Contenuti:
- Premessa
- Principi fondamentali della medicina omeopatica
- Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
- Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
- Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
- Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
- Apparizione di vecchi sintomi
- Conclusioni
Premessa
Per semplicità di esposizione e per una migliore comprensione dei fenomeni partiremo dall’aggravamento che riguarda i sintomi da curare.
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che i sintomi da curare, alcuni o tutti, invece di migliorare, peggiorino: si verifica quello che viene chiamato l’aggravamento omeopatico. Tale situazione che può presentarsi nella fase iniziale della terapia, in genere non deve preoccupare perché è assolutamente naturale e sta ad indicare la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico. E’ una situazione transitoria, ma se dovesse perdurare è opportuno avvisare il proprio medico omeopata.
Per comprendere meglio tale fenomeno occorre ricordare i principi terapeutici ed i meccanismi d’azione della medicina omeopatica.
Principi fondamentali della medicina omeopatica
La medicina tradizionale adopera prioritariamente sistemi di cura che sfruttano l’azione dei principi contrari a quelli che hanno provocato la malattia, con l’obiettivo di sopprimere la sintomatologia che caratterizza la malattia. Per questo motivo è detta anche “medicina allopatica” o “allopatia”. Il termine, che fu coniato proprio da Hahnemann, deriva dal greco allos = diverso e pathos = malattia, cioè malattia del diverso, del contrario. E’ quindi una medicina che identifica prevalentemente la malattia nei sintomi della malattia stessa. Di solito viene prescritto un farmaco per ogni sintomo, che ha un’azione contrapposta al sintomo stesso, cioè provoca effetti direttamente contrari a quelli della malattia (es. in caso di febbre si somministra un antipiretico, in caso di pressione alta un antipertensivo o un diuretico, in caso di diarrea un astringente, in caso di cefalea un analgesico e così via). Se il paziente presenta più malattie dovrà assumere più farmaci. Il più delle volte le varie malattie, sia che si presentino contemporaneamente che in successione, vengono considerate ognuna a sé stante, senza cercare alcuna correlazione tra di loro.
La medicina omeopatica, o semplicemente omeopatia, invece si basa sul concetto di “simile”. Il termine deriva dalle parole
greche ómois = simile e pàthos = malattia. Si deve a Samuel Hahnemann (1755–1843), il medico tedesco considerato il padre dell’omeopatia, la riscoperta del principio di similitudine già teorizzato da Ippocrate nel V secolo a.c. (“similia similibus curantur”: i simili si curano con i simili). Secondo tale principio è possibile curare una malattia con la stessa sostanza che la induce nel soggetto sano. Una sostanza (di origine vegetale, animale o minerale) può avere un effetto tossico o curativo a seconda della quantità ingerita. Ossia, un quadro sintomatologico, provocato da una sostanza assunta in dosi ponderali dall’individuo sano, è curato dalla stessa sostanza se viene assunta in dosi diluite dall’individuo che ne è ammalato. Questo quadro sintomatologico, che riguarda sia l’aspetto fisico che mentale, è unico e caratteristico per ciascuna sostanza.
Hahnemann, che provava su di sé le sostanze tossiche prudenzialmente diluite, si rese conto che quanto più continuava a diluire la sostanza di origine, tanto più si riduceva la sua azione tossica a vantaggio di una reazione dell’organismo, prima nascosta dall’azione tossica, che portava alla guarigione. Ricordiamoci che dopo la diluizione 12CH siamo oltre il numero di Avogadro e pertanto la soluzione non contiene più alcuna molecola della sostanza originale. Per conferire maggiore omogeneità alla soluzione in termini energetici, inoltre, ogni volta scuoteva energicamente il contenitore (si racconta che lo sbatteva 100 volte sulla Sacra Bibbia), dotando la soluzione della dinamizzazione. Nascono così i rimedi omeopatici. La diluizione e la dinamizzazione, senza le quali non si può parlare di rimedio omeopatico, conferiscono al rimedio la potenza terapeutica. Questa tecnica di preparazione dei rimedi omeopatici è tuttora ancora utilizzata.
Diventa fondamentale però individuare correttamente la sostanza di origine, ovverosia il rimedio omeopatico capace di produrre l’effetto terapeutico desiderato nella persona ammalata. Sono ancora gli studi e le osservazioni di Hahnemann che ci confortano in questa scelta.
Il criterio che si segue è che bisogna individuare un rimedio la cui sostanza di origine è in grado di sviluppare una complessità di sintomi, fisici e psichici, simili a quelli presenti nella persona affetta da quella determinata malattia, cioè un rimedio (ovvero la persona) che presenta un modo di ammalarsi simile. L’essenza e la straordinaria originalità dell’omeopatia è che “ogni rimedio è una persona”, capace cioè di personificare il malato in tutte le sue manifestazioni.
Non bastano quindi i soli sintomi del paziente, ma occorre tenere conto di tutte le altre peculiarità che rendono il soggetto unico rispetto a tutti gli altri affetti dalla stessa malattia. Sarà il medico omeopata a cercare nella storia del paziente e nelle sue manifestazioni somatiche e psichiche, il rimedio omeopatico più “simile” a lui. Si valuteranno quindi le caratteristiche ereditarie, le patologie passate, le cure effettuate, gli aspetti somatici, i sintomi psichici, lo stile di vita, i comportamenti, l’ambiente, la reattività, la sensibilità e quant’altro, senza trascurare niente (processo di individualizzazione). Si va cioè ad indagare in modo particolare il “terreno” caratteristico di quel paziente, di cui la manifestazione patologica ne è l’espressione. Il concetto è che l’omeopatia non prescrive il rimedio considerando la malattia, ma lo prescrive considerando il malato affetto da quella malattia.
