periodi di maggiore eccitazione e non per lungo tempo, potrebbe essere una tisana leggera di fiori di camomilla, dolcificata con zucchero o ancora meglio con miele, che, presa calda soprattutto la sera, calma e concilia il sonno. Cordiali saluti.
Vittoria dice
Gentile Dottoressa,
Da anni soffro di depressione e attacchi di panico, ho partorito da otto mesi e i disturbi sono peggiorati. Sono nevrotica, svogliata, asociale, delusa dalla vita,emotivamente instabile…insomma rientro in tutto e per tutto nelle caratteristiche di Ignatia Amara che mi è stata prescritta nella diluizione 30ch, 3 granuli al dì. La assumo da due settimane circa ma l’aggravamento omeopatico non passa. Alterno giorni di pianto a giorni più tranquilli, ma in generale l’ansia è peggiorata,ho qualche aritmia. Quanto può durare?
La ringrazio
Distinti saluti
Vittoria
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Vittoria, bisognerebbe comprendere bene se trattasi di aggravamento omeopatico o di un peggioramento della sua condizione emotiva. Sarebbe pertanto opportuno informare il medico omeopata che le ha prescritto Ignatia amara. Come avrà potuto rilevare leggendo l’articolo, l’aggravamento omeopatico, quello terapeutico, consistente, ricordiamolo, in un’esaltazione temporanea dei sintomi da curare, ha una durata relativamente breve, che in genere nelle malattie croniche, nella peggiore delle ipotesi, non è in grado di superare qualche settimana. Quindi se fosse così ci dovremmo essere quasi. Ma per essere certi che si tratta dell’aggravamento omeopatico terapeutico ad esso deve accompagnarsi una migliorata sensazione generale della persona, una percezione di miglioramento dello stato di salute generale, cioè quella sensazione interna di benessere, non meglio precisabile, che comunque fa dire alla persona: io comincio a sentirmi meglio. Si parla ancora di aggravamento omeopatico terapeutico quando alla somministrazione del rimedio segue la ricomparsa dei sintomi del passato patologico della persona, diversi da quelli ultimi da curare, in sintonia con la legge di guarigione di Hering. Al di fuori di tali due circostanze non si tratta di aggravamento omeopatico. Cordiali saluti.
Luisa dice
Su prescrizione di un omeopata ho fatto l’auto vaccino, con psorinumheel ed effluvi personali ( sangue, lacrime, saliva..) diluito 5 volte e dinamizzato assunto per 5 settimane fino a 10 gocce, mi è stato consigliato anche il vaccino di teurer con il mio plasma, acido silicico, acqua ipotonica, vorrei sapere cosa ne pensa.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Luisa, se il medico omeopata prevede per lei le formulazioni omeopatiche citate è perché ha fatto le proprie valutazioni e quindi ha potuto stabilire che esse sono le più adatte al suo caso specifico. La pratica terapeutica è valida in quanto si tratta di un’estensione moderna dell’isoterapia, che è una bioterapia di ispirazione omeopatica basata sull’applicazione del “principio d’identità”, che utilizza sostanze diluite e dinamizzate prelevate dallo stesso paziente. Cordiali saluti.
lucia dice
innanzi tutto grazie dottoressa argomenti molto interessanti grazie la seguiro’molto spesso
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Lucia, grazie per i complimenti, davvero molto graditi. Come già sta facendo continui a visitare il sito che è in costante aggiornamento e dove potrà trovare sempre delle utili ed interessanti pubblicazioni, comprese le risposte ai commenti dei visitatori come lei. Cordiali saluti.
