La noce moscata o Nutmeg è, in botanica, la Myristica fragrans Houtt o semplicemente Myristica. L’epiteto fragrans significa “fragrante” e il termine Hott proviene dal botanico olandese Martinus Houttuyn che nel 1774 la descrisse per la prima volta. La noce m. è un albero della famiglia Myristicaceae originario delle isole Molucche (Indonesia) e oggi coltivato nelle zone intertropicali.

Il nome noce moscata significa “noce di Mascate” e fa riferimento alla capitale dell’Oman, luogo dal quale la pianta cominciò a essere commercializzata.
È un albero sempreverde, dioico (i fiori maschili e quelli femminili sono portati su diverse piante), alto 5–10 m ma può raggiungere occasionalmente l’altezza di 20 metri.
Le foglie sono a fillotassi alterna, di colore verde scuro, lunghe 5–15 cm e larghe 2–7 cm con piccioli lunghi circa 1 cm. I fiori sono a forma di campana, giallo pallido e un po’ cerosi e carnosi. I fiori maschili, portanti gli stami, sono disposti in gruppi da uno a dieci, ciascuno lungo 5–7 mm; i fiori femminili, che daranno il frutto, sono in gruppi più piccoli, da uno a tre, e un po’ più lunghi, fino a 10 mm.
I frutti sono delle drupe.
Il seme della pianta, di forma ovaleggiante simile appunto a una noce, è una spezia usata in cucina. Si utilizza sotto forma di polvere già macinata oppure si grattugia il seme.
Dal seme della pianta si ricavano due spezie le cui caratteristiche organolettiche sono: Odore aromatico, sapore aromatico ed amaro.
Le due spezie sono la noce decorticata e l’involucro esterno che ricopre il seme.
- Il seme decorticato è la noce moscata usata in cucina come ingrediente in preparazioni sia dolci (es. budini e creme) sia salate (es. salsa besciamella, purè e verdure lesse).
La polvere rosso-bruno oleosa è spesso, nella cucina italiana, aggiunta nei ripieni per tortellini, cappelletti, ravioli e cannelloni fatti a base di carne, formaggio o spinaci. Il suo aroma, in quantità moderate, è gradevole, caldo, piccante, esotico.
- La parte esterna che ricopre il seme fornisce il macis chiamato anche mace o fiore della noce moscata, di gusto più delicato. Il macis è di uso meno frequente nella cucina italiana. Di color rosso brillante nel frutto fresco, diventa di colore arancione con l’essiccazione. Il suo sapore è più delicato di quello della noce moscata ed è utilizzato in cucina per piatti salati composti di colore chiaro e luminoso, giallo o arancione, in modo analogo allo zafferano (conferisce un colore giallo-arancione, simile allo zafferano). È altresì utilizzato nella preparazione di miscele di spezie (ad esempio il curry), negli aceti speziati, per la conservazione delle verdure o nella preparazione di liquori casalinghi come il nocino. È gradevole nelle salse di formaggio, grattugiato fresco.
Nel campo erboristico e in cucina si usano i semi essiccati e polverizzati, per le loro innumerevoli proprietà benefiche.
E’ CARMINATIVA, SPASMOLITICA, ANTIEMETICA, APERITIVA, STIMOLANTE DELLA SECREZIONE GASTRICA. Viene usata nei casi di dispepsia, nervosa, flatulenza, nausea, diarrea, dissenteria alle dosi di Max 1 g di polvere in uso alimentare o in tisane.
In uso topico è un buon prodotto ANTIREUMATICO

La noce moscata è una spezia preziosa, rinomata per le sue proprietà afrodisiache. Il seme rappresenta una fonte di beta-carotene, di beta-criptoxantina e di oli essenziali. Inoltre esso contiene proteine, lipidi, carboidrati, fibre, vitamine, Sali minerali.
In diverse medicine tradizionali viene utilizzata anche come antimicotico, antidepressivo, afrodisiaco, digestivo e carminativo. Ciò è dovuto alla presenza, al suo interno di carotenoidi, vitamina A e manganese, molecole dall’attività antiossidante.
Questa spezia si conserva a lungo, purché sia posta all’interno di un barattolo di vetro ben chiuso, per non disperderne l’aroma.
Il suo sapore dolce ma intenso si sposa bene con preparazioni a base di latte come la besciamella, e si utilizza spesso in abbinamento alla ricotta, sia nel ripieno di pasta e torte salate, ma anche nei dolci. La noce moscata è indicata come spezia nelle ricette a base di carne, soprattutto per i piatti più elaborati, come arrosti, polpette, sughi o ripieni. Spesso arricchisce brodi sia di carne che vegetali, ma anche purè di patate, vellutate, o verdure gratinate. Ottima nei dolci insieme ad altre spezie come la cannella, i chiodi di garofano, zenzero.
Dal punto di vista nutrizionale, si tratta di una buona fonte di molecole alleate del metabolismo (le vitamine del gruppo B), di minerali necessari per la produzione dei globuli rossi (rame e ferro), di sostanze alleate della salute di ossa e denti (calcio, fosforo e magnesio) e di alleati della salute cardiovascolare (potassio e fibre).
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(*) V. Note esplicative











