Contenuti:
- Premessa
- Principi fondamentali della medicina omeopatica
- Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
- Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
- Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
- Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
- Apparizione di vecchi sintomi
- Conclusioni
Premessa
Per semplicità di esposizione e per una migliore comprensione dei fenomeni partiremo dall’aggravamento che riguarda i sintomi da curare.
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che i sintomi da curare, alcuni o tutti, invece di migliorare, peggiorino: si verifica quello che viene chiamato l’aggravamento omeopatico. Tale situazione che può presentarsi nella fase iniziale della terapia, in genere non deve preoccupare perché è assolutamente naturale e sta ad indicare la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico. E’ una situazione transitoria, ma se dovesse perdurare è opportuno avvisare il proprio medico omeopata.
Per comprendere meglio tale fenomeno occorre ricordare i principi terapeutici ed i meccanismi d’azione della medicina omeopatica.
Principi fondamentali della medicina omeopatica
La medicina tradizionale adopera prioritariamente sistemi di cura che sfruttano l’azione dei principi contrari a quelli che hanno provocato la malattia, con l’obiettivo di sopprimere la sintomatologia che caratterizza la malattia. Per questo motivo è detta anche “medicina allopatica” o “allopatia”. Il termine, che fu coniato proprio da Hahnemann, deriva dal greco allos = diverso e pathos = malattia, cioè malattia del diverso, del contrario. E’ quindi una medicina che identifica prevalentemente la malattia nei sintomi della malattia stessa. Di solito viene prescritto un farmaco per ogni sintomo, che ha un’azione contrapposta al sintomo stesso, cioè provoca effetti direttamente contrari a quelli della malattia (es. in caso di febbre si somministra un antipiretico, in caso di pressione alta un antipertensivo o un diuretico, in caso di diarrea un astringente, in caso di cefalea un analgesico e così via). Se il paziente presenta più malattie dovrà assumere più farmaci. Il più delle volte le varie malattie, sia che si presentino contemporaneamente che in successione, vengono considerate ognuna a sé stante, senza cercare alcuna correlazione tra di loro.
La medicina omeopatica, o semplicemente omeopatia, invece si basa sul concetto di “simile”. Il termine deriva dalle parole
greche ómois = simile e pàthos = malattia. Si deve a Samuel Hahnemann (1755–1843), il medico tedesco considerato il padre dell’omeopatia, la riscoperta del principio di similitudine già teorizzato da Ippocrate nel V secolo a.c. (“similia similibus curantur”: i simili si curano con i simili). Secondo tale principio è possibile curare una malattia con la stessa sostanza che la induce nel soggetto sano. Una sostanza (di origine vegetale, animale o minerale) può avere un effetto tossico o curativo a seconda della quantità ingerita. Ossia, un quadro sintomatologico, provocato da una sostanza assunta in dosi ponderali dall’individuo sano, è curato dalla stessa sostanza se viene assunta in dosi diluite dall’individuo che ne è ammalato. Questo quadro sintomatologico, che riguarda sia l’aspetto fisico che mentale, è unico e caratteristico per ciascuna sostanza.
Hahnemann, che provava su di sé le sostanze tossiche prudenzialmente diluite, si rese conto che quanto più continuava a diluire la sostanza di origine, tanto più si riduceva la sua azione tossica a vantaggio di una reazione dell’organismo, prima nascosta dall’azione tossica, che portava alla guarigione. Ricordiamoci che dopo la diluizione 12CH siamo oltre il numero di Avogadro e pertanto la soluzione non contiene più alcuna molecola della sostanza originale. Per conferire maggiore omogeneità alla soluzione in termini energetici, inoltre, ogni volta scuoteva energicamente il contenitore (si racconta che lo sbatteva 100 volte sulla Sacra Bibbia), dotando la soluzione della dinamizzazione. Nascono così i rimedi omeopatici. La diluizione e la dinamizzazione, senza le quali non si può parlare di rimedio omeopatico, conferiscono al rimedio la potenza terapeutica. Questa tecnica di preparazione dei rimedi omeopatici è tuttora ancora utilizzata.
Diventa fondamentale però individuare correttamente la sostanza di origine, ovverosia il rimedio omeopatico capace di produrre l’effetto terapeutico desiderato nella persona ammalata. Sono ancora gli studi e le osservazioni di Hahnemann che ci confortano in questa scelta.
Il criterio che si segue è che bisogna individuare un rimedio la cui sostanza di origine è in grado di sviluppare una complessità di sintomi, fisici e psichici, simili a quelli presenti nella persona affetta da quella determinata malattia, cioè un rimedio (ovvero la persona) che presenta un modo di ammalarsi simile. L’essenza e la straordinaria originalità dell’omeopatia è che “ogni rimedio è una persona”, capace cioè di personificare il malato in tutte le sue manifestazioni.
Non bastano quindi i soli sintomi del paziente, ma occorre tenere conto di tutte le altre peculiarità che rendono il soggetto unico rispetto a tutti gli altri affetti dalla stessa malattia. Sarà il medico omeopata a cercare nella storia del paziente e nelle sue manifestazioni somatiche e psichiche, il rimedio omeopatico più “simile” a lui. Si valuteranno quindi le caratteristiche ereditarie, le patologie passate, le cure effettuate, gli aspetti somatici, i sintomi psichici, lo stile di vita, i comportamenti, l’ambiente, la reattività, la sensibilità e quant’altro, senza trascurare niente (processo di individualizzazione). Si va cioè ad indagare in modo particolare il “terreno” caratteristico di quel paziente, di cui la manifestazione patologica ne è l’espressione. Il concetto è che l’omeopatia non prescrive il rimedio considerando la malattia, ma lo prescrive considerando il malato affetto da quella malattia.
Si riesce così ad individuare, tra i tanti possibili, il rimedio omeopatico che ha caratteristiche simili a quelle del paziente, a fronte di una certa patologia. Tanto più alta è questa similitudine, tanto maggiore sarà l’azione terapeutica. Il rimedio omeopatico perfettamente simile al paziente è chiamato simillimum ed è quello teorizzato e privilegiato da Hahnemann. La scuola di Medicina Omeopatica Unicista, rimasta fedele al pensiero del medico tedesco, prescrive un solo rimedio alla volta che è proprio il simillimum. Tale rimedio è molto personalizzato, è <<l’abito su misura>> e per questo può essere prescritto alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce.
Aggravamento omeopatico: motivi e caratteristiche
I sintomi non sono quindi la malattia ma sono lo sforzo di reazione dell’organismo nel tentativo di ripristinare l’equilibrio perduto, per andare naturalmente verso la guarigione. Nel caso delle malattie croniche, citando ancora Hahnemann, i sintomi sono l’espressione della malattia che si manifesta all’esterno sulla base del miasma predominante (l’odierna diatesi, che ricordiamo è la modalità propria di sviluppo e di evoluzione della malattia verso la quale esiste una predisposizione acquisita o congenita).
Per ulteriori informazioni in merito consultare l’articolo “Diatesi in omeopatia” della presente sezione.
Per i motivi esposti l’approccio terapeutico della medicina omeopatica non è quello della soppressione dei sintomi, che addirittura sarebbe controproducente, come invece avviene nella medicina allopatica, ma di agire sullo squilibrio che ha provocato i sintomi, sulla causa profonda della malattia. L’utilizzo del simillimum porta proprio a questo risultato: l’eliminazione dei sintomi diventa la conseguenza della terapia e non il suo obiettivo, che resta la guarigione.
Per il fatto che il rimedio provoca gli stessi sintomi da curare (ossia, come visto, la sostanza di origine a dosi ponderali o lo stesso rimedio omeopatico somministrato ripetutamente), è possibile che all’inizio della cura si produca un’esaltazione di
questi sintomi, un loro aggravamento temporaneo. Il fenomeno è noto in omeopatia sotto la denominazione di “aggravamento omeopatico” e va considerato in senso positivo, anche se a volte fastidioso e opposto alla psicologia del malato che dalla terapia si aspetta solo il miglioramento. Esso è la misura concreta di quanto il rimedio stia agendo correttamente e stia mettendo in atto la sua azione terapeutica. Quindi l’aggravamento omeopatico consiste in un’esaltazione temporanea dei sintomi da curare, che si manifesta nella fase iniziale della terapia ed è di tipo terapeutico, nel senso che sta ad indicare l’inizio di un percorso terapeutico favorevole. Lo stato di salute generale del paziente nel frattempo incomincia a migliorare, trasmettendo quella sensazione interna, non meglio precisabile, di inizio di benessere.
Diciamo subito che generalmente tale aggravamento temporaneo nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. Però la situazione relativa al suo presentarsi, alla sua durata ed alla sua entità è piuttosto articolata. Tutto è strettamente legato in misura proporzionale a diversi fattori individuali (come al solito in campo omeopatico), quali ad es. la reattività e sensibilità dell’organismo allo stimolo del rimedio omeopatico, la profondità della patologia o del disturbo (acuto, sub-acuto, cronico), il livello d’azione terapeutica (drenaggio, lesionale, funzionale, generale, mentale, diatesico), la diluizione del rimedio (bassa, media, alta, altissima), la presenza o meno di danni tissutali, le caratteristiche intrinseche del rimedio, ecc. In linea del tutto generale e in estrema sintesi, fermo restando che la diversa reattività del singolo organismo potrebbe fare la differenza, quando il rimedio omeopatico è ben scelto (nella condizione ideale il simillimum), nelle malattie acute, solitamente curate con le basse diluizioni, l’aggravamento omeopatico è quasi immediato e di breve durata, invece nelle malattie croniche, solitamente curate con le alte diluizioni, l’aggravamento si manifesta comunque più tardi, ma da più precocemente a più tardivamente con il crescere della diluizione. L’esistenza dei danni tissutali rende poi l’aggravamento proporzionalmente più severo.
Inoltre l’aggravamento omeopatico è tanto più sensibile quanto più il rimedio si avvicina al simillimum, in quanto questo riesce a coprire sempre più sintomi e ad agire più in profondità. Invece quando, secondo il pensiero della cosiddetta Scuola francese, si adoperano i rimedi sintomatici (che ricordiamo sono i rimedi caratterizzati da pochi sintomi, in bassa diluizione e che quindi hanno un’azione locale, di organo, non sistemica) per la cura delle malattie acute, l’aggravamento omeopatico è quasi del tutto assente o poco significativo. Può essere presente, ovviamente in una forma più blanda, solo se il rimedio sintomatico viene utilizzato per curare le malattie croniche (ricordiamo che il rimedio è lo stesso, si allungano solo i tempi ed il periodo di somministrazione): questo si verifica perché nella malattia cronica, che dura da molto tempo, c’è un coinvolgimento più profondo dell’individuo e quindi è possibile riscontrare un numero più alto di sintomi caratteristici, per cui il rimedio sintomatico si avvicina di più al simillimum.
Modalità di attenuazione dell’aggravamento omeopatico
Abbiamo detto che l’aggravamento omeopatico, ovverosia l’esaltazione dei sintomi da curare contenuti nel rimedio somministrato, che può presentarsi all’inizio di una terapia, è una situazione transitoria del tutto naturale che in genere non deve preoccupare in quanto rappresenta proprio l’efficacia dell’azione terapeutica del rimedio omeopatico.
Nel caso che l’aggravamento sia particolarmente molesto per il paziente, ma ancora sopportabile, si potranno momentaneamente allungare i tempi delle somministrazioni.
Quando invece siamo in presenza di un aggravamento omeopatico non sopportabile dal paziente, al punto tale da determinare una condizione di tracollo generale, fisico e psichico, è opportuno far valutare dal medico omeopata se è il caso di sospendere le somministrazioni o di ricorrere ad un antidoto omeopatico per i sintomi disturbanti. Ricordiamo che l’antidoto di un rimedio omeopatico, per determinati sintomi, non è l’antidoto allopatico, ossia non è il controveleno, ma è un rimedio omeopatico che controlla l’azione del rimedio principale, controllando proprio quei sintomi per i quali si rivela antidoto. In altre parole l’antidoto omeopatico è il rimedio che incanala gli effetti troppo impetuosi, troppo violenti del rimedio principale prescritto, relativamente ad alcuni sintomi. Nelle cure omeopatiche l’antidoto omeopatico può essere affiancato al rimedio principale, aiutandone l’azione nella fase acuta della patologia e riducendo sensibilmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Le diluizioni cinquantamillesimali LM, preconizzate da Hahnemann nella VI e ultima edizione dell’Organon, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di diminuire notevolmente l’entità dell’aggravamento omeopatico.
Apparizione di nuovi sintomi: l’aggravamento iatrogeno
Nel corso di una cura omeopatica, il più delle volte nella fase iniziale ma a volte anche più tardi, possono comparire dei nuovi sintomi, completamente estranei ai sintomi da curare. In tali casi bisogna saper leggere attentamente questi nuovi sintomi, nel senso di saperli opportunamente riconoscere per attribuirne l’origine e quindi adottare i provvedimenti conseguenti. Vediamo cosa può succedere.
Escludendo ovviamente che questi nuovi sintomi siano i sintomi evolutivi della malattia, perché in tal caso vorrebbe significare che il rimedio prescritto non è quello giusto, bisogna stare attenti a non confondere i nuovi sintomi con il ritorno di vecchi sintomi del proprio passato patologico, di cui diremo nell’apposito paragrafo successivo.
Una volta accertato che il nuovo sintomo (o i nuovi sintomi) può definirsi tale, ossia che non è un sintomo patologico e non è un vecchio sintomo, è importante notarlo bene e con tutte le sue caratteristiche, perché la prima cosa da fare è di controllare se tale sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio omeopatico. Nella stragrande maggioranza dei casi la verifica di tale riscontro è positiva, nel senso che il nuovo sintomo è contenuto nel rimedio, ossia rientra tra i sintomi che il rimedio normalmente è in grado di curare. Ma che è in grado anche di provocare qualora venga ripetuto incautamente con frequenza elevata, vale a dire con intervalli di tempo troppo brevi. Ciò si verifica in particolare con le alte diluizioni, quando la posologia, ovverosia la distanza tra le assunzioni, viola di molto la durata di copertura terapeutica del rimedio, quando, in parole più povere, il rimedio è ripetuto troppo spesso, anche giornalmente nelle diluizioni medie e alte.
L’aggravamento iatrogeno è dovuto quindi allo sviluppo del potere patogeno del rimedio, come conseguenza di un uso troppo ripetuto dello stesso durante la sua copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. Ecco perché il fenomeno è molto più probabile con le alte diluizioni.
Ovviamente è un aggravamento da evitare perché non è terapeutico, è disturbante e complica inutilmente il percorso di guarigione.
Per evitare il rischio di incorrere nell’aggravamento iatrogeno bisognerebbe astenersi dal ripetere la dose durante la fase di copertura terapeutica del rimedio, ossia finché lo stesso fa registrare dei miglioramenti ed assumerla perciò solo verso la fine di tale fase quando i miglioramenti incominciano a non progredire più.
Nella sporadica eventualità che il nuovo sintomo non figura nella patogenesi del rimedio prescritto e lo stato di salute generale del paziente è buono, nel senso che si sta comunque procedendo verso la guarigione, allora si tratta ancora di aggravamento iatrogeno perché certamente nuovi provings che saranno fatti in futuro mostreranno che il nuovo sintomo appartiene alla patogenesi del rimedio.
Un’altra eventualità, abbastanza singolare, di poter incorrere nell’aggravamento iatrogeno è quando il paziente possiede una sensibilità eccessiva, una suscettibilità estrema nei confronti dei rimedi omeopatici, per cui manifesta i sintomi del rimedio somministrato qualsiasi esso sia. Il fenomeno è noto con il termine “idiosincrasia”, che in campo omeopatico intende descrivere un soggetto che presenta una ipersensibilità, una reazione eccessiva e violenta verso i rimedi omeopatici. In altre parole, ci troviamo al di sopra della normale soglia di reazione dell’organismo. Dal punto di vista della ricerca pura, questi pazienti si dimostrano essere degli eccellenti “provers”, però sono difficili da curare. L’azione da mettere in atto, prima di stabilire la terapia vera e propria, è di tentare di diminuire tale sensibilità esagerata utilizzando certi rimedi omeopatici che possono apportare una desensibilizzazione generale, quali ad es. Asarum europaeum, Chamomilla, Coffea, China, Ignatia amara, Nux vomica, Pulsatilla, Teucrium marum, Valeriana.
L’aggravamento iatrogeno è comunque temporaneo e sparirà, senza altre conseguenze, in un arco di tempo che generalmente va da qualche giorno a qualche settimana.
Modalità di attenuazione o di elusione dell’aggravamento iatrogeno
Ovviamente la prima modalità da mettere in atto è quella di evitare che l’aggravamento iatrogeno insorga, ossia di stare attenti a non ripetere eccessivamente il rimedio con le diluizioni più alte in particolare, tenendo in debito conto la durata di copertura terapeutica che è crescente con la diluizione.
La modalità di carattere generale per ridurre il rischio dell’aggravamento iatrogeno è adottabile con il rimedio omeopatico in forma liquida, che consente di poter accrescere ad ogni assunzione la potenza del rimedio, accrescendo leggermente o la diluizione o la dinamizzazione. In tal modo si fornisce al paziente ogni volta uno stimolo non sempre uguale, anche se simile e quindi una risposta di reazione dell’organismo sempre un po’ diversa, con il risultato che si scongiura o si attenua l’aggravamento in parola. Vediamo come.
Il sistema, adoperato dai Maestri del passato, consiste nel lasciar sciogliere alcuni granuli (3 sono sufficienti) in mezzo bicchiere d’acqua e poi berne un sorso nel numero di volte giornaliero prescritto. Si rabbocca di volta in volta l’acqua che viene bevuta, allo scopo di aumentare leggermente la diluizione della soluzione e quindi la sua potenza terapeutica, come raccomandava Hahnemann, per evitare qualsiasi effetto iatrogeno. Se non si effettua il rabbocco, la soluzione, prima di ogni assunzione, o deve essere travasata rapidamente più volte (almeno 20 volte) da un bicchiere all’altro, oppure deve essere scossa energicamente più volte (almeno 10 volte) ed in quest’ultimo caso occorre una bottiglietta. Ciò sempre allo scopo di aumentare ad ogni assunzione la potenza energetica della soluzione, aumentando in tal caso la dinamizzazione.
Se si dispone del rimedio già in forma liquida basta avere la sola accortezza di scuotere energicamente la bottiglietta ad ogni assunzione.
Tale modalità di assunzione è in grado di ridurre anche l’aggravamento omeopatico vero e proprio, quello terapeutico, di cui in precedenza.
Anche stavolta se i sintomi iatrogeni, comunque verificatesi, sono particolarmente disturbanti e debilitanti si può adottare un antidoto omeopatico per i sintomi in questione.
Le diluizioni cinquantamillesimali hahnemanniane LM, in forza della loro dispersione, permettono di addolcire l’impatto energetico del rimedio e quindi di evitare l’eventuale aggravamento iatrogeno, mantenendo sempre l’accortezza di scuotere energicamente, ad ogni assunzione, la bottiglietta del rimedio in forma liquida.
Apparizione di vecchi sintomi
Nel corso di una cura omeopatica può succedere che ritornino dei vecchi sintomi che appartengono al proprio passato patologico. Tale apparizione non deve preoccupare, conviene astenersi da qualsiasi terapia specifica, perché questo ritorno è un’eccellente prognosi. Ci troviamo nel pieno rispetto della legge di guarigione naturale di Hering (da Constantin Hering, uno dei più brillanti allievi di Hahnemann), secondo la quale la guarigione terapeutica segue una direzione ben precisa: “dall’alto al basso, da dentro a fuori, nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”. Nella fattispecie ci interessa considerare “nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”, per cui durante la terapia sono riapparsi i vecchi sintomi del passato, che però non sono in grado di riproporre la malattia e quindi saranno solo passeggeri. Infatti dopo un arco di tempo variabile, da una a qualche settimana, questi vecchi sintomi scompaiono, senza che si intervenga, non lasciando alcuna conseguenza e contemporaneamente si instaura il processo di miglioramento del paziente. In tale evenienza ci si trova nell’ambito del naturale aggravamento omeopatico (quello terapeutico) di cui in precedenza.
Nella sporadica circostanza che i vecchi sintomi persistano con la stessa intensità, occorrerà procedere ad una seconda prescrizione di un rimedio omeopatico diverso mettendo in primo piano nella ricerca repertoriale i vecchi sintomi.
Conclusioni
Nel corso di una cura omeopatica può presentarsi un aggravamento sintomatico temporaneo che può risultare di due tipi: l’aggravamento omeopatico vero e proprio e l’aggravamento iatrogeno. Il primo è terapeutico, il secondo no.
L’aggravamento omeopatico, consistente in un’esaltazione transitoria dei sintomi da curare, è da considerarsi terapeutico, nel senso che indica la reazione positiva dell’organismo sotto lo stimolo del rimedio omeopatico e quindi è indice prognostico di percorso terapeutico favorevole. Nelle malattie acute si manifesta quasi subito e dura poche ore, mentre nelle malattie croniche si manifesta più o meno tardivamente e dura qualche giorno. I modi per contenerlo sono il diradamento delle assunzioni, la loro sospensione o l’uso di un antidoto omeopatico.
L’aggravamento iatrogeno, consistente nell’apparizione transitoria di nuovi sintomi contenuti nel rimedio come sviluppo del suo potere patogeno, è dovuto ad un uso eccessivo e ripetuto del rimedio durante la sua fase di copertura terapeutica, che è crescente con la diluizione. E’ un aggravamento assolutamente da evitare perché non è terapeutico e complica inutilmente il percorso di guarigione. Generalmente scompare in un arco di tempo variabile da qualche giorno a qualche settimana. I modi per contenerlo o per evitarlo si traducono nell’uso proprio della diluizione senza eccessi, nelle somministrazioni a potenze crescenti o nel ricorso ad un antidoto omeopatico.
L’apparizione temporanea di vecchi sintomi del proprio passato patologico è da considerarsi di natura terapeutica, in quanto in sintonia con la legge di guarigione di Hering e con il naturale aggravamento omeopatico.
Giulia dice
Buongiorno,
sono una ragazza di 25 anni che si é affidata alla cura omeopatica per ovaio multifollicolare con una ciste disfunzionale che mi porta cicli irregolari. Mi è stata consigliata la cura con k2f (10 gocce 3volte al giorno) e g3 della guna ( 5 gocce al giorno aggiungendone 1 alla settimana arrivando a 10 ) assumo anche 3 granuli mattina e sera di antiage stress sempre della guna. Ho iniziato da 10 giorni e sia lo scorso sabato che questo sabato mi é venuto un fortissimo mal di testa che ho provato a calmare con tachipirina e gocce di novalgina. Può essere un aggravamento omeopatico dovuto alla cura? Inoltre so che é sbagliato sopprimere i sintomi con le medicine pertanto mi potrebbe consigliare un rimedio omeopatico per calmare il mal di testa insopportabile?
Ringraziando anticipatamente porgo i miei più cordiali saluti e auguro buona Domenica
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Giulia, pur considerando che l’uso di rimedi omeopatici complessi, quali sono quelli che sta assumendo, rende più indecifrabile la situazione, è alquanto improbabile che il suo mal di testa possa essere attribuito all’aggravamento omeopatico, sia perché si è manifestato dopo un lasso di tempo relativamente lungo (10 gg. sono un po’ tanti) e sia perché si presenta troppo intenso per poter essere causato da un aggravamento di rimedi omeopatici sintomatici. Piuttosto che aggiungere un altro rimedio omeopatico, che potrebbe confliggere con gli attuali rimedi complessi oppure sospenderli per sicurezza, sarebbe più opportuno utilizzare uno dei tanti preparati fitoterapici dell’antica tradizione di cui all’articolo “Addio mal di testa” della sezione del sito “Rimedi della nonna”, che la invito a consultare. Ad esempio potrebbe essere molto utile assumere alcune volte al giorno una tisana rilassante e analgesica a base di camomilla, melissa, valeriana, che sono le erbe più efficaci e più adoperate. Ma anche il classico rimedio della nonna con le fette di patata (oggi snobbato), da applicare con una fasciatura sul lato dolente della testa, produce un sollievo apprezzabile e duraturo. Sarebbe anche importante adottare un’alimentazione sana ed equilibrata, semplice e non pesante, che privilegi i cibi ricchi di vitamine, in particolare le vitamine A, C, E e del gruppo B (frutta, verdura e ortaggi andrebbero benissimo). Sarebbe altresì opportuno praticare un’attività fisica moderata e continuativa. Cordiali saluti.
Christian dice
Buona sera,è circa una settimana che sto assumendo calcarea carbonica e lypocodium alla 9 ch per problemi di allergia stagionale che mi procura generalmente riniti,congiuntiviti e varie…
Inizio a notare strane reazioni a livello dei genitali,tipo testicoli che non sono sempre in sede e pene che in certi momenti della Gionata perde vigore.
È normale?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Christian, non è possibile escludere che i disturbi che lei avverte siano attribuibili all’assunzione di Calcarea carbonica e Lycopodium, nell’ambito dell’aggravamento omeopatico, atteso che i due rimedi contengono nelle loro patogenesi dei sintomi simili. Se così fosse i disturbi dovrebbero scomparire in un tempo relativamente breve, da alcune ore ad alcuni giorni; nel frattempo prudenzialmente è opportuno diradare le somministrazioni fino a sospenderle del tutto se i sintomi non si attenuano. Se così non fosse sarà opportuno consultare il medico. Cordiali saluti.
anna dice
mi scusi dottoressa sono sempre io anna, la sensazione che mi accompagna in modo drammatico e’ che non riesco a respirare, dicono sia sempre un sintomo ansioso, siccome sono anche asmatica posso usare ventolin, usando iperico? la ringrazio, il fatto e’ che non esco piu’ di casa e quindi non posso chiedere aiuto altrove.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Anna, la posologia, come del resto per tutti i tipi di medicinale, è legata alla situazione personale. In genere le posologie utilizzate vanno da un minimo di 10 ad un massimo di 50 gocce, con un uso medio di 25-30 gocce, 2 volte al dì, prima di pranzo e prima di cena. L’iperico non dovrebbe interferire con altri farmaci, ad eccezione, come detto nella risposta precedente, con gli antidepressivi e gli ansiolitici. Cordiali saluti.
anna dice
buongiorno dottoressa, volevo chiederle se lei e’ cosi’ gentile da darmi la giusta posologia della tintura madre di iperico, al momento prendo 25 gocce 2 volte al giorno per ,attacchi di panico e depressione, disturbi tornati dopo circa 7 anni, in quanto sono gia’ stata malissimo in passato. e poi posso associare tisana alla camomilla tiglio e melissa? oppure queste erbe danno interazione insieme all’iperico? la ringrazio tanto.
anna dice
ciao, soffro di attacchi di panico e depressione, sto usando tintura madre di iperico, ma stamattina dopo che ho preso 25 gocce, (all’inizio ne prendevo 10 e poi ho aumentato gradualmente) il malessere e’ aumentato, chiedo aiuto
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Anna, è improbabile che l’aumento del suo malessere possa essere attribuito alle 25 gocce di TM di Iperico, quando la dose massima tollerata è ben più alta, anche perché in genere gli effetti non sono così immediati. Potrebbe essere suggestione, o un fatto occasionale, ma in ogni caso il tutto dovrebbe rientrare presto. Se non dovesse essere così sarebbe opportuno consultare il medico. L’Iperico in genere ha come controindicazioni la non assunzione insieme a antidepressivi e ansiolitici farmaceutici e durante il periodo estivo perché ha un effetto fotosensibilizzante. Cordiali saluti.
tiziana dice
Buongiorno,
in merito all’aggravamento desidero un’informazione: alla mia cagnolina di 13 anni è stata diagnosticata una discospongilite inizio marzo 2014. Dopo un trattamento (non risolutivo) con pennicillina, sto facendo prano e somministrando un fans di II generazione (cimalgex) ma poichè ha un processo vacuolare al fegato desidero sospenderlo appena possibile, compatibilmente col dolore. Da ieri do Bryonia e Rhus Tox 5ch 3 gr x tipo 3 volte al dì. Mi sono rivolta ad una farmacia specializzata che mi ha dato le indicazioni ed il dosaggio. Secondo me è più bryonia perchè si muove pochissimo e con dolore. Dopo le prime due somministrazioni ho notato peggioramento (respiro affannoso anche quando è sotto copertura dell’antidolorifico, minore efficacia dello stesso sulla dolorabilità, camminata faticosa ancora più del solito). Questo dovrebbe significare che il rimedio è adatto alla tipologia, ma la domanda è: dopo quanti giorni o ore devo aspettarmi la remissione del peggioramento? Non so se la sua si può considerare una sintomatologia acuta o cronica, la discospongilite dovrebbe essere una tipologia acuta di per sè. Grazie per quanto potrà dirmi, in questo i dottori farmacisti sono stati un pò vaghi.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Tatiana, anche se in omeopatia è sempre complicato dare delle indicazioni di carattere generale, perché molto dipende dalla capacità di reazione del singolo organismo e dal grado di profondità della malattia, in estrema sintesi si può dire che nelle malattie acute, quando il rimedio è ben scelto, l’aggravamento omeopatico è quasi immediato e la durata è relativamente breve, da alcune ore ad alcuni giorni, invece nelle malattie croniche l’aggravamento può manifestarsi ancora abbastanza precocemente, soprattutto se si adoperano le basse diluizioni, ma con maggiore o minore severità, per intensità e durata, a seconda che siano o meno presenti danni tissutali. Cordiali saluti.
betty dice
Io sto dando un rimedio omeopatico al mio cane, che soffre di crisi ipoglicemiche. Si può parlare di aggravamento omeopatico anche se i sintomi sono altri? le crisi sembrerebbero diminuite, almeno quelle ‘visualizzate’, ma il cane ha perso appetito, si alza a fatica, zoppica molto, cammina solo per andare a fare pipì, non dorme più in casa…con l’omeopata abbiano iniziato a dare dei ricostituenti, ma lui nn mi parla di aggravamento ‘di routine’…..
grazie, a presto, betty
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Betty, anche se non mi ha detto il rimedio omeopatico che sta somministrando e la sua diluizione, non credo però che si tratti di aggravamento omeopatico, né quello propriamente detto e né quello iatrogeno, perché i sintomi sono molti ed eccessivamente debilitanti. Si affidi all’omeopata che sicuramente sarà bravo anche in veterinaria. Cordiali saluti.
Katiuscia dice
Buongiorno dottoressa, come da lei suggerito in altra occasione, per risolvere il mio problema di ansia, ho smesso di rivolgermi al farmacista (che faceva sostanzialmente delle prove!) e mi sono rivolta invece ad un omeopata il quali dopo avermi fatto una terapia basata sulle energie della quale non conosco il nome (mi faceva tenere indice e pollice della mano sinistra serrati e dopo aver avvicinato la sua mano ai vari punti energetici come fronte, gola, stomaco…privava ad aprire le mie dita), mi ha prescritto tre flower plex con relative tre numerazioni e mi ha detto di prendere sei gcc di genuino 4 volte a giorno per 15 gg. Ha suggerito in maniera solenne di bere bere bere tanta acqua, almeno due lite al giorno per ridurre l’aggravamento omeopatico e liberarsi di ciò che il corpo e la mente altrimenti riverserebbero nell’organismo attraverso la cura. Lei cosa ne pensa? Sno andata da questo medico perché diverse persone che conosco ne hanno tratto immensi benefici sia per condizioni acute fisiche che per condizioni psicologiche. Ringrazio in anticipo. Katy
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Katiuscia, molto probabilmente le sono stati prescritti i Fiori di Bach, nella boccetta di assunzione con un cocktail di tre fiori, che pur avendo una diluizione analoga a quella omeopatica, assolutamente non sono rimedi omeopatici perché hanno principi terapeutici completamente differenti. A volte anche alcuni omeopati usano ricorrere alla floriterapia con i Fiori di Bach, sia perché frutto della propria esperienza e sia perché, a differenza dei rimedi omeopatici, non richiedono una personalizzazione spinta ma solo la individuazione dei fiori più adatti alla situazione emotiva. Deve solo attendere i risultati per verificare la bontà della cura, che, ripeto, anche per l’accenno alla terapia di tipo energetico, certamente non è una cura omeopatica. Bere tanta acqua sicuramente fa bene, ma non può servire a ridurre un eventuale aggravamento omeopatico (è detto così anche se l’omeopatia non c’entra per nulla). Cordiali saluti.
jessica dice
Io spero di far parte di quella piccola percentuale di persone che hanno un peggioramento non all’inizio della cura ma tardivamente in quanto il mio problema è cronico e va avanti da anni…io ho una dermatite dapprima solo nelle mani…dopo due mesi di cura ora sono coinvolte gambe braccia pancia e faccia…andrò dalla mia omeopata tra una settimana….in due mesi ho già speso più di 500 euro di prodotti e ogni visita mi costa 150…sono a quota tre..potete immaginare il mio stato d’animo attuale
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Jessica, mi dispiace risponderle in ritardo, probabilmente dopo che si è recata dalla sua omeopata la quale certamente avrà dato risposta alla sua problematica. Posso solo aggiungere che, in base alla breve descrizione fornita, non sembra essere rispettata la legge di direzione dei sintomi che indica l’orientamento alla guarigione, cioè la Legge di Hering, secondo la quale “la guarigione terapeutica segue una direzione: essa avviene dall’alto al basso, da dentro a fuori, nell’ordine inverso a quello dell’apparizione dei sintomi”. Probabilmente la sua omeopata terrà conto di ciò per l’adattamento della cura. Cordiali saluti.
Francesco Baldisserotto dice
Poiché mi sono pasticciato autonomamente con molti rimedi omeopatici (e ne sto soffrendo), vorrei che mi suggeriste come fare al mio cervello una profonda e completa pulizia. Mi pare che per que sto vada usato psorinum, ma non ne sono affatto sicuro. Volete esser così gentili da suggerirmi, il rimedio adatto a fare pulizia dei rimedi presi antecedentemente?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Francesco, quello che lei chiede solitamente si pratica nella medicina convenzionale od anche in omeopatia quando si vuole “ripulire” l’organismo dalla precedente assunzione di farmaci convenzionali che possono pregiudicare l’azione dei rimedi omeopatici. In tale ultimo caso solitamente si prescrive uno dei tanti rimedi omeopatici “antipsorici”. Invece se la precedente assunzione è stata di rimedi omeopatici (purtroppo non adatti), i nuovi rimedi omeopatici “riequilibratori” devono essere scelti sulla base della sintomatologia in atto ed in coerenza con le caratteristiche generali del soggetto. Le consiglio pertanto di evitare di nuovo il “fai da te” e di rivolgersi ad un medico omeopata. Cordiali saluti.