Premessa
La medicina omeopatica, o semplicemente omeopatia, è la disciplina terapeutica che si basa sul concetto di “malattia del simile”. Il termine deriva dalle parole greche ómois = simile e pàthos = malattia. Essa risponde ai principi della Legge di Similitudine (“similia similibus curantur”), già formulata da Ippocrate (460-370 a.c.), medico greco considerato il padre della medicina, secondo la quale una sostanza (di origine vegetale, animale o minerale) che causa in un individuo sano una serie di sintomi (leggasi malattia) se assunta in dosi ponderali, è in grado di curare quegli stessi sintomi se assunta in dosi diluite dall’individuo ammalato. Ad esempio se il vegetale Arnica montana causa travasi sanguigni nei tessuti sottocutanei, Arnica montana diluita aiuta a curare questi sintomi. Se il veleno dell’ape provoca irritazioni di tipo infiammatorio della pelle, Apis diluito è il rimedio adatto per vincere queste manifestazioni.
Si deve al medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843), considerato il padre dell’omeopatia, la riscoperta di tale principio e la messa a punto della tecnica di preparazione dei rimedi omeopatici, tuttora adottata, consistente essenzialmente nella diluizione della sostanza di origine, eventualmente pre-elaborata, in soluzione idroalcolica e nella dinamizzazione ad ogni passaggio. Tra le tante sostanze esistenti in natura diventa importantissimo, al fine di ottenere l’effetto curativo desiderato, scegliere quella più adatta alla situazione del malato. Per quest’attività le osservazioni e gli studi di Hahnemann sono stati fondamentali ed hanno decretato, con la citata preparazione dei rimedi, la nascita della medicina omeopatica.
Il rimedio omeopatico deve essere scelto sulla base della somiglianza dei sintomi, sia fisici che psicologici che esso stesso è in grado di sviluppare, con quelli presenti nella persona ammalata. Tanto più alta è questa similitudine, tanto maggiore sarà l’azione terapeutica. Il rimedio omeopatico perfettamente simile al paziente è chiamato simillimum ed è quello teorizzato e privilegiato da Hahnemann. Tale rimedio è molto personalizzato, è <<l’abito su misura>> e per questo può essere prescritto alle alte ed altissime diluizioni. La sua azione terapeutica è sistemica, profonda e veloce.
La medicina tradizionale invece si basa sul principio completamente opposto, adoperando farmaci che hanno un’azione contrapposta al sintomo allo scopo di eliminarlo o attenuarlo. Per questo è denominata anche “medicina allopatica” o “allopatia” (il termine fu coniato proprio da Hahnemann), dalle parole greche allos = diverso e pàthos = malattia, cioè malattia del diverso, del contrario. E’ quindi una medicina che identifica la malattia nei sintomi della malattia stessa e l’obiettivo dei sistemi di cura è di sopprimere la sintomatologia in atto.
Importanza delle costituzioni
Come abbiamo detto, l’approccio terapeutico della medicina omeopatica, rispetto a quella allopatica, è completamente differente: non si considera la malattia, ma si considera il malato. Non bastano i soli sintomi del paziente, ma occorre tenere conto di tutte le altre peculiarità che rendono il soggetto unico rispetto a tutti gli altri affetti dalla stessa malattia. Sarà il medico omeopata a cercare nella storia del paziente e nelle sue manifestazioni somatiche e psichiche, il rimedio omeopatico più “simile” a lui, cioè il simillimum.
Cosicché ogni rimedio omeopatico ha i suoi sintomi fisici e psicologici, simili a quelli posseduti da quel determinato paziente. L’essenza e la straordinaria originalità dell’omeopatia è che “ogni rimedio è una persona”, capace cioè di impersonificare il malato in tutte le sue manifestazioni. Ciascun rimedio ha i suoi tratti caratteristici distintivi: ad es. Aconitum napellus è il rimedio delle persone altamente reattive, le cui manifestazioni scoppiano all’improvviso come un temporale estivo, Actaea racemosa è la donna isterica, Agaricus muscaris è l’ubriaco, Allium sativum è l’ingordo, Arnica montana è lo sportivo, Baryta carbonica è lo scemo del villaggio, Carbo vegetabilis è la signora del ventaglio e così via. Quindi, in omeopatia non esiste un farmaco generale per una certa malattia, ma farmaci diversi per organismi diversi che ne sono affetti. Sempre a titolo di esempio, in omeopatia non esiste la cura per la gastrite del Sig. X, ma la cura del Sig. X con la sua gastrite sicuramente diversa da quella di un altro paziente che soffre della stessa patologia.
La malattia deve poter essere integrata nella storia complessiva dell’individuo e nelle sue caratteristiche biologiche. Bisogna tenere conto delle caratteristiche ereditarie, delle patologie passate, degli aspetti somatici, dei sintomi psichici, dei comportamenti, delle abitudini, dei sentimenti, delle relazioni, della reattività agli stimoli ambientali e quant’altro (processo di individualizzazione). La natura impone a ciascun individuo una sorta di “impronta” che ne caratterizza l’aspetto fisico, psicologico e comportamentale. Raggruppando gli individui in classi sulla base di caratteristiche omogenee, è possibile ottenere i cosiddetti “biotipi”, che sono il complesso dei caratteri morfologici, fisiologici e psicologici propri di ciascun uomo, risultanti dall’interazione del patrimonio genetico con le condizioni ambientali in cui egli vive e cresce e che lo rendono qualcosa di unico, un individuo diverso dagli altri.
Lo studio dei biotipi è antico di migliaia di anni, in quanto già a quei tempi si comprendeva che una certa tipologia di individui reagiva in un certo modo ad una particolare medicina. I primi studi furono condotti dagli orientali, in particolare in India con la medicina ayurveda e poi con quella buddista.
La medicina occidentale, che suole farsi nascere con Ippocrate, considera, con formulazioni apparentemente diverse e sempre più complete, delle biotipologie che si rifanno al concetto di “costituzione”, nella quale le componenti morfologiche, fisiologiche (metaboliche-funzionali) e psicologiche si influenzano e si coordinano reciprocamente.