Si riesce così ad individuare, tra i tanti possibili, il rimedio omeopatico che ha caratteristiche simili a quelle del paziente, a fronte di una certa patologia. Tanto più alta è questa similitudine, tanto maggiore sarà l’azione terapeutica. Il rimedio omeopatico perfettamente simile al paziente è chiamato simillimum ed è quello teorizzato e privilegiato da Hahnemann. La scuola di Medicina Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero del medico tedesco, prescrive un solo rimedio alla volta che è proprio il simillimum. Tale rimedio è molto personalizzato, è <<l’abito su misura>> e per questo può essere prescritto alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce.
Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
I sintomi non sono quindi la malattia ma sono lo sforzo di reazione dell’organismo nel tentativo di ripristinare l’equilibrio perduto, per andare naturalmente verso la guarigione. Nel caso delle malattie croniche, citando ancora Hahnemann, i sintomi sono l’espressione della malattia che si manifesta all’esterno sulla base del miasma predominante (l’odierna diatesi, che ricordiamo è la modalità propria di sviluppo e di evoluzione della malattia verso la quale esiste una predisposizione acquisita o congenita).
Per ulteriori informazioni in merito consultare l’articolo “Diatesi in omeopatia” della presente sezione.
Per i motivi esposti l’approccio terapeutico della medicina omeopatica non è quello della soppressione dei sintomi, che addirittura sarebbe controproducente, come invece avviene nella medicina allopatica, ma di agire sullo squilibrio che ha provocato i sintomi, sulla causa profonda della malattia. L’utilizzo del simillimum porta proprio a questo risultato: l’eliminazione dei sintomi diventa la conseguenza della terapia e non il suo obiettivo, che resta la guarigione.
Per il fatto che il rimedio provoca gli stessi sintomi da curare (ossia, come visto, la sostanza di origine a dosi ponderali o lo stesso rimedio omeopatico somministrato ripetutamente), è possibile che all’inizio della cura si produca un’esaltazione di
questi sintomi, un loro aggravamento temporaneo. Il fenomeno è noto in omeopatia sotto la denominazione di “aggravamento omeopatico” e va considerato in senso positivo, anche se a volte fastidioso e opposto alla psicologia del malato che dalla terapia si aspetta solo il miglioramento. Esso è la misura concreta di quanto il rimedio stia agendo correttamente e stia mettendo in atto la sua azione terapeutica. Quindi l’aggravamento omeopatico consiste in un’esaltazione temporanea dei sintomi da curare, che si manifesta nella fase iniziale della terapia ed è di tipo terapeutico, nel senso che sta ad indicare l’inizio di un percorso terapeutico favorevole. Lo stato di salute generale del paziente nel frattempo incomincia a migliorare, trasmettendo quella sensazione interna, non meglio precisabile, di inizio di benessere.
Diciamo subito che generalmente tale aggravamento temporaneo nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. Però la situazione relativa al suo presentarsi, alla sua durata ed alla sua entità è piuttosto articolata. Tutto è strettamente legato in misura proporzionale a diversi fattori individuali (come al solito in campo omeopatico), quali ad es. la reattività e sensibilità dell’organismo allo stimolo del rimedio omeopatico, la profondità della patologia o del disturbo (acuto, sub-acuto, cronico), il livello d’azione terapeutica (drenaggio, lesionale, funzionale, generale, mentale, diatesico), la diluizione del rimedio (bassa, media, alta, altissima), la presenza o meno di danni tissutali, le caratteristiche intrinseche del rimedio, ecc. In linea del tutto generale e in estrema sintesi, fermo restando che la diversa reattività del singolo organismo potrebbe fare la differenza, quando il rimedio omeopatico è ben scelto (nella condizione ideale il simillimum), nelle malattie acute, solitamente curate con le basse diluizioni, l’aggravamento omeopatico è quasi immediato e di breve durata, invece nelle malattie croniche, solitamente curate con le alte diluizioni, l’aggravamento si manifesta comunque più tardi, ma da più precocemente a più tardivamente con il crescere della diluizione. L’esistenza dei danni tissutali rende poi l’aggravamento proporzionalmente più severo.
Inoltre l’aggravamento omeopatico è tanto più sensibile quanto più il rimedio si avvicina al simillimum, in quanto questo riesce a coprire sempre più sintomi e ad agire più in profondità. Invece quando, secondo il pensiero della cosiddetta Scuola francese, si adoperano i rimedi sintomatici (che ricordiamo sono i rimedi caratterizzati da pochi sintomi, in bassa diluizione e che quindi hanno un’azione locale, di organo, non sistemica) per la cura delle malattie acute, l’aggravamento omeopatico è quasi del tutto assente o poco significativo. Può essere presente, ovviamente in una forma più blanda, solo se il rimedio sintomatico viene utilizzato per curare le malattie croniche (ricordiamo che il rimedio è lo stesso, si allungano solo i tempi ed il periodo di somministrazione): questo si verifica perché nella malattia cronica, che dura da molto tempo, c’è un coinvolgimento più profondo dell’individuo e quindi è possibile riscontrare un numero più alto di sintomi caratteristici, per cui il rimedio sintomatico si avvicina di più al simillimum.
Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
Abbiamo detto che l’aggravamento omeopatico, ovverosia l’esaltazione dei sintomi da curare contenuti nel rimedio somministrato, che può presentarsi all’inizio di una terapia, è una situazione transitoria del tutto naturale che in genere non deve preoccupare in quanto rappresenta proprio l’efficacia dell’azione terapeutica del rimedio omeopatico.
Nel caso che l’aggravamento sia particolarmente molesto per il paziente, ma ancora sopportabile, si potranno momentaneamente allungare i tempi delle somministrazioni.
Quando invece siamo in presenza di un aggravamento omeopatico non sopportabile dal paziente, al punto tale da determinare una condizione di tracollo generale, fisico e psichico, è opportuno far valutare dal medico omeopata se è il caso di sospendere le somministrazioni o di ricorrere ad un antidoto omeopatico per i sintomi disturbanti. Ricordiamo che l’antidoto di un rimedio omeopatico, per determinati sintomi, non è l’antidoto allopatico, ossia non è il controveleno, ma è un rimedio omeopatico che controlla l’azione del rimedio principale, controllando proprio quei sintomi per i quali si rivela antidoto. In altre parole l’antidoto omeopatico è il rimedio che incanala gli effetti troppo impetuosi, troppo violenti del rimedio principale prescritto, relativamente ad alcuni sintomi. Nelle cure omeopatiche l’antidoto omeopatico può essere affiancato al rimedio principale, aiutandone l’azione nella fase acuta della patologia e riducendo sensibilmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Le diluizioni cinquantamillesimali LM, preconizzate da Hahnemann nella VI e ultima edizione dell’Organon, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di diminuire notevolmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
Nel corso di una cura omeopatica, il più delle volte nella fase iniziale ma a volte anche più tardi, possono comparire dei nuovi sintomi, completamente estranei ai sintomi da curare. In tali casi bisogna saper leggere attentamente questi nuovi sintomi, nel senso di saperli opportunamente riconoscere per attribuirne l’origine e quindi adottare i provvedimenti conseguenti. Vediamo cosa può succedere.
Escludendo ovviamente che questi nuovi sintomi siano i sintomi evolutivi della malattia, perché in tal caso vorrebbe significare che il rimedio prescritto non è quello giusto, bisogna stare attenti a non confondere i nuovi sintomi con il ritorno di vecchi sintomi del proprio passato patologico, di cui diremo nell’apposito paragrafo successivo.
Una volta accertato che il nuovo sintomo (o i nuovi sintomi) può definirsi tale, ossia che non è un sintomo patologico e non è un vecchio sintomo, è importante notarlo bene e con tutte le sue caratteristiche, perché la prima cosa da fare è di controllare se tale sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio omeopatico. Nella stragrande maggioranza dei casi la verifica di tale riscontro è positiva, nel senso che il nuovo sintomo è contenuto nel rimedio, ossia rientra tra i sintomi che il rimedio normalmente è in grado di curare. Ma che è in grado anche di provocare qualora venga ripetuto incautamente con frequenza elevata, vale a dire con intervalli di tempo troppo brevi. Ciò si verifica in particolare con le alte diluizioni, quando la posologia, ovverosia la distanza tra le assunzioni, viola di molto la durata di copertura terapeutica del rimedio, quando, in parole più povere, il rimedio è ripetuto troppo spesso, anche giornalmente nelle diluizioni medie e alte.
L’aggravamento iatrogeno è dovuto quindi allo sviluppo del potere patogeno del rimedio, come conseguenza di un uso troppo ripetuto dello stesso durante la sua copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. Ecco perché il fenomeno è molto più probabile con le alte diluizioni.
Ovviamente è un aggravamento da evitare perché non è terapeutico, è disturbante e complica inutilmente il percorso di guarigione.
Per evitare il rischio di incorrere nell’aggravamento iatrogeno bisognerebbe astenersi dal ripetere la dose durante la fase di copertura terapeutica del rimedio, ossia finché lo stesso fa registrare dei miglioramenti ed assumerla perciò solo verso la fine di tale fase quando i miglioramenti incominciano a non progredire più.
Nella sporadica eventualità che il nuovo sintomo non figura nella patogenesi del rimedio prescritto e lo stato di salute generale del paziente è buono, nel senso che si sta comunque procedendo verso la guarigione, allora si tratta ancora di aggravamento iatrogeno perché certamente nuovi provings che saranno fatti in futuro mostreranno che il nuovo sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio.
Un’altra eventualità, abbastanza singolare, di poter incorrere nell’aggravamento iatrogeno è quando il paziente possiede una sensibilità eccessiva, una suscettibilità estrema nei confronti dei rimedi omeopatici, per cui manifesta i sintomi del rimedio somministrato qualsiasi esso sia. Il fenomeno è noto con il termine “idiosincrasia”, che in campo omeopatico intende descrivere un soggetto che presenta una ipersensibilità, una reazione eccessiva e violenta verso i rimedi omeopatici. In altre parole, ci troviamo al di sopra della normale soglia di reazione dell’organismo. Dal punto di vista della ricerca pura, questi pazienti si dimostrano essere degli eccellenti “provers”, però sono difficili da curare. L’azione da mettere in atto, prima di stabilire la terapia vera e propria, è di tentare di diminuire tale sensibilità esagerata utilizzando certi rimedi omeopatici che possono apportare una desensibilizzazione generale, quali ad es. Asarum europaeum, Chamomilla, Coffea, China, Ignatia amara, Nux vomica, Pulsatilla, Teucrium marum, Valeriana.
