Contenuti:
- Premessa
- Principi fondamentali della medicina omeopatica
- Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
- Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
- Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
- Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
- Apparizione di vecchi sintomi
- Conclusioni
Premessa
Per semplicità di esposizione e per una migliore comprensione dei fenomeni partiremo dall’aggravamento che riguarda i sintomi da curare.
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che i sintomi da curare, alcuni o tutti, invece di migliorare, peggiorino: si verifica quello che viene chiamato l’aggravamento omeopatico. Tale situazione che può presentarsi nella fase iniziale della terapia, in genere non deve preoccupare perché è assolutamente naturale e sta ad indicare la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico. E’ una situazione transitoria, ma se dovesse perdurare è opportuno avvisare il proprio medico omeopata.
Per comprendere meglio tale fenomeno occorre ricordare i principi terapeutici ed i meccanismi d’azione della medicina omeopatica.
Principi fondamentali della medicina omeopatica
La medicina tradizionale adopera prioritariamente sistemi di cura che sfruttano l’azione dei principi contrari a quelli che hanno provocato la malattia, con l’obiettivo di sopprimere la sintomatologia che caratterizza la malattia. Per questo motivo è detta anche “medicina allopatica” o “allopatia”. Il termine, che fu coniato proprio da Hahnemann, deriva dal greco allos = diverso e pathos = malattia, cioè malattia del diverso, del contrario. E’ quindi una medicina che identifica prevalentemente la malattia nei sintomi della malattia stessa. Di solito viene prescritto un farmaco per ogni sintomo, che ha un’azione contrapposta al sintomo stesso, cioè provoca effetti direttamente contrari a quelli della malattia (es. in caso di febbre si somministra un antipiretico, in caso di pressione alta un antipertensivo o un diuretico, in caso di diarrea un astringente, in caso di cefalea un analgesico e così via). Se il paziente presenta più malattie dovrà assumere più farmaci. Il più delle volte le varie malattie, sia che si presentino contemporaneamente che in successione, vengono considerate ognuna a sé stante, senza cercare alcuna correlazione tra di loro.
La medicina omeopatica, o semplicemente omeopatia, invece si basa sul concetto di “simile”. Il termine deriva dalle parole
greche ómois = simile e pàthos = malattia. Si deve a Samuel Hahnemann (1755–1843), il medico tedesco considerato il padre dell’omeopatia, la riscoperta del principio di similitudine già teorizzato da Ippocrate nel V secolo a.c. (“similia similibus curantur”: i simili si curano con i simili). Secondo tale principio è possibile curare una malattia con la stessa sostanza che la induce nel soggetto sano. Una sostanza (di origine vegetale, animale o minerale) può avere un effetto tossico o curativo a seconda della quantità ingerita. Ossia, un quadro sintomatologico, provocato da una sostanza assunta in dosi ponderali dall’individuo sano, è curato dalla stessa sostanza se viene assunta in dosi diluite dall’individuo che ne è ammalato. Questo quadro sintomatologico, che riguarda sia l’aspetto fisico che mentale, è unico e caratteristico per ciascuna sostanza.
Hahnemann, che provava su di sé le sostanze tossiche prudenzialmente diluite, si rese conto che quanto più continuava a diluire la sostanza di origine, tanto più si riduceva la sua azione tossica a vantaggio di una reazione dell’organismo, prima nascosta dall’azione tossica, che portava alla guarigione. Ricordiamoci che dopo la diluizione 12CH siamo oltre il numero di Avogadro e pertanto la soluzione non contiene più alcuna molecola della sostanza originale. Per conferire maggiore omogeneità alla soluzione in termini energetici, inoltre, ogni volta scuoteva energicamente il contenitore (si racconta che lo sbatteva 100 volte sulla Sacra Bibbia), dotando la soluzione della dinamizzazione. Nascono così i rimedi omeopatici. La diluizione e la dinamizzazione, senza le quali non si può parlare di rimedio omeopatico, conferiscono al rimedio la potenza terapeutica. Questa tecnica di preparazione dei rimedi omeopatici è tuttora ancora utilizzata.
Diventa fondamentale però individuare correttamente la sostanza di origine, ovverosia il rimedio omeopatico capace di produrre l’effetto terapeutico desiderato nella persona ammalata. Sono ancora gli studi e le osservazioni di Hahnemann che ci confortano in questa scelta.
Il criterio che si segue è che bisogna individuare un rimedio la cui sostanza di origine è in grado di sviluppare una complessità di sintomi, fisici e psichici, simili a quelli presenti nella persona affetta da quella determinata malattia, cioè un rimedio (ovvero la persona) che presenta un modo di ammalarsi simile. L’essenza e la straordinaria originalità dell’omeopatia è che “ogni rimedio è una persona”, capace cioè di personificare il malato in tutte le sue manifestazioni.
Non bastano quindi i soli sintomi del paziente, ma occorre tenere conto di tutte le altre peculiarità che rendono il soggetto unico rispetto a tutti gli altri affetti dalla stessa malattia. Sarà il medico omeopata a cercare nella storia del paziente e nelle sue manifestazioni somatiche e psichiche, il rimedio omeopatico più “simile” a lui. Si valuteranno quindi le caratteristiche ereditarie, le patologie passate, le cure effettuate, gli aspetti somatici, i sintomi psichici, lo stile di vita, i comportamenti, l’ambiente, la reattività, la sensibilità e quant’altro, senza trascurare niente (processo di individualizzazione). Si va cioè ad indagare in modo particolare il “terreno” caratteristico di quel paziente, di cui la manifestazione patologica ne è l’espressione. Il concetto è che l’omeopatia non prescrive il rimedio considerando la malattia, ma lo prescrive considerando il malato affetto da quella malattia.