Il modello costituzionale di Ippocrate: approccio umorale
Fu proprio Ippocrate nel V secolo a.c. l’autore di un’analisi biologico-costituzionale che, rifacendosi al pensiero delle scuole medico-filosofiche nate in Magna Grecia un secolo prima di lui e soprattutto a quello di Empedocle di Agrigento (492-432 a.c.), estese la dottrina dei quattro elementi fondamentali (Aria, Fuoco, Terra e Acqua) alla natura umana introducendo la teoria dei quattro umori, secondo cui quattro umori base (flegma, sangue, bile nera e bile gialla) governano il corpo umano determinandone lo stato di salute o di malattia. La predominanza di un umore sugli altri, che egli poi legò alle strutture anatomiche degli organi ed alle loro funzionalità, determinava la configurazione di quattro tipi psicosomatici fondamentali (flegmatico, sanguigno, melanconico e collerico). Autori successivi ed in particolare Galeno (129-199 d.c.) codificarono ulteriormente questa suddivisione senza però modificarne i principi. Bisogna arrivare a tempi molto più moderni, intorno alla metà del XIX secolo, per veder formulare con diversi contributi la classificazione dei temperamenti (comprensivi della fisicità) tuttora adottata:
■ Temperamento linfatico, che sostituisce il flegmatico: si riferisce ad un individuo corpulento, tendente all’obeso, beato, calmo, lento, pigro in cui prevale la funzione nutrizione.
■ Temperamento sanguigno: si riferisce ad un individuo normale, rubicondo, allegro, attivo e mobile, tendenzialmente instabile in cui prevale la funzione riproduzione.
■ Temperamento nervoso, che sostituisce il melanconico: si riferisce ad un individuo magro, debole, pallido, triste, avaro, con frequenti inibizioni in cui prevale la funzione recettività.
■ Temperamento bilioso, che sostituisce il collerico: si riferisce ad un individuo di bel colore, non equilibrato, irascibile, permaloso, forte, con tendenza all’eccitazione in cui prevale la funzione reattività.
Il modello di Vannier: approccio psico-somatico
Solo in tempi ancora più recenti e precisamente nella seconda metà del secolo scorso, proprio quando la medicina omeopatica viveva un momento di declino sia in Europa che negli Stati Uniti d’America, si avverte l’esigenza di procedere verso un’analisi costituzionale che, partendo sempre dalle caratteristiche morfologiche, fisiologiche e psicologiche, potesse meglio identificare il terreno dell’individuo su cui la malattia ha possibilità di insediarsi, cioè la tendenza potenziale di un individuo a contrarre determinate malattie, la sua predisposizione patologica. La classificazione delle costituzioni più accettata, tuttora vigente, si deve alla scuola omeopatica francese e precisamente al medico Antoine Nebel (1870-1954), alla relativa elaborazione del suo allievo Léon Vannier (1880-1963) ed al più recente contributo del dott. Henri Bernard. Essa prevede l’esistenza di quattro costituzioni che trovano riscontro in altrettanti rimedi omeopatici capostipiti.
■ COSTITUZIONE CARBONICA: corrisponde al brachitipo, cioè ad un soggetto che ha gli arti più corti rispetto al tronco, mani tozze e grosse, viso tondo, denti quadrati, rigidità muscolare, tendenza a svilupparsi più in larghezza che in altezza, a trattenere liquidi, all’obesità. E’ ordinato, tenace, lento, freddoloso, goloso, ama mangiare. Le predisposizioni morbose da bambino sono le malattie infiammatorie della pelle (eczema, prurito, orticaria), dell’apparato respiratorio (laringite, tracheite, bronchite), dell’apparato gastroenterico (enterite, gastroenterite), dell’apparato urogenitale (cistite, uretrite, prostatite, vaginite, vulvite) e di quelle a carico dell’occhio (congiuntivite, blefarite). Nell’età matura le predisposizioni sono le malattie reumatiche (artrite, artrosi) e quelle degenerative verso la sclerosi (arteriosclerosi, aterosclerosi, sclerosi a carico del fegato, pancreas, rene, cuore, encefalo). Può soffrire di tromboflebiti, alterazioni del ricambio con ipercolesterolemia, diabete, obesità. Si associa al temperamento linfatico. I rimedi omeopatici più adatti sono quelli contenenti carbonio. Il rimedio capostipite è Calcarea carbonica. Gli atri principali sono Magnesia carbonica, Kalium carbonicum, Ammonium carbonicum, Baryta carbonica, Natrum carbonicum, Carbo animalis, Carbo vegetabilis, Graphites.
■ COSTITUZIONE SULFURICA: corrisponde al normotipo, cioè ad un soggetto con corporatura armoniosa, altezza e peso medi, muscolatura ben sviluppata e tonica, mani e dita ben proporzionate. Ha una buona resistenza allo sforzo, è dinamico, attivo, sportivo, creativo, socievole, ma a volte instabile e volubile. Manifesta tendenza all’autointossicazione per accumulo di tossine. In genere gode di buona salute anche se le patologie cui va incontro sono quelle a carico del sistema cardiocircolatorio e respiratorio e problemi di pelle (dermatiti, dermatosi, orticaria, punti neri, acne, pustole, ecc), in quanto elimina attraverso la cute le tossine che i suoi organi emuntori non riescono a smaltire. Si associa al temperamento sanguigno. I rimedi omeopatici più adatti sono quelli contenenti zolfo. Il rimedio capostipite è Sulphur. Gli altri principali sono Calcarea sulfurica, Magnesia sulfurica, Natrum sulphuricum, Kalium sulphuricum, Hepar sulphur, Petroleum, Psorinum. Diversi autori preferiscono rappresentare questa costituzione con due biotipi: il “sulfurico grasso”, la cui costituzione pur rimanendo prevalentemente sulfurica si avvicina a quella carbonica e il “sulfurico magro” (o “muriatico”) che si avvicina a quella fosforica. In tal caso la costituzione qui descritta si riferisce al biotipo “sulfurico neutro”.