L’aggravamento iatrogeno è comunque temporaneo e sparirà, senza altre conseguenze, in un arco di tempo che generalmente va da qualche giorno a qualche settimana.
Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
Ovviamente la prima modalità da mettere in atto è quella di evitare che l’aggravamento iatrogeno insorga, ossia di stare attenti a non ripetere eccessivamente il rimedio con le diluizioni più alte in particolare, tenendo in debito conto la durata di copertura terapeutica che è crescente con la diluizione.
La modalità di carattere generale per ridurre il rischio dell’aggravamento iatrogeno è adottabile con il rimedio omeopatico in forma liquida, che consente di poter accrescere ad ogni assunzione la potenza del rimedio, accrescendo leggermente o la diluizione o la dinamizzazione. In tal modo si fornisce al paziente ogni volta uno stimolo non sempre uguale, anche se simile e quindi una risposta di reazione dell’organismo sempre un po’ diversa, con il risultato che si scongiura o si attenua l’aggravamento in parola. Vediamo come.
Il sistema, adoperato dai Maestri del passato, consiste nel lasciar sciogliere alcuni granuli (3 sono sufficienti) in mezzo bicchiere d’acqua e poi berne un sorso nel numero di volte giornaliero prescritto. Si rabbocca di volta in volta l’acqua che viene bevuta, allo scopo di aumentare leggermente la diluizione della soluzione e quindi la sua potenza terapeutica, come raccomandava Hahnemann, per evitare qualsiasi effetto iatrogeno. Se non si effettua il rabbocco, la soluzione, prima di ogni assunzione, o deve essere travasata rapidamente più volte (almeno 20 volte) da un bicchiere all’altro, oppure deve essere scossa energicamente più volte (almeno 10 volte) ed in quest’ultimo caso occorre una bottiglietta. Ciò sempre allo scopo di aumentare ad ogni assunzione la potenza energetica della soluzione, aumentando in tal caso la dinamizzazione.
Se si dispone del rimedio già in forma liquida basta avere la sola accortezza di scuotere energicamente la bottiglietta ad ogni assunzione.
Tale modalità di assunzione è in grado di ridurre anche l’aggravamento omeopatico vero e proprio, quello terapeutico, di cui in precedenza.
Anche stavolta se i sintomi iatrogeni, comunque verificatesi, sono particolarmente disturbanti e debilitanti si può adottare un antidoto omeopatico per i sintomi in questione.
Le diluizioni cinquantamillesimali hahnemanniane LM, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di evitare l’eventuale aggravamento iatrogeno, mantenendo sempre l’accortezza di scuotere energicamente, ad ogni assunzione, la bottiglietta del rimedio in forma liquida.
Apparizione di vecchi sintomi
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che ritornino dei vecchi sintomi che appartengono al proprio passato patologico. Tale apparizione non deve preoccupare, conviene astenersi da qualsiasi terapia specifica, perché questo ritorno è un’eccellente prognosi. Ci troviamo nel pieno rispetto della legge di guarigione naturale di Hering (da Constantin Hering, uno dei più brillanti allievi di Hahnemann), secondo la quale la guarigione terapeutica segue una direzione ben precisa: “dall’alto al basso, da dentro a fuori, nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”. Nella fattispecie ci interessa considerare “nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”, per cui durante la terapia sono riapparsi i vecchi sintomi del passato, che però non sono in grado di riproporre la malattia e quindi saranno solo passeggeri. Infatti dopo un arco di tempo variabile, da una a qualche settimana, questi vecchi sintomi scompaiono, senza che si intervenga, non lasciando alcuna conseguenza e contemporaneamente si instaura il processo di miglioramento del paziente. In tale evenienza ci si trova nell’ambito del naturale aggravamento omeopatico (quello terapeutico) di cui in precedenza.
Nella sporadica circostanza che i vecchi sintomi persistano con la stessa intensità, occorrerà procedere ad una seconda prescrizione di un rimedio omeopatico diverso mettendo in primo piano nella ricerca repertoriale i vecchi sintomi.
Conclusioni
Nel corso di una cura omeopatica può presentarsi un aggravamento sintomatico temporaneo che può risultare di due tipi: l’aggravamento omeopatico vero e proprio e l’aggravamento iatrogeno. Il primo è terapeutico, il secondo no.
L’aggravamento omeopatico, consistente in un’esaltazione transitoria dei sintomi da curare, è da considerarsi terapeutico, nel senso che indica la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico e quindi è indice prognostico di percorso terapeutico favorevole. Nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. I modi per contenerlo sono il diradamento delle assunzioni, la loro sospensione o l’uso di un antidoto omeopatico.
L’aggravamento iatrogeno, consistente nell’apparizione transitoria di nuovi sintomi contenuti nel rimedio come sviluppo del suo potere patogeno, è dovuto ad un uso eccessivo e ripetuto del rimedio durante la sua fase di copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. E’ un aggravamento assolutamente da evitare perché non è terapeutico e complica inutilmente il percorso di guarigione. Generalmente scompare in un arco di tempo variabile da qualche giorno a qualche settimana. I modi per contenerlo o per evitarlo si traducono nell’uso proprio della diluizione senza eccessi, nelle somministrazioni a potenze crescenti o nel ricorso ad un antidoto omeopatico.