Alex dice
Buonasera, da oltre 20 anni soffro di prostatite associata ad epidimite dx con tutti i problemi collegati: dolore, senso di briciore (soprattutto dopo aver assunto alcolici) ecc ecc . Ci sono rimedi omeopatici a riguardo? mi hanno consigliato R25 di Reckweg e SABAL Homaccord . Cosa ne pensa? grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Alex, l’omeopatia riesce a trattare la prostatite, a condizione però che si individui la terapia adatta al caso personale, fatta dei rimedi giusti e delle giuste diluizioni. Precisiamo innanzitutto che i rimedi consigliati (generalmente in campo omeopatico, specie con l’omeopatia classica, i consigli degli altri non funzionano perché ogni paziente richiede la sua personale terapia), ossia R 25 e Sabal Homaccord, pur essendo in preparazione omeopatica non appartengono al mondo dell’omeopatia classica bensì a quello dell’omotossicologia, che nonostante abbia diversi punti di contatto con l’omeopatia, alla quale si ispira, ha degli orientamenti terapeutici e dei criteri di scelta dei rimedi completamente differenti. Detti rimedi sono quindi degli omotossicologici (o antiomotossici), più precisamente sono rimedi complessi costituiti da un insieme di vari omeoterapici e/o bioterapici appartenenti però a classi di farmaci diversi. R 25 è un composto semplice di diversi rimedi omeopatici sinergici a diluizioni decimali, scelti per l’affinità del tropismo tissutale specifico e sarebbe indicato per affezioni prostatiche, prostatite e complicazioni come la cistite. Sabal Homaccord è una formulazione di diversi rimedi, tra cui Sabal serrulata, con diluizioni a scalare (basse, medie, alte), aventi caratteristiche funzionali analoghe e tropismo tissutale affine e sarebbe indicato per ipertrofia prostatica, primo stadio dell’adenoma prostatico e cistalgia. L’omeopatia classica dispone anch’essa di diversi rimedi unitari in grado di trattare una prostatite e le complicanze associate come la epididimite, però in tal caso, nel rispetto della “legge di similitudine” su cui l’omeopatia fonda il suo principio terapeutico, il rimedio più adatto risulterà quello che contempla la sintomatologia più somigliante a quella del paziente, altrimenti i risultati non saranno quelli auspicati. In genere i rimedi omeopatici che trattano la prostatite sono in grado di trattare anche l’ipertrofia prostatica benigna (IPB). A titolo puramente informativo, tra i rimedi omeopatici che vengono più frequentemente utilizzati troviamo Argentum nitricum, Chimaphila umbellata, Conium maculatum, Digitalis, Ferrum picricum, Pareira brava, Sabal serrulata, Sulphur, Thuya ed altri. In diversi casi si ricorre anche a dei gemmoterapici della fitoterapia rinnovata (o gemmoderivati, si tratta di macerati glicerici di gemme vegetali alla prima diluizione decimale hahnemanniana, che si pongono a cavallo tra la fitoterapia classica e l’omeopatia), in gocce, che possono essere utilizzati in associazione alla cura omeopatica o da soli, come ad es. Sequoia gigantea M.G. D1 e Vaccinum vitis idaea M.G. D1. Sempre a titolo informativo, anche la fitoterapia classica potrebbe apportare i suoi benefici, sia come prevenzione che come cura, con diversi preparati vegetali reperibili in erboristeria, quali ad es. quelli a base di Serenoa repens, Aloe vera, Cernilton dal polline delle api, Pygeum africanum, estratto di polline di fiori, ecc. Com’è noto, sarebbe importante curare anche l’alimentazione che dovrebbe essere semplice e sana, poco salata, ricca di vitamine A, B2, C, E, povera di grassi e di spezie piccanti e con più cibi contenenti zinco (semi di zucca, germe di grano, cereali integrali, semi di girasole, ecc.), quercitina (cipolle, broccoli, sedano, capperi, olive, camomilla, tè, mele, arance, mandarini, clementine, uva rossa, mirtilli, amarene, ecc.), grassi polinsaturi omega-3 (pesce azzurro, salmone, ecc.) e soia ed inoltre bere molta acqua. Infine a scopo preventivo sarebbe bene evitare di stare troppo tempo seduti ed è consigliabile praticare attività sportive moderate, escludendo quelle che possono causare traumi alla zona pelvica come ad es. il ciclismo. In conclusione, se lei vuole avere delle concrete possibilità di cura con l’omeopatia, le consiglio di non fare da solo ma di rivolgersi ad un medico omeopata che potrà prescrivere la terapia più adatta a lei, decidendo il rimedio (o i rimedi) somigliante, la diluizione relativa (anche questa scelta è strategica per il successo della terapia), la posologia, i tempi di cura, l’uso di eventuali bioterapici di supporto, ecc. Cordiali saluti.