■ COSTITUZIONE FOSFORICA: corrisponde al longitipo, cioè ad un soggetto snello, alto, slanciato, elegante, con arti lunghi e muscolatura ipotrofica, torace esile, viso triangolare e allungato, colorito pallido. E’ freddoloso, manca di vigore, si stanca facilmente, ma recupera velocemente le energie perché si sa risparmiare. Soffre di pressione arteriosa bassa che si innalza solo a causa dell’emotività E’ un intellettuale, ipersensibile, emotivo, idealista, che ci tiene all’estetica, malinconico, depresso, preoccupato della sua salute. Le predisposizioni morbose sono distonia neurovegetativa, malattie del sistema nervoso, problemi a carico dell’apparato respiratorio per l’insufficienza toracica (faringite, bronchite, asma, pertosse, ecc.), malattie reumatiche, scoliosi, piedi piatti, atonia gastrica e intestinale con conseguenti disturbi gastroenterici, colite, stitichezza. Si associa al temperamento nervoso. I rimedi omeopatici più adatti sono quelli contenenti fosforo. Il rimedio capostipite è Calcarea phosphorica. Gli altri principali sono Kalium phosphoricum, Magnesia fosforica, Natrum phosphoricum, Phosphorus, Chamomilla, Pulsatilla.
■ COSTITUZIONE FLUORICA: corrisponde ad un soggetto con asimmetria pronunciata e irregolarità morfologica del fisico, magro, dita allungate e sottili, con scheletro decalcificato, ipotonia muscolare, fragilità e lassità dei legamenti. E’ paragonabile all’acrobata per la capacità di assumere posture particolari. E’ molto intelligente ma instabile, reagisce in modo imprevedibile ed estemporaneo, è cioè il classico genialoide. Le predisposizioni morbose sono instabilità psichica tendente alla paranoia, scoliosi, sclerosi, osteoporosi, carie dentali, problemi a carico delle articolazioni (distorsioni, lussazioni), lombalgie, ptosi di stomaco, rene e utero, ernie congenite, varici, emorroidi. I rimedi omeopatici più adatti sono quelli contenenti fluoro. Il rimedio capostipite è Calcarea fluorica. Gli altri principali sono Fluoricum acidum, Mercurius solubilis, Argentum nitricum, Aurum metallicum. Diversi autori non annoverano questa costituzione tra quelle di base (si limitano a considerare solo le prime tre), in quanto sarebbe un’espressione patologica derivante dalla costituzione fosforica, corrispondente cioè al longitipo maggiormente astenico.
Ogni costituzione presenta, come abbiamo visto, un peculiare dinamismo psico-fisico per cui la individuazione di quella cui appartiene il paziente consente di prevedere e di prevenire la comparsa di patologie verso le quali esiste una sua predisposizione. Infatti a ciascuna costituzione corrispondono uno più organi o apparati più soggetti rispetto agli altri a sviluppare patologie o a non funzionare correttamente. Conoscendo questi organi o apparati e le loro disfunzioni è possibile praticare una terapia omeopatica (o qualunque altra) di prevenzione non generica ma mirata e quindi con maggiori possibilità di successo. Inoltre anche nel caso in cui ci si trova di fronte ad una diminuzione o ad una perdita dello stato di salute, la conoscenza della costituzione risulta indispensabile in quanto essa permetterà di adottare un intervento terapeutico sicuramente più mirato. Ciò avverrà, lo ripetiamo, con la individuazione del rimedio omeopatico più “simile” al paziente.
E’ evidente però che la suddetta classificazione del biotipo umano nelle quattro costituzioni è solo schematica. Nella realtà difficilmente un individuo si identifica completamente con una sola costituzione: è più facile che egli abbia una costituzione mista a caratteristiche incrociate, connotata però sempre da una predominanza di una delle quattro costituzioni-base su tutte le altre.
Il modello di Pende: approccio endocrinologico
Altri studi, dello stesso periodo e degli ani successivi, hanno proposto altre interessanti classificazioni che hanno ulteriormente ampliato e completato la materia. Si deve al medico endocrinologo italiano Nicola Pende (1880-1970) il merito di aver elaborato, riprendendo la dottrina costituzionalistica del suo maestro Giacinto Viola (1870-1943), un’analisi della costituzione in cui viene rintracciata la connessione tra le caratteristiche morfologie, fisiologhe e psicologiche e le funzioni endocrine degli organismi umani, gettando così le basi per l’introduzione dell’endocrinologia costituzionale. In altri termini viene osservato come il funzionamento delle ghiandole endocrine può agire sull’aspetto fisico e sulla disposizione psicologica del singolo individuo. Secondo Pende la costituzione è la risultante morfologica, fisiologica e psicologica, variabile da individuo a individuo, delle proprietà di tutti gli elementi cellulari ed umorali del corpo e delle loro combinazioni, determinata dalle leggi dell’ereditarietà ed accessoriamente dalle azioni perturbatrici esercitate dall’ambiente. Sono evidenti in tale tesi, come egli stesso sosterrà pubblicamente, i legami tra la moderna medicina clinica veramente ippocratica, la “medicina del malato più che della malattia” e la medicina omeopatica di Hahnemann tesa alla continua ricerca della “individualizzazione” del malato, attraverso lo studio delle sue caratteristiche psico-somatiche e delle predisposizioni patologiche, finalizzata alla scelta della terapia singola e personalizzata a lui corrispondente, secondo la Legge di Similitudine.
Le ghiandole endocrine maggiormente interessate sono la tiroide, la midollare del surrene e la corticale del surrene che compongono la ghiandola surrenale o surrene, nonché le ghiandole sessuali (gonadi) ovaie e testicoli. Le ghiandole endocrine sono ghiandole a secrezione interna, cioè quelle il cui prodotto, che sono gli ormoni, viene direttamente immesso nel sangue.
La tiroide produce gli ormoni (al 90% la tiroxina o T4 ed al 10% la triiodotironina o T3) che agiscono sul metabolismo cellulare e sui relativi processi di accrescimento, per cui una sua eccessiva attività (ipertiroidismo) o una sua ridotta attività (ipotiroidismo) comportano rispettivamente un aumento o un rallentamento del metabolismo basale, cioè del consumo energetico dell’organismo a riposo e dell’attività metabolica dei tessuti, cioè della velocità di utilizzazione delle sostanze energetiche come ad es. i grassi.
Il surrene produce, in risposta a situazioni di stress, gli ormoni che migliorano la reattività dell’organismo preparandolo in tempi brevissimi a gestire l’emergenza, a fornirgli l’energia supplementare necessaria. La midollare del surrene, che è la ghiandola più interna, produce l’adrenalina che è l’ormone che interviene nei primissimi istanti e determina una vera e propria scarica di energia. La corticale del surrene, che è la ghiandola più esterna che avvolge la midollare, produce il cortisolo, che è l’ormone che interviene successivamente se la situazione stressante si prolunga e determina la resistenza allo stress.