Si riesce così ad individuare, tra i tanti possibili, il rimedio omeopatico che ha caratteristiche simili a quelle del paziente, a fronte di una certa patologia. Tanto più alta è questa similitudine, tanto maggiore sarà l’azione terapeutica. Il rimedio omeopatico perfettamente simile al paziente è chiamato simillimum ed è quello teorizzato e privilegiato da Hahnemann. La scuola di Medicina Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero del medico tedesco, prescrive un solo rimedio alla volta che è proprio il simillimum. Tale rimedio è molto personalizzato, è <<l’abito su misura>> e per questo può essere prescritto alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce.
Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
I sintomi non sono quindi la malattia ma sono lo sforzo di reazione dell’organismo nel tentativo di ripristinare l’equilibrio perduto, per andare naturalmente verso la guarigione. Nel caso delle malattie croniche, citando ancora Hahnemann, i sintomi sono l’espressione della malattia che si manifesta all’esterno sulla base del miasma predominante (l’odierna diatesi, che ricordiamo è la modalità propria di sviluppo e di evoluzione della malattia verso la quale esiste una predisposizione acquisita o congenita).
Per ulteriori informazioni in merito consultare l’articolo “Diatesi in omeopatia” della presente sezione.
Per i motivi esposti l’approccio terapeutico della medicina omeopatica non è quello della soppressione dei sintomi, che addirittura sarebbe controproducente, come invece avviene nella medicina allopatica, ma di agire sullo squilibrio che ha provocato i sintomi, sulla causa profonda della malattia. L’utilizzo del simillimum porta proprio a questo risultato: l’eliminazione dei sintomi diventa la conseguenza della terapia e non il suo obiettivo, che resta la guarigione.
Per il fatto che il rimedio provoca gli stessi sintomi da curare (ossia, come visto, la sostanza di origine a dosi ponderali o lo stesso rimedio omeopatico somministrato ripetutamente), è possibile che all’inizio della cura si produca un’esaltazione di
questi sintomi, un loro aggravamento temporaneo. Il fenomeno è noto in omeopatia sotto la denominazione di “aggravamento omeopatico” e va considerato in senso positivo, anche se a volte fastidioso e opposto alla psicologia del malato che dalla terapia si aspetta solo il miglioramento. Esso è la misura concreta di quanto il rimedio stia agendo correttamente e stia mettendo in atto la sua azione terapeutica. Quindi l’aggravamento omeopatico consiste in un’esaltazione temporanea dei sintomi da curare, che si manifesta nella fase iniziale della terapia ed è di tipo terapeutico, nel senso che sta ad indicare l’inizio di un percorso terapeutico favorevole. Lo stato di salute generale del paziente nel frattempo incomincia a migliorare, trasmettendo quella sensazione interna, non meglio precisabile, di inizio di benessere.
Diciamo subito che generalmente tale aggravamento temporaneo nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. Però la situazione relativa al suo presentarsi, alla sua durata ed alla sua entità è piuttosto articolata. Tutto è strettamente legato in misura proporzionale a diversi fattori individuali (come al solito in campo omeopatico), quali ad es. la reattività e sensibilità dell’organismo allo stimolo del rimedio omeopatico, la profondità della patologia o del disturbo (acuto, sub-acuto, cronico), il livello d’azione terapeutica (drenaggio, lesionale, funzionale, generale, mentale, diatesico), la diluizione del rimedio (bassa, media, alta, altissima), la presenza o meno di danni tissutali, le caratteristiche intrinseche del rimedio, ecc. In linea del tutto generale e in estrema sintesi, fermo restando che la diversa reattività del singolo organismo potrebbe fare la differenza, quando il rimedio omeopatico è ben scelto (nella condizione ideale il simillimum), nelle malattie acute, solitamente curate con le basse diluizioni, l’aggravamento omeopatico è quasi immediato e di breve durata, invece nelle malattie croniche, solitamente curate con le alte diluizioni, l’aggravamento si manifesta comunque più tardi, ma da più precocemente a più tardivamente con il crescere della diluizione. L’esistenza dei danni tissutali rende poi l’aggravamento proporzionalmente più severo.
Inoltre l’aggravamento omeopatico è tanto più sensibile quanto più il rimedio si avvicina al simillimum, in quanto questo riesce a coprire sempre più sintomi e ad agire più in profondità. Invece quando, secondo il pensiero della cosiddetta Scuola francese, si adoperano i rimedi sintomatici (che ricordiamo sono i rimedi caratterizzati da pochi sintomi, in bassa diluizione e che quindi hanno un’azione locale, di organo, non sistemica) per la cura delle malattie acute, l’aggravamento omeopatico è quasi del tutto assente o poco significativo. Può essere presente, ovviamente in una forma più blanda, solo se il rimedio sintomatico viene utilizzato per curare le malattie croniche (ricordiamo che il rimedio è lo stesso, si allungano solo i tempi ed il periodo di somministrazione): questo si verifica perché nella malattia cronica, che dura da molto tempo, c’è un coinvolgimento più profondo dell’individuo e quindi è possibile riscontrare un numero più alto di sintomi caratteristici, per cui il rimedio sintomatico si avvicina di più al simillimum.
Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
Abbiamo detto che l’aggravamento omeopatico, ovverosia l’esaltazione dei sintomi da curare contenuti nel rimedio somministrato, che può presentarsi all’inizio di una terapia, è una situazione transitoria del tutto naturale che in genere non deve preoccupare in quanto rappresenta proprio l’efficacia dell’azione terapeutica del rimedio omeopatico.
Nel caso che l’aggravamento sia particolarmente molesto per il paziente, ma ancora sopportabile, si potranno momentaneamente allungare i tempi delle somministrazioni.
Quando invece siamo in presenza di un aggravamento omeopatico non sopportabile dal paziente, al punto tale da determinare una condizione di tracollo generale, fisico e psichico, è opportuno far valutare dal medico omeopata se è il caso di sospendere le somministrazioni o di ricorrere ad un antidoto omeopatico per i sintomi disturbanti. Ricordiamo che l’antidoto di un rimedio omeopatico, per determinati sintomi, non è l’antidoto allopatico, ossia non è il controveleno, ma è un rimedio omeopatico che controlla l’azione del rimedio principale, controllando proprio quei sintomi per i quali si rivela antidoto. In altre parole l’antidoto omeopatico è il rimedio che incanala gli effetti troppo impetuosi, troppo violenti del rimedio principale prescritto, relativamente ad alcuni sintomi. Nelle cure omeopatiche l’antidoto omeopatico può essere affiancato al rimedio principale, aiutandone l’azione nella fase acuta della patologia e riducendo sensibilmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Le diluizioni cinquantamillesimali LM, preconizzate da Hahnemann nella VI e ultima edizione dell’Organon, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di diminuire notevolmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
Nel corso di una cura omeopatica, il più delle volte nella fase iniziale ma a volte anche più tardi, possono comparire dei nuovi sintomi, completamente estranei ai sintomi da curare. In tali casi bisogna saper leggere attentamente questi nuovi sintomi, nel senso di saperli opportunamente riconoscere per attribuirne l’origine e quindi adottare i provvedimenti conseguenti. Vediamo cosa può succedere.
Escludendo ovviamente che questi nuovi sintomi siano i sintomi evolutivi della malattia, perché in tal caso vorrebbe significare che il rimedio prescritto non è quello giusto, bisogna stare attenti a non confondere i nuovi sintomi con il ritorno di vecchi sintomi del proprio passato patologico, di cui diremo nell’apposito paragrafo successivo.
Una volta accertato che il nuovo sintomo (o i nuovi sintomi) può definirsi tale, ossia che non è un sintomo patologico e non è un vecchio sintomo, è importante notarlo bene e con tutte le sue caratteristiche, perché la prima cosa da fare è di controllare se tale sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio omeopatico. Nella stragrande maggioranza dei casi la verifica di tale riscontro è positiva, nel senso che il nuovo sintomo è contenuto nel rimedio, ossia rientra tra i sintomi che il rimedio normalmente è in grado di curare. Ma che è in grado anche di provocare qualora venga ripetuto incautamente con frequenza elevata, vale a dire con intervalli di tempo troppo brevi. Ciò si verifica in particolare con le alte diluizioni, quando la posologia, ovverosia la distanza tra le assunzioni, viola di molto la durata di copertura terapeutica del rimedio, quando, in parole più povere, il rimedio è ripetuto troppo spesso, anche giornalmente nelle diluizioni medie e alte.
L’aggravamento iatrogeno è dovuto quindi allo sviluppo del potere patogeno del rimedio, come conseguenza di un uso troppo ripetuto dello stesso durante la sua copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. Ecco perché il fenomeno è molto più probabile con le alte diluizioni.
Ovviamente è un aggravamento da evitare perché non è terapeutico, è disturbante e complica inutilmente il percorso di guarigione.
Per evitare il rischio di incorrere nell’aggravamento iatrogeno bisognerebbe astenersi dal ripetere la dose durante la fase di copertura terapeutica del rimedio, ossia finché lo stesso fa registrare dei miglioramenti ed assumerla perciò solo verso la fine di tale fase quando i miglioramenti incominciano a non progredire più.
Nella sporadica eventualità che il nuovo sintomo non figura nella patogenesi del rimedio prescritto e lo stato di salute generale del paziente è buono, nel senso che si sta comunque procedendo verso la guarigione, allora si tratta ancora di aggravamento iatrogeno perché certamente nuovi provings che saranno fatti in futuro mostreranno che il nuovo sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio.
Un’altra eventualità, abbastanza singolare, di poter incorrere nell’aggravamento iatrogeno è quando il paziente possiede una sensibilità eccessiva, una suscettibilità estrema nei confronti dei rimedi omeopatici, per cui manifesta i sintomi del rimedio somministrato qualsiasi esso sia. Il fenomeno è noto con il termine “idiosincrasia”, che in campo omeopatico intende descrivere un soggetto che presenta una ipersensibilità, una reazione eccessiva e violenta verso i rimedi omeopatici. In altre parole, ci troviamo al di sopra della normale soglia di reazione dell’organismo. Dal punto di vista della ricerca pura, questi pazienti si dimostrano essere degli eccellenti “provers”, però sono difficili da curare. L’azione da mettere in atto, prima di stabilire la terapia vera e propria, è di tentare di diminuire tale sensibilità esagerata utilizzando certi rimedi omeopatici che possono apportare una desensibilizzazione generale, quali ad es. Asarum europaeum, Chamomilla, Coffea, China, Ignatia amara, Nux vomica, Pulsatilla, Teucrium marum, Valeriana.