L’apparizione temporanea di vecchi sintomi del proprio passato patologico è da considerarsi di natura terapeutica, in quanto in sintonia con la legge di guarigione di Hering e con il naturale aggravamento omeopatico.
MONIA dice
Buonasera,
dopo 4 anni sono tornati a farmi visita i problemi di ansia, debilititante per me perchè mi impedisce di fare anche le cose più semplici e mi costringe a correre al bagno, non volendo ricorrere alla terapia farmacologica con ansiolitici e antidepressivi, mi sono rivolta ad un omeopata che mi ha prescritto Arnica mk il primo giorno, Ignatia amara 30 ch 2 granuli mattina e sera fino al 20 giorno.
Ho iniziata la cura domenica scorsa e per la settimana passata fino a giovedì sono stata malissimo, poi da venerdì ho iniziato a sentire miglioramenti anche se non mi sento in forma al 100%, significa che la cura è giusta e sta facendo il suo effetto? Grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Monia, se incomincia a registrare dei miglioramenti vorrà senz’altro dire che il percorso terapeutico è quello giusto e la cura sta incominciando ad agire. Ovviamente la risposta precisa gliela può fornire solo il medico omeopata che l’ha visitata e le ha prescritto la cura, che sarebbe opportuno tenere periodicamente informato, in modo che possa valutare sempre meglio la situazione. Cordiali saluti.
silvia dice
buongiorno dottoressa,
le scrivo perche’ da un anno e mezzo sono afflitta dalla Candida Albicanis. Ho fatto un sacco di cure che non sto ad elencarle….il mio problema poi si e’ aggravato da altri due batteri: Gardenella e Mycoplasma humanis. L’ ultima visita ho cambiato ginecologa la quale mi ha detto che le mie difese immunitarie sono debolissime e la mia flora batterica vaginale buona e’ completamente distrutta. Mi ha prescritto dei potenti fermenti lattici ( cosa che gia’ facevo da un anno nonche’ mi sono attenuta con fatica alla quasi eliminazionedi zuccheri e lieviti) poi l’antibiotico Bassado per eliminare i due batteri ed una volta finito questo mi ha prescritto una cura omopatica con il Micox gocce da prendere 20gc x 2 al di’ per il primo mese e altri due mesi premderne10gc. x 2 al di’. A parte questo non mi ha dato altro se non ovuli non omeopatici durante il trattamento antibiotico e una pomata per ridurre l’arrossamento. E’ da una decina di giorni che sto facendo la cura con il Micox e devo dire che i sintomi, cioe’ le perdite a ricotta e relativo prurito sono aumentate di tanto e non so se e’ la conseguenza del medicinale omeopatico e no. Sembra quasi come se il mio corpo stia eliminando tutto il marcio che ho dentro e in piu’ sul viso mi compaiono dei piccoli brufoletti con la punta bianca. …… volevo chiedere a Lei se e’ giusta o sbagliata o se devo prendere altre cose perche’ solo il Micox mi sembra un po’ pochino. Attendo la sua risposta.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Silvia, sarebbe opportuno che lei informasse, se non l’avesse ancora fatto, la ginecologa omeopata di quanto avviene, la quale avendola visitata è l’unica in grado di fornirle una risposta precisa. Quello che posso dirle è che il prodotto utilizzato, ossia Micox, pur essendo in preparazione omeopatica non appartiene al mondo dell’omeopatia classica bensì a quello dell’omotossicologia, che nonostante abbia diversi punti di contatto con l’omeopatia, alla quale si ispira, ha degli orientamenti terapeutici e dei criteri di scelta dei rimedi completamente differenti. Il rimedio è quindi un omotossicologico (o antiomotossico), più precisamente è un rimedio complesso costituito da un mix di vari omeoterapici e bioterapici, che dovrebbe essere indicato nelle micosi. L’omeopatia classica utilizza esclusivamente rimedi unitari che vengono scelti in base alla somiglianza con il paziente, nelle caratteristiche e nella sintomatologia, ossia in base alla somiglianza tra il quadro patogenetico del rimedio ed il quadro clinico del paziente. Ciò nel rispetto della “legge di similitudine” su cui l’omeopatia fonda il suo principio terapeutico. Tra i rimedi omeopatici che vengono adoperati nelle vaginiti micotiche causate da Candida albicans o da altre specie di Candida, tanto per citare i più noti, troviamo Kreosotum, Borax, Mercurius corrosivus, Nitricum acidum, Robinia, Silicea ed altri. In molti casi si rivelano utili le applicazioni locali (irrigazioni e/o lavaggi) di tintura madre di Calendula oppure di olio essenziale di Melaleuca (noto anche come Tea Tree Oil), da sciogliere nelle opportune quantità in acqua sterilizzata, previa bollitura, per un’azione antisettica, antinfiammatoria, antimicrobica, lenitiva, calmante, anestetica, da adoperare sempre previa approvazione medica. Sarebbe anche opportuno associare altri tipi di intervento, quali ad esempio un’alimentazione appropriata (fibre, vitamine, sali minerali, probiotici), una corretta igiene personale, l’uso di detergenti delicati e non troppo alcalini, l’uso di indumenti intimi idonei (di cotone e traspiranti), l’eliminazione di jeans o pantaloni troppo stretti, l’attività fisica, ecc. Cordiali saluti.