Ratafià di iperico, ottimo aperitivo e digestivo (stimola l’appetito, facilita la digestione, impedisce l’acidità di stomaco, ecc.). Si mettono a macerare, per circa 15 giorni, in una bottiglia ben chiusa, 2 litri di acquavite e 30 g di fiori secchi di iperico con 2 limoni tagliati. Si filtra, comprimendo bene il residuo, si aggiungono 150 g di zucchero e si imbottiglia per la conservazione.

Come preparare una crema di alchemilla. La nonna la usava moltissimo perché ne apprezzava le molteplici virtù e ne teneva in casa sempre una scorta. Oggi alle creme di questa pianta si riconoscono diverse proprietà terapeutiche, come quelle di curare e lenire le infiammazioni e le irritazioni cutanee, di donare tonicità ed elasticità alla pelle, di idratare, di cicatrizzare, di normalizzare l’eccessiva produzione sebacea ed altro ancora. La nonna la preparava così. Si prendono 2 g di estratto fluido di alchemilla (la comune tintura madre), 12 g di idrolato di rosa (costituisce la parte acquosa della crema e oltre a dare la profumazione aiuta a donare tonicità alla pelle), 10 g di lanolina e 30 g di vasellina, che costituiscono la base grassa (eccipiente). Si sciolgono la lanolina e la vasellina in un contenitore scaldato a bagnomaria. Si aggiungono l’idrolato di rosa e l’estratto fluido di alchemilla e si fa bollire il tutto a fuoco lento per pochi minuti, mescolando continuamente per evitare che si attacchi. Prima che il composto si raffreddi si versa in vasetti non trasparenti con coperchio per la conservazione ed il successivo uso.









Con l’arrivo del caldo estivo si pone il problema di come difendersi dagli attacchi delle zanzare e dalle loro fastidiosissime punture. Da noi, ove è praticamente escluso il rischio della trasmissione di malattie, la puntura di zanzara non è particolarmente dannosa e si limita a produrre nella zona cutanea interessata una manifestazione irritativa infiammatoria, con arrossamenti e prurito, di gravità variabile a seconda del grado di sensibilità dell’individuo. E’ solo la zanzara femmina che punge, in quanto con la puntura essa succhia il sangue per nutrirsi e per rendere fertili le uova prima della deposizione. La saliva iniettata, avendo un potere rubefacente, agevola la suzione ma provoca nel malcapitato la reazione allergica descritta in precedenza. Non tutte le persone però attirano le zanzare: sembrerebbe che tali insetti siano particolarmente attratti dagli odori emanati da alcune sostanze presenti sulla pelle, in quantità variabili da persona a persona e dall’anidride carbonica emessa con la respirazione, anch’essa in quantità variabile da persona a persona. Un sistema valido per difendersi dalle zanzare è quello di fare uso di sostanze in grado, con il loro odore sgradevole, di tenere lontano gli insetti. In natura esistono diverse sostanze che hanno tali caratteristiche e che quindi possono essere utilizzate per preparare repellenti naturali di provata efficacia, con la sola accortezza, a differenza dei repellenti chimici, di doverli rinnovare più spesso per la loro minore durata. Se ne riportano alcuni adoperati dalla Nonna.
Per difendersi dalla visita delle formiche la prima cosa da fare è di eliminare dall’ambiente ogni traccia di cibo. Com’è noto le formiche sono onnivore e sono particolarmente golose delle sostanze zuccherine, per cui occorre stare attenti a non lasciare in giro avanzi di cibo (briciole sul pavimento, macchie di alimenti, piatti sporchi, granelli di zucchero, ecc.). La seconda cosa da fare è di individuare il percorso delle formiche, stabilendo da dove entrano e da dove escono. Laddove è possibile, occorre quindi ostruire le vie di accesso che lo consentono (fessure, tubature, cavidotti, ecc.). La zona o le zone d’ingresso ineliminabili vengono invece trattate con repellenti naturali che tengono alla larga le formiche. Trattasi cioè di sostanze naturali che emanano un odore sgradito alle formiche, le quali, com’è noto, hanno un olfatto molto sviluppato (tale ad esempio da percepire la presenza dello zucchero a notevole distanza) e non sopportano gli odori forti. Molti di questi ingredienti possono essere utilizzati lungo i percorsi abituali o per lavare le superfici di casa. Di seguito si riportano alcuni repellenti naturali adoperati dalla Nonna.