L’aggravamento iatrogeno è comunque temporaneo e sparirà, senza altre conseguenze, in un arco di tempo che generalmente va da qualche giorno a qualche settimana.
Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
Ovviamente la prima modalità da mettere in atto è quella di evitare che l’aggravamento iatrogeno insorga, ossia di stare attenti a non ripetere eccessivamente il rimedio con le diluizioni più alte in particolare, tenendo in debito conto la durata di copertura terapeutica che è crescente con la diluizione.
La modalità di carattere generale per ridurre il rischio dell’aggravamento iatrogeno è adottabile con il rimedio omeopatico in forma liquida, che consente di poter accrescere ad ogni assunzione la potenza del rimedio, accrescendo leggermente o la diluizione o la dinamizzazione. In tal modo si fornisce al paziente ogni volta uno stimolo non sempre uguale, anche se simile e quindi una risposta di reazione dell’organismo sempre un po’ diversa, con il risultato che si scongiura o si attenua l’aggravamento in parola. Vediamo come.
Il sistema, adoperato dai Maestri del passato, consiste nel lasciar sciogliere alcuni granuli (3 sono sufficienti) in mezzo bicchiere d’acqua e poi berne un sorso nel numero di volte giornaliero prescritto. Si rabbocca di volta in volta l’acqua che viene bevuta, allo scopo di aumentare leggermente la diluizione della soluzione e quindi la sua potenza terapeutica, come raccomandava Hahnemann, per evitare qualsiasi effetto iatrogeno. Se non si effettua il rabbocco, la soluzione, prima di ogni assunzione, o deve essere travasata rapidamente più volte (almeno 20 volte) da un bicchiere all’altro, oppure deve essere scossa energicamente più volte (almeno 10 volte) ed in quest’ultimo caso occorre una bottiglietta. Ciò sempre allo scopo di aumentare ad ogni assunzione la potenza energetica della soluzione, aumentando in tal caso la dinamizzazione.
Se si dispone del rimedio già in forma liquida basta avere la sola accortezza di scuotere energicamente la bottiglietta ad ogni assunzione.
Tale modalità di assunzione è in grado di ridurre anche l’aggravamento omeopatico vero e proprio, quello terapeutico, di cui in precedenza.
Anche stavolta se i sintomi iatrogeni, comunque verificatesi, sono particolarmente disturbanti e debilitanti si può adottare un antidoto omeopatico per i sintomi in questione.
Le diluizioni cinquantamillesimali hahnemanniane LM, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di evitare l’eventuale aggravamento iatrogeno, mantenendo sempre l’accortezza di scuotere energicamente, ad ogni assunzione, la bottiglietta del rimedio in forma liquida.
Apparizione di vecchi sintomi
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che ritornino dei vecchi sintomi che appartengono al proprio passato patologico. Tale apparizione non deve preoccupare, conviene astenersi da qualsiasi terapia specifica, perché questo ritorno è un’eccellente prognosi. Ci troviamo nel pieno rispetto della legge di guarigione naturale di Hering (da Constantin Hering, uno dei più brillanti allievi di Hahnemann), secondo la quale la guarigione terapeutica segue una direzione ben precisa: “dall’alto al basso, da dentro a fuori, nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”. Nella fattispecie ci interessa considerare “nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”, per cui durante la terapia sono riapparsi i vecchi sintomi del passato, che però non sono in grado di riproporre la malattia e quindi saranno solo passeggeri. Infatti dopo un arco di tempo variabile, da una a qualche settimana, questi vecchi sintomi scompaiono, senza che si intervenga, non lasciando alcuna conseguenza e contemporaneamente si instaura il processo di miglioramento del paziente. In tale evenienza ci si trova nell’ambito del naturale aggravamento omeopatico (quello terapeutico) di cui in precedenza.
Nella sporadica circostanza che i vecchi sintomi persistano con la stessa intensità, occorrerà procedere ad una seconda prescrizione di un rimedio omeopatico diverso mettendo in primo piano nella ricerca repertoriale i vecchi sintomi.
Conclusioni
Nel corso di una cura omeopatica può presentarsi un aggravamento sintomatico temporaneo che può risultare di due tipi: l’aggravamento omeopatico vero e proprio e l’aggravamento iatrogeno. Il primo è terapeutico, il secondo no.
L’aggravamento omeopatico, consistente in un’esaltazione transitoria dei sintomi da curare, è da considerarsi terapeutico, nel senso che indica la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico e quindi è indice prognostico di percorso terapeutico favorevole. Nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. I modi per contenerlo sono il diradamento delle assunzioni, la loro sospensione o l’uso di un antidoto omeopatico.
L’aggravamento iatrogeno, consistente nell’apparizione transitoria di nuovi sintomi contenuti nel rimedio come sviluppo del suo potere patogeno, è dovuto ad un uso eccessivo e ripetuto del rimedio durante la sua fase di copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. E’ un aggravamento assolutamente da evitare perché non è terapeutico e complica inutilmente il percorso di guarigione. Generalmente scompare in un arco di tempo variabile da qualche giorno a qualche settimana. I modi per contenerlo o per evitarlo si traducono nell’uso proprio della diluizione senza eccessi, nelle somministrazioni a potenze crescenti o nel ricorso ad un antidoto omeopatico.
L’apparizione temporanea di vecchi sintomi del proprio passato patologico è da considerarsi di natura terapeutica, in quanto in sintonia con la legge di guarigione di Hering e con il naturale aggravamento omeopatico.