Anna dice
Buonasera al mio cagnolino che sta prendendo il rimedio Lycopodium 1 LM, ha fatto le analisi e gli ha trovato la bilirubina un po’ alta (forse bile densa) ma dice niente di grave, gli ha dato il Cardus Marianus 5 ch 3 granuli al mattino. Mi stavo chiedendo se le 2 cose insieme possono fargli male essendo un cagnolino di 3,5 kg. Grazie,
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Anna, sarebbe opportuno che le delucidazioni del caso le chiedesse al veterinario omeopata che ha prescritto la cura, perché l’omeopatia per gli animali richiede tecniche, strategie e pratiche completamente differenti da quelle per uso umano. Inoltre gli animali hanno anatomia, fisiologia e patologia diverse dal genere umano e ciò indispensabilmente richiede un trattamento diverso. Quello che si può dire, in linea del tutto generale, è che i rimedi omeopatici sono abbastanza sicuri per un organismo vivente, quando vengono ben scelti, in quanto non introducono sostanze a livello ponderale ma solo a livello infinitesimale e la loro azione consiste unicamente nello stimolare e incanalare correttamente la capacità propria di guarigione. Cordiali saluti.
Serena dice
Buongiorno Dottoressa Rita della Volpe, da circa 15 gg sto assumendo nux vomica 7 ch (3 granuli dopo colazione e 3 granuli dopo cena) e hypothalamus 7 ch (3 granuli a metà pomeriggio). Questa cura mi è stata consigliata dalla nutrizionista a supporto del mio piano alimentare volto alla perdita di kg. Tuttavia è da 5 giorni che il mio peso è aumentato, ho forte ritenzione idrica, solo 1 volta, in 5 giorni, sono riuscita ad andare di corpo e mi è venuta anche una cistite emoraggica (curata con Monuril). il ciclo mestruale dovrebbe venirmi tra 15 giorno quindi non penso sia per quello. E’ possibile che si tratta (esclusa forse la cistite) di aggravamento omeopatico?
Cordiali saluti.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Serena, non dovrebbe trattarsi di aggravamento omeopatico che solitamente con le basse diluizioni si manifesta abbastanza presto, dura poco e non è mai così invadente. Informi, se non l’avesse già fatto, la nutrizionista. Cordiali saluti.
Kikko dice
Buongiorno Dott.ssa, mio figlio di quasi 10 mesi da 4 mesi circa soffre di stitichezza; la sua alimentazione è perfetta (ricca di fibre e verdure), beve molto (sia latte di mia moglie sia acqua), per 3 mesi abbiamo eliminato dalla sua dieta mele,patate, carote, riso e banane, ma non abbiamo visto giovamenti e così, tranne il riso, glieli abbiamo reinseriti (anche se ne mangia raramente). Il piccolo evacuava raramente (è arrivato ad una stipsi di 6 giorni!), con grandi sforzi e piangendo; quando passavano troppi giorni, gli facevamo un microclisma (usando quelli più blandi possibili, i Melilax Pediatric), e dopo quello evacuava.
Per 20 giorni gli abbiamo anche somministrato 4 g di Paxabel ogni mattina (su consiglio del pediatra), e la situazione sembrava essere tornata nella norma, nel senso che evacuava regolarmente, ma appena smesso il Paxabel siamo tornati punto e a capo. Allora lo abbiamo portato da un pediatra omeopata che gli ha prescritto Calcarea Acetica 10lm, 2 volte al giorno, diluito in acqua; dopo 20 giorni di cura, però, non è cambiato nulla (anzi, il piccolo sembra essere addirittura peggiorato, perchè non evacua più da solo, se non con i microclisma). Con lui non hanno funzionato neanche olio di semi di lino nelle pappe e infusi a freddo di semi di lino; da qualche giorno gli stiamo dando dei fermenti lattici, ma mi chiedo se faranno effetto.. cosa ci consiglia? Siamo molto demoralizzati. Grazie davvero.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Kikko, Calcarea acetica è un rimedio omeopatico che viene utilizzato per la stipsi dei neonati e dei bambini, soprattutto se questa è dovuta a atonia intestinale e quindi a mancanza (o carenza) di peristalsi dell’intestino crasso. Se il pediatra omeopata ha prescritto tale rimedio è perché ha fatto le proprie valutazioni e quindi ha potuto stabilire che esso, almeno in questa fase, è il più adatto al suo bimbo. Però se a distanza di 20 giorni la cura non ha prodotto alcun risultato, sarebbe opportuno informarlo per dargli la possibilità di valutare meglio la situazione e di provvedere ad un eventuale adattamento della terapia. Le possibilità che offre l’omeopatia per vincere la stitichezza sono tantissime, potendo far ricorso anche a terapie integrate che vedono l’associazione di rimedi omeopatici con bioterapici, come ad es. gemmoterapici e organoterapici, o con fitoterapici. Solo il medico omeopata potrà essere in grado di individuare la terapia “giusta”, cioè quella che risponde meglio al caso specifico. Per quanto riguarda i fermenti lattici, questi possono aiutare a ripristinare la funzionalità dell’intestino e quindi a contrastare la stitichezza, però solo se fosse intervenuta un’alterazione dell’equilibrio della flora batterica intestinale, che invece accompagna sempre la diarrea. A titolo informativo, dia un’occhiata all’articolo “Mai più stitichezza” nella sezione del sito “Rimedi della nonna” dove potrà trovare diverse notizie utili. Infine le riepilogo, in ordine alfabetico, gli alimenti maggiormente consigliati per combattere la stipsi e l’intestino pigro, da selezionare opportunamente in relazione all’età del bimbo: albicocca, alghe, anguria, arachidi, arancia, asparagi, avena, barbabietola, bietola, broccoli, brodo, carciofo, carota, cavolo, ciliegia, cipolla, crusca, fagioli, farro, fico, finocchio, fragola, kiwi, lampone, lattuga, lenticchie, lievito di birra, mandorle, mela (meglio con la buccia ben lavata), melanzana, melone, mirtilli, more, nocciole, noci, olio extravergine di oliva, pane integrale, patata, peperone, pera, pesca, piselli, polline, pomodoro, porro, prugna, riso integrale, sedano, segale, semi di lino, spinaci, tamarindo, tarassaco, uva, zucca, zucchine, zuppa di verdura. Sarebbe anche opportuno bere molta acqua, preferibilmente lontano dai pasti e la mattina al risveglio. Cordiali saluti.