Le ovaie producono estrogeni e progesterone che sono gli ormoni responsabili nella donna del ciclo mestruale, delle caratteristiche fisiche femminili, della distribuzione della peluria, dei caratteri sessuali secondari (lo sviluppo delle mammelle), del tono della voce, dell’attrazione verso il sesso maschile, ecc.
I testicoli producono gli androgeni che sono gli ormoni maschili che determinano lo sviluppo degli organi sessuali e delle masse muscolari, la struttura delle ossa, la distribuzione dei peli, l’attrazione verso il sesso femminile, ecc.
Il modello costituzionale elaborato dall’endocrinologo italiano si sintetizza graficamente tramite la costruzione di una piramide triangolare, denominata “Piramide del Pende”, la cui base racchiude il patrimonio genetico e le tre facce rappresentano:
1) la faccia morfologica che evidenzia appunto la forma e la struttura della costituzione, cioè che identifica la costituzione fisica. Rappresenta ciò che si è fisicamente;
2) la faccia dinamica-umorale che comprende il temperamento, cioè l’indole, il modo di agire e di reagire agli stimoli esterni, che è congenito, presente fin dalla nascita, non dipendendo dalle esperienze post-natali. Rappresenta ciò che si è in sé, dentro se stessi.
3) la faccia psicologica che costituisce il carattere, comprensivo dell’intelligenza, cioè quel modo unico di essere e di reagire dettato dall’impatto del temperamento con l’ambiente, sulla base delle singole esperienze di vita. Rappresenta ciò che si diviene, in seguito alla relazione con il mondo esterno. Due persone che alla nascita presentano lo stesso temperamento non avranno mai lo stesso carattere, perché esse sicuramente vivranno esperienze diverse in circostanze diverse.
La sintesi delle tre facce è il vertice della piramide, cioè la sintesi delle proprietà vitali dell’individuo, la sua resistenza all’ambiente (alle cause patogene), il suo rendimento dinamico complessivo. Ciò è proprio indicativo della costituzione.
In ogni costituzione è sempre possibile distinguere una fase “stenica” di difesa attiva ed una fase “astenica” di cedimento, ognuna delle quali si presenta con caratteristiche peculiari per ciascun biotipo.
La scuola di Pende descrive pertanto quattro quadri endocrini corrispondenti ad altrettante costituzioni:
■ Brevilineo astenico, caratterizzato da uno scarso funzionamento della tiroide (ipotiroidismo), della corticale del surrene (ipocorticosurrenismo) e delle ghiandole sessuali (ipogonadismo). Corrisponde al biotipo carbonico o al biotipo linfatico.
■ Brevilineo stenico, caratterizzato da un aumentato funzionamento della corticale del surrene (ipercoticosurrenismo). Corrisponde al biotipo sulfurico grasso o al biotipo sanguigno.
■ Longilineo astenico, caratterizzato da un aumentato funzionamento della tiroide (ipertiroidismo) e della midollare del surrene (ipermedullosurrenismo), ma da uno scarso funzionamento della corticale del surrene (ipocorticosurrenismo). Corrisponde al biotipo fosforico o al biotipo nervoso.
■ Longilineo stenico, caratterizzato da un aumentato funzionamento sia della midollare che della corticale del surrene (ipersurrenismo). Corrisponde al biotipo sulfurico magro (muriatico) o al biotipo bilioso, anche se quest’ultima corrispondenza è un po’ forzata, è solo didattica, in quanto il biotipo bilioso può associarsi a qualsiasi costituzione.
Il modello di Martiny: approccio embriologico
Successivamente il medico francese Marcel Martiny (1897-1982), il più brillante dei discepoli di Pende, introduce un’analisi costituzionale di tipo embriogenetico che cerca di dare una risposta sulle origini dei segni morfologici, fisiologici, neuroendocrini, psicologici che caratterizzano il biotipo. Secondo Martiny la costituzione di ciascun individuo dipende dallo sviluppo del disco germinativo e quindi dei foglietti embrionali che daranno origine, differenziandosi, a tutte le strutture dell’essere umano. Nelle prime tre settimane di gestazione, in seguito al processo di gastrulazione, si sviluppa il disco germinativo composto da tre strati sovrapposti di cellule, i foglietti embrionali, da cui avranno origine i diversi organi e apparati.
Il primo foglietto, quello più profondo, è l’endoblasto da cui si originano bocca, esofago, stomaco, intestino tenue, intestino crasso, retto, ano, fegato, pancreas, timo, prostata, epitelio dei bronchi, mucose degli organi interni, ecc.
Il secondo foglietto embrionale, quello in posizione centrale, è il mesoblasto da cui si originano cuore, vasi sanguigni, muscoli, polmoni, corticale del surrene, ipofisi anteriore, scheletro, ovaie, testicoli, elementi corpuscolati sia del sangue (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine) che della linfa (linfociti), ecc.
Il terzo e ultimo foglietto, quello più esterno, è l’ectoblasto da cui si originano pelle, cervello, nervi, midollare del surrene, ipofisi posteriore, retina, ecc.
La predominanza nello sviluppo di un foglietto embrionale sugli altri determina un’esuberanza dei rispettivi organi di appartenenza e di conseguenza l’origine di tre costituzioni, cui si aggiunge una quarta quando i tre foglietti si trovano in una situazione di perfetto equilibrio. Più precisamente le costituzioni umane secondo Martiny risultano essere:
■ Endoblastica, nella quale prevale il foglietto endoblasto. Corrisponde al brevilineo astenico o al carbonico o al linfatico.
■ Mesoblastica, nella quale prevale il foglietto mesoblasto. Corrisponde al brevilineo stenico o al sulfurico grasso o al sanguigno.
■ Ectoblastica, nella quale prevale il foglietto ectoblasto. Corrisponde al longilineo astenico o al fosforico o al nervoso.
■ Cordoblastica, nella quale si ha l’equilibrio in quantità dei tre foglietti embrionali. Corrisponde al longilineo stenico o al sulfurico magro (muriatico) o al bilioso. Quest’ultima corrispondenza, lo ripetiamo, è un po’ forzata in quanto il biotipo bilioso può associarsi a qualsiasi costituzione.