Chiara dice
Gentile dottoressa. Sono una ragazza che soffriva in modo cronico di coliche intestinali. Dopo mesi di tali coliche sono subentrati problemi a livello intimo, dianiosticata dalla mia ginecologa come mancanza di lactobacilli. Dopo molte cure tradizionali mi sono rivolta ad una omeopata che mi ha dato: fortakehl D5 due volte al dì, ignatia 9 e 30 da alternare, più un composto da prendere 4 volte al giorno (star of bethlehem, mimulis, cherry plum, willow, holly, walnut). Dopo una settimana dall’inizio delle cure mi è venuta la candida (mai avuta prima). Telefonicamente l’omeopata mi ha dato exmikehl x 5 di. Il tutto sembrava risolto ma dopo 4 giorni mi stanno tornando dei sintomi simili a quelli della settimana scorsa. Secondo lei è perché curando l’intestino si stanno smuovendo dei batteri? Cosa mi consiglia di fare? L’appuntamento con l’omeopata sarebbe tra un mesetto. In più questa situazione mi sta causando molta ansia e nervosismo. Non mi sento serena e ho paura di non riuscire a guarire da questa situazione ormai cronica. La ringrazio!
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Chiara, la terapia prescritta dal medico omeopata propende più per l’omotossicologia piuttosto che per l’omeopatia classica, che pur avendo diversi punti di contatto con l’omeopatia, alla quale si ispira, ha però dei principi terapeutici e di scelta dei rimedi completamente differenti. Infatti sia Fortakehl D5 che Exmykehl 5X sono degli antiomotossici, in particolare dei bioterapici, il primo sarebbe indicato per tutte le alterazioni della flora batterica, gastriti, enteriti, coliti, colangiti, cistiti, micosi, il secondo sarebbe indicato per le micosi intestinali e vaginali. Ignatia amara 9 e 30CH è il noto rimedio omeopatico unitario, che come tale segna il punto d’incontro tra l’omotossicologia e l’omeopatia classica. In più ha adoperato la floriterapia prescrivendo i fiori di Bach, precisamente Star of the Bethlehem (Ornitogalo o Latte di gallina), Mimulus (Mimolo giallo), Cherry Plum (Mirabolano), Willow (Salice giallo), Holly (Agrifoglio) e Walnut (Noce), per il disagio emotivo. In genere quando si utilizza una terapia omotossicologica si può andare incontro alla cosiddetta “vicariazione regressiva”, ossia non si ha un peggioramento dei sintomi in atto come avviene nell’aggravamento omeopatico, bensì si ha un ricomparire di sintomi pregressi, di vecchia data, del proprio passato patologico. Di conseguenza se i sintomi che lei avverte fanno parte di tale categoria, essi potranno essere la normale reazione dell’organismo alla terapia e quindi bisogna solo aspettare che passino. Se invece così non fosse, allora sarebbe opportuno informare quanto prima il medico omeopata e non aspettare il mesetto per la nuova visita. Il medico omeopata sarebbe comunque da ricontattare perché, anche in caso di vicariazione regressiva, egli potrebbe integrare la cura per far fronte ai vecchi-nuovi sintomi ricomparsi. Non perda neppure i contatti con la ginecologa. Cerchi di stare serena perché le sue problematiche sono tutte risolvibili, ovviamente con le cure appropriate. Cordiali saluti.
VALENTINA dice
SALVE DOTTORESSA,SABATO HO PRESO SILICEO ALLA QUINDICI ,AVENDO LETTO SU UN GIORNALE CHE LA CURA IN MONODOSI PER QUATTRO SETTIMANE FOSSE UN BUON SUPPORTO PRIMA DELL’INVERNO,QUANDO IO MI AMMALO CONTINUAMENTE SENZA FEBBRE ,MASSIMO 36 E OTTO,;L’HO SCELTO ANCHE PERCHE’ SOTTOLINEAVANO IL FATTO CHE RAFFORZASSE IL SISTEMA IMMUNITARIO NELL’INTESTINO CHE HO MOLTO DEBOLE,FRA LE TANTE.
OGGI HO TRENTOTTO DI FEBBRE !!!MAI AVUTA !!!!PER ME E’ STATO UN BEL ‘SEGNALE’,LO VIVO COME UNA RINASCITA DEL SISTEMA IMMUNITARIO CHE REAGISCE.MA LEI CHE NE PENSA?
P.S..HO LETTO POCANZI IL TIPO SILICEO E MI ASSOMIGLIA MOLTO ,SOPRATTUTTO PER LA VOGLIA DI MARE ,AL PUNTO DI VOLERMI TRASFERIRE ,,GRAZIE
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Valentina, Silicea è indubbiamente un grandissimo rimedio omeopatico costituzionale, in grado quindi di produrre, nei soggetti che si ritrovano con le caratteristiche del rimedio, un’azione generale e polivalente, profonda e sistemica, volta alla risoluzione di numerosi disturbi. Il sistema immunitario però deve potersi rafforzare anche con un’alimentazione appropriata, sana ed equilibrata, che privilegi i cibi ricchi di vitamine (in particolare vitamine A, B12, C, E), di grassi polinsaturi (omega-3 e omega-6), di minerali (in particolare rame, manganese, selenio e zinco), di prebiotici e probiotici, ecc. Esistono anche diversi preparati erboristici in grado di rafforzare le difese immunitarie, quali ad es. quelli a base di Echinacea, gel di Aloe vera, Ribes nigrum, Propoli, Uncaria tormentosa, Eleuterococco, Astragalo, ecc. Si ricordi però che la parola spetta sempre al medico. Cordiali saluti.