merry dice
il mio medico mio prescritto arsenycum albums 200ch 4 granule mattina e 4 la sera , lunedi e jiovedi per 2 mezi, che pensa lei ? questta diluzzione non e tropo …? grazie tantto
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Merry, se il medico le ha prescritto Arsenicum album 200CH è perché avrà fatto le proprie valutazioni e quindi ha potuto stabilire che il rimedio, con tale diluizione, è il più adatto a lei. In omeopatia non esiste il “troppo” o il “poco”, ma esiste il rimedio “giusto” per il singolo paziente e la diluizione più opportuna in base al livello d’intervento terapeutico richiesto. In altre parole in campo omeopatico il concetto di potenza o di forza assume un significato ben diverso da quello della medicina tradizionale e non si misura con la quantità di medicinale o con la diluizione del rimedio, ma unicamente su ciò che richiede il paziente e la sua sintomatologia. Cordiali saluti.
merry dice
salve dottoresa. ho soferto ultimi ani di una legera ansia e depresione premenstruale e per curarmi sono andatta a una farmacia per chiedereuna cura omeopatica. ho prenzo ignatia 5 granule matina e sepia 5 granule la sera di 30 ch. dopo 3 giorni ho inizziatto a stare male una ansia aspaventosa mi sembravo che ho impazzito dentro di me stavo malisimi anche se fori stavo uguale come prima. dopo sette giorni ho smesso di prendere pero sono pasatti 7 mezi sto sempre male e tardi per prendere un antidot ?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Merry, dopo 7 mesi non si può parlare più di antidoto, perché l’azione di Ignatia e di Sepia non è più presente, ma di un nuovo rimedio omeopatico da scegliere in base alla sintomatologia attuale. L’antidoto omeopatico si può utilizzare durante l’aggravamento omeopatico, che dura pochi giorni, per attenuare lo stesso ed eliminare i sintomi disturbanti. Ma nel suo caso probabilmente non si è trattato di aggravamento omeopatico bensì di un peggioramento della sua condizione emotiva non dovuto all’assunzione dei rimedi omeopatici e quasi certamente amplificato dalla suggestione. I rimedi (od anche le diluizioni) in argomento potrebbero quindi non essere adatti a lei. Come le ho suggerito in occasioni precedenti sarebbe opportuno affidarsi alla competenza di un medico omeopata, che con la visita sarà in grado di prescrivere la terapia personalizzata più appropriata. Per maggiori informazioni che la potrebbero interessare visiti l’articolo “Ansia, Depressione, Attacchi di panico” nella sezione del sito “Affezioni-Rimedi”. Cordiali saluti.
Davide dice
Salve dottoressa
Il medico omeopata lo sento spesso e mi sembra molto convinto dei rimedi che sto prendendo.
Il fatto é che io sono una persona molto sensibile in genere a tutto e ho una forte percezione del mio corpo ( non per scelta) quindi volevo sapere se era logico procedere a una diluizione maggiore.
I veri disturbi che in genere mi affliggono sono fascicolazioni “scosse alle gambe” contratture al trapezio inf lombalgia gluteo fischi agli orecchi e ultimamente gastrite ho fatto vari periodi in un cui ho avuto percezioni di mancare di svenire e che il cibo mi togliesse energia ovviamente non mi aspetto una diagnosi;) era solo per puntualizzare la mia senzaZione .
Comunque da quando ho ripreso moschus per la seconda volta sento come il corpo disorientato come se non sapesse come agire continua. Ho i muscoli costantemente in movimento.e se mi si contrae/ decontrae un muscolo sento le conseguenze anche nel viso gambe piedi come fitte formicoli ecc
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Davide, tutto quello che potevo dirle in merito è contenuto nella risposta precedente. Come riferitole, la MK (millesima centesimale korsakoviana) è già una diluizione altissima, per cui l’opportunità o meno di spingersi ancora oltre la deve stabilire il suo medico omeopata. Tra l’altro se il medico omeopata è ben sicuro della scelta dei rimedi ed anche della diluizione, tenendo altresì conto dei risultati fin qui conseguiti, è perché ha fatto le proprie valutazioni e quindi ritiene che questa è la terapia più adatta a lei. In tal caso i benefici arriveranno. Cordiali saluti.
Davide dice
Salve sono in cura con due rimedi omeopatici (moschus , Anacardium mk) datemi dal mio omeopata di fiducia per vari problemi cronici muscolari .
Ovviamente prendo un rimedio alla volta.
Me ne sono stati prescritti 2 nel corso delle sedute per valutare quello che più mi fa effetto).