Conclusioni
I modelli costituzionali esposti a mano a mano che si sono succeduti nel tempo sono diventati sempre più ricchi e completi. Si parte dal modello risalente a Ippocrate basato sulla teoria dei quattro umori (approccio umorale), si passa per il modello attribuibile a Vannier basato sull’analisi dei caratteri fisici e psichici (approccio psico-somatico), si passa ancora per il modello di Pende basato sull’analisi delle funzioni endocrine (approccio endocrinologico), si giunge infine al modello di Martiny basato su un’analisi di tipo embriogenetico (approccio embriologico).
Tali modelli, anche se partono da considerazioni ed approcci diversi (o apparentemente diversi), anche se sono il risultato di studi e di autori diversi in periodi diversi, anche se hanno contenuti scientifici diversi, anche se possiedono complessità diverse, presentano tutti delle evidenti similitudini e convergenze che non fanno altro che confermare la validità dei metodi adottati.
Le corrispondenze tra i diversi modelli costituzionali trattati sono riportate nello schema qui allegato.
In conclusione la costituzione umana, qualunque sia l’approccio con cui viene individuata, deve intendersi l’insieme dei caratteri morfologici, fisiologici (metabolici-funzionali) e psicologici di un individuo in grado di influenzare la sua reattività. Tali caratteri, legati prevalentemente all’ereditarietà e poco condizionati dall’ambiente, rendono gli individui tutti diversi tra di loro, soprattutto nell’aspetto esteriore.
Lo studio delle costituzioni umane assume un notevole interesse clinico, in particolare nella medicina omeopatica, perché consente di ricavare informazioni indispensabili sulle caratteristiche del paziente e sulle sue predisposizioni patologiche (il cosiddetto terreno), al fine di prescrivere il rimedio più adatto, il rimedio più “simile” a lui (al limite il simillimum). Ciò permetterà di attuare sia una terapia nei confronti delle malattie in atto, rimuovendone le cause profonde, sia una a carattere preventivo particolarmente mirata nei confronti delle predisposizioni morbose. Il concetto base, di ispirazione ippocratica e hahnemanniana, è che l’omeopatia è la medicina del malato più che della malattia.
MICHELE dice
SALVE DOTTORESSA, CREDO DI ESSERE UN INDIVIDUO NERVOSO CON SFUMATURE DI LINFATICO, DICIAMO CARBO-FOSFORICA..ESISTONO DEI RIMEDI OMEOPATICI? GRAZIE MILLE.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Michele, i principali rimedi omeopatici dal temperamento nervoso-linfatico sono: Apis (costituzione fosforica), Belladonna (c. carbonica), Hyosciamus (c. fosforica), Ignatia amara (c. fosfo-fluorica), Kali carbonicum (c. carbonica), Magnesia carbonica (c. carbonica), Mercurius solubilis (c. fosfo-fluorica), Natrum carbonicum (c. carbonica), Natrum muriaticum (c. fosforica), Silicea (c. fosfo-fluorica), Thuya (c. carbo-fluorica). Cordiali saluti.
sabrina dice
Buonasera dottoressa può aiutarmi a capire a che rimedio potrebbe assomigliare a questi sintomi che le descrivo? Premetto che non è congiutivite. Un dolore agli occhi,soprattutto il dx con la sensazione come di spilli ,poi alla mattina ,e non solo, li ho come appiccicati di una sostanza tipo gelatinosa bianca/gialla verso interno occhio e se li sciacquo subito con l’acqua fredda mi incominciano a bruciare mentre con l’acqua calda provo sollievo. Però questo lavaggio non devo farlo subito perchè è come se le togliessi la lubrificazione e ogni volta che sbatto le palpebre poi mi si rifarebbe immediatamente. Grazie mille.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Sabrina, se non l’avesse ancora fatto, sarebbe opportuno sottoporsi a visita medica per porre una diagnosi precisa, iniziando dal medico di famiglia, che potrà stabilire se indirizzarla verso un oculista. Il dolore agli occhi, con gli eventuali altri sintomi concomitanti, in genere è un sintomo comune a molte condizioni patologiche, distinguendo tra dolore oculare e dolore orbitale. Fermo restando ciò, Apis è il rimedio omeopatico che viene più spesso adoperato per il dolore agli occhi, soprattutto all’occhio destro, in particolare quando esso è acuto e pungente. Altri rimedi omeopatici altresì adoperati sono Belladonna, Carbolicum acidum, Comocladia dentata, Sanguinaria. Cordiali saluti.
sabrina dice
Buonasera dottoressa…esistono dei rimedi omeopatici tipo phosphorici/ fluorici?
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Sabrina, i principali rimedi omeopatici della costituzione fosfo-fluorica sono Ignatia amara (temperamento nervoso-linfatico), Lachesis (nervoso-sanguigno), Lycopodium (bilioso-nervoso), Mercurius solubilis (linfatico-nervoso), Pulsatilla (linfatico-sanguigno), Sepia (bilioso-nervoso). Cordiali saluti.
SABRINA dice
Wouuu grazie mille dottoressa…questa informazione mi sarà molto molto utile. Pensavo non esistessero perchè nessuno ne parla di “costituzioni miste”. A questo punto le chiederei qual’ora ci fossero..esistono anche costituzioni e quindi rimedi sulfurico/fluoriche o carboniche/fluoriche? lascio fuori le sulfuriche- magre perchè sò essere già dette sulfur/muriatiche.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Sabrina, non sono molti i rimedi omeopatici che fanno capo alle costituzioni miste da lei citate: per la costituzione sulfo-fluorica il rimedio principale è Argentum nitricum, per la costituzione carbo-fluorica il rimedio principale è Baryta carbonica. Cordiali saluti.
Federica dice
Buongiorno Dott.ssa volevo avere dei chiarimenti rispetto all’individuazione del rimedio corretto nei bambini. In età pediatrica valgono le stesse categorie? Nel caso ripetute cure antibiotiche non sortiscano effetti di eradicazione del batterio è meglio utilizzare il rimedio per la patologia (belladonna per lo streptococco) o quello relativo al tipo (sulphur)? La ringrazio purtroppo ho avuto pareri discordanti a tal proposito. Cordiali saluti
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Federica, in Omeopatia le categorie reazionali (costituzioni e diatesi) valgono sia per gli adulti che per i bambini. Ovviamente negli adulti, essendo individui completamente formati, esse sono più nettamente definite. Allo stesso modo, i criteri di utilizzazione della medicina omeopatica sono gli stessi sia per gli adulti che per i bambini ed essi devono sempre vedere la corretta applicazione della Legge di Similitudine, su cui, com’è noto, l’Omeopatia pone le basi del suo principio terapeutico. Tale legge, quindi, rimane fissa ed imprescindibile, ma ogni volta bisogna stabilire come applicarla a quel determinato paziente. Quando occorre un intervento esclusivamente sintomatico, in occasione, ad esempio, di affezioni acute e occasionali, accidentali, una-tantum, non legate a predisposizioni genetiche e ambientali, allora il rimedio omeopatico curativo va individuato sulla base della mera similitudine con la sintomatologia del paziente, ossia sulla base della somiglianza tra il quadro patogenetico del rimedio (l’insieme dei sintomi, dei modi e dei processi fisiopatologici che il rimedio è in grado di curare) ed il quadro clinico del paziente. In tali casi è la patogenesi del rimedio che detta legge e non la costituzione/diatesi o il tipo omeopatico. Quando invece si ha a che fare con malattie croniche o recidivanti, con malattie endemiche, con predisposizioni patologiche o con vari episodi patologici legati da un comune denominatore, allora si deve ricorrere alla cura omeopatica di fondo con i rimedi della costituzione e della diatesi del paziente (ossia i rimedi che interpretano i suoi caratteri morfologici, fisiologici e psicologici, la capacità di reazione dell’organismo, la predisposizione verso determinate malattie ed il modo di ammalarsi), talché si possa intervenire sul “terreno” del paziente (paragonabile in sostanza all’ereditarietà aggiungendo ciò che il soggetto accumula durante il suo vissuto), espletando un’azione profonda e sistemica in grado di potenziare le difese del sistema immunitario, incrementare la resistenza alle malattie, migliorare lo stato di salute generale, migliorare l’atteggiamento psichico, ecc., ossia in grado di curare l’intera persona, la malattia e la predisposizione ad ammalarsi. Riepilogando: i rimedi omeopatici curativi dei sintomi, ossia i rimedi sintomatici, saranno quelli che contengono nelle patogenesi la sintomatologia somigliante a quella del paziente, senza badare agli spetti costituzionali e diatesici ed essi verranno adottati per le malattie acute e occasionali, che non hanno altri collegamenti; i rimedi omeopatici della costituzione e della diatesi saranno utilizzati ogni qualvolta occorrerà modificare il terreno del paziente, in particolare per la cura delle malattie croniche o recidivanti. Un rimedio omeopatico del primo tipo può anche coincidere con un rimedio omeopatico del secondo tipo. In caso di coincidenza (ciò si concretizza con il simillimum, laddove riscontrabile), il paziente si mostrerà più sensibile all’azione terapeutica e tutto si risolverà definitivamente. In assenza di coincidenza, il rimedio sintomatico, quando ben scelto, ossia ben indicato da un certo numero di sintomi patogenetici, agirà con efficacia a prescindere dalla costituzione e dalla diatesi del paziente, per cui sarà curativo per qualsiasi biotipo. Se però, ripetiamo, la malattia da curare è cronica o soggetta a recidive, allora il rimedio sintomatico sarà affiancato dal rimedio costituzionale e diatesico. Tuttavia la clinica insegna che la coincidenza si verifica più di sovente con certi tipi di malati. Cordiali saluti.
SABRINA dice
Buonasera dottoressa,vorrei chiarirmi dei dubbi sempre sull’omeopatia con degli esempi per essere più chiara ,spero mi risponderà lei gentilmente chiarendomeli :-) .
1) una persona potrebbe essere costituzionalmente sia Lycopodium che Pulsatilla?
2) una volta individuata la propria costituzione ,mettiamo sia mista, tra sulfur muriatica e phosphorica, siccome come abbiamo sempre detto ogni costituzione ha i suoi rimedi chiamati di fondo o costituzionali appunto ,la mia domanda è: devono essere per forza quelli? mi spiego meglio: i rimedi di fondo della costituzione sulfur muriatica sono natrum muriaticum e sulfur iodatum mentre in quella phosphorica è calcarea phosphorica,vuol dire questi saranno anche i costituzionali della persona?
3) e un ultima cosa, è vero che una stessa potenza non si può ripetere più di due volte in una persona perchè non farebbe più effetto? mi suona un pò strana come cosa però chiedo.
La ringrazio molto.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Sabrina, prima di rispondere alle sue domande è utile ribadire quanto già ampiamente espresso con le risposte precedenti. Il rimedio omeopatico curativo deve essere scelto sulla base della patogenesi, ossia deve essere verificata la sovrapposizione tra il quadro patogenetico del rimedio ed il quadro clinico del paziente. Tale rimedio curativo può o no coincidere con il rimedio costituzionale. Il rimedio omeopatico costituzionale, se diverso dal rimedio omeopatico curativo, si adopera quando si ha a che fare con manifestazioni morbose recidivanti o croniche, allo scopo di intervenire sul terreno del paziente, legato al patrimonio genetico e comportamentale, considerando l’individuo nella sua unità biologica. Ciò serve ad “educare” i sistemi di difesa e di regolazione generale dell’organismo e quindi a correggere le predisposizioni patologiche di tipo costituzionale. Risposte: 1) Nella stragrande maggioranza dei casi una persona si riconosce prevalentemente in un unico rimedio costituzionale, che da solo riesce a coprire la gran parte dei caratteri morfologici, fisiologici e psicologici, quelli cioè utili ad espletare l’azione terapeutica appena descritta. Però non stupirebbe se una persona trovasse la corrispondenza in più rimedi, appartenenti sempre alla stessa categoria costituzionale, che insieme possano interpretare esaustivamente i suoi tratti psico-fisici. 2) Una volta individuata la costituzione, pura o mista che sia, il rimedio costituzionale apparterrà esclusivamente a quella costituzione ed essi sono anche tanti, per cui non è difficile identificarsi. 3) Non è assolutamente vero che una stessa potenza non può ripetersi più di due volte in una stessa persona. Le forme omeo-farmaceutiche cosiddette “potenziate” (che fanno uso di contenitori numerati con potenze crescenti, da assumere secondo l’ordine numerico), qualora necessarie all’attività terapeutica specifica, consentono esclusivamente di ridurre i tempi di guarigione da un lato e dall’altro di scongiurare o attenuare sensibilmente qualsiasi eventuale fenomeno transitorio di aggravamento, cioè sia l’aggravamento omeopatico vero e proprio e sia l’aggravamento iatrogeno. Lo scuotimento energico del recipiente contenente il rimedio in forma liquida, prima di ogni assunzione, consente di avvicinare tale risultato. Cordiali saluti.
SABRINA dice
Chiedo scusa ,non ho capito la risposta alla domanda numero 2 … quindi una volta stabilita la costituzione del paziente i rimedi costituzionali non devono essere per forza quelli indicati come di fondo in quel gruppo
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Sabrina, credo che la risposta n. 2 sia abbastanza chiara e precisa, pur nella sua inevitabile sinteticità. Sarà quindi opportuno fornire qualche ulteriore chiarimento che possa correttamente collocare qualche concetto ancora fuori posto. Innanzitutto non esistono i rimedi di fondo di una determinata costituzione, semmai esiste la cura di fondo per un determinato paziente, quella cioè descritta nella prima parte della risposta precedente, che è una cura di terreno fatta con il rimedio (o, meno spesso, con i rimedi) costituzionale del paziente. I rimedi omeopatici costituzionali di una stessa costituzione (che ricordiamolo sono i rimedi che interpretano appieno i caratteri morfologici, fisiologici e psicologici tipici di quella costituzione, tra cui certamente i policresti) hanno tutti la stessa dignità, sono cioè tutti importanti allo stesso modo, senza che ci siano preferenze o gerarchie. Ovviamente, pur appartenendo alla stessa costituzione e quindi avendo i tratti tipici in comune, essi hanno sub-profili, temperamenti e patogenesi che si differenziano e che ne determinano il diverso grado di copertura e la relativa sfera di azione terapeutica. In letteratura omeopatica, a scopo esclusivamente esemplificativo, viene talvolta individuato il cosiddetto “capostipite” di una costituzione, ossia il rimedio omeopatico che per caratteristiche risulta essere il più rappresentativo di quella costituzione, ma non per questo il più importante. È pertanto una classificazione accademica che non ha alcun risvolto pratico. Com’è noto, per la costituzione carbonica il ruolo di capostipite è solitamente attribuito a Calcarea carbonica, per quella sulfurica a Sulphur, per quella fosforica a Calcarea phosphorica, per quella fluorica a Calcarea fluorica. Una tale attribuzione trova maggiore difficoltà di riscontro nelle costituzioni miste, dove non esiste un vero e proprio capostipite. A questo punto le dovrebbe risultare chiara l’interpretazione della risposta n. 2: il rimedio costituzionale di ciascun individuo risulta essere uno dei tanti rimedi omeopatici che appartengono alla sua costituzione, il quale, nel rispetto della Legge di Similitudine, viene individuato unicamente in base alla migliore somiglianza psico-fisica, senza altri tipi di attribuzione o di classificazione. Cordiali saluti.
SABRINA dice
Buongiorno dottoressa ,volevo chiederle una cosa a riguardo i rimedi costituzionali facendole un esempio per farle capire meglio. Mettiamo che una persona si trova in un momento dove il suo terreno rispecchia un certo rimedio che però non fa parte dei propri costituzionali ,la mia domanda è :se invece uno assumesse subito il proprio costituzionale questo dovrebbe annullare o meglio inglobare il rimedio detto del momento? o per forza bisogna andare dal rimedio e sintomi del momento fino ad arrivare ai sintomi più profondi e quindi ai propri costituzionali? Spero di essermi spiegata :-). E poi un altra domanda,ho sentito molti omeopati che dicano sia giusto usare le potenze per gradi mai saltare ad esempio da una 30 CH ad esempio a una 10000 è vero? volevo sapere cosa dice l’omeopatia se è vero ci sia questa regola o no. La ringrazio.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Sabrina, in Omeopatia la Legge dei Simili rimane fissa ed imprescindibile, ma ogni volta bisogna stabilire come applicarla a quel paziente. Quando ci si vuole limitare ad un intervento esclusivamente sintomatico, o quando si ritiene che lo stesso possa essere ugualmente risolutivo, ad esempio in occasione di affezioni acute e occasionali, accidentali, una-tantum, allora si può individuare il rimedio omeopatico sulla base della mera analogia con il quadro clinico attuale del paziente. È quello che fa la cosiddetta Omeopatia di emergenza o l’Omeopatia di primo soccorso. Il sintomo però può diventare la premessa per la ricerca e la scoperta di qualcosa di più profondo: il “terreno” del paziente, che può essere paragonato all’ereditarietà aggiungendo ciò che il soggetto accumula durante il suo vissuto. In Omeopatia la nozione di terreno assume un’importanza fondamentale. I rimedi omeopatici possono lavorare per modificare questo terreno, per modificare la predisposizione dell’individuo ad ammalarsi di ben determinate malattie, dovuta, come detto, al bagaglio genetico e comportamentale. Da qui nasce il concetto di diatesi fornita da Hahnemann, che in effetti è solo un modo diverso di rappresentare le costituzioni umane. Pertanto le malattie croniche o recidivanti, le malattie endemiche ed i vari episodi patologici del paziente sono legati da un filo sottile che è proprio il terreno sottostante e quindi curando questo terreno si cura l’intera persona, la malattia e la predisposizione ad ammalarsi. I rimedi omeopatici che possono riuscire a fare ciò sono quelli suggeriti dalla diatesi o dalla costituzione del paziente e vanno ben oltre la semplice somiglianza sintomatologia del momento. Di conseguenza una cura costituzionale o diatesica è, dal punto di vista degli effetti, una cura di terreno, che bada meno ai disturbi contingenti, accertando però che i sintomi del passato e del presente siano legati alla diatesi o alla costituzione di riferimento. Ovviamente il simillimum riesce a sintetizzare il tutto. Pertanto, in Omeopatia non esiste il rimedio (o i rimedi) costituzionale e il rimedio di terreno, ma esiste il rimedio costituzionale (o diatesico) che cura il terreno del paziente. Quanto detto finora è ben deducibile sia dal presente articolo che dall’articolo “Diatesi in Omeopatia” nella medesima sezione del sito “Approfondimenti”. Per quanto riguarda l’altro quesito, abbiamo più volte detto che in Omeopatia i trattamenti terapeutici sono personalizzati, non sono mai completamente generalizzabili, non rispondono mai a regole preconfezionate. In Omeopatia non vi è posto per la routine o per i protocolli terapeutici universalmente validi. Alcuni medici omeopati preferiscono salire gradualmente con la diluizione, a solo scopo prudenziale, per verificare e misurare la reazione del paziente, atteso che l’azione terapeutica si approfondisce di pari passo. Cordiali saluti.
sabrina dice
Buonasera dottoressa veramente un bell’articolo ma quando uno si rivede tra due costituzioni tipo carbonica e sulfurica grassa? Tra un linfatico e un sanguigno? Tra un brevilineo astenico e un brevilineo stenico? Come poter orientarsi per capire quale é piú vicino a noi? Grazie.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Sabrina, come riportato chiaramente nell’articolo, nella pratica è molto difficile potersi riconoscere in una sola costituzione, ma è molto più probabile che si appartenga ad una costituzione mista. Quindi fermo restando le quattro costituzioni di base per ciascun modello costituzionale, la propria costituzione avrà sempre una predominanza di una sulle altre ed è facilmente riconoscibile verificandone le caratteristiche di appartenenza. Anche moltissimi rimedi omeopatici non fanno capo ad una sola costituzione, bensì a una costituzione mista ed il terreno del paziente si dimostra particolarmente sensibile ai rimedi di detta costituzione mista, ma anche a quelli che appartengono alle costituzioni-base che la compongono, dimostrandosi ovviamente più sensibile verso i rimedi della costituzione predominante. Cordiali saluti.
sabrina dice
Buonasera dottoressa, c’é differenza in omeopatia quando si parla di similum, costituzionale o rimedio di fondo?o é la stessa cosa? Grazie.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Gentile Sabrina, il simillimum è praticamente tutto in uno. Ricordiamo che il simillimum è il rimedio omeopatico che assomiglia in tutto e per tutto al paziente, ossia è il rimedio che rispecchia la totalità dei sintomi del paziente e ne ricalca i caratteri morfologici, fisiologici e psicologici. Di conseguenza è un rimedio sintomatico, è un rimedio costituzionale, è un rimedio temperamentale, è un rimedio diatesico, è un rimedio per la cura di fondo, è un rimedio per la cura del terreno del paziente. Però sono pochi i casi in cui ci si imbatte nel simillimum unico, vale a dire, dal punto di vista più strettamente terapeutico, nel rimedio la cui patogenesi copre da sola tutti i sintomi del paziente. Hering, d’altro canto, sosteneva che tre sintomi accuratamente selezionati sono sufficienti per l’individuazione del simillimum (la cosiddetta “regola del tripode”). Invece la complessità del quadro clinico del paziente, l’imprecisione dei sintomi e le modalità contraddittorie degli stessi, possono richiedere più realisticamente l’adozione di più rimedi omeopatici, la cui complementarietà e convergenza d’azione arriveranno a coprire la totalità dei sintomi o quantomeno la parte preponderante e più significativa degli stessi, sia a livello fisico che psichico. Lo stesso discorso vale per i dati forniti dalla costituzione e dalla diatesi, in funzione dei quali può essere individuato uno od anche più rimedi, magari qualcuno coincidente con uno dei precedenti. In tali casi non si parla più di simillimum ma di rimedio simile. Se il paziente ha bisogno di una cura di fondo, per la correzione del terreno, si utilizzerà il rimedio (o i rimedi) costituzionale o diatesico di cui in precedenza, quasi sempre in alta diluizione. Se il paziente, come spesso accade, ha bisogno anche di una cura sintomatica si utilizzerà inoltre il rimedio (o i rimedi) somigliante alla sintomatologia di cui in precedenza, quasi sempre a più bassa diluizione. In tal modo la terapia si articola su due piani diversi: uno sintomatico e l’altro di fondo. Nasce da qui l’Omeopatia Pluralista legata alla Scuola omeopatica francese. In sostanza una cura costituzionale e una cura di fondo sono praticamente la stessa cosa, sotto il profilo terapeutico di più ampio respiro. Vi è solo una sottile differenza, non tale però nei risultati effettivi: diversi Autori amano legare la prima al concetto di costituzione, di cui alla suddetta Scuola francese e invece la seconda al concetto di diatesi (o miasma), di cui all’intuizione di Hahnemann. Il simillimum le riunifica entrambe. Ricordiamo che le costituzioni e le diatesi sono le diverse modalità, tuttavia convergenti, con le quali si raggruppano i biotipi umani e le loro predisposizioni patologiche, congenite e acquisite. Cordiali saluti.
vincenzo dice
vorrei sapere il criterio delle costituzioni in veterinaria sul cane
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Vincenzo, non è questo il sito giusto, dovrebbe provare su un sito veterinario. Cordiali saluti.
Loris dice
Già il tedesco Carl Huter (1861 -1912) aveva scoperto i tipi costituzionali (basati sui foglietti embrionali) e molto altro ancora. I temperamenti per lui erano soltanto manifestazioni temporanee (sane se variavano, patologiche se fisse) da distinguere chiaramente dal carattere.
Dott.ssa Rita della Volpe dice
Egregio Loris, si sa che ogni scoperta, invenzione o intuizione scientifica non è quasi mai frutto esclusivo del lavoro di un solo personaggio o di una sola scuola, ma è quasi sempre la ripresa di studi precedenti di autorevoli scienziati e studiosi. Ogni nuovo studio ha avuto il maggior merito di perdere la parte di soggettività e di opinabilità e di aumentare quella di oggettività, di riproducibilità e di applicabilità su vasta scala, con impostazioni sempre più rigorosamente scientifiche e sempre più condivisibili dal mondo accademico-scientifico. Relativamente al temperamento ed al carattere, occorre solo stabilire il significato che si dà al singolo termine. Oggi (in verità dal secolo scorso abbondante) in psicopatologia, ad esempio (ma anche in altre discipline), per temperamento si intende l’insieme delle tendenze innate, cioè legate al patrimonio genetico, che riprendono anche gli aspetti somatici e che definiscono le differenze individuali nella risposta all’ambiente. E’ perciò un’entità biologica presente sin dalla nascita. Per carattere si intende la configurazione psichica che conduce al comportamento individuale ed ai tratti della personalità, come risultato dell’interazione tra l’individuo e l’ambiente, che rende ciascuna persona un preciso individuo diverso agli altri. E’ perciò un’integrazione del substrato biologico con l’ambiente psicologico e sociale, per cui è modificabile essendo costruito dall’esperienza e dall’adattamento con la realtà esterna. Cordiali saluti.