Francesco, errata corrige dice
Buongiorno Dottoressa, la mia compagna, oggi 48 enne e prossima alla menopausa (con tutte le problematiche che la stessa comporta), dal passato severamente travagliato: abbandonata alla nascita in una stanza senza luce per ben due anni e curata da familiare di soli nove anni di età (per quanto nelle sue possibilità), adottata da padre dedito all’alcolismo per svariati anni e madre abbandonatasi in forma maniacale alla fede come unica via d’uscita dalla sua triste condizione familiare, dedita per alcuni anni alla prostituzione minorile, successivamente alla sua fuga, in solitaria, da regime dittatoriale, mostra da circa 5 anni in forma cronica: asocialità spiccata, cambiamenti d’umore frequenti, confusione mentale e difficoltà d’espressione successivamente alle ore 17:00-19:00, quasi assoluta estraneità dal mondo che la circonda con concentrazione assoluta su strumenti tecnologici (PC e telefonino) dopo le ore 22:00-23:00. Accetta con poca convinzione sedute di psicoterapia, ma riceve dal rimedio Causticum C 1000 in granuli un supporto che oserei definire stupefacente. Mi spiego meglio, non sempre è predisposta alla sua assunzione, vivendo il suggerimento come un “ordine” ma, quando il rimedio viene assunto, in forma esplicita o “celata”, nella dose di 5 granuli 2 volte al giorno, a distanza di circa due ore (ore 17:00 ed ore 19:00), con cadenza quasi giornaliera, azzera pressoché totalmente ogni manifestazione psichiatrica (esami medici approfonditi hanno escluso in toto altra patologia), lasciando la persona libera da problematiche comportamentali evidenti, se non fosse per un atteggiamento caratteriale mediamente meno dolce e docile rispetto a tempi tranquilli (aggravamento omeopatico?). Preciso che il rimedio è stato assunto ad oggi da circa 10 giorni, ed è stato da me selezionato, senza una competenza medica specifica, ma sulla base di studi personali nel settore, partendo da diluizioni inferiori. Mi rendo perfettamente conto della difficoltà del caso qui brevemente riassunto, nonostante ciò mi permetto di domandarle se ritiene che la diluizione hahnemanniana adottata possa meglio essere sostituita con altra o, nel caso specifico, accorpata all’assunzione di Natrum Carbonicum, e se si, in quale diluzione. Un ringraziamento anticipato ed un saluto cordiale. Francesco.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Francesco, se ad ogni modo Causticum produce dei benefici probabilmente il rimedio omeopatico è adatto. Per quanto riguarda la diluizione, tenga presente che una altissima, qual è la 1000CH, è consigliabile solo quando esiste un buon grado di somiglianza con il rimedio. L’accentuazione di alcuni sintomi potrebbe essere l’effetto di un aggravamento omeopatico, legato al grado di profondità della patologia, alla capacità di reazione dell’organismo e alla diluizione del rimedio. Se così fosse, il fenomeno dovrebbe regredire spontaneamente in un tempo ragionevolmente breve (in genere da qualche giorno a qualche settimana), fino a scomparire del tutto senza lasciare alcuna conseguenza. Per quanto riguarda l’associazione con Natrum carbonicum, questa non è vietata atteso che i due rimedi non sono incompatibili, anche se non sono sinergici. La diluizione, come detto prima, è dipendente dal grado di somiglianza con il rimedio e dal livello di azione terapeutica richiesto. Ovviamente tutto questo sarebbe preferibile che lo stabilisse un medico omeopata, al quale è opportuno rivolgersi a migliore garanzia. Cordiali saluti.
Claudio dice
Buongiorno Dottoressa, da 12gg seguo una cura omeopatica prescrittami a seguito di visita tramite EAV, per problematiche gastriche (stomaco e cistifellea) e polmonari, con presenza di insonnia, i rimedi sono:
-pascotox 8g mattina e sera
-galium hell 8g mattina e sera
-basentabs 1cp mattina ed 1 alla sera sublinguale
-acronelle 1 capsula prima di cena
-2 fiale di cholo 2 abbinate ad 1 fiala di sto III ogni quarto giorno.
Sento un peso alla zona renale ed una costrizione zona stomaco non invalidante ma presente in diverse fasi della giornata che prima non avvertivo, in abbinamento è cambiata completamente la mia alimentazione (grave intolleranza al glutine e alle olive) le chiedo se l’assunzione eventuale di melatonina e valeriana prima di coricarmi ha senso o se influisce con i rimedi e per quanto tempo di solito si manifesta l’accentuazione di sintomi, i rimedi descritti lavorano per disintossicare l’organismo e mi accorgo di espellere grassi attraverso la cute (soprattutto cuoio capelluto) e di urinare tantissimo, le chiedo se per sua esperienza queste manifestazioni si protraggono per tutta la durata della cura o sono presenti soprattutto nella fase iniziale, concludo ringraziandola per l’attenzione. Ad inizio settembre tornerò dal Dottore per un controllo e conseguente valutazione.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Claudio, la cura che le è stata prescritta non appartiene al mondo dell’omeopatia vera e propria, bensì a quello dell’omotossicologia ed è costituita da rimedi complessi ed integratori che purtroppo rendono ogni situazione di difficile decifrabilità. Se dovesse trattarsi di effetto indotto da uno o più dei suddetti prodotti, nell’ambito di una sorta di aggravamento omeopatico, le manifestazioni dovrebbero progressivamente scomparire in un tempo ragionevolmente breve senza lasciare alcuna conseguenza. Sarebbe però opportuno informare il medico omeopata prima della visita di settembre, chiedendogli con l’occasione se è il caso di assumere melatonina e valeriana, considerato che di rimedi ne assume già abbastanza, e se si con quale dosaggio compatibile. Cordiali saluti.
Alessandro dice
Buongiorno Dottoressa, io da diversi anni sono molto stanco, stanchissimo e sto perdendo lucidità e momoria in maniera importante. Il mio omeopata mi ha consogliato ACIDUM PHOSPHORICUM HOMACCORD in fiale che sto assumendo da circa 1 mese e mezzo con una puntura ogni 2 giorni. Risultatio: sono stanchissimo, piu’ di prima e il morale è peggiorato . E’ normale che il peggioramento duri così tanto tempo. Io ho 40 anni e la mia stanchezza cronica dura da piu’ di 10 anni. Grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Alessandro, se il suo medico omeopata le ha prescritto Acidum phosphoricum Homaccord è perché avrà fatto le proprie valutazioni e quindi ha ritenuto che il rimedio fosse il più adatto per i disturbi di cui soffre. Anche se un rimedio omeopatico complesso, qual è Acidum phosphoricum homaccord (in realtà è più inquadrabile come rimedio omotossicologico), costituito cioè da più rimedi sinergici a bassa diluizione rivolti al funzionale, rende indecifrabile ogni situazione, non dovrebbe trattarsi di aggravamento omeopatico, innanzitutto perché è trascorso troppo tempo dall’inizio della terapia (un mese e mezzo) e poi perché i rimedi complessi essendo in pratica dei sintomatici (che si adoperano quando la patologia si manifesta sotto forma di funzione alterata), nella peggiore delle ipotesi, possono provocare solo un aggravamento omeopatico molto blando e breve. Le consiglio di informare il suo medico omeopata per dargli la possibilità di valutare l’intera situazione. Cordiali saluti.
antonia dice
Dottoressa mi scusi per problemi di forte ansia dopo varo tentativi fatti con la medicina tradizionale sono ricorsa all omeopatia e il dott mi ha prescritto aconitum che il 10 giugno ho preso xmk e ho avuto dopo tre giorni un lieve peggioramento poi il 6 luglio ho preso lmk dose a distanza di 6gg sto malissimo mi sembra di impazzire …una forte tensione , agitazione, voglia di rompere tutto e ovviamente il mio medico è irrintracciabile ..mi consigli lei….la supplico ho paura per calmarmi ho preso delle gocce di xanax ma nn so cone comportarmi…grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Antonia, se dovesse trattarsi di aggravamento omeopatico i sintomi dovrebbero regredire fino a scomparire in un tempo relativamente breve. Se invece dovessero persistere probabilmente occorrerà utilizzare un antidoto omeopatico di Aconitum a bassa diluizione, che ad es. potrebbe essere Belladonna o Sulphur come disintossicante e dopo di ciò, sempre probabilmente, occorrerà cambiare il rimedio principale. Tutto ciò però lo dovrà stabilire il medico omeopata. Cordiali saluti.
Carla dice
Gentile dott.ssa mio figlio di 17 anni allergico dalla nascita e affetto da dermatite atopica, asma e congiuntivite allergica ha iniziato da una settimana una cura omeopatica con la baryta carbonica 6k-mk, alla 7 dose ha cominciato a riempirsi di bolle pruriginose sulle braccia e sulle mani e la cosa è andata avanti anche sulla pancia e sui piedi. Oggi sono stata dal dermatologo che mi ha prescritto una cura a base di cortisone per bocca a in crema per 20 gg. Stasera gli avrei dovuto somministrare l’11^ dose del rimedio ma per il momento ho deciso di sospendere la cura. Ho contattato l’omeopata che mi ha assicurato che la comparsa delle bolle non è dovuta alla baryta c. Mi dica lei cosa debbo fare? Non posso vedere soffrire mio figlio in questo modo. Grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Carla, alla patogenesi di Baryta carbonica non appartengono sintomi o disturbi come quelli che affliggono suo figlio, cioè bolle pruriginose su braccia, mani, pancia e piedi; ci sarebbe solo un prurito in varie parti del corpo, accompagnato o no da screpolature della pelle. Per cui è molto probabile che la manifestazione non sia attribuibile al rimedio omeopatico nell’ambito di un possibile aggravamento iatrogeno, come del resto confermerebbe l’omeopata. Potrebbe perciò trattarsi di qualcosa di diverso, ad esempio di orticaria (ovviamente è solo un’ipotesi), che è una delle forme di dermatite atopica di cui il ragazzo soffre, scatenata da allergia alimentare o ambientale, come avrà potuto rilevare il dermatologo. Infatti occorre considerare che i pazienti affetti da atopia hanno una particolare tendenza a sviluppare allergie alimentari. In tal caso sarebbe importante identificare l’agente causale per provvedere alla sua possibile rimozione, oltre chiaramente al trattamento dei sintomi. Il consiglio è di osservare sempre le prescrizioni mediche ed evitare il “fai da te”. Anche il medico omeopata se ne potrebbe occupare. Cordiali saluti.
mery dice
buongiorno dott.ssa volpe grazie per risposta pero io ho fermato cura senza ridure comprese e posibile che sto in sevraj perche passatto gea 5 giorni mi sento pegio ,quanto dura sevraj opure rimango cosi? ieri ho prenzo tisana valeriana con ipericum ho fatto 3 giorni di pausa dopo omeopatiche ho zbagliato anche questta cosa.grazie tanto
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Mery, sarebbe meglio sospendere ogni tipo di assunzione e rivolgersi ad un medico omeopata, evitando di fare da sola per non peggiorare ulteriormente la situazione. Cordiali saluti.
mery dice
sofro di atachi di panica,ansia ,depresione ho iniziato a prendere 5 comprese ignatia matina e 5 comprese sepia la sera i primi 5 stavo meglio e poi ho iniziato a pegiorare ogi e una settimana che prendo sto malisimo po esere un agravamento homeopatico opure non e cura giusta…grazie
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Mery, è possibile che si tratti proprio di aggravamento omeopatico, per la qual cosa sarebbe opportuno diradare le somministrazioni fino a sospenderle se la situazione dovesse diventare insostenibile. Se però, al di là dei singoli sintomi, lei non avverte alcuna sensazione di inizio di miglioramento generale, pur solo accennato, è anche possibile che non si tratti di aggravamento omeopatico, per cui molto probabilmente occorrerà cambiare terapia. Sarebbe perciò opportuno l’intervento del medico omeopata. Cordiali saluti.
Antonietta dice
Buongorno Dr.ssa Della Volpe, mi rivolgo a lei perchè ho iniziato una cura con Causticum in fiale 6LM per un artrite reattiva (negativa la reumatoide!) , e mi è stato prescritto di continuare con 18 e poi 30 LM tutto ciò da assumere la sera prima di coricarsi.
Sin dalle prime assunzioni ho iniziato ad avere forti bruciori gastrici che mi risvegliano la notte e al mattino presto (ho sofferto di gastrite, ma era un po’ che non la sentivo) poi da qualche giorno (sono passata da poco alla diluizione 18 LM) stanno ricominciando gli sfarfallii al cuore e leggere tachicardie, nervoso e insonnia -sintomi che ho avuto con l’ipertiroismo di cui ho sofferto fino a qualche anno fà. Ho chiesto se non era il caso di riprendere il Tapazole ma mi è stato solo consigliato di diluire la fiala in 1/2 Lt di acqua e berlo durante il giorno.
Ora chiedo a Lei se potrebbero essere segno di guarigione oppure di controindicazione, poiche la mia dottoressa non mi ha consigliato nessun altro rimedio per quanto sopra, ma ho un po’ paura di ricadere nel IPertiroidismo da morbo di Graves che era diventato sub-clinico cioè con Tsh bassissimo e FT3 e Ft 4 nella norma- Le segnalo che con questi valori però stò continuando a ingrassare di molto ed ho superato di 10Kg il mio peso usale (già prima della cura omeopatica) Cercavo sul suo sito se ci sono Controindicazioni tra Causticum e Tiroide , ma non ho trovato niente, può gentilmente aiutarmi e consigliarmi ?
Le faccio i miei complimenti per il sito che è davvero utile e istruttivo e la ringrazio anticipatamente per la risposta.
antonietta
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Antonietta, anche se la sua situazione può essere fastidiosa o mal sopportabile non deve affatto preoccuparsi, perché i segnali clinici dicono che la terapia sta funzionando e sta incominciando a produrre i suoi effetti positivi, in quanto la direzione dei sintomi è quella giusta per la futura guarigione o per il miglior risultato possibile. Mi spiego. Uno dei capisaldi dell’omeopatia, che sta proprio ad indicare l’efficacia dell’azione terapeutica di un rimedio omeopatico, è la legge di direzione dei sintomi di Hering (da Constantin Hering, uno dei più brillanti allievi di Hahnemann, che fu il primo a scoprirla ed a formularla correttamente), secondo la quale la guarigione terapeutica segue una direzione ben precisa: essa avviene dall’alto al basso, da dentro a fuori, nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi. Nel suo caso ci interessa considerare “nell’ordine inverso …”, nel senso che se, come probabilmente si sta verificando, i sintomi della sua malattia stanno incominciando a regredire e/o si sta delineando un miglioramento dello stato di salute generale e compaiono dei vecchi sintomi (i sintomi della gastrite e dell’ipertiroidismo), significa che la legge di direzione dei sintomi è rispettata e quindi si sta andando verso la guarigione. Se così fosse, vedrà che i vecchi sintomi scompariranno in un tempo relativamente breve, in genere da qualche giorno a qualche settimana, senza che si intervenga e senza lasciare alcuna conseguenza. Tale condizione potrebbe essere agevolata dallo stesso Causticum, che è un rimedio in grado di esercitare un’azione terapeutica anche nei confronti della gastrite e dell’ipertiroidismo (perciò non è controindicato per la tiroide, anzi il contrario) e dei sintomi associati (come dolori e bruciori di stomaco, palpitazioni cardiache e tachicardie, nervosismo, agitazione, apprensione, insonnia e disturbi del sonno, ecc.). Nell’ipotesi alquanto remota che i vecchi sintomi persistano con la stessa intensità, allora si dovrà prescrivere un secondo rimedio (o più di un rimedio), che sarà individuato rivedendo l’analisi omeopatica e mettendo in primo piano i vecchi sintomi. Di tutto quello che sta avvenendo sarebbe comunque opportuno informare l’omeopata che le ha prescritto Causticum. Grazie per i complimenti riguardanti il sito. Cordiali saluti.