Ho iniziato con moschus che quasi subito ha migliorato il mio stato mentAle rendendomi più positivo.
Dopo la seconda visitA visto la parzialità del miglioramento ho iniziato con Anacardium ma a lungo andare non ho visto miglioramento ma solo peggioramenti fisici.
Dopo un mese sono ripassato a moschus e sembrava che qualcosa a livello acuto migliorasse ( assestamento muscolari azione miorilassantr) e ho iniziato a prenderlo mattino e sera con molto ottimismo.
Dopo peró un forte dolore acuto forse dovuto a uno sforzo ho ripreso moschus e improvvisamente mi ha ripeggiorAto irrigidendomi tutto e ogni volta che ora lo riprendo mi da una violenta senzaZione di contrattura globale
Secondo indicazione dell’omeopatia ho ripreso Anacardium che prima non aveva fatto effetto e anche questo rimedio aggrava i sintomi notevolmente
Come può spiegare questo.
Forse le diluizioni mk sono troppo alte per me?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Davide, diventa davvero complicato darle una risposta, perché è difficile potersi esprimere puntualmente nel merito, cosa che può fare solo il medico omeopata che la tiene in cura. Un fatto sembra certo e di cui il suo medico omeopata deve prendere atto (anche se è probabile che l’abbia già fatto), cioè che la cura omeopatica non sta producendo i risultati attesi e perciò probabilmente occorrerà modificare qualcosa. Però per comprendere bene la qualità della terapia bisogna saper distinguere tra lo stato di salute generale e lo stato dei sintomi locali. Si può parlare di cura non adatta solo quando fin dall’inizio lo stato di salute generale subisce un peggioramento, al di là di quello che può succedere in una fase interlocutoria ai sintomi locali. Per quanto riguarda la diluizione bisogna considerare che la MK è una diluizione altissima che si adopera innanzitutto quando esiste un’ottima somiglianza rimedio-paziente, sia a livello fisiologico che a livello psicologico e quando occorre effettuare un’azione terapeutica profonda e sistemica per intervenire sul substrato di terreno del paziente e sulla componente mentale e psichica. Bisogna ancora considerare che Anacardium orientale e Moschus sono entrambi “rimedi ad azione locale”, vale a dire rimedi che intervengono su patologie ben determinate e su sintomi ben particolari. Anacardium orientale è soprattutto un rimedio mentale che si adopera nei soggetti che mostrano segni di sovraffaticamento o di senescenza, di perdita di memoria, di indecisione, di abulia e nei casi più gravi di allucinazioni sensoriali e ossessive o addirittura di sdoppiamento della personalità. E’ anche un ottimo rimedio delle sindromi digestive, soprattutto a carico dello stomaco e della stitichezza ed in subordine dei crampi agli arti. Un segno di richiamo che deve far subito pensare ad Anacardium orientale è il miglioramento evidente e immediato di tutti i disturbi mangiando, che nessun altro rimedio omeopatico presenta in maniera così marcata. Moschus è soprattutto un rimedio che si adopera nei soggetti ipereccitati e ipereccitabili che presentano spasmi quasi isterici, vere crisi di nervi con convulsioni spasmodiche, spasmi della gola, facilità di svenimenti, palpitazioni violente e senso di soffocamento accompagnato da ansia. E’ perciò tipicamente il rimedio della crisi nervosa. E’ anche un ottimo rimedio per coloro che presentano un quadro sintomatico simile a quello della intossicazione cronica da alcool (tremori, stanchezza, affaticamento, traspirazione abbondante, gastrite, fenomeni nevralgici di varia natura). Moschus è anche uno dei rimedi che viene somministrato quando si denota un’assenza di reattività del paziente allo stimolo del rimedio omeopatico principale, quand’anche questo si ritenga ben scelto. In tal caso Moschus rimuove l’ostacolo e consente al rimedio principale di agire correttamente oppure a se stesso di agire correttamente. Per come stanno andando le cose sarebbe opportuno che lei facesse il punto della situazione con il suo medico omeopata, che avendola visitata ed avendola in cura è l’unico, ripeto, che può fornire i dovuti ragguagli e, se ritiene, di provvedere agli aggiustamenti terapeutici del caso. Cordiali saluti.
anna dice
Carissima dott. della Volpe
vorrei chiederLe un parere: che ne pensa di Carcinosinum ad alta diluizione in dose unica, quasi un vaccino assunto una volta l’anno, da chi ha subito l’asportazione di un carcinoma mammario?
Dopo sedici anni sono ancora qui…ma mia figlia si è ammalata di LH.
Pensa che io possa continuare ad assumerlo?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Anna, sui vaccini omeopatici e sul punto di vista che l’omeopatia nutre per gli stessi già ci siamo intrattenuti in una risposta precedente. In realtà Carcinosinum non è un rimedio omeopatico classico bensì è un nosode, o per meglio dire è un bioterapico, che potrebbe produrre qualche risultato utile considerato che è un rimedio di terreno ottenuto da materiale patologico che potenzialmente contiene il “miasma” del paziente e quindi il suo utilizzo potrebbe aiutare a rimuovere la relativa predisposizione costituzionale. Ciò ovviamente non deve allentare la dinamica dei controlli periodici consigliati, cui ogni donna deve potersi sottoporre nell’arco della sua vita. Si faccia forte e si tenga su con il morale, perché sua figlia ha ancora bisogno di lei. Cordiali